Matricole e meteore, storie di un pazzo mercato: Keirrison

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Talenti smarriti nel presente, non solo nel passato. Le meteore sono anche questo. Le sorprese possono arrivare da qualsiasi parte del mondo, magari anche in pompa magna. Presunti gioielli, in realtà falsi d’autore. Capita spesso col Brasile, terra di pepite spesso poco raffinate. E tra Firenze e Barcellona ne sanno qualcosa. Da lì è passato Keirrison, attaccante, promessa annunciata del calcio brasiliano per anni. Un classe ’88, col nome speciale scelto dal papà appassionato di musica: una fusione tra Keith Richards e Jim Morrison. Pareva danzare proprio a ritmo di musica il primo Keirrison, già nei primissimi anni 2000. Fino al 2006, all’età di 18 anni, è al Cene, squadra della sua regione natale. Qualità, passo, gol nel sangue. Il ragazzino promette benissimo. Ci scommette il Coritiba, un investimento per il presente e per il futuro. Nel 2007 è già in prima squadra, porta la squadra al Campeonato Brasileiro A e segna 12 reti. L’anno successivo, le premesse diventano realtà: Keirrison è capocannoniere del Campeonato Paranaense, 18 gol all’attivo. Gli osservatori delle società più importanti volano in Brasile per monitorare questo ragazzino, prima punta adattabile anche in ruoli diversi con qualità innegabili. Con 41 gol all’attivo nel 2008 e il Premio Friedenreich (una sorta di Scarpa d’Oro brasiliana), Keirrison si guadagna tante attenzioni. Ma a chiudere a sorpresa il suo acquisto è il Palmeiras. Un colpo annunciato con l’entusiasmo di un fenomeno, Keirri risponde sul campo: 24 reti in 36 partite, questo attaccante di 21 anni si è meritato l’Europa. Nel luglio del 2009, tra i tanti club piombati su Keirrison, la spunta il Barcellona. Quindici milioni di euro e ci sono le firme. “Arriva l’uomo del futuro”, scrivono in Catalogna, il ragazzo col sorriso da bambino e i piedi da puntero del futuro fanno già fantasticare il popolo del Camp Nou. Firmato un contratto da cinque anni, fino al 2014, lo sognano con Messi nel Barça del domani. Domani, appunto, perché il presente è in prestito. La scelta del club è di mandare Keirrison a giocare, si fa avanti il Benfica. Passano pochi giorni e l’affare è fatto. I sei mesi che avrebbero dovuto far crescere il brasiliano, però, hanno l’effetto opposto. La concorrenza di Saviola, Weldon, Pedro Mantorras, Óscar Cardozo e capitan Nuno Gomes relega Keirrison al ruolo di ultima scelta. Il sorriso è sparito, la saudade aumenta, solo 5 presenze in 6 mesi. E a gennaio arrivano pure Alan Kardec e Éder Luís. Col Benfica non si può andare avanti, il Barça e il ragazzo ascoltano nuove proposte. C’è bisogno di rilanciare Keirrison, un talento per cui il club catalano ha investito tanto. In extremis, si fa avanti nel mercato invernale – gennaio 2010 – la Fiorentina. Prestito biennale con diritto di riscatto a 14 milioni, il colpo è piazzato e Keirrison diventa un bivio: o la Fiorentina può strappare un gioiello al Barça, altrimenti sarà una meteora. Corvino lo presenta, il ragazzo sente sapore di rivalsa. Prandelli lo vede come vice-Gilardino, il ragazzino però deve ancora farsi le ossa. La Serie A non aspetta nessuno. A febbraio, debutta contro la Roma e segna il primo gol contro la Lazio, all’Olimpico, nel recupero per l’1-1 finale. Bagliori di vero Keirrison, ma è solo illusione. Il brasiliano non trova spazio, s’incupisce, la fiducia in lui scarseggia. E in Catalogna iniziano a puntare il dito contro l’investimento del Barça. Non basta neanche il gol alla prima da titolare ad aprile, contro l’Inter, al Franchi nel 2-2 finale. L’esperienza in viola di Keirrison è un (altro) fallimento. Un gioiello che doveva essere e non è stato diventa meteora, la Fiorentina annuncia la rescissione consensuale del prestito e nel luglio del 2010 il Barça lo gira al Santos. Keirri è un pacco postale, si sposta ovunque ma non incide mai. L’annata al Santos, con Ganso e Neymar affianco, è ancor più deludente. Keirrison è riserva incupita, neanche l’aria brasiliana gli restituisce gol e sorriso. Il talento che solo tre anni prima incantava tutti si è perso. Con 4 gol in 15 gare si chiude l’esperienza al Santos per il ragazzo, il Barça maledice quel contratto quinquennale che ancora oggi dura. Nel 2011 ci scommette il Cruzeiro, Keirrison delude ancora con un misero gol in 8 presenze. E non basta la chiamata del Coritiba nella scorsa estate, per la stagione in corso, a rianimare l’attaccante del futuro che si è perso nel presente. Keirrison è tutt’ora a zero presenze, ormai una meteora conclamata. Ancora di proprietà blaugrana per due anni, ‘prigioniero’ di un Barça dove doveva essere una star. E invece è diventato un incubo, da 15 milioni di euro. Da Bacellona a Lisbona, passando per Firenze. Il Brasile, con Keirrison, pare proprio aver tradito ancora.

Staff – Fabrizio Romano (@FabRomano21)

Info su Gianluca Di Marzio

Gianluca Di Marzio @DiMarzio

Giornalista e telecronista per Sky Sport, esperto di calciomercato. Figlio d'arte, suo papà Gianni è stato un famoso allenatore di calcio. Ha iniziato la sua carriera con l'emittente Telenuovo di Padova. Nel 2004 passa a Sky dove ha seguito come telecronista la doppia promozione del Napoli, dalla serie C alla A, e i mondiali in Germania del 2006. Con Alessandro Bonan è protagonista della trasmissione "E' (sempre) Calciomercato", approfondimento sportivo dedicato al calciomercato. Sposato con Anna Maria, è laureato in Giurisprudenza. Testimonial della Fondazione Borgonovo, al fianco del suo amico Stefano, raccoglie fondi con delle aste benefiche per sostenere la ricerca contro la SLA.



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4 Responses to Matricole e meteore, storie di un pazzo mercato: Keirrison

  1. Depp 92 scrive:

    keirrison, quando lo prese il barcellona veniva considerato un colpaccio a me non era mai parso un fenomeno, nella fiorentina mi ha colpito come non avesse nessuna qualità di spicco, ne velocità o dribbling o potenza o instinto killer in area, in brasile però da quanto descritto faceva valanghe di gol ed era giovanissimo. Sicuramente troppo debole mentalmente per poter diventare un grande, cosa che spero non si riveli anche per edu vargas. Ci vuole carattere! D’altronde ricordo il pocho in un’intervista che disse più o meno così “In argentina ci sono tanti giocatori forti, giovani talenti ma la differenza la fa la testa è quella che serve per diventare giocatore affermato”

    • Williams Magro scrive:

      Non credo fosse un problema di testa, anche nel Palmeiras non brillava per le capacità tecniche. Nelle partite che ho visto palesava problemi anche a stoppare la palla o a saltare l’avversario in dribbling. A quei tempi mi chiesi come potesse essere proprio quello “il fenomeno del momento”. Dalla sua aveva però un’innata capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, ed era un ottimo realizzatore di rigori. Questo spiega le valanghe di reti ad inizio carriera. Insomma era un attaccante che segnava solo i gol “facili”.

  2. MirkoJuve scrive:

    Tra poco su questa rubrica si parlerà de Pabon. Ho speso 15 al fantacalcio per averlo: rivenduto dopo 4 giornate

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