“Forse, abbiamo trovato l’erede di Rivaldo”. Così parlò nientemeno che Felipe Scolari, decano degli allenatori brasiliani. Era il 2001, quando Felipão era c.t. della Seleçao. E da buon commissario tecnico, puntò gli occhi sui talenti verdeoro delle nazionali under. Nella Sub 20 che disputò il Mondiale di categoria, giocava un ragazzino con le treccine, classe ’81, 20 anni compiuti. Gioca già in Italia, nel Torino. Pelle scura, piedi che parlano. Era André Luciano da Silva, meglio conosciuto come Pinga. Già, ma perché? Pinga nella visione mitologica brasiliana è la Dea della fertilità e della caccia. Una figura positiva, proprio come questo ragazzotto. Sorriso sul volto, passo da talento vero, riflettori del Brasile puntati su di lui. Non proprio l’ultima nazione al mondo per produzione di campioni. Nel 2001, Pinga veste già la maglia del Toro. Ci arriva nel 1999, dopo i primi passi mossi in patria, da Fortaleza senza fermarsi più. Nasce da seconda punta nelle giovanili del Cearà, nel 1995. E inizia subito un’evoluzione calcistica, che per passo e giocate lo destina al ruolo di trequartista. Sembra fatto apposta per Pinga, l’uomo che deve imbeccare gli attaccanti. In due anni, al Cearà, si fa notare proprio per questo. Tanti assist, 3 gol e qualità intriganti anche da calcio piazzato. Lo prende prima il Vitoria nel ’98, lui trova la bellezza di 7 reti in 20 presenze e si guadagna la Juventus de Sao Paulo nella stagione successiva. Anche qui, Pinga brilla: 5 gol in 17 presenze, uno score che inizia a farsi interessante. Tanto che diverse società europee monitorano il ragazzo, fino a che è il Torino a prenderlo per la stagione 1999/2000. Un investimento non costosissimo per un prospetto del domani. I primi passi in Serie A sono minimi, in un’annata in cui il Toro retrocede. Ma Pinga riesce comunque a meritarsi la riconferma, e anche qualche primo applauso nelle sue 7 apparizioni. Specialmente nell’aprile del 2000, quando al fianco di Marco Ferrante si regala una notte magica contro il Milan: doppietta strepitosa, con un gol di testa e un pallonetto di mancino. “Il Milan si inchina al fenomeno Pinga”, si legge sui quotidiani. E’ nata una stella, o almeno pare. Nella stagione successiva, 2000/2001, Pinga contribuisce a riportare il Torino in Serie A dopo la retrocessione, da protagonista. E finalmente, quella ritrovata Serie A che sarà il vero banco di prova per questo ragazzo. Nell’estate del 2001, appunto, la sua esplosività mista a qualità la notano tutti, anche Scolari. C’è il Mondiale Under 20, Pinga si merita, come raccontato, l’appellativo di “nuovo Rivaldo”. A sorpresa, però, la Serie A è ancora rimandata. Al Torino, infatti, non c’è più spazio per lui. La società crede ancora in Pinga, ma viene scelta la strada del prestito annuale. Un’altra stagione in Serie B per farsi le ossa, il Siena si fa avanti e lo prende. Due annate in prestito preziose, dove il brasiliano conferma qualità interessanti: a suon di gol (ben 11) e prestazioni esaltanti, Pinga aiuta il Siena a centrare la storica promozione in Serie A nel 2002/2003. E ancora una volta, la massima serie è rimandata. Perché a fine anno, per la nuova stagione, è il Torino che chiama. La squadra è retrocessa in Serie B, Pinga torna alla casa madre. L’annata 2003/2004 vede Pinga titolare, carico e con un segno distintivo: una bandana granata sempre in testa, inizialmente utilizzata per coprire le ferite di un tragico incidente stradale dell’anno precedente, poi diventata simbolo di questo brasiliano con tanta voglia di emergere. Nonostante le sue buone prestazioni, però, il Toro non riesce a essere promosso. E Pinga mette nel cassetto la bandana, per sempre. L’anno successivo, per l’ormai 24enne trequartista di Fortaleza, è finalmente quello buono per completare un’epopea: stagione decisamente positiva, Pinga è spesso decisivo e il Torino ai play-off conquista la Serie A. Il bilancio degli altri due anni in granata si chiude con 77 presenze e 14 gol, biglietto da visita di un ragazzo che si è meritato la Serie A. L’appuntamento, però, è segnato dal destino. Perché il Toro fallisce, e allora la massima serie per Pinga arriva con un’altra maglia. Svincolatosi dal Torino, lo prende a parametro zero il Treviso del suo ex allenatore, Ezio Rossi. Una squadra sperimentale catapultata in un campionato tecnicamente spaventoso. E’ la stagione 2005/2006, Pinga è chiamato ad essere la star di un Treviso che sogna la salvezza. Per lui, ormai verso i 25 anni, l’ultimo treno per esplodere definitivamente. Quell’annata, però, si rivelerà un vero e proprio disastro senza precedenti. Il Treviso affonda e retrocede con sole 3 vittorie in 38 partite, Pinga è il simbolo di una squadra che sembra trovarsi per caso nella stessa categoria di gente come Figo, Del Piero, Totti, Adriano, Kakà. Il brasiliano gioca 24 partite, segna 3 gol, ma è un altro rispetto a quel talento che in Serie B aveva saputo essere decisivo. Il cambio di passo è un lontano ricordo, le incursioni nelle difese avversarie solo un’immaginazione, il suo sinistro sa far male all’occorrenza, ma da fermo. Paragonarlo a Rivaldo, insomma, pare una bestemmia calcistica. Come se non bastasse una stagione pessima per sé e per il Treviso, Pinga condisce l’opera con un episodio che ne distrugge l’immagine a livello mediatico: in un Treviso-Reggina, cerca furbescamente di procurarsi un rigore stendendo le gambe nel tuffo per impattare col portiere avversario. Il malcapitato Pavarini viene però centrato in pieno volto, procurandosi la rottura del setto nasale e di più denti. Una simulazione che Pinga pagherà a caro prezzo, perché quel ragazzino arrivato in Italia sognando una favola ha fallito. Da lì, una carriera in declino: Pinga torna in Brasile, all’Internacional di Porto Alegre, dove si toglie la soddisfazione di vincere la Copa Libertadores e il Mondiale per Club. In squadra con lui ci sono Pato e Luiz Adriano, se ne sentirà parlare. A differenza di Pinga, che viene cancellato anche dai piani dell’Internacional. Un nuovo destino da scrivere, il brasiliano sceglie il Qatar: nel 2007 prima si accorda con l’Al-Wakra, poi salta tutto e si trasferisce all’Al-Gharafa. Anche ricoperto di danaro, Pinga non sfonda: 8 presenze, 2 gol e un’ennesima destinazione. Questa volta, all’Al-Wahda, dove gioca praticamente da solo: 45 presenze in due anni, 28 reti e una squadra che vive per lui. Fino al passaggio all’Al-Ahli di capitan Cannavaro nel 2010 e poi ancora all’Al-Dhafra, nel 2011. Una trottola brasiliana in Qatar, quando era destinato a sfondare in Italia. Una grande occasione mancata, una carriera deludente per quel ragazzo su cui il Toro puntava. Doveva arrivare l’erede di Rivaldo, Pinga non è stato altro che un pittoresco trequartista con onesto piede mancino, dal potenziale forse inespresso, protagonista di una notte magica contro il Milan. Uno scherzo del Diavolo, perché il calcio vero, e un campione come Rivaldo – ci perdonerà Scolari -, sono un’altra cosa.
Staff – Fabrizio Romano (@FabRomano21)



























Potenzialmente era anche meglio di rivaldo…un talento incredibile che ha avuto solo la sfortuna di affidarsi alle persone sbagliate che lo hanno portato a Torino, quando era sull’orlo del fallimento, che lo ha gestito in maniera pessima…
Quindi per te era potenzialmente meglio di Rivaldo ed è stato rovinato dal Torino? Beh, il mondo è bello perchè è vario, ma, con tutto il rispetto, se la visione che hai del calcio è questa ogni altro commento lascia il tempo che trova.
hahaha mi fai ridere, parli così perchè frustrato dal fatto che riesci a vedere solo in superficie, senza saper cogliere le potenzialità dei calciatori. e poi se ogni commento che scrivo “lascia il tempo che trova” ai tuoi occhi non c’è problema dormo lo stesso. Anzi se la pensi così che commenti a fare il mio mess?!
Sono “frustrato” perchè giudico i calciatori dal loro vero valore? Ok. Felice di esserlo grazie. Mi rende felice anche il fatto di farci ridere a vicenda! Troppa serietà fa male. Per quanto riguarda la mia risposta al tuo commento tranquillo, è l’ultima volta che lo faccio. Le prossime volte mi limiterò a sorridere!
ps= in bocca al lupo per la tua visione “potenziale” dello sport!
Ma dai, tu mi dai troppa importanza…
nn facciamo ridere su dai!
Me lo ricordo benissimo Pinga sono di Treviso, grande tecnica e potenzialità altissime, ma voglia 0. Era stato il colpaccio per la serie A e sembrava che il Treviso potesse ottenere una facile salvezza con lui e altri che dovevano essere buoni giocatori. Poi si sa che è successo …
Sono un tifoso del Toro e Pinga lo ricordo con tanta nostalgia. Ricordo molto bene il Torneo di Tolone del 2002 dove fu eletto miglior giocatore del torneo e in coppia con Dagoberto e Adriano sembravano tre potenziali fenomeni che dovevano spaccare il mondo.
Il Toro purtroppo ci ha messo del suo per rovinarlo, perchè non gli ha dato la fiducia che meritava nel momento del suo massimo exploit, ma quello del resto non era un Toro che amava puntare sui giovani, anzi piuttosto preferiva svenderli al migliore offerente. Gente come Giordano, Fusseini, Ronaldo Vanin, Pagliuchi etc…. che nella Primavera del Torino mettevano in panchina giocatori come Balzaretti, Quagliarella e Mantovani ora sono spariti nel nulla, proprio come Pinga.
Detto questo, nonostante fossi un suo grande estimatore, Pinga non è paragonabile a uno come Rivaldo….forse il Rivaldo ai tempi del Milan, ma per il resto non ha molto da spartire con il mago Paulista.