Matricole e meteore, storie di un pazzo mercato: Andy van der Meyde

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Da cecchino al ritiro, fino al ripensamento. In mezzo, storie di alcolismo e non solo. La storia di Andy van der Meyde è unica, forse irripetibile. L’uomo che si era guadagnato l’Inter e si è bruciato l’occasione della vita, per poi crollare in una parabola discendente quasi inesorabile. Eppure, Andy si era meritato la stima di tutti sul campo. Non certo una novità, per un olandese cresciuto nel settore giovanile dell’Ajax. Un vivaio abituato a sfornare talenti da urlo, sgrezzandoli con pazienza e abituandoli a una precisa idea di calcio. Proprio il percorso seguìto da van der Meyde, una giovane ala classe 1979 che all’età di 14 anni viene preso dal club olandese. Chioma bionda folta, passo discreto, destro felpato. Andy nasce centrocampista ed evolve in ala. Quel piede destro sembra fatto apposta per accarezzare palloni e trasformarli in cross fatati sulla testa degli attaccanti. E anche per trovare gol fantastici dalla distanza, da qui il soprannome di Cecchino che si porterà dietro. Il ragazzo ha qualità, se ne accorge Morten Olsen. L’allora allenatore dell’Ajax, in piena sintonia con i principi del club, non perde tempo. Esordio in prima squadra a 18 anni, contro il Twente, un match importante. L’Ajax vince, van der Meyde convince. Il sapore di una nuova stella. Solo il sapore, però. Perché Andy ha ancora bisogno di farsi le ossa, dopo cinque presenze in due anni. Necessità di giocare, quando nel ’99 – ironia della sorte – viene prestato proprio al Twente per maturare e crescere. Un anno magico per van der Meyde, quello che porta al nuovo millennio. Trentadue presenze e due gol, quel ragazzino di 20 anni sta passando da promessa a talento vero. L’Ajax non perde tempo e se lo riporta a casa. Sotto la gestione di Adriaanse prima e Koeman poi, van der Meyde fa il salto di qualità decisivo. Dal 2000 al 2003, ben ottantasei presenze e diciotto gol. Numeri importanti, per quella che ormai è un’ala dal futuro assicurato a livello internazionale. L’ultima stagione, quella 2002/2003, vale la consacrazione definitiva: solo in quell’annata, undici gol in ventinove presenze. Andy è decisivo per centrare i quarti di Champions, l’Eredivisie sfugge per un punto. Ma quell’Ajax è una capitale del talento: Chivu, Sneijder, van der Vaart, Ibrahimovic. Van der Meyde è uno che intriga, e non poco. Le big d’Europa ci pensano, per prima arriva l’Inter. In panchina, c’è quell’Hector Cuper che vuole due esterni nuovi di zecca. Kily Gonzalez a sinistra, van der Meyde a destra. Andy è qualcosa in più di una promessa: arriva a Milano con le credenziali del giocatore vero, novantuno presenze con l’Ajax alle spalle e un investimento da circa 6 milioni di euro. Il primo anno all’Inter, però, per van der Meyde è davvero duro. Solo quattordici presenze in campionato e un gol, alla Reggina, davanti al popolo di San Siro. Troppo poco. L’unico ricordo lieto che resta del 2003/2004 in nerazzurro di van der Meyde è un gol pazzesco, al volo di destro, ad Highbury contro l’Arsenal in Champions. L’Inter vince 3-0, Andy fa vedere (finalmente) il gesto del cecchino in una notte magica. Non basta però la sola cartolina londinese a convincere. Van der Meyde è solo un lontano parente rispetto al potenziale asso decisivo lanciato dal trampolino Ajax. Complice anche l’annata storta per tutta l’Inter, si pensa: via Cuper, subentra Zaccheroni. L’olandese viene comunque convocato in nazionale per gli Europei del 2004, ma è tutto meno che incisivo. Una stella appannata, ormai a 25 anni. Il sapore di una meteora, di un acquisto sbagliato, si fa sempre più concreto. L’anno successivo, c’è l’avvento di Roberto Mancini. Una nuova era in casa Inter, per van der Meyde può essere l’occasione per svoltare. Adesso o mai più, il classico bivio. Il cecchino, però, imbocca la via sbagliata. Con Mancini il feeling tecnico-tattico non scatta, l’Inter prende un’altra forma. E nei piani, van der Meyde non c’è. L’olandese colleziona solo quattordici presenze in campionato e un altro gol, ma in Champions, al Valencia. Un altro colpo europeo del cecchino. Sparato nel deserto. Van der Meyde finisce nel dimenticatoio, l’ala magica arrivata da quell’Ajax che ha sempre sfornato talenti puri si rivela un flop. L’occasione Inter è sprecata, il rapporto di Andy con la società s’incrina. Invitato a trovarsi una nuova squadra, van der Meyde solo al 31 agosto del 2005 – dopo decine di voci di mercato – si decide a dire sì all’Everton. E’ la fine di un sogno chiamato Inter, l’inizio di un’esplosione mancata che diventa involuzione. Purtroppo, la linea è sottile. I Toffees pagano 3,5 milioni a Moratti per avere van der Meyde, puntando sull’effetto riscatto. Il cecchino, però, i colpi non li ha più. L’esperienza all’Everton diventa per Andy l’inizio di un tunnel terribile. Al primo anno in Premier, solo dieci presenze e tanti infortuni in sequenza. In mezzo, i tabloid si scatenano sulle voci di alcolismo. Il ricordo di quel talento prodotto dall’Ajax ormai è sbiadito, lontano, perduto. E il tunnel è ancora lungo. Perché nell’estate seguente, a inizio agosto, van der Meyde in mezzo a tante voci di mercato si ritrova in ospedale. Ricoverato a causa di problemi respiratori, si parla di assunzione di droghe accidentale a causa di un drink bevuto in un locale di Liverpool. Brutte storie, che cancellano il prospetto di un giocatore smarrito. Van der Meyde viene multato per due settimane di stipendio, eppure decide di ricominciare ancora dall’Everton. La seconda stagione è un nuovo calvario, per Andy. E si concluderà con otto presenze totali. In mezzo, nel marzo del 2007, si scontra col manager Moyes a suo dire colpevole di aver mentito sulle sue condizioni fisiche. Moyes non gradisce, il rapporto è ai ferri corti. Van der Meyde si scusa, ma il peggio deve ancora venire. Perché in estate non c’è nessuno che voglia prenderlo. E allora, l’olandese pensa bene di saltare un allenamento in pieno agosto. E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Sospensione dall’Everton e multa salatissima, van der Meyde vive un’annata con la squadra riserve senza neanche una presenza. A fine stagione, il contratto scade e arriva l’addio. Van der Meyde si è perso in quel maledetto tunnel. Ha sprecato l’occasione Inter, all’Everton è un disastro e primo obiettivo dei tabloid. Ripartire è dura, Andy decide di farlo in patria. Arriva la chiamata del PSV nel marzo del 2010, pochi mesi per convincere la società. Il risultato è deprimente: zero presenze e solo un’amichevole giocata. Le condizioni fisiche di van der Meyde sono imbarazzanti. A giugno il contratto non viene rinnovato, l’olandese si ritrova ancora svincolato. E dopo mesi difficilissimi dal punto di vista psicologico, è il febbraio del 2011 quando van der Meyde dice basta al calcio giocato. Ha solo 31 anni, è l’agghiacciante parabola di un talento bruciato. Un ragazzo debole mentalmente, un gioiello appannatosi nel tempo, afflosciatosi con la stessa morbidezza che contraddistingueva i suoi cross ai tempi dell’Ajax. Quelli che all’Inter non hanno mai visto. Quelli che all’Everton hanno potuto solo immaginare. Van der Meyde, adesso, gioca nel WKE, società di Serie C olandese di livello semi professionistico. E’ la storia di una meteora che a 21 anni crossava per Ibrahimovic e Sneijder, a 24 anni aveva affianco Adriano e Vieri. E che a 31 anni, ha lasciato il calcio tra intrecci di alcol e sostanze pericolose. L’incredibile parabola discendente di Andy van der Meyde, il cecchino che ha misteriosamente sparato al suo talento.

Staff - Fabrizio Romano

Info su Gianluca Di Marzio

Gianluca Di Marzio @DiMarzio

Giornalista e telecronista per Sky Sport, esperto di calciomercato. Figlio d'arte, suo papà Gianni è stato un famoso allenatore di calcio. Ha iniziato la sua carriera con l'emittente Telenuovo di Padova. Nel 2004 passa a Sky dove ha seguito come telecronista la doppia promozione del Napoli, dalla serie C alla A, e i mondiali in Germania del 2006. Con Alessandro Bonan è protagonista della trasmissione "E' (sempre) Calciomercato", approfondimento sportivo dedicato al calciomercato. Sposato con Anna Maria, è laureato in Giurisprudenza. Testimonial della Fondazione Borgonovo, al fianco del suo amico Stefano, raccoglie fondi con delle aste benefiche per sostenere la ricerca contro la SLA.



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3 Responses to Matricole e meteore, storie di un pazzo mercato: Andy van der Meyde

  1. marcos scrive:

    Capito Cassano perchè bisogna essere “soldatini”?

  2. pierluigi scrive:

    cosa c’entra essere soldatini o no?qui si parla di debolezza psicologica non di professionisti. . . . .

  3. Antonio Malerba scrive:

    Non lo ricordo come un bidone. Quel gol all’Arsenal nessuno potrà mai dimenticarlo.

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