Menu CalciomercatoNews CalcioInterviste e StorieConsapevolezzeCaffè Di Marzio
Contatti Mobile
Al-Hilal interessato ad Alessandro Bastoni: la situazione
Al-Hilal interessato ad Alessandro Bastoni: la situazione
Alessandro Bastoni potrebbe lasciare l'Inter in questa sessione di calciomercato. Sul difensore nerazzurro e della Nazionale italiana c'è l'Al-Hilal di Simone Inzaghi, che lo ha allenato durante la sua esperienza all'Inter e adesso vorrebbe portarlo in Arabia. Attualmente il club saudita non ha ancora presentato nessuna offerta alla dirigenza nerazzurra: vedremo se nei prossimi giorni si concretizzerà questo interesse. Prima di procedere, però, l'Al-Hilal dovrà registrare un'uscita di un calciatore straniero.
Luis De la Fuente, il costruttore della Spagna Campione del Mondo
Luis De la Fuente, il costruttore della Spagna Campione del Mondo
La Spagna è tornata sul tetto del mondo dopo aver sconfitto l'Argentina nella finale del MetLife Stadium di New York. L'ultima volta era stata nel 2010 e nessuno poteva immaginare che 16 anni dopo, la storia personale del costruttore del trionfo della Roja sarebbe iniziata da un telefono che nel 2011 non squillava.  "Il mese prossimo mi chiamerà qualcuno", continuava a ripetersi Luis De la Fuente. Ma le settimane passavano e nulla cambiava. L'attuale ct spagnolo, nell'ottobre del 2011 era stato infatti esonerato dall’Alavés, club basco che all'epoca militava nella terza serie spagnola. È un momento difficile, di attesa indefinita. Nel mentre l'allenatore trascorre alcuni mesi a Lezama, il centro tecnico dell'Athletic Bilbao, per studiare Marcelo Bielsa, per provare a migliorarsi, per farsi trovare pronto se mai una chiamata fosse arrivata. "La calma è potere. La tranquillità è potere", avrebbe spiegato in conferenza stampa al Mondiale del 2026 prima della partita contro l'Uruguay. Chissà se all'epoca questo concetto lo aveva già imparato. Un anno e mezzo senza squadra fino all'occasione giusta che arriva nel maggio del 2013: la risposta a un annuncio su un foglio di giornale cambia la sua storia e quella di un intero paese. Il telefono, finalmente, squilla: è la RFEF, la federazione calcistica della Spagna; De la Fuente riparte dalle giovanili della Roja.  DE LA FUENTE: LA STORIA DI UN VIAGGIO...PAZIENTE - Luis De la Fuente non è soltanto il commissario tecnico che ha riportato la Spagna dove mancava dal 2010. È l’uomo che questa Nazionale l’ha vista nascere, l’ha accompagnata durante la sua crescita e infine l’ha portata fino al gradino più alto. Il Mondiale della Roja, infatti, non è cominciato in Nord America. È iniziato molti anni prima, proprio nei campi delle selezioni giovanili spagnole dove la carriera del 65enne è ripartita. Da quel maggio del 2013 infatti per lui inizia una vera e propria scalata, un passo alla volta. Nel 2015 vinse l’Europeo Under 19, nel 2018 i Giochi del Mediterraneo, nel 2019 l’Europeo Under 21. Poi, nel 2021, la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokyo. I trofei raccontano però solo una parte del suo lavoro. De la Fuente ha costruito una filosofia, selezione dopo selezione, fino a portarla alla Nazionale maggiore: "Abbiamo giocato contro una delle migliori selezioni del mondo. Ma contro avevano la miglior squadra del mondo", ha spiegato dopo la vittoria contro la Francia in semifinale. Il significato del suo percorso sta tutto qui: oltre alla bravura sul campo, agli aspetti tecnici e tattici, la sua rivoluzione è stata quella di creare una vera e propria famiglia in ogni gruppo in cui ha lavorato. Unai Simón, Cucurella, Mikel Merino, Zubimendi, Pedri, Dani Olmo, Oyarzabal sono ragazzi che ha visto crescere e in cui ha sempre creduto, anche a costo di fare alcune scelte ritenute impopolari. Si parla di De la Fuente come "costruttore" proprio perché il suo legame con molti protagonisti dell'oggi parte da lontano. Li ha visti maturare, ne ha seguito l’evoluzione tecnica e umana, ha imparato a riconoscerne qualità, caratteri e fragilità. Non ha semplicemente selezionato la Spagna Campione del Mondo. L’ha creata con pazienza anno dopo anno. DALLO SCETTICISMO AL TRIONFO MONDIALE - De la Fuente chi? Nel dicembre del 2022, quando la Federazione gli affidò la panchina della Spagna, questa era la frase più ricorrente. Per molti il basco rappresentava quasi un passo indietro dopo un big come Luis Enrique. Non aveva allenato grandi club e non possedeva il curriculum internazionale di tanti suoi colleghi. Conosceva però meglio di chiunque altro il contesto e gli uomini che aveva a disposizione. Così ha costruito la sua Spagna, vincente sin dal primo momento. Non ha mai perso tra Europei e Mondiali: nessun allenatore con almeno quattordici presenze nelle due competizioni può vantare lo stesso rendimento. Ha portato a casa la Nations League nel 2023, l'Europeo nel 2024 e il Mondiale nel 2026. Tutto questo senza tradire la propria identità. Ha continuato a proporre il suo calcio, ad avere fiducia nei propri uomini e a non farsi travolgere dalla pressione, sempre con il "potere della tranquillità" al centro. Il Mondiale comincia con il deludente 0-0 contro Capo Verde, ma nessuna certezza viene incrinata. Ha coinvolto chi partiva dall’inizio e chi entrava dalla panchina, ricordando continuamente che nessun successo individuale avrebbe senso senza il collettivo. Lo spiega attraverso Marco Aurelio, uno dei suoi riferimenti filosofici. "Ciò che è dannoso per l’alveare è dannoso anche per l’ape. Ognuno di noi deve pensare come una squadra, come un gruppo. Per questa Nazionale funziona, perché abbiamo persone molto valide che la compongono". E con questi principi, passo dopo passo, da quel lontano 2013 avvolto dall'incertezza, è arrivato sul tetto del mondo con la Spagna. È stata questa la sua Nazionale. Piena di talento, ma capace di muoversi come un corpo unico: nessun protagonismo ha mai superato l’obiettivo comune. Non è un semplice slogan, ma il manifesto a cui è sempre stato fedele nel suo percorso. La Spagna è di nuovo campione del mondo sedici anni dopo il Sudafrica. L’uomo tranquillo ha trasformato la calma in potere. Ha avuto ragione colui che aspettava una telefonata e che sembrava essere stato dimenticato dal calcio. Alla fine quella chiamata è arrivata. E ha cambiato per sempre la sua storia e quella della Spagna.
Dalla previsione di Puyol al salvataggio che vale il Mondiale: Cubarsì eroe di Spagna
Dalla previsione di Puyol al salvataggio che vale il Mondiale: Cubarsì eroe di Spagna
"Mi sembra un giocatore incredibile, è impressionante quello che sta facendo, la tranquillità che ha. Siamo di fronte al centrale dei prossimi quindici anni". Le parole di Carles Puyol, rilasciate qualche tempo fa, assumono oggi un significato profetico: Pau Cubarsì, eletto miglior giovane del Mondiale (primo difensore nella storia a riuscirci) al termine di uno Spagna-Argentina disputato in maniera eccellente, è già una certezza assoluta. Il classe 2007 del Barcellona ha contributo attivamente alla seconda vittoria in Coppa Del Mondo nella storia degli iberici, rivelandosi fondamentale sia per quanto riguarda le marcature preventive sia per l'ottimo e puntuale lavoro svolto con i piedi in fase d'impostazione. Qualche dato della sua finale: 8 contributi difensivi, 6 spazzate, 5 recuperi, 7 duelli vinti su 10 e 121 passaggi riusciti su 126 tentati. In una parola? Masterclass. Non solo numeri: la partita perfetta di Cubarsì contro Messi e compagni, si riassume infatti nella provvidenziale chiusura del numero 22 su Senesi allo scadere dei supplementari. Proprio sotto lo sguardo compiaciuto di totem difensivi della Roja quali Puyol, Piquè e Ramos, come fosse una prova ulteriore del definitivo passaggio di consegne. DA UN PICCOLO VILLAGGIO AL TETTO DEL MONDO: LA FAVOLA DI CUBARSÌ - La vittoria sull'Argentina è senza dubbio il punto più dolce dentro la favola di Cubarsì: cresciuto a Estanyol, un piccolo centro vicino Girona con meno di 200 abitanti, il classe 2007 era costretto a frequentare la vicina Vilablareix, vista l'assenza di scuola e campi da calcio nella sua frazione d'origine. Il giovane Pau, già difensore fin dagli esordi, viene raccontato da chi lo ha vissuto come un talento capace di partire palla al piede per andare a far gol. I suoi idoli del tempo? Messi, Neymar e Puyol. Il sogno, manco a dirlo, era quello di giocare per il Barça, il club del suo cuore e - dall'età di undici anni - anche del suo destino. LA VITTORIA PERFETTA - Otto partite e un solo gol subito: il Mondiale difensivo della Spagna, con Cubarsì leader della difesa, si è rivelato un autentico capolavoro. La scommessa di De la Fuente, criticato a inizio manifestazione per l'incondizionata fiducia riposta nel classe 2007, può dirsi stravinta. CR7, Mbappé, Messi e Julián: il Mondiale perfetto di Pau Cubarsì passa anche attraverso l'essere riuscito a imporsi contro attaccanti di un certo livello. Unica sbavatura? Il mancato anticipo su De Ketelaere, poi ininfluente ai fini del percorso. La Spagna trionfa, il Barcellona sorride, Puyol garantisce: Cubarsì si è già preso il presente.
Italia, Malagò sul nuovo CT: "Non solo Mancini e Pirlo. Ancora un po' di pazienza"
Italia, Malagò sul nuovo CT: "Non solo Mancini e Pirlo. Ancora un po' di pazienza"
Giovanni Malagò a tutto campo. Il presidente della FIGC, ospite in collegamento negli studi di Sky Sport, ha affrontato diversi temi: dalla finale del Mondiale vinta dalla Spagna contro l’Argentina alle novità introdotte durante la competizione, passando per il rapporto tra politica e sport e la scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale. Alla domanda sulla presenza di candidati diversi da Roberto Mancini e Andrea Pirlo, Malagò non ha escluso ulteriori soluzioni all'interno della shortlist: "Sì, possono esserci anche altri nomi". Ma il primo pensiero del presidente FIGC, è andato all’epilogo della Coppa del Mondo, deciso dal gol di Ferran Torres durante i tempi supplementari: "Mi sembravano le due migliori squadre del torneo. La partita è stata vinta da chi meritava di più per quanto fatto vedere sia nei tempi regolamentari sia nei supplementari. La Spagna ha provato a fare molto di più fin dall’inizio e ha giocato meglio". Malagò ha poi ricordato le occasioni avute dall’Argentina nel finale, nonostante l’inferiorità numerica: "Quando sembrava stremata e senza più la forza di reagire, in dieci contro undici ha avuto due nitide palle gol sugli sviluppi di calcio d’angolo. Avrebbe potuto portare la partita alla lotteria dei rigori, ma questo fa parte della bellezza del calcio". MALAGO SUL MONDIALE - Il Mondiale appena concluso è stato anche quello delle novità. Dai momenti riservati all’idratazione dei calciatori fino all’intervallo prolungato della finale per consentire lo svolgimento dell’halftime show. Cambiamenti sui quali il presidente federale non ha chiuso la porta: "Sono aspetti innovativi, coraggiosi, diversi e anche discutibili. Hanno inevitabilmente aperto un dibattito. L’hydration break parte però da un presupposto sacrosanto, soprattutto quando si gioca con determinate temperature e un’umidità così elevata". Dietro queste pause, esiste anche una precisa logica commerciale: "C’è la necessità di tutelare i giocatori, ma anche l’opportunità di inserire degli spot, che rappresentano una parte fondamentale dei ricavi record generati dal torneo. Non possiamo fare i puristi. L’intervallo è durato oltre venti minuti e ha permesso di assistere a uno spettacolo che normalmente nel calcio europeo non vediamo. È lo show business americano, sulla scia delle grandi leghe professionistiche e soprattutto del Super Bowl". Spazio anche al tema dei prezzi dei biglietti: "Ormai vengono determinati da un algoritmo. Il costo cambia in base alle richieste e alla disponibilità, proprio come se si trattasse di un’azione. Visti da fuori sembrano prezzi folli, ma sono legati esclusivamente all’incontro tra domanda e offerta". IL CASO BALOGUN - Più netta, invece, la posizione sul caso Balogun e sulle possibili ingerenze della politica nelle dinamiche sportive: "Lì si è passato il segno. Esiste sempre un confine e la Carta olimpica è chiarissima sul principio dell’autonomia. Sport e politica hanno bisogno l’uno dell’altra, ma quando una delle due parti prevarica si finisce in fuorigioco". MALDINI, LEONARDO E IL NUOVO CT - Inevitabile, infine, il passaggio sulla scelta del nuovo commissario tecnico dell’Italia. Malagò ha ribadito la piena sintonia con Paolo Maldini e Leonardo: "Ho impiegato due settimane per portarli a bordo. Sono persone molto serie e, pur essendo subito interessate al progetto, hanno voluto conoscere ogni dettaglio del ruolo e dell’organizzazione. Abbiamo fatto diverse chiamate e videoconferenze, dedicando pochissimo tempo alla parte economica". Il nome del nuovo ct dovrà essere condiviso da tutte le parti: "Non esiste alcun tipo di scontro. La condivisione deve essere totale e l’idea deve trovare tutti d’accordo. Stiamo entrando nel dettaglio di un profilo condiviso, ma ci sono ancora alcune variabili da valutare e carte da scoprire. Serve qualche altro giorno di pazienza, poi saprete tutto".
Pisa, c'è l'accordo con il Genk per la cessione di Durosinmi
Pisa, c'è l'accordo con il Genk per la cessione di Durosinmi
Il Pisa saluta Rafiu Durosinmi dopo appena sei mesi: il club nerazzurro ha infatti raggiunto l’accordo con il Genk per la cessione a titolo definitivo dell’attaccante nigeriano, arrivato in Italia durante l’ultima finestra invernale di calciomercato. L’operazione si è chiusa sulla base di 10,5 milioni di euro più bonus. Il Pisa conserverà inoltre il 10% sull’eventuale futura rivendita del giocatore. Durosinmi si prepara quindi a lasciare l’Italia per trasferirsi in Belgio e iniziare una nuova esperienza con la maglia del Genk. CESSIONE RECORD - Per i nerazzurri si tratta di un affare particolarmente importante anche dal punto di vista economico. La cessione di Durosinmi supera infatti, per onerosità, quella di Lorenzo Lucca all'Udinese nel 2024, e diventa dunque la più remunerativa nella storia del Pisa.
Roma, il West Ham ha rifiutato la seconda offerta per Summerville: pronto un nuovo rilancio
Roma, il West Ham ha rifiutato la seconda offerta per Summerville: pronto un nuovo rilancio
La Roma continua a lavorare per portare Summerville nella Capitale. Nella notte, però, il West Ham ha rifiutato la seconda offerta presentata dai giallorossi per l’esterno olandese. Il club inglese continua dunque a fare muro, nonostante la Roma abbia già dimostrato di voler investire una cifra importante nell’operazione. La prima proposta avanzata dai giallorossi era stata da 46 milioni di euro, ma non è stata ritenuta sufficiente dagli Hammers. La dirigenza giallorossa adesso è già al lavoro in vista di un ulteriore rilancio e spera che questa possa essere finalmente l’offerta decisiva per sbloccare la trattativa.
Milan, Ossola intriga Amorim: futuro "alla Trincão" o prestito in B?
Milan, Ossola intriga Amorim: futuro "alla Trincão" o prestito in B?
Tra i giovani che stanno provando a ritagliarsi uno spazio nel nuovo Milan targato Ruben Amorim c’è anche, e soprattutto, Lorenzo Ossola. Nato a Varese nel 2007 e cresciuto nel settore giovanile rossonero, il trequartista è stato inserito tra i 26 convocati per il ritiro. E proprio in questa prima settimana a Milanello, l’allenatore portoghese sembra avergli trovato una collocazione particolarmente adatta alle sue caratteristiche: una delle due sottopunte alle spalle del centravanti, partendo prevalentemente da destra per rientrare sul mancino. Un ruolo quasi naturale per un giocatore impiegato negli anni da trequartista, mezzala offensiva ed esterno d'attacco. IL PIANO DI AMORIM - Le risposte offerte finora sono state positive. Ossola infatti sta facendo molto bene in ritiro e ha particolarmente colpito Amorim e il suo staff, che gli ha fatto capire di tenersi pronto davanti alla possibilità di continuare a lavorare con la prima squadra. Un altro segnale è arrivato nel test disputato sabato contro il Milan Futuro: schierato con i "grandi", il classe 2007 ha trovato anche la rete nel 7-0 della squadra di Amorim. Un gol che inevitabilmente dà ulteriore forza alle buone sensazioni lasciate durante gli allenamenti. Nella passata stagione con la seconda squadra rossonera, Ossola aveva trovato ben tre gol e tre assist in ventuno presenze sotto la guida di Massimo Oddo. Ma la posizione pensata dall'allenatore portoghese adesso, ricorda quella occupata da Trincao nel suo Sporting: un mancino libero di muoversi sulla trequarti, accentrarsi e legare il gioco vicino alla punta. Amorim conosce bene quel tipo di profilo e sta valutando se continuare a lavorare su Ossola. IL FUTURO - Il suo futuro verrà deciso nelle prossime settimane: da una parte la possibilità di restare nell’orbita della prima squadra, dall’altra quella di partire in prestito per trovare maggior continuità in Serie B, dove diversi club hanno già chiesto informazioni. Per il momento, però, Ossola si sta giocando fino in fondo la sua opportunità, e chissà se continuerà a farlo anche nella tournée in programma nelle prossime settimane per il club rossonero.
Juventus, l'arrivo di Ekhator al J | Medical | FOTO E VIDEO
Juventus, l'arrivo di Ekhator al J | Medical | FOTO E VIDEO
Mattinata di controlli per Jeff Ekhator. L’attaccante della Juventus è appena arrivato al J | Medical, dove si sottoporrà agli accertamenti necessari dopo il fastidio alla coscia avvertito durante l’amichevole disputata sabato contro il Basilea. Ad attenderlo fuori dal centro medico dei bianconeri almeno una trentina di tifosi. L'ex Genoa era stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco dopo appena trenta minuti. Adesso si sottoporrà agli esami che chiariranno l’entità del problema e gli eventuali tempi di recupero.           Visualizza questo post su Instagram                       Un post condiviso da @_gianlucadimarzio.com_
Cosa c'è da sapere sui Mondiali 2030: i paesi ospitanti, il calendario e le celebrazioni per il Centenario
Cosa c'è da sapere sui Mondiali 2030: i paesi ospitanti, il calendario e le celebrazioni per il Centenario
Spagna, Portogallo e Marocco si preparano a ospitare le partite del Mondiale 2030. La 25ª edizione della Coppa del Mondo sarà rivoluzionaria. Oltre ai due paesi europei e quello nordafricano, anche Uruguay, Paraguay e Argentina ospiteranno tre partite. Il motivo? La FIFA, dopo una consultazione con la CONMEBOL, ha deciso di assegnare le sfide a questi paesi sudamericani per celebrare il centenario della Coppa del Mondo. La prima edizione, infatti, si giocò nel 1930 a Montevideo - in Uruguay - e fu vinta dai padroni di casa.  Il cuore pulsante dei Mondiali 2030 saranno Spagna, Portogallo e Marocco. Le tre federazioni hanno avanzato una candidatura congiunta per ospitare la competizione e sono state scelte dal Congresso FIFA nel 2024. Negli stadi dei tre paesi si giocheranno ben 101 partite. A riguardo sorge un'altra domanda: le sei Nazionali si qualificheranno di diritto? Sì, le tre sudamericane, le due europee e la squadra africana sono già certe di partecipare al Mondiale 2030.  IL CALENDARIO - Secondo quanto riportato dalla FIFA sul proprio sito, il calendario della competizione sarà adattato in modo unico. L'obiettivo è assicurare alle Nazionali coinvolte nelle partite celebrative del Centenario in Sudamerica giorni adeguati per viaggiare verso Spagna, Portogallo e Marocco e prepararsi al meglio in vista delle sfide successive. Riguardo i giorni di riposo, l'organo del calcio internazionale ha riportato quanto segue: "Il calendario prevede circa 11-12 giorni per il viaggio e il riposo prima della seconda partita delle sei squadre che giocheranno in Sudamerica e circa cinque-sei giorni per il viaggio e il riposo delle altre sei avversarie dei gironi e di tutte le altre squadre partecipanti". Inoltre, le sfide in programma in Argentina, Paraguay e Uruguay si disputeranno circa 5 giorni prima delle partite ufficiali valevoli per l'apertura del torneo. La finale è prevista per il 21 luglio 2030. 
Ultime notizie di calciomercato
© gianlucadimarzio.com di proprietà di G.D.M. Comunication S.r.l. - P.IVA 08591160968
Direttore responsabile delle testate e amministratore per GDM Comunication Gianluca Di Marzio