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Ultim'oraIl Torino verso il cambio del Team Manager: Andreini ai saluti, trattativa avanzata con Gazzi
Il rinnovamento in casa Torino continua. Il club va verso il cambio del Team Manager, con Alessandro Andreini che è ai saluti. Al suo posto può arrivare Alessandro Gazzi, con il quale c'è una trattativa avanzata. Gazzi conosce bene l'ambiente granata, poiché ha vestito la maglia del Toro tra il 2012 e il 2016, stagioni positive sotto la guida di Gian Piero Ventura.
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Aquilani saluta Catanzaro: "Una delle decisioni più sofferte che abbia mai preso"
Le lacrime di Monza, l’abbraccio con la curva e quella sensazione sospesa tra orgoglio e rimpianto: il Catanzaro ha chiuso la sua stagione a un passo dalla Serie A, fermandosi solo per la miglior posizione del Monza dopo il 2-2 complessivo nella finale playoff. Una corsa entusiasmante, vissuta fino all’ultimo, che ha riportato i giallorossi tra le grandi protagoniste del campionato.
Protagonista assoluto di questo percorso è stato Alberto Aquilani, che dopo un anno intenso sulla panchina calabrese ha deciso di salutare il club per iniziare una nuova avventura al Sassuolo in Serie A. Prima dell’addio, l’allenatore ha voluto affidare ai tifosi e alla città una lunga lettera, un vero e proprio racconto emotivo di una stagione vissuta “a un centimetro dal sogno”.
UN VIAGGIO VISSUTO FINO ALL’ULTIMO RESPIRO - Nella sua lettera, Aquilani ripercorre la stagione come un percorso quasi irreale per intensità ed emozioni, sottolineando il legame costruito con ambiente e tifoseria: “Non credo esistano le parole giuste per salutarvi, perché non credo si possa davvero spiegare quello che abbiamo vissuto in questa stagione. Un viaggio così intenso, spericolato, pieno di emozioni che ancora mi scuotono. Siamo arrivati a un passo dal sogno, spinti dalla passione di un popolo magnifico con cui siamo diventati un corpo unico. Un legame autentico che ci ha dato speranza fino all'ultimo secondo. E nel dolore di esserci fermati a un centimetro dal traguardo, resta l'orgoglio per quello che abbiamo costruito insieme: una splendida avventura umana, oltre che sportiva”.
UNA SQUADRA COSTRUITA TRA IDEE, GIOVANI E IDENTITÀ - L’allenatore ha poi sottolineato la qualità del lavoro svolto sul campo, parlando di una squadra capace di crescere nel tempo e di interpretare con coraggio un’identità precisa, anche contro avversari più esperti: “Tutto si è incastrato alla perfezione: una squadra fantastica, che ha abbracciato un'idea e l'ha coltivata con fiducia ed entusiasmo, sempre, anche nei momenti difficili, anche con avversari sulla carta più forti. Che ha saputo trovare e poi mantenere il difficile equilibrio tra umiltà e ambizione. Capace di sognare tenendo sempre i piedi per terra. Ragazzi e giocatori seri e con un cuore enorme, a cui devo tantissimo”.
IL RINGRAZIAMENTO A CLUB, DIRIGENZA E TIFOSI - Nella parte finale della sua lettera, Aquilani ha voluto ringraziare tutto l’ambiente Catanzaro, dalla società alla tifoseria fino a chi ha lavorato quotidianamente dietro le quinte per costruire una stagione così intensa: “Una società competente, appassionata e sempre presente. Guidata dal romanticismo del presidente Noto e sostenuta dalla visione di Ciro Polito, un direttore di immenso talento ma anche una persona speciale che sa prendersi cura degli altri e creare un ambiente di grandi valori. Una tifoseria che ha trasformato ogni partita in una comunione sentimentale tra squadra e territorio, che ci ha accompagnato e sostenuto ovunque facendoci sentire il peso e il privilegio di rappresentare questi colori. Tutte le persone che hanno contribuito con il loro lavoro a creare quest'alchimia unica”.
UN LEGAME CHE RESTERÀ PER SEMPRE - Nelle ultime righe della sua lunga lettera, l'allenatore romano ha poi lasciato trasparire tutta la difficoltà del distacco e il legame costruito con la piazza giallorossa, destinato a restare anche oltre la fine del rapporto professionale: “Lasciare tutto questo è doloroso: una delle decisioni più sofferte che abbia mai preso. E se alcuni di voi saranno delusi, lo capisco. Il calcio è un percorso fatto di bivi e di scelte, e quella che ho davanti è una sfida che sento di dover affrontare. Porterò con me ogni istante di questo cammino, l'affetto ricevuto e la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza umana e professionale unica. Grazie a ogni singola persona con cui ho condiviso quest'anno indimenticabile. Non so se questo sia davvero un saluto, perché una parte di me resterà sempre a Catanzaro”.
Velocità, controllo e futuro: nasce il metodo "Monza Drive"
Una visione societaria che supera la narrazione tradizionale del calcio per trasformarsi in piattaforma sociale, ingegneria formativa e identità territoriale. Nell'ultimo incontro con il management del Monza presso l'U-Power Stadium, l'Amministratore Delegato Mauro Baldissoni, il Coordinatore dell'Area Tecnica Francesco Vallone e il Responsabile della Metodologia Alberto Giacomini hanno tracciato le linee guida del club.
Il filo conduttore è chiaro: il Monza viene prima di tutto. Non esiste "l'uomo solo al comando", ma un collettivo che genera valore attraverso una struttura organizzativa che unisce la prima squadra al settore giovanile, investendo sulla formazione continua e sulla valorizzazione del talento senza dimenticare la creatività.
IL CALCIO COME PIATTAFORMA SOCIALE E IDENTITÀ TERRITORIALE - L'apertura dell'AD Mauro Baldissoni si concentra sulla straordinaria potenza sociale del calcio, un veicolo capace di generare una profonda identità. Per Baldissoni, la città di Monza esprime valori precisi che devono riflettersi nel club: "Monza non è solo velocità, è velocità sotto controllo, precisione, ingegneria e affidabilità". Da qui nasce l'esigenza di creare una vera connessione emotiva con il territorio, un progetto che ha già visto il club contattare numerose scuole medie locali. L'obiettivo è arricchire la comunità, dimostrando che il valore non è mai il frutto di un singolo, ma del collettivo.
OLTRE L'UOMO SOLO AL COMANDO: LA CENTRALITÀ DEL CLUB - Baldissoni ha poi chiarito che il modus operandi del Monza non è quello dell' "uomo solo al comando". Nonostante l'allenatore sia un leader chiamato a gestire personalità forti, la realtà della Serie A – dove la permanenza media su una panchina oscilla tra i 12 e i 24 mesi – impone una riflessione: gli allenatori operano ormai come "mini aziende". Per questo motivo, la stabilità e la filosofia devono risiedere nel club: "È l'AC Monza che fa le cose, non il singolo". La società ha il dovere di formare i calciatori, ma anche gli allenatori e i dirigenti, attraverso un confronto di crescita settimanale a stretto contatto con la realtà del club.
LINGUAGGIO UNIFORME: IL PONTE TRA GIOVANI E PRIMA SQUADRA - Sul fronte della crescita dei giovani, Baldissoni ha ammesso che "manca ancora qualcosa e si può fare meglio", ponendo l'obiettivo di ampliare la base dei ragazzi in orbita Prima Squadra. Una sfida spiegata da Francesco Vallone, Coordinatore dell'Area Tecnica, che ha illustrato la strategia per non disperdere il talento: "Vogliamo uniformare il linguaggio e la comprensione, in modo che il percorso del ragazzo non si interrompa". La parola d'ordine è "unicità". A testimonianza di questa sinergia, Vallone ha rivelato un retroscena concreto: da febbraio, l'allenatore della Prima Squadra è sceso in campo a Monzello nei pomeriggi per guidare allenamenti individuali con i giovani, applicando gli stessi metodi, principi e carichi di lavoro dei professionisti.
LA METODOLOGIA DEL FUTURO: STIMOLARE LA CREATIVITÀ SENZA IMPOSIZIONI - Se la struttura e il linguaggio devono essere uniformi, l'approccio sul campo deve saper preservare l'istinto dei calciatori. Alberto Giacomini, Responsabile della Metodologia, ha spiegato come il Monza intenda stimolare la creatività senza nasconderla: "Non cancelliamo la creatività, cerchiamo di stimolarla attraverso giochi e duelli in cui l'allenatore non interviene". Il focus si sposta sulla cognizione e sulla percezione visiva – con allenamenti specifici strutturati per tutti i calciatori – dove il ragazzo non riceve istruzioni, ma viene stimolato a trovare la soluzione al problema in totale autonomia.
Monza, Baldissoni: “Ci aspettiamo le dimissioni di Bianco. Abbiamo parlato con un nuovo allenatore”
Dopo l’addio di Paolo Bianco, il Monza è alla ricerca dell’allenatore giusto per guidare la squadra in Serie A. Nella giornata di oggi, 11 giugno, il club ha organizzato un incontro allo stadio U-Power tra dirigenza e stampa per fare il punto sulla situazione della panchina e sui prossimi passi della società.
Nel corso dell’incontro è intervenuto l’amministratore delegato Mauro Baldissoni, che ha chiarito la posizione del club dopo le ultime evoluzioni. Un confronto utile per definire il quadro attuale e l’avvio delle valutazioni sul nuovo allenatore.
IL CASO BIANCO E LA POSIZIONE DEL CLUB - Baldissoni ha ricostruito la situazione legata all’ormai ex allenatore: "Un allenatore che ha due anni di contratto non deve essere confermato, semmai deve essere esonerato. Ieri Bianco ci ha detto che non si sentiva di allenare il Monza, allora gli abbiamo detto “dimettiti”. Il calcio è questo, noi lo confermavamo ma poi lui ci ha detto che non se la sentiva. Ne prendiamo atto". Sulla gestione del passaggio ha poi aggiunto: "Ci aspettiamo che si dimetta. Pisa? Sono sicurissimo che lui e il Pisa conoscano le regole, non è un problema del club".
IL FUTURO IN PANCHINA E LE VALUTAZIONI IN CORSO - Il dirigente ha poi aperto al tema del nuovo allenatore, confermando l’avvio delle valutazioni: "Questa mattina abbiamo parlato con un possibile allenatore per la prima volta, cominciamo oggi le nostre valutazioni. Vanoli? Non facciamo nomi". Baldissoni ha spiegato anche l’approccio del club nella scelta: "Ogni potenziale candidato viene valutato ad ampio spettro, ci sono allenatori che ci piacciono da un punto di vista metodologico. Non vogliamo mettere nessuno in difficoltà".
Infantino: “Non mi pento di questi Mondiali, il calcio deve unire il mondo”
Alla vigilia del via alla Coppa del Mondo, Gianni Infantino ha parlato in conferenza stampa dallo stadio Azteca di Città del Messico, affrontando i principali temi legati all’edizione organizzata tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Dai problemi legati ai visti fino alle polemiche sui prezzi dei biglietti, passando per la presenza dell’Iran, il presidente FIFA ha difeso con decisione il progetto, invitando a concentrarsi sul valore del calcio.
“NON MI PENTO, CRITICATE ME MA NON IL CALCIO” - Infantino ha respinto ogni critica sull’assegnazione del torneo: "Non mi pento di questi Mondiali, sono abituato ad affrontare i problemi". E ha poi aggiunto: "Se volete criticare il sottoscritto fatelo pure. Ma, per favore, promuovete il fatto che il calcio unisce il mondo". Il presidente ha sottolineato come le difficoltà siano distribuite tra i tre Paesi organizzatori: "Alcuni problemi provengono dagli Stati Uniti, altri dal Canada, altri ancora dal Messico. Speriamo di poterli risolvere tutti".
IL RAPPORTO CON TRUMP E L’ORGANIZZAZIONE NEGLI USA - Rispondendo a una domanda sul rapporto con Donald Trump, Infantino ha riconosciuto il suo ruolo: "Senza il suo impegno e coinvolgimento sarebbe stato impossibile organizzare un Mondiale negli Stati Uniti. L’ho conosciuto durante il suo primo mandato e in questo secondo lavoriamo a stretto contatto", ha aggiunto.
IL CASO IRAN E LA VICENDA ARTAN - Tra i temi più delicati anche la partecipazione dell’Iran: "Sono felice che l’Iran sia al Mondiale e orgoglioso del lavoro fatto dalla FIFA perché questo fosse possibile". Infantino ha poi ricordato: "Qualcuno mi disse che non sarebbero potuti venire. Io risposi che si erano qualificati e sarebbero venuti. Così è stato". Sul caso dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, al quale è stato negato il visto, il presidente ha commentato: "È un peccato quello che gli è successo, ma non possiamo controllare tutto". E ha aggiunto: "Dobbiamo rispettare il fatto che non siamo i re del mondo e non possiamo scavalcare governi e forze di polizia".
BIGLIETTI E POLEMICHE SUI PREZZI - Infantino ha difeso anche la politica sui biglietti: "Ad oggi ne abbiamo venduti oltre 6 milioni. La domanda è stata senza precedenti, anche dieci volte superiore". Il presidente ha poi sottolineato: "Il nostro prezzo d’ingresso, di 60 dollari, è il più basso tra gli sport americani nelle fasi di playoff. Anche il prezzo medio, inferiore a 500 dollari, è il più basso". Infine, una frecciata sul tema mediatico: "Noi abbiamo messo in vendita 130.000 biglietti a 60 dollari e non abbiamo ricevuto grande copertura mediatica".
L'estate dei campioni in scadenza: come è cambiato il mercato degli svincolati
Il Mondiale che inizia oggi, senza l’Italia, prolunga la passione delle tante tifoserie coinvolte, alimenta l’amore per queste squadre, ma estende anche la vita calcistica dei molti giocatori in scadenza di contratto. Forse mai come quest’estate ci sono così tanti campioni e giocatori forti in scadenza tra pochi giorni, il 30 giugno: i famosi parametri zero, che poi tanto “zero” non sono, perchè hanno richieste di ingaggio altissime, ben superiori ai salari che normalmente percepirebbero nei rispettivi club, oltre a commissioni molto elevate da parte degli agenti, le cosiddette intermediazioni, quei compensi che non entrano nel sistema calcio ma finiscono direttamente nelle tasche dei procuratori.
È chiaro che le commissioni per operazioni a parametro zero sono molto più alte rispetto a quelle dei trasferimenti tra club, dove esiste un costo del cartellino e quindi le percentuali risultano più basse. Al di là di questo, stavo riflettendo su quanti e quali siano ancora i giocatori di alto livello che non hanno trovato un accordo. Un tempo, quando un giocatore era in scadenza, già tra febbraio e marzo si assicurava un nuovo contratto, così da avere certezze per il finale di stagione e per l’anno successivo, evitando rischi legati a eventuali infortuni e alla possibilità di rimanere senza squadra.
Oggi invece ci sono casi come quello di Vlahovic, che non ha trovato l’accordo con la Juventus: i suoi agenti, insieme al padre, stanno parlando con diverse squadre, ma senza ancora arrivare a una conclusione. Oppure Goretzka, giocatore di livello assoluto, da anni al Bayern e nella nazionale tedesca, che disputerà il Mondiale. C’è poi Lewandowski, centravanti della nazionale polacca e del Barcellona, che ha deciso di non rinnovare con il club: i suoi agenti lo hanno proposto anche in Italia, ma senza trovare la soluzione giusta e forse andrà in Turchia o in Arabia. Un altro nome è quello di Alaba, nazionale austriaco, protagonista in grandi club come Bayern Monaco e Real Madrid, che ancora non ha trovato sistemazione.
E poi ci sono giocatori come Dybala, che sta trattando il rinnovo con la Roma, ma senza aver ancora raggiunto un’intesa definitiva tra proposta e controproposta. Oppure Celik, Pellegrini ed El Shaarawy, quest’ultimo determinante nella conquista della Champions League della Roma, ma il cui contratto non è stato ancora rinnovato: ha ricevuto sondaggi da Venezia, Genoa e altre squadre, senza però trovare una nuova destinazione.
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Lotito ai tifosi della Lazio: "Non vi chiedo di essere d'accordo con me, ma di ragionare insieme"
"La società deve ascoltare di più e meglio. Questo è vero. Ma anche il confronto deve uscire dalla logica del sospetto permanente. Quando ogni gesto viene letto come provocazione, quando ogni scelta viene interpretata come chiusura, quando ogni parola diventa terreno di scontro, alla fine a perdere non è una parte: perde la Lazio": queste sono le parole di Claudio Lotito, presidente della Lazio, che ha pubblicato una lunga lettera aperta sul Messaggero, rivolgendosi ai tifosi biancocelesti.
La stagione del club è stata segnata dallo strappo tra il numero uno e la tifoseria, che ha disertato le partite casalinghe lasciando le tribune dell'Olimpico semi deserte. Il presidente ha scritto: "Cari tifosi laziali, desidero innanzitutto ringraziare il Direttore e il giornale che ospitano queste righe perché offrono spazio a una riflessione ampia, in un momento delicato. Essere tifoso significa contribuire a un comune sentimento, più leale e più utile alla Lazio. Scrivo a chi gioisce. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica. Scrivo anche a chi si è allontanato, deluso, amareggiato".
E ancora: "Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché mi sembra doveroso, da Presidente della S.S. Lazio, condividere con alcuni di voi alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco”.
IL CONFLITTO - Lotito ha proseguito commentando le critiche subite dai tifosi: “Si può non essere d’accordo con una scelta societaria, con una strategia societaria, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno".
Poi, il presidente ha parlato dell'indipendenza della Lazio dalle logiche del calcio moderno: "Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, ed è rimasta una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anch’io voglio una Lazio capace di vincere".
LE BARRIERE - Lotito ha proseguito scrivendo: "Chi governa una società complessa come la Lazio sa di farlo in modo spesso complicato, contestato. In questo sono consapevole. È per questo che chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della scelta singola o più conveniente da raccontare. E dentro questo quadro c’è anche chi vuole affrontare con chiarezza il rapporto con i tifosi: deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. Una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata".
Il patron si è scusato per aver avuto alcuni atteggiamenti sbagliati nei confronti della tifoseria: "Voglio dire qualcosa di molto personale: può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da polemiche, offese e attacchi continui, io abbia risposto a telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto".
SUL FUTURO - Lotito ha fatto il punto sul futuro del club: "La Lazio non è ferma, sta lavorando, sta costruendo. E lo sta facendo dentro un calcio che cambia velocemente, dove servono nervi saldi, visione internazionale, senso istituzionale e capacità di resistere alle sirene di chi promette tutto e subito senza spiegare chi pagherà il conto".
"Io questo conto non l’ho mai voluto scaricare sulla Lazio. Ho sempre cercato di governarlo secondo un principio di responsabilità. Posso aver commesso errori, ma non ho mai trattato la Lazio come un bene qualsiasi. Non l’ho mai considerata merce. Non l’ho mai pensata come qualcosa da utilizzare e poi lasciare al proprio destino".
UNA NUOVA FASE - Come si può ricucire lo strappo? Secondo Lotito, bisogna passare al dialogo costruttivo, aprendo così una nuova fase: "Con rispetto per tutti voi, per la vostra passione e per la storia che rappresentate, credo sia arrivato il momento di aprire una fase nuova: più dialogo, più ascolto, più responsabilità reciproca. Senza strumentalizzazioni. Senza rese dei conti. Senza dividere la Lazio tra buoni e cattivi. La Lazio non appartiene a una polemica. Appartiene alla sua storia, ai suoi tifosi e al futuro che tutti abbiamo il dovere di difendere”.
E ancora: "La Lazio non può vivere di slogan. Non può essere trascinata dentro una narrazione in cui tutto ciò che viene fatto è sbagliato per definizione e tutto ciò che viene promesso da altri è automaticamente migliore. La Lazio ha bisogno di critica, sì. Ma di critica leale. Ha bisogno di passione, non di distruzione. Ha bisogno di tifosi esigenti, non di una guerra permanente che rischia di indebolire proprio ciò che si dice di voler difendere".
Lotito ha fatto un chiaro appello ai tifosi: "Non vi chiedo di essere sempre d’accordo con me. Non sarebbe giusto e non sarebbe nemmeno possibile. Vi chiedo di ragionare insieme".
FLAMINIO - Il presidente ha fatto il punto sullo stadio Flaminio: "Il progetto è stato valutato e inserito nella cornice dei progetti strategici legati agli stadi per Euro 2032: un passaggio non scontato, che conferma la concretezza di un dossier complesso, tecnico, urbanistico e istituzionale. Non siamo davanti a una suggestione comunicativa, ma a un percorso reale, che riguarda la Lazio e riguarda Roma. Il Flaminio rappresenta una sfida ambiziosa: riqualificare un impianto storico, modernizzare l’esperienza sportiva, creare valore per il club e restituire centralità a un pezzo importante della città".
Lotito ha citato anche il lavoro prezioso della dirigenza biancoceleste: "C’è poi il lavoro quotidiano della direzione sportiva e del direttore Angelo Fabiani, che sta affrontando una fase delicata di ristrutturazione, valorizzazione e consolidamento della rosa. Ogni operazione, ogni scelta, ogni valutazione tecnica ed economica deve avere un’unica finalità, quella di rendere la Lazio più forte, più solida, più competitiva. Sempre con l’obiettivo della vittoria”.
La Lazio smentisce le voci sulla cessione: "Non esiste alcuna trattativa"
La Lazio non è in vendita. Con un comunicato sul proprio sito, il club biancoceleste ha smentito alcune voci circolate nelle scorse ore. "In relazione alle notizie e alle ricostruzioni diffuse nelle ultime ore da alcuni organi di informazione e canali social riguardanti una presunta cessione della S.S. Lazio, la Società smentisce categoricamente quanto riportato" è ciò si legge nella nota del club, che ha sottolineato di aver già provveduto a segnalare alle Autorità il fatto e punire chi ha fatto circolare la voce della cessione.
L'ultima novità in casa biancoceleste è la lunga lettera pubblicata da Claudio Lotito sul Messaggero. Il numero uno della Lazio si è rivolto direttamente ai tifosi, chiedendo di ricucire lo strappo creatosi nell'ultima stagione. Il presidente ha invitato i supporters alla mediazione, ammettendo le proprie colpe e sottolineando il proprio impegno nel far crescere la Lazio, dentro e fuori dal campo.
IL COMUNICATO - Dalla smentita all'impegno del club, ecco le parole della Lazio: "Non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla vendita della Società, né sono stati sottoscritti accordi, intese o impegni di qualsiasi natura aventi ad oggetto il trasferimento, totale o parziale, della proprietà del Club. La proprietà non ha conferito alcun mandato per la cessione della Società né ha avviato interlocuzioni finalizzate a operazioni di vendita".
E ancora: "Le informazioni relative a presunti nuovi proprietari, investitori italiani o stranieri, fondi di investimento, modifiche dell’assetto proprietario o accordi collegati al progetto Stadio Flaminio risultano del tutto prive di fondamento. La Società invita tifosi, azionisti, investitori e operatori dell’informazione a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali diffuse attraverso i canali istituzionali della S.S. Lazio".
OPERARE CON TRASPARENZA - Il comunicato prosegue così: "La diffusione reiterata di notizie prive di riscontro riguardanti la governance, l’assetto proprietario e le strategie societarie della Società rischia di generare disinformazione, alterare la corretta percezione del mercato e influenzare l’andamento del titolo. Per tali ragioni, la S.S. Lazio, in qualità di società quotata, ha provveduto a trasmettere apposita segnalazione alle Autorità competenti affinché possano essere svolte le opportune verifiche in merito alla diffusione di informazioni non supportate da elementi oggettivi e ai possibili effetti sul regolare funzionamento del mercato".
E infine, la Lazio ha ribadito il proprio impegno nell'operare in maniera responsabile e trasparente: "La Società continuerà a operare con la trasparenza, la responsabilità e il rispetto delle regole che hanno sempre contraddistinto la propria attività, riservandosi ogni opportuna iniziativa a tutela della Società, dei propri azionisti e della comunità biancoceleste".
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