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Ultim'oraJuventus-Comolli, è addio: il francese non è più l'amministratore delegato
Le strade della Juventus e di Damien Comolli si separano. Manca ormai soltanto il comunicato ufficiale da parte del club bianconero, ma la decisione è presa: il dirigente francese non è più l'amministratore delegato della squadra torinese, come annunciato da Sky Sport. Dopo una giornata di riflessioni in casa Juventus, la società ha deciso di non proseguire con l'ex Tolosa, come raccontato nelle ultime ore.
Si chiude così, dopo appena un anno, l'avventura di Comolli a Torino. Arrivato la scorsa estate per guidare la nuova fase manageriale e sportiva del club, il rapporto si interrompe in modo prematuro. Nelle prossime ore è attesa l'ufficialità che formalizzerà l'addio e metterà la parola fine a questa breve parentesi bianconera, costringendo la Juventus a rimettersi alla ricerca di una nuova figura apicale per l'organigramma societario.
Mondiali 2026: la guida definitiva ai talenti da seguire per ogni girone
Manca sempre meno al fischio d'inizio della Coppa del Mondo 2026, l'edizione più grande di sempre che animerà gli stadi di Stati Uniti, Messico e Canada. Con 48 squadre ai nastri di partenza, il torneo si preannuncia come un mosaico perfetto tra stelle consacrate, nazioni al debutto storico e giovani talenti pronti a prendersi la scena. In questo raccoglitore definitivo, vi portiamo alla scoperta dei giocatori da tenere d'occhio in ogni singolo raggruppamento: dalle favole di Curaçao e Giordania ai nuovi "craque" in rampa di lancio con Brasile, Francia e Inghilterra. Ecco la mappa completa dei protagonisti attesi.
GRUPPO A - Il girone inaugurale promette spettacolo e storie affascinanti, a cominciare dal Messico padrone di casa che si affida all'estro di Julián Quiñones, un ex giocatore di hockey su ghiaccio trasformatosi in un prolifico bomber in Arabia Saudita. La Repubblica Ceca risponde con Pavel Šulc, centrocampista del Lione che in Francia hanno già accostato a Thomas Müller per intelligenza e versatilità tattica. Da non perdere di vista il Sudafrica, che lancia sul grande palcoscenico il funambolico classe 2003 Relebohile Mofokeng, mentre la Corea del Sud si poggia sulle spalle di Lee Kang-in, trequartista ormai maturo e abituato alle enormi pressioni di un top club come il PSG.
GRUPPO B - Nonostante l'assenza dell'Italia, questo girone offre un mix tattico e tecnico di altissimo livello. La vera mina vagante è la Bosnia con Kerem Alajbegovic, fenomeno di soli 17 anni sbocciato a Salisburgo che batte i rigori con la freddezza di un veterano. Il Canada, padrone di casa, confida nello strapotere fisico e negli inserimenti di Ismael Koné, centrocampista totale che ha trovato la sua dimensione a Sassuolo. Il Qatar spera nelle magie del due volte Pallone d'Oro asiatico Akram Afif, mentre per la Svizzera i riflettori sono tutti puntati su Johan Manzambi, duttile rivelazione del Friburgo che ha già ricevuto l'investitura pubblica da Xherdan Shaqiri.
GRUPPO C - Il fascino del Joga Bonito incontra la voglia di riscatto. Il Brasile di Ancelotti mette in mostra l'ala classe 2006 Rayan, talento del Bournemouth elogiato persino da Coutinho. Il Marocco risponde con l'incredibile precocità di Ayyoub Bouaddi, stellina del Lille classe 2007 che ha stregato il ct Regragui a suon di record. A dare battaglia ci saranno anche la rivelazione Haiti, trascinata dal possente bomber dell'Esteghal Duckes Nazon, e la Scozia, che spera nelle invenzioni dell'imprevedibile Ben Gannon-Doak, l'esterno classe 2005 che ha impressionato anche Jürgen Klopp.
GRUPPO D - Un raggruppamento estremamente equilibrato con molta "Italia" in campo, ma dove i fari sono puntati altrove. Gli Stati Uniti si aggrappano alla velocità e ai gol del centravanti del Monaco Folarin Balogun per sognare in grande davanti al proprio pubblico. Il Paraguay si affida alle accelerazioni di Miguel Almirón, tornato a incantare nella "sua" Atlanta. Attenzione poi alle nuove leve: l'Australia spera nelle doti balistiche del 2006 ex Bayern Nestory Irakunda, mentre la Turchia non vede l'ora di ammirare Can Uzun, classe 2005 dell'Eintracht che ha scelto il cuore turco rinunciando alla Germania.
GRUPPO E - La Germania di Nagelsmann cerca il riscatto puntando su un centravanti atipico: Nick Woltemade, gigante di due metri che tocca il pallone come un trequartista. L'avversario più ostico è l'Ecuador, un fortino difensivo che in attacco si accende con le giocate del "Niño Prodigio" classe 2007 Kendry Páez. La Costa d'Avorio proverà a sfrecciare sulle fasce grazie al talento del Lipsia Yan Diomande, esploso nell'ultima stagione. Ma gli occhi del mondo saranno anche per la favola Curaçao: l'isola caraibica di 150mila abitanti si gode il suo storico debutto iridato aggrappandosi all'esperienza dell'ex Manchester United Tahith Chong.
GRUPPO F - Equilibrio e solidità faranno da padroni. L'Olanda, oltre ai classici top player, schiera in porta Bart Verbruggen del Brighton, già etichettato come l'erede di van der Sar per i riflessi e l'abilità coi piedi. Il Giappone ha finalmente il centravanti in grado di far sognare i quarti di finale: Ayase Ueda, reduce da un'annata strepitosa con il Feyenoord. La Svezia rilancia le sue ambizioni offensive con l'intelligenza tattica e i gol di Benjamin Nygren (Celtic), mentre la Tunisia consegna le chiavi del centrocampo a Ellyes Skhiri, veterano dell'Eintracht fondamentale per l'equilibrio delle Aquile di Cartagine.
GRUPPO G - Il Belgio affronta il ricambio generazionale lanciando a sorpresa Matias Fernandez-Pardo, attaccante 2005 del Lille soffiato all'ultimo istante alla Spagna. Alle spalle dei Diavoli Rossi, la lotta è serratissima. L'Egitto, guidato da Salah, coccola il clamoroso classe 2008 Hamza Abdelkarim (già in orbita Barcellona). L'Iran, tra mille difficoltà logistiche e assenze pesanti, scopre il fisico e le geometrie del mediano 2006 Amirmohammad Razzaghinia. La Nuova Zelanda, invece, blinderà la propria area di rigore con il capitano del Reading (in prestito allo Sheffield) Tyler Bindon, difensore classe 2005 invalicabile nel gioco aereo.
GRUPPO H - Spagna e Uruguay partono un gradino sopra le altre. Le Furie Rosse propongono la vivacità dell'esterno dell'Osasuna Víctor Muñoz (2003), mentre la Celeste spinge sulla fascia sinistra con lo strapotere atletico del motorino dello Sporting CP Maximiliano Araújo. A cercare di spezzare l'egemonia ci proveranno Capo Verde, trascinato dal granitico muro difensivo del Villarreal Logan Costa, e l'Arabia Saudita, aggrappata alla fantasia, ai tiri a giro e all'esperienza del suo eroe nazionale Salem Al-Dawsari, alla terza apparizione iridata.
GRUPPO I - Un girone affascinante e ricco di storie. La Francia cala l'asso Désiré Doué, gioiello raffinato del PSG ed ennesimo prodotto di una filiera inesauribile. La Norvegia si gode l'impatto dirompente dell'ala del Lipsia Antonio Nusa, un 2005 ispirato dal Neymar del 2014. Il Senegal unisce fisicità e qualità nello stretto affidandosi al classe 2005 del Como Assane Diao. A guidare l'Iraq al ritorno in un Mondiale dopo 40 anni sarà invece il cuore del capitano e bomber Aymen Hussein, simbolo di resilienza assoluta per il suo popolo.
GRUPPO J - L'Argentina campione in carica inizia a inserire volti nuovi: tra tutti spicca Valentin Barco, "El Colo", mancino classe 2004 eclettico e coraggioso. L'Austria di Rangnick risponderà con il pressing e l'energia inesauribile di Konrad Laimer, il motore del collettivo europeo. L'Algeria cerca il rilancio affidando la trequarti al talento purissimo del 2005 Ibrahim Maza, già accostato a Wirtz in Germania. Ma l'impresa più romantica è quella della Giordania, che affronta la sua prima Coppa del Mondo aggrappandosi all'uomo che l'ha resa possibile: l'ala Moussa Tamari, leader tecnico, pioniere europeo ed eroe nazionale.
GRUPPO K - Tra eleganza e fame di riscatto. Il Portogallo si gode le geometrie dell'immenso João Neves, che a soli 20 anni gioca già con l'autorità di un veterano. La Colombia ritrova un letale Luis Suarez, rigenerato allo Sporting CP dopo aver vinto battaglie personali contro la depressione. Completano il quadro la Repubblica Democratica del Congo del duttile e amatissimo Yoane Wissa (che sognava la nazionale fin da ragazzino mandando messaggi su Facebook) e l'Uzbekistan, capitanato da Eldor Shomurodov, un idolo che da bambino badava alle mucche prima di poter correre allo stadio.
GRUPPO L - L'Inghilterra ha qualità da vendere, e Tuchel è pronto a sorprendere affidando la trequarti a Morgan Rogers, intelligente e potente gioiello dell'Aston Villa. La Croazia getta le basi per la difesa dei prossimi 15 anni lanciando il fenomenale classe 2007 del Tottenham Luka Vuskovic. Il Ghana affida le chiavi della mediana al 2006 Caleb Yirenkyi, moderno e duttile "box-to-box" di scuola danese. A chiudere il girone c'è Panama, che per non fare la comparsa si affiderà al fiuto del gol dell'esperto centravanti di manovra José Fajardo.
Dalla delusione Mondiale alla Supercoppa Europea: l'arbitro somalo Omar Artan dirigerà PSG-Aston Villa
La Supercoppa UEFA 2026 avrà un direttore di gara d'eccezione, protagonista di una storia di riscatto che va oltre i confini del campo da gioco. Sarà il fischietto somalo Omar Artan a dirigere la supersfida tra i campioni d'Europa del Paris Saint-Germain e l'Aston Villa (vincitore dell'Europa League), in programma il prossimo 12 agosto a Salisburgo. Una designazione storica, nata nel quadro di un recente protocollo d'intesa (MoU) siglato tra l'UEFA e la CAF (la federazione africana), ma che porta con sé un forte messaggio di solidarietà.
IL DIVIETO DI INGRESSO NEGLI USA E L'ESCLUSIONE DAI MONDIALI - Il 34enne, infatti, era stato originariamente inserito dalla FIFA nella prestigiosa lista degli arbitri per i Mondiali 2026. Il suo sogno iridato, però, si era infranto contro questioni strettamente burocratiche e politiche: ad Artan è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti, impedendogli di fatto di partecipare alla massima rassegna calcistica. Un duro colpo per uno dei direttori di gara più in rampa di lancio del panorama internazionale. Arbitro FIFA dal 2018, Artan si è imposto come uno dei migliori fischietti al mondo, dirigendo - tra le altre - la finale di ritorno della CAF Champions League 2025/26 ed essendo eletto "Miglior arbitro africano maschile" nel 2025.
LE PAROLE DI ČEFERIN E MOTSEPE - A spiegare i motivi e il valore di questa scelta è stato direttamente il presidente della UEFA, Aleksander Čeferin: "Omar Artan è un arbitro giovane ma già eccellente e di grande esperienza, che si è dimostrato ai massimi livelli nel calcio africano. Il calcio è fatto per connettere le persone e la UEFA vuole mostrare il suo rispetto a Omar e alle sue eccezionali capacità arbitrali, che gli erano valse una nomination così prestigiosa. Sono grato al mio amico e presidente della CAF Patrice Motsepe per aver appoggiato con entusiasmo la nostra iniziativa".
Parole a cui ha fatto eco lo stesso numero uno del calcio africano, Patrice Motsepe, che ha celebrato l'evento come una vittoria per l'intero movimento: "Omar Artan ha reso la Somalia e l'intero continente africano estremamente orgogliosi. Questa designazione per la UEFA Supercoppa è il riconoscimento della sua abilità di livello mondiale e del rispetto internazionale di cui gode. È un eccellente esempio di come il calcio unisca le persone dall'Africa all'Europa e in tutto il mondo".
Orsolini rinnova con il Bologna? L'ad Fenucci: "La nostra intenzione è..."
«Tedesco lo conosciamo da tempo, i primi contatti risalgono a quando volevano sostituire Thiago Motta, quando abbiamo capito della sua volontà di andarsene, solo che al tempo lui era occupato con la Nazionale belga" ha annunciato Claudio Fenucci, amministratore delegato del Bologna, a margine della conferenza stampa di presentazione di Domenico Tedesco. "Quando ci siamo resi conto che proseguire con Italiano non era possibile lo abbiamo ricontattato. Devo dire che gli devo fare i complimenti per le cose che già conosceva sulla nostra squadra, sui giocatori e sulle modalità di gioco della squadra" ha continuato l'ad rossoblù.
Successivamente, Fenucci ha descritto le caratteristiche che hanno spinto la dirigenza del Bologna a scegliere Tedesco come sostituto di Vincenzo Italiano: "Tedesco è un allenatore giovane ed è un bene perché porta cose nuove nonostante abbia comunque un curriculum importante. Ha tanta esperienza in diversi campionati esteri e sa gestire problematiche importanti esseno stato allenatore della nazionale belga. Lui non è stato un giocatore professionista, ma questo accresce ancora di più il suo merito perché saper convincere i calciatori quando non hai giocato da professionista non è facile. Oggi si apre un nuovo ciclo, speriamo che sia pieno di soddisfazione e risultati sportivi: il rapporto umano deve essere sempre al centro».
ORSOLINI - Non sono mancate domande sui rinnovi, soprattutto quello di Riccardo Orsolini. Fenucci, però, ha confermato di essersi già mosso per ottenere la firma del numero 7 rossoblù: «Orsolini è un giocatore particolare perché è il simbolo del Bologna in un calcio che sta perdendo le sue bandiere. Gli abbiamo fatto la proposta di rinnovo e pian piano ci stiamo avvicinando. La nostra intenzione è proseguire con lui».
Infine, Fenucci ha concluso parlando anche del suo futuro nel club: "Siamo tutti legati al Bologna, questo è il mio 31 esimo campionato da amministratore delegate e il mio 13esimo con il Bologna. L’unica partita che non sono riuscito seguire fu lo spareggio con il Pescara per la tensione che avevo. Con il Bologna abbiamo costruito un club organizzato e trasparente e stiamo cercando di portare avanti progetti importanti. La voglia di continuare e la passione c’è sempre ma per ora è stato un bel cammino sicuramente".
Chivu a cuore aperto: "L'Inter mi ha tolto il sonno. Lo Scudetto? Vinto a Como"
Un anno e quattro mesi senza dormire, ma con due trofei in bacheca al primo colpo, tra cui uno Scudetto che ha spazzato via lo scetticismo iniziale. Cristian Chivu si racconta a tutto tondo al Corriere dello Sport in una lunga chiacchierata con Ivan Zazzaroni. Dal difficile approdo sulla panchina nerazzurra al post-Inzaghi, fino alla gestione dei campioni e alle polemiche arbitrali.
L'IMPATTO CON IL MONDO INTER - Passare dai giovani e dal Parma alla panchina dell'Inter non è stato un salto banale. Chivu non nasconde le difficoltà umane e psicologiche dei primi mesi: "È un anno e 4 mesi che non dormo, mi sono venuti i capelli bianchi e mia moglie non mi riconosce più. All'inizio mi chiedevo: 'Sono in grado di farlo? Sono in grado di gestire una determinata tipologia di giocatori?'. Un conto è allenare dei giovani ambiziosi, un conto è arrivare in uno spogliatoio di giocatori già evoluti. La cosa più semplice è allenare, la più complicata è gestire tutto lo stress e le pressioni esterne che all'Inter si creano anche solo per un pareggio".
Un momento critico è stato l'autunno, segnato dalle sconfitte contro Juventus, Napoli, Milan e Udinese: "Per una squadra con l'ambizione di vincere erano troppe. Ma in quel periodo la società, con Ausilio sempre presente e sereno ad Appiano, non ci ha mai fatto mancare il sostegno. Io vedevo la crescita quotidiana della squadra".
IL MOMENTO SCUDETTO - Chivu ha ereditato una squadra che aveva perso uno Scudetto per un punto e una finale di Champions League. La sua scelta è stata chiara: "Non volevo rivoluzioni, volevo un'evoluzione del gioco del passato. Volevo andare più in verticale, alzare l'intensità e avere più pragmatismo. Non è stato semplice convincere i ragazzi all'inizio, creavamo tanto e sbagliavamo molto sotto porta".
La svolta della stagione, per l'allenatore, ha un luogo e un risultato preciso: "Dopo il 4-3 al Como ho capito che avevamo vinto lo Scudetto. L'ho detto a porte chiuse ai ragazzi e allo staff. Sapevo che vincere quella partita avrebbe tolto un sacco di certezze alle inseguitrici, come il Napoli. C'è voluta ambizione e anche un po' di fortuna, ma lì abbiamo svoltato".
IL CASO BASTONI E L'ASSENZA DI LAUTARO - Zazzaroni tocca anche il tasto dolente delle polemiche stagionali, in particolare la presunta simulazione di Bastoni contro la Juventus, che ha attirato fischi su tutti i campi d'Italia: "Per me non è stata una simulazione. È colpa di un regolamento per cui il VAR non poteva intervenire. C'è stato un tocco leggero, magari ha esagerato, ma solo chi non ha giocato a calcio non capisce il livello emozionale di un Inter-Juve. Mi ha dato fastidio che ex giocatori ne abbiano parlato come di una vergogna, quando tutti in campo cercano di usare un po' di malizia. Alessandro ne ha sofferto tanto, ma è stato bravo a non farlo pesare. Il problema è che tutti si aspettavano che l'Inter non vincesse, dava fastidio a tanti".
Fondamentale anche la gestione delle emergenze, come l'assenza di capitan Lautaro: "Ci è mancato tanto. Nel derby mi sono ritrovato a dover schierare Pio (Esposito, ndr) e Bisseck insieme perché Lautaro era rotto e Thuram aveva le placche. I ragazzi sono stati bravissimi, anche se per i difensori avversari, per una questione di esperienza e furbizia, affrontare due giovani è diverso".
IL MERCATO E IL LATO UMANO - Sulle voci di budget faraonici per l'estate (si parla di 200 milioni), Chivu frena con ironia e pragmatismo: "È una balla sicura. I soldi aiutano ad alzare il livello e la percezione interna, ma non garantiscono la Champions. Io quest'anno non ho chiesto giocatori, chiedo a Pio e Bisseck di fare più di 10 gol. Il mio mestiere è fare il gestore: l'allenatore deve adattarsi ai grandi giocatori, non viceversa. Quando hai un centrocampista che è stato il migliore per 7 anni di fila, devi creare un'armonia per convincerlo che quello che proponi è la cosa giusta".
In chiusura, un toccante ricordo del grave infortunio alla testa subìto ai tempi in cui giocava, che gli ha cambiato la prospettiva sulla vita: "In quel momento la mia preoccupazione non era tornare a giocare, ma la paura di non poter essere il padre che ero prima per mia figlia Natalia. Temevo di non poter essere il mentore di cui avrebbe avuto bisogno. Oggi di figli ne ho due, credo di essere migliorato come uomo, sono più premuroso. Adesso voglio solo andare in vacanza e godermi mia moglie, consapevole che l'anno prossimo, dovendo difendere i titoli, sarà ancora più dura".
UfficialeFabio Pisacane rinnova con il Cagliari fino al 2028
Il matrimonio tra Fabio Pisacane e il Cagliari è destinato a durare ancora a lungo. Il club sardo ha annunciato ufficialmente il prolungamento del contratto del proprio allenatore, blindandolo con un nuovo accordo valido fino al 30 giugno 2028, con un'opzione a favore della società per un'ulteriore stagione (2029).
UNA STAGIONE DA INCORNICIARE - La riconferma dell'allenatore è il naturale epilogo di un'annata d'esordio sulla panchina della Prima squadra che ha pienamente centrato gli obiettivi prefissati. Subentrato nell'estate del 2025, Pisacane ha condotto il Cagliari a una salvezza tranquilla, conquistata con largo anticipo. I dati della stagione appena conclusa parlano chiaro: 14esimo posto in classifica e 43 punti. Si tratta del terzo miglior risultato in Serie A per il club isolano dal 2014 a oggi.
UNA VITA IN ROSSOBLÙ - Quella di Pisacane è una storia a tinte rossoblù. Difensore del Cagliari dal 2015 al 2021, una volta dopi il ritiro è entrato nello staff tecnico della Prima squadra (2022), per poi passare con successo alla guida della formazione Primavera. Con l'Under 20 ha scritto la storia mettendo in bacheca, nel 2025, la Coppa Italia Primavera (primo trofeo assoluto del vivaio sardo). Un trionfo che gli è valso la promozione alla guida dei "grandi".
CONTINUITÀ E PROGRAMMAZIONE - Come sottolineato nel comunicato ufficiale della società, il rinnovo rappresenta "una scelta nel segno della continuità, della programmazione e del senso di appartenenza". Con questa firma a lungo termine, il Cagliari affida definitivamente le chiavi del proprio progetto sportivo a un uomo che ha scelto l'isola come casa, ponendo basi solide per il futuro nel segno dell'ambizione e del consolidamento in Serie A.
Il Lecce pensa alla doppia direzione sportiva: Sogliano insieme a Trinchera
Il Lecce 2026/2027 inizia a prendere forma. I giallorossi sono al lavoro per definire la questione che riguarda il direttore sportivo. L'idea del presidente Saverio Sticchi Damiani è quella di affiancare all'attuale ds Stefano Trinchera una figura esperta come Sean Sogliano. Il numero uno del club crede al modello del doppio direttore sportivo e attende di capire la situazione di Sogliano. Qualora il ds dell'Hellas Verona tardasse a lasciare la sua posizione - o non si libererà - Sticchi Damiani andrà avanti con il solo Trinchera.
Trinchera ricopre la carica di direttore sportivo dal 2021, quando ha lasciato il Cosenza per sposare la causa giallorossa. Per il ds si è trattato di un ritorno al "Via del Mare", avendo ricoperto lo stesso ruolo tra il 2015 e il 2016.
LA SITUAZIONE DI SOGLIANO - Come vi abbiamo raccontato, il Lecce è fortemente interessato a Sogliano. I giallorossi vedono nel ds la figura esperta da cui ripartire dopo l'addio di Pantaleo Corvino, colonna della squadra salentina. Sogliano occupa la carica di direttore sportivo dell'Hellas Verona dal 2022 e si è messo in luce grazie ad acquisti mirati e plusvalenze record.
Il curriculum di Sogliano parla da sè. Prima della firma con il Verona, il ds ha lavorato in grandi piazze come Padova, Palermo e Genoa.
Il Torino verso il cambio del Team Manager: Andreini ai saluti, trattativa avanzata con Gazzi
Il rinnovamento in casa Torino continua. Il club va verso il cambio del Team Manager, con Alessandro Andreini che è ai saluti. Al suo posto può arrivare Alessandro Gazzi, con il quale c'è una trattativa avanzata. Gazzi conosce bene l'ambiente granata, poiché ha vestito la maglia del Toro tra il 2012 e il 2016, stagioni positive sotto la guida di Gian Piero Ventura.
IL PERCORSO IN PANCHINA TRA SERIE B E C - Dopo aver chiuso la carriera da calciatore, Gazzi ha subito intrapreso il percorso da allenatore entrando nello staff dell’Alessandria. Un passaggio immediato che ha segnato l’inizio della sua nuova esperienza in panchina. Nel 2022 è diventato vice allenatore dell’Under 17 del Torino, sua ex squadra, conseguendo nello stesso periodo il patentino UEFA A a Coverciano, abilitazione che gli consente di allenare fino alla Serie C e di fare il vice in Serie A e B.
Successivamente ha proseguito il suo percorso come vice: nel 2023 alla Feralpisalò al fianco di Marco Zaffaroni, esperienza conclusa con la retrocessione, e nel 2024 al Südtirol, sempre come collaboratore dello stesso allenatore. L'avventura terminata con l’esonero a dicembre.
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