Ultime notizie di calciomercato
Chivu a cuore aperto: "L'Inter mi ha tolto il sonno. Lo Scudetto? Vinto a Como"
Un anno e quattro mesi senza dormire, ma con due trofei in bacheca al primo colpo, tra cui uno Scudetto che ha spazzato via lo scetticismo iniziale. Cristian Chivu si racconta a tutto tondo al Corriere dello Sport in una lunga chiacchierata con Ivan Zazzaroni. Dal difficile approdo sulla panchina nerazzurra al post-Inzaghi, fino alla gestione dei campioni e alle polemiche arbitrali.
L'IMPATTO CON IL MONDO INTER - Passare dai giovani e dal Parma alla panchina dell'Inter non è stato un salto banale. Chivu non nasconde le difficoltà umane e psicologiche dei primi mesi: "È un anno e 4 mesi che non dormo, mi sono venuti i capelli bianchi e mia moglie non mi riconosce più. All'inizio mi chiedevo: 'Sono in grado di farlo? Sono in grado di gestire una determinata tipologia di giocatori?'. Un conto è allenare dei giovani ambiziosi, un conto è arrivare in uno spogliatoio di giocatori già evoluti. La cosa più semplice è allenare, la più complicata è gestire tutto lo stress e le pressioni esterne che all'Inter si creano anche solo per un pareggio".
Un momento critico è stato l'autunno, segnato dalle sconfitte contro Juventus, Napoli, Milan e Udinese: "Per una squadra con l'ambizione di vincere erano troppe. Ma in quel periodo la società, con Ausilio sempre presente e sereno ad Appiano, non ci ha mai fatto mancare il sostegno. Io vedevo la crescita quotidiana della squadra".
IL MOMENTO SCUDETTO - Chivu ha ereditato una squadra che aveva perso uno Scudetto per un punto e una finale di Champions League. La sua scelta è stata chiara: "Non volevo rivoluzioni, volevo un'evoluzione del gioco del passato. Volevo andare più in verticale, alzare l'intensità e avere più pragmatismo. Non è stato semplice convincere i ragazzi all'inizio, creavamo tanto e sbagliavamo molto sotto porta".
La svolta della stagione, per l'allenatore, ha un luogo e un risultato preciso: "Dopo il 4-3 al Como ho capito che avevamo vinto lo Scudetto. L'ho detto a porte chiuse ai ragazzi e allo staff. Sapevo che vincere quella partita avrebbe tolto un sacco di certezze alle inseguitrici, come il Napoli. C'è voluta ambizione e anche un po' di fortuna, ma lì abbiamo svoltato".
IL CASO BASTONI E L'ASSENZA DI LAUTARO - Zazzaroni tocca anche il tasto dolente delle polemiche stagionali, in particolare la presunta simulazione di Bastoni contro la Juventus, che ha attirato fischi su tutti i campi d'Italia: "Per me non è stata una simulazione. È colpa di un regolamento per cui il VAR non poteva intervenire. C'è stato un tocco leggero, magari ha esagerato, ma solo chi non ha giocato a calcio non capisce il livello emozionale di un Inter-Juve. Mi ha dato fastidio che ex giocatori ne abbiano parlato come di una vergogna, quando tutti in campo cercano di usare un po' di malizia. Alessandro ne ha sofferto tanto, ma è stato bravo a non farlo pesare. Il problema è che tutti si aspettavano che l'Inter non vincesse, dava fastidio a tanti".
Fondamentale anche la gestione delle emergenze, come l'assenza di capitan Lautaro: "Ci è mancato tanto. Nel derby mi sono ritrovato a dover schierare Pio (Esposito, ndr) e Bisseck insieme perché Lautaro era rotto e Thuram aveva le placche. I ragazzi sono stati bravissimi, anche se per i difensori avversari, per una questione di esperienza e furbizia, affrontare due giovani è diverso".
IL MERCATO E IL LATO UMANO - Sulle voci di budget faraonici per l'estate (si parla di 200 milioni), Chivu frena con ironia e pragmatismo: "È una balla sicura. I soldi aiutano ad alzare il livello e la percezione interna, ma non garantiscono la Champions. Io quest'anno non ho chiesto giocatori, chiedo a Pio e Bisseck di fare più di 10 gol. Il mio mestiere è fare il gestore: l'allenatore deve adattarsi ai grandi giocatori, non viceversa. Quando hai un centrocampista che è stato il migliore per 7 anni di fila, devi creare un'armonia per convincerlo che quello che proponi è la cosa giusta".
In chiusura, un toccante ricordo del grave infortunio alla testa subìto ai tempi in cui giocava, che gli ha cambiato la prospettiva sulla vita: "In quel momento la mia preoccupazione non era tornare a giocare, ma la paura di non poter essere il padre che ero prima per mia figlia Natalia. Temevo di non poter essere il mentore di cui avrebbe avuto bisogno. Oggi di figli ne ho due, credo di essere migliorato come uomo, sono più premuroso. Adesso voglio solo andare in vacanza e godermi mia moglie, consapevole che l'anno prossimo, dovendo difendere i titoli, sarà ancora più dura".
UfficialeFabio Pisacane rinnova con il Cagliari fino al 2028
Il matrimonio tra Fabio Pisacane e il Cagliari è destinato a durare ancora a lungo. Il club sardo ha annunciato ufficialmente il prolungamento del contratto del proprio allenatore, blindandolo con un nuovo accordo valido fino al 30 giugno 2028, con un'opzione a favore della società per un'ulteriore stagione (2029).
UNA STAGIONE DA INCORNICIARE - La riconferma dell'allenatore è il naturale epilogo di un'annata d'esordio sulla panchina della Prima squadra che ha pienamente centrato gli obiettivi prefissati. Subentrato nell'estate del 2025, Pisacane ha condotto il Cagliari a una salvezza tranquilla, conquistata con largo anticipo. I dati della stagione appena conclusa parlano chiaro: 14esimo posto in classifica e 43 punti. Si tratta del terzo miglior risultato in Serie A per il club isolano dal 2014 a oggi.
UNA VITA IN ROSSOBLÙ - Quella di Pisacane è una storia a tinte rossoblù. Difensore del Cagliari dal 2015 al 2021, una volta dopi il ritiro è entrato nello staff tecnico della Prima squadra (2022), per poi passare con successo alla guida della formazione Primavera. Con l'Under 20 ha scritto la storia mettendo in bacheca, nel 2025, la Coppa Italia Primavera (primo trofeo assoluto del vivaio sardo). Un trionfo che gli è valso la promozione alla guida dei "grandi".
CONTINUITÀ E PROGRAMMAZIONE - Come sottolineato nel comunicato ufficiale della società, il rinnovo rappresenta "una scelta nel segno della continuità, della programmazione e del senso di appartenenza". Con questa firma a lungo termine, il Cagliari affida definitivamente le chiavi del proprio progetto sportivo a un uomo che ha scelto l'isola come casa, ponendo basi solide per il futuro nel segno dell'ambizione e del consolidamento in Serie A.
Il Lecce pensa alla doppia direzione sportiva: Sogliano insieme a Trinchera
Il Lecce 2026/2027 inizia a prendere forma. I giallorossi sono al lavoro per definire la questione che riguarda il direttore sportivo. L'idea del presidente Saverio Sticchi Damiani è quella di affiancare all'attuale ds Stefano Trinchera una figura esperta come Sean Sogliano. Il numero uno del club crede al modello del doppio direttore sportivo e attende di capire la situazione di Sogliano. Qualora il ds dell'Hellas Verona tardasse a lasciare la sua posizione - o non si libererà - Sticchi Damiani andrà avanti con il solo Trinchera.
Trinchera ricopre la carica di direttore sportivo dal 2021, quando ha lasciato il Cosenza per sposare la causa giallorossa. Per il ds si è trattato di un ritorno al "Via del Mare", avendo ricoperto lo stesso ruolo tra il 2015 e il 2016.
LA SITUAZIONE DI SOGLIANO - Come vi abbiamo raccontato, il Lecce è fortemente interessato a Sogliano. I giallorossi vedono nel ds la figura esperta da cui ripartire dopo l'addio di Pantaleo Corvino, colonna della squadra salentina. Sogliano occupa la carica di direttore sportivo dell'Hellas Verona dal 2022 e si è messo in luce grazie ad acquisti mirati e plusvalenze record.
Il curriculum di Sogliano parla da sè. Prima della firma con il Verona, il ds ha lavorato in grandi piazze come Padova, Palermo e Genoa.
Juventus, in discussione la posizione dell'ad Comolli
La posizione dell'amministratore delegato della Juventus, Damien Comolli, è in discussione. Secondo quanto riportato da Sky Sport, la proprietà bianconera sta decidendo se rinnovargli la fiducia o se iniziare una fase di cambiamenti all'interno del management del club.
Fino a ieri, Comolli ha lavorato attivamente al calciomercato, sia dal punto di vista degli acquisti sia delle cessioni. Come vi abbiamo raccontato in questi giorni, la Juve sta trattando con l'Aston Villa per il Dibu Martinez (Leggi qui la news), con il quale ha già raggiunto un accordo. Oltre al portiere argentino, nella lista dei desideri bianconera c'è anche Sorloth, attaccante dell'Atletico Madrid. Ai due si è aggiunto Jhon Lucumì del Bologna, che Spalletti vuole per rinforzare la difesa.
NON SOLO ACQUISTI - La dirigenza della Juventus, però, lavora anche sulle cessioni, alcune delle quali da fare entro il 30 giugno per questioni di bilancio. I limiti imposti dagli accordi con UEFA e fair play finanziario sono oggetto di fitte riunioni. Anche per questo motivo, sarà un mercato difficile per la squadra.
Dunque, alla luce dei risultati ottenuti nell'ultima stagione e la mancata qualificazione in Champions League, sono in corso delle riflessioni da parte della proprietà, che ha intenzione di riportare la Juventus ad alti livelli. Infine, non si esclude un rinnovamento dei vertici societari, con l'esclusione di Damien Comolli dal ruolo di amministrare delagato.
Aquilani saluta Catanzaro: "Una delle decisioni più sofferte che abbia mai preso"
Le lacrime di Monza, l’abbraccio con la curva e quella sensazione sospesa tra orgoglio e rimpianto: il Catanzaro ha chiuso la sua stagione a un passo dalla Serie A, fermandosi solo per la miglior posizione del Monza dopo il 2-2 complessivo nella finale playoff. Una corsa entusiasmante, vissuta fino all’ultimo, che ha riportato i giallorossi tra le grandi protagoniste del campionato.
Protagonista assoluto di questo percorso è stato Alberto Aquilani, che dopo un anno intenso sulla panchina calabrese ha deciso di salutare il club per iniziare una nuova avventura al Sassuolo in Serie A. Prima dell’addio, l’allenatore ha voluto affidare ai tifosi e alla città una lunga lettera, un vero e proprio racconto emotivo di una stagione vissuta “a un centimetro dal sogno”.
UN VIAGGIO VISSUTO FINO ALL’ULTIMO RESPIRO - Nella sua lettera, Aquilani ripercorre la stagione come un percorso quasi irreale per intensità ed emozioni, sottolineando il legame costruito con ambiente e tifoseria: “Non credo esistano le parole giuste per salutarvi, perché non credo si possa davvero spiegare quello che abbiamo vissuto in questa stagione. Un viaggio così intenso, spericolato, pieno di emozioni che ancora mi scuotono. Siamo arrivati a un passo dal sogno, spinti dalla passione di un popolo magnifico con cui siamo diventati un corpo unico. Un legame autentico che ci ha dato speranza fino all'ultimo secondo. E nel dolore di esserci fermati a un centimetro dal traguardo, resta l'orgoglio per quello che abbiamo costruito insieme: una splendida avventura umana, oltre che sportiva”.
UNA SQUADRA COSTRUITA TRA IDEE, GIOVANI E IDENTITÀ - L’allenatore ha poi sottolineato la qualità del lavoro svolto sul campo, parlando di una squadra capace di crescere nel tempo e di interpretare con coraggio un’identità precisa, anche contro avversari più esperti: “Tutto si è incastrato alla perfezione: una squadra fantastica, che ha abbracciato un'idea e l'ha coltivata con fiducia ed entusiasmo, sempre, anche nei momenti difficili, anche con avversari sulla carta più forti. Che ha saputo trovare e poi mantenere il difficile equilibrio tra umiltà e ambizione. Capace di sognare tenendo sempre i piedi per terra. Ragazzi e giocatori seri e con un cuore enorme, a cui devo tantissimo”.
IL RINGRAZIAMENTO A CLUB, DIRIGENZA E TIFOSI - Nella parte finale della sua lettera, Aquilani ha voluto ringraziare tutto l’ambiente Catanzaro, dalla società alla tifoseria fino a chi ha lavorato quotidianamente dietro le quinte per costruire una stagione così intensa: “Una società competente, appassionata e sempre presente. Guidata dal romanticismo del presidente Noto e sostenuta dalla visione di Ciro Polito, un direttore di immenso talento ma anche una persona speciale che sa prendersi cura degli altri e creare un ambiente di grandi valori. Una tifoseria che ha trasformato ogni partita in una comunione sentimentale tra squadra e territorio, che ci ha accompagnato e sostenuto ovunque facendoci sentire il peso e il privilegio di rappresentare questi colori. Tutte le persone che hanno contribuito con il loro lavoro a creare quest'alchimia unica”.
UN LEGAME CHE RESTERÀ PER SEMPRE - Nelle ultime righe della sua lunga lettera, l'allenatore romano ha poi lasciato trasparire tutta la difficoltà del distacco e il legame costruito con la piazza giallorossa, destinato a restare anche oltre la fine del rapporto professionale: “Lasciare tutto questo è doloroso: una delle decisioni più sofferte che abbia mai preso. E se alcuni di voi saranno delusi, lo capisco. Il calcio è un percorso fatto di bivi e di scelte, e quella che ho davanti è una sfida che sento di dover affrontare. Porterò con me ogni istante di questo cammino, l'affetto ricevuto e la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza umana e professionale unica. Grazie a ogni singola persona con cui ho condiviso quest'anno indimenticabile. Non so se questo sia davvero un saluto, perché una parte di me resterà sempre a Catanzaro”.
St. Jago: "In Olanda faranno il tifo per il Curacao. Girone difficile ma sedicesimi possibili"
Non sarà in campo negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, ma Tommy St. Jago seguirà con orgoglio il cammino di Curaçao al suo primo storico Mondiale. Nato a Utrecht da madre olandese e padre originario dell'isola caraibica, il difensore centrale del KV Mechelen ha rilasciato un'intervista esclusiva a gianlucadimarzio.com. Il classe 2000 era già entrato in passato nel giro della nazionale caraibica senza però riuscire a collezionare presenze ufficiali. Nonostante la mancata convocazione da parte del c.t Dick Advocaat, il legame con Curaçao resta fortissimo.
LE RADICI E IL LEGAME CON L'ISOLA - "Mio padre è di Curaçao. È nato e cresciuto lì e ha vissuto sull'isola fino ai 19 anni. Poi si è trasferito in Olanda, dove ha iniziato la sua carriera professionale". Un rapporto che va oltre il calcio e che affonda le sue radici nella famiglia: "Ho un sentimento speciale per Curaçao perché ho ancora parenti che vivono lì, a Willemstad. Anche se sono nato in Olanda, ho sempre seguito la nazionale. Sento qualcosa di particolare per Curaçao e sono davvero felice che si sia qualificata al Mondiale. Essere parte di questo percorso era un mio obiettivo anche se ci tenevo ad esserci..."
L'ELOGIO DI DICK ADVOCAAT - St. Jago ha poi parlato del commissario tecnico che ha guidato la nazionale verso un risultato storico.
"Non sono più tornato in nazionale dopo le sue dimissioni, dovute alla malattia della figlia. Dick Advocaat è una figura importantissima per Curaçao perché è stato lui a portare la nazionale alla qualificazione per il Mondiale". La sfida impossibile? Inserita in un girone complicato con Germania, Costa d'Avorio ed Ecuador, la nazionale caraibica viene considerata da molti la classica "Cenerentola" della competizione. Ma St. Jago invita a non dare nulla per scontato: "Ovviamente l'obiettivo di ogni nazionale è qualificarsi al turno successivo. Curacao avrà tre avversarie molto forti, ma arrivando terzi ci sarebbe comunque una possibilità di passare. Nel calcio non si sa mai."
L'AFFETTO DEGLI OLANDESI - Curaçao, ex colonia olandese e oggi paese costitutivo del Regno dei Paesi Bassi, può contare anche sulla simpatia di molti tifosi nei Paesi Bassi. L'isola, situata nel Mar dei Caraibi al largo delle coste venezuelane, mantiene infatti profondi legami culturali e linguistici con l'Olanda. "Sono sicuro che molti olandesi faranno il tifo per noi. Curaçao fa parte del Regno dei Paesi Bassi e per questo tante persone sentono un legame speciale con la nostra nazionale. Inoltre sull'isola si parla anche olandese e questo ci rende ancora più uniti". Da Willemstad ad Amsterdam, passando per Rotterdam e Utrecht, il sogno mondiale di Curaçao ha conquistato un intero popolo. E anche chi, come Tommy St. Jago, non farà parte della spedizione continuerà a sostenerlo con orgoglio.
Velocità, controllo e futuro: nasce il metodo "Monza Drive"
Una visione societaria che supera la narrazione tradizionale del calcio per trasformarsi in piattaforma sociale, ingegneria formativa e identità territoriale. Nell'ultimo incontro con il management del Monza presso l'U-Power Stadium, l'Amministratore Delegato Mauro Baldissoni, il Coordinatore dell'Area Tecnica Francesco Vallone e il Responsabile della Metodologia Alberto Giacomini hanno tracciato le linee guida del club.
Il filo conduttore è chiaro: il Monza viene prima di tutto. Non esiste "l'uomo solo al comando", ma un collettivo che genera valore attraverso una struttura organizzativa che unisce la prima squadra al settore giovanile, investendo sulla formazione continua e sulla valorizzazione del talento senza dimenticare la creatività.
IL CALCIO COME PIATTAFORMA SOCIALE E IDENTITÀ TERRITORIALE - L'apertura dell'AD Mauro Baldissoni si concentra sulla straordinaria potenza sociale del calcio, un veicolo capace di generare una profonda identità. Per Baldissoni, la città di Monza esprime valori precisi che devono riflettersi nel club: "Monza non è solo velocità, è velocità sotto controllo, precisione, ingegneria e affidabilità". Da qui nasce l'esigenza di creare una vera connessione emotiva con il territorio, un progetto che ha già visto il club contattare numerose scuole medie locali. L'obiettivo è arricchire la comunità, dimostrando che il valore non è mai il frutto di un singolo, ma del collettivo.
OLTRE L'UOMO SOLO AL COMANDO: LA CENTRALITÀ DEL CLUB - Baldissoni ha poi chiarito che il modus operandi del Monza non è quello dell' "uomo solo al comando". Nonostante l'allenatore sia un leader chiamato a gestire personalità forti, la realtà della Serie A – dove la permanenza media su una panchina oscilla tra i 12 e i 24 mesi – impone una riflessione: gli allenatori operano ormai come "mini aziende". Per questo motivo, la stabilità e la filosofia devono risiedere nel club: "È l'AC Monza che fa le cose, non il singolo". La società ha il dovere di formare i calciatori, ma anche gli allenatori e i dirigenti, attraverso un confronto di crescita settimanale a stretto contatto con la realtà del club.
LINGUAGGIO UNIFORME: IL PONTE TRA GIOVANI E PRIMA SQUADRA - Sul fronte della crescita dei giovani, Baldissoni ha ammesso che "manca ancora qualcosa e si può fare meglio", ponendo l'obiettivo di ampliare la base dei ragazzi in orbita Prima Squadra. Una sfida spiegata da Francesco Vallone, Coordinatore dell'Area Tecnica, che ha illustrato la strategia per non disperdere il talento: "Vogliamo uniformare il linguaggio e la comprensione, in modo che il percorso del ragazzo non si interrompa". La parola d'ordine è "unicità". A testimonianza di questa sinergia, Vallone ha rivelato un retroscena concreto: da febbraio, l'allenatore della Prima Squadra è sceso in campo a Monzello nei pomeriggi per guidare allenamenti individuali con i giovani, applicando gli stessi metodi, principi e carichi di lavoro dei professionisti.
LA METODOLOGIA DEL FUTURO: STIMOLARE LA CREATIVITÀ SENZA IMPOSIZIONI - Se la struttura e il linguaggio devono essere uniformi, l'approccio sul campo deve saper preservare l'istinto dei calciatori. Alberto Giacomini, Responsabile della Metodologia, ha spiegato come il Monza intenda stimolare la creatività senza nasconderla: "Non cancelliamo la creatività, cerchiamo di stimolarla attraverso giochi e duelli in cui l'allenatore non interviene". Il focus si sposta sulla cognizione e sulla percezione visiva – con allenamenti specifici strutturati per tutti i calciatori – dove il ragazzo non riceve istruzioni, ma viene stimolato a trovare la soluzione al problema in totale autonomia.
Il Monza lavora per il post Bianco: Gilardino è il primo nome
Il Monza prosegue nella ricerca del nuovo allenatore dopo la separazione con Paolo Bianco, che ha espresso la volontà di non continuare sulla panchina biancorossa. Il club sta portando avanti una fase di valutazioni e contatti per individuare la guida tecnica della prossima stagione. Nella giornata di ieri, come avevamo anticipato, il primo nome sondato è stato quello di Alberto Gilardino. Vedremo se sarà proprio lui il prescelto per la panchina della neopromossa.
Questa mattina, nel corso di un incontro allo stadio U-Power tra dirigenza e stampa, l’amministratore delegato Mauro Baldissoni ha fatto il punto sulla situazione: “Questa mattina abbiamo parlato con un possibile allenatore per la prima volta, cominciamo oggi le nostre valutazioni”. Resta quindi Gilardino tra i profili monitorati in queste prime fasi di riflessione: sarà poi da capire se alla fine sarà proprio lui il prescelto per la panchina del Monza.
Le più lette
