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Domenico Messina è il nuovo direttore tecnico dell'AIA
Domenico Messina è il nuovo direttore tecnico dell'AIA
Sarà Domenico Messina, ex arbitro della sezione di Bergamo, a ricoprire il ruolo di direttore tecnico dell'Associazione Italiana Arbitri. A nominarlo è stato il Comitato Nazionale dopo le settimane di confusione dettate dall'auto-sospensione di Gianluca Rocchi da responsabile CAN in seguito alle indagini portate avanti dalla Procura di Milano per alcune designazioni arbitrali. Entrerà in carica a partire dal 1° luglio. IL COMUNICATO DELL'AIA - Di seguito il comunicato dell'AIA: "Il Comitato Nazionale dell’Associazione Italiana Arbitri, nel rispetto delle disposizioni introdotte dalla recente riforma associativa e in attuazione dell’art. 10-bis del Regolamento Associativo, ha individuato in Domenico Messina il nuovo Direttore Tecnico dell’AIA. Tale attività si inserisce nel percorso di rinnovamento organizzativo dell’Associazione e consentirà di garantire il tempestivo avvio delle attività attribuite alla nuova figura tecnica a partire dal 1° luglio 2026. L’individuazione di Domenico Messina è avvenuta con grande senso di responsabilità, nella consapevolezza dell’importanza strategica che il Direttore Tecnico rivestirà per lo sviluppo, il coordinamento e la valorizzazione del patrimonio tecnico arbitrale nazionale. Il profilo di Messina rappresenta una sintesi di esperienza internazionale, competenza tecnica e profonda conoscenza del sistema arbitrale italiano, maturate nel corso di una carriera che lo ha visto protagonista ai massimi livelli. Con questa scelta, il Comitato Nazionale conferma la volontà di affidare la nuova struttura tecnica associativa a una figura di assoluto prestigio, capace di accompagnare l’Associazione Italiana Arbitri nelle sfide future, garantendo continuità, competenza e una visione orientata alla crescita tecnica dell’intero movimento arbitrale. Di seguito la scheda tecnica di Domenico Messina come arbitro, dirigente e osservatore: Arbitro CAN dal 1995 al 2007 (192 presenze in Serie A e due finali di Coppa Italia 1999 e 2006) Arbitro Internazionale dal 1998 al 2007 (Top Class dal 2001 al 2005) Componente CAN PRO nella stagione 2009/2010 Componente CAN B nella stagione 2010/2011 Responsabile CAN B dal 2011/2012 al 2013/2014 Responsabile della CAN dal 2014/2015 al 2016/2017 Componente CAN nella stagione 2022/2023 Osservatore UEFA dal 2010 Osservatore CAN e CON Prof dal 2008 Premio Giorgio Bernardi 1996 Premio Giovanni Mauro nel 2001 Premio Claudio Pieri 2021 Negli ultimi anni ha guidato le commissioni arbitrali delle Federazioni di Cipro e Serbia".
Di Francesco verso la permanenza al Lecce: incontro in programma per pianificare il futuro
Di Francesco verso la permanenza al Lecce: incontro in programma per pianificare il futuro
Dopo l'addio di Pantaleo Corvino, il Lecce potrebbe ripartire dal d.s. Trinchera, che ha già rinnovato fino al 2029, e anche da Eusebio Di Francesco. L'allenatore, infatti, dopo le riflessioni delle ultime settimane in seguito alla salvezza raggiunta, ora va verso la permenenza in panchina anche per la prossima stagione. Per lui c'è già un contratto che lo lega al club fino al 2027. L'INCONTRO - In programma c'è un incontro in settimana tra la società e Di Francesco. Se inizialmente doveve essere un incontro per definire il futuro dell'allenatore, ora sembra più essere un incontro di pianificazione del futuro. In particolare, servirà per programmare il calciomercato estivo.
UfficialeCremonese avanti con Giampaolo: ci sarà ancora lui in panchina
Cremonese avanti con Giampaolo: ci sarà ancora lui in panchina
La Cremonese riparte nel segno della continuità. I grigiorossi, infatti, dopo la retrocessione arrivata solo all'ultima giornata di campionato, hanno decisio di affidare ancora la panchina a Marco Giampaolo. Sarà ancora lui l'allenatore anche in Serie B, dopo che nell'ultima stagione è subentrato in corsa al posto di Davide Nicola. L'annuncio è arrivato direttamente dal club. LA NOTA DELLA CREMONESE - Questo il comunicato ufficiale della società: "U.S. Cremonese è lieta di comunicare che mister Marco Giampaolo sarà l’allenatore dei grigiorossi anche nella stagione sportiva 2026/27. L’esperienza del tecnico abruzzese rappresenta un elemento fondamentale per il percorso che il club intende affrontare nella prossima stagione. Nel corso della sua ventennale carriera, infatti, mister Giampaolo ha sempre dimostrato grandi capacità nella valorizzazione dei giovani talenti, attitudine già dimostrata durante la sua prima esperienza in grigiorosso con il ventunenne Federico Di Francesco e il giovanissimo Rey Manaj protagonisti della stagione 2014/15. Altri giocatori di talento come Leandro Paredes, Piotr Zielinski, Patrick Schick e Milan Skriniar nel periodo trascorso con Giampaolo hanno avuto modo di essere valorizzati prima di affermarsi ai massimi livelli del calcio nazionale e internazionale. Tagliato il traguardo delle 413 panchine tra i professionisti, Giampaolo riparte dunque dalla Cremo che in carriera ha già guidato in 35 partite. Buon lavoro, mister!".
Taremi sui Mondiali: "Sport e politica dovrebbero restare separati, qui non sento cordialità"
Taremi sui Mondiali: "Sport e politica dovrebbero restare separati, qui non sento cordialità"
Non è mai solo calcio, lo sa bene Mehdi Taremi che parteciperà ai Mondiali negli Stati Uniti con il suo Iran. L'ex attaccante dell'Inter è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport, purtroppo non parlando solo di campo. Infatti, è inevitabile parlare della situazione in cui si trova il suo Paese e delle difficoltà dietro la partecipazione al Mondiale negli States.  SPORT E POLITICA - L'attaccante dell'Iran ha innanzitutto separato la questione politica dal campo, pur sottolineando un'accoglienza non cordiale del paese ospitante della competizione: “Non è la mia prima Coppa del Mondo, ma la terza… Si dice sempre che, una volta sceso dall’aereo ed entrato nel Paese ospitante, si dovrebbe percepire un’atmosfera di cordialità e unità. Forse è solo una mia impressione, ma in questo momento non la sento. È ovvio che ci sia molta tensione, ma penso che sport e politica dovrebbero essere sempre separati. Lo sport ha a che fare con il rispetto, la pace, l’unione. La Coppa del Mondo ha un pubblico di non so quanti miliardi di persone e può promuovere questi sentimenti, può spingere un mondo libero dai conflitti, non solo per l’Iran ma per tutti. Aggiungo solo che qualsiasi Paese che accetti di ospitare un Mondiale deve seguire i regolamenti della Fifa e adempiere alle proprie responsabilità come nazione ospitante. È questo che intendo quando dico che la politica va separata e i principi dello sport preservati".  ORGOGLIO - Nonostante la sitiazione difficile, Taremi ha sottolineato l'orgoglio che sente con la propria nazionale: "Vogliamo trasmettere un messaggio di pace attraverso il nostro gioco e la nostra cultura, che è molto ricca. I media non la mostrano correttamente al mondo. Credo che il nostro popolo sia orgoglioso di noi, semplicemente per essere andati lì e aver giocato in queste circostanze. Adesso, dopo l’orgoglio, dobbiamo dare loro qualche gioia, quindi vincere le partite".  INTER - Il classe 1992, ora all'Olympiacos, è tornato anche sulla sua esperienza in Italia all'Inter: "Nel calcio non va tutto come vorremmo, gli infortuni fanno parte del gioco e io cerco di guardare avanti piuttosto che indietro. Al di là di quanto abbia segnato, di quanti assist abbia fatto e dei trofei mancati, l’Inter sarà sempre un club speciale per me, per tutto ciò che ho vissuto lì, per i compagni di squadra e per i tifosi. Non ho mai smesso di seguire i nerazzurri e penso che le due coppe vinte quest'anno siano meritate, frutto del grande lavoro dei miei compagni: sono ancora in contatto con molti di loro, li considero amici". 
Brasile, Vinicius: "Ancelotti ha fiducia in me, possiamo fare la storia"
Brasile, Vinicius: "Ancelotti ha fiducia in me, possiamo fare la storia"
Manca sempre meno all'esordio del Brasile ai Mondiali contro il Marocco. La Seleçao giocherà infatti nella notte italiana fra sabato e domenica e tra gli uomini più attesi della Nazionale verdeoro c'è sicuramente Vinicius Junior. L'esterno del Real Madrid, dopo Carlo Ancelotti, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport e ha anallizzato il suo ultimo periodo e le sensazioni della Nazionale brasiliana a poche ore dalla prima partita in questa Coppa del Mondo. PRESSIONE - Vinicius ha innanzitutto parlato della pressione che c'è sulla nazionale brasiliana: "Si, è normale che ci sia. Io però non ho dubbi, è chiaro che possiamo fare la storia, ci siamo preparati a lungo per arrivare qui, spero che il popolo brasiliano ci appoggi, noi abbiamo il grande desiderio di provare a renderlo felice. Abbiamo su di noi una grande pressione perché siamo il Paese che ha vinto più volte, ma stiamo formando un grande gruppo, con gente che ha una gran voglia di cambiare la storia calcistica del Brasile".  NEYMAR - L'esterno del Real Madrid ha anche parlato delle condizioni del suo compagno di squadra Neymar: "Spero che possa rientrare al più presto e dare il suo contributo come tutti gli altri. Io sono cresciuto guardando le sue mosse, copiando il suo stile. È stata una figura fondamentale nella mia vita di giovane calciatore. Il calcio ha bisogno di lui, e noi lo stesso, spero che si rimetta rapidamente, mi sembra che tutto proceda per il meglio". ANCELOTTI - Il classe 2000 non è stato esente da critiche in Nazionale in questi anni, ma ora sente la fiducia dell'allenatore: "Percepisco da parte di Ancelotti grande libertà e una sincera fiducia nei miei confronti: lui è sicuro che posso fare in nazionale ciò che faccio per il Real Madrid. Io gli credo e voglio provare a scrivere la storia del Paese e della nazionale, dobbiamo fare di tutto per vincere. Io sono sicuro che in questo Mondiale faremo cose buone: siamo solidi in difesa e pronti al contropiede come ci chiede Ancelotti, che ha portato con sé nella nostra nazionale tutta la sua grande esperienza e il suo bagaglio impressionante di titoli". 
UfficialeAntonio Calabro è il nuovo allenatore del Padova
Antonio Calabro è il nuovo allenatore del Padova
Ora è ufficiale: dopo la risoluzione con la Carrarese, Antonio Calabro è il nuovo allenatore del Padova.Per lui un contratto biennale fino al 2028, con l'annuncio ufficiale arrivato in una giornata particolare. Infatti quello di oggi, sabato 13 giugno, è il giorno di Sant'Antonio, suo onomastico e soprattutto del santo patrono della città di Padova. IL COMUNICATO DEL PADOVA - Questa la nota del Padova: "Il Calcio Padova comunica di aver affidato la guida tecnica della prima squadra ad Antonio Calabro che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2028. Antonio Nicola Calabro è nato a Galatina (Lecce) il 10 agosto 1976, anche se originario di Melendugno (LE). Da calciatore, nel ruolo difensore, ha vestito le maglie di Casarano (Serie C dal 1994 al 1997 e dal 2009 al 2012), Castel di Sangro (Serie B nel 1997/1998), Lecco (Serie C1 dal 1998 al 2002), Brindisi (Serie C2 dal 2002 al 2004), Manfredonia (Serie C2 e promozione in Serie C1 dal 2004 al 2007) e Pistoiese (Serie C1 nel 2007/2008), vestendo inoltre la maglia della nazionale italiana Under 16 nell’europeo del 1993 e il campionato mondiale Under 17 in Giappone. Dopo una prima esperienza da allenatore-giocatore al Casarano, al fianco di Fabrizio Caracciolo in Serie D, inizia la sua carriera da allenatore subentrando sulla panchina del Gallipoli in Eccellenza e concludendo la stagione 2012/2013 al 7° posto. Nella stagione successiva vince il campionato, riportando i giallorossi in Serie D. Nel 2014 si trasferisce alla Virtus Francavilla, con cui conquista il campionato pugliese di Eccellenza e la Coppa Italia Dilettanti. Alla sua prima stagione da allenatore in Serie D vince nuovamente il campionato, ottenendo la prima storica promozione della Virtus Francavilla tra i professionisti. All’esordio in Lega Pro, nella stagione 2016/2017, chiude il campionato al 5° posto e supera il Fondi ai playoff, venendo eliminato soltanto dal Livorno dopo due pareggi per 0-0 tra andata e ritorno. Dopo tre stagioni memorabili, si trasferisce al Carpi in Serie B, chiudendo il campionato cadetto all’11° posto. Nel gennaio 2019 viene nominato tecnico della Viterbese Castrense (Serie C); rescinde il contratto nell’estate successiva per motivi familiari, ma torna sulla panchina gialloblù nel mese di novembre, conducendo la squadra al 12° posto finale. Nell’agosto 2020 viene ingaggiato dal Catanzaro (Serie C), che guida al 2° posto nel girone C, a pari punti con l’Avellino. La squadra viene eliminata al secondo turno della fase nazionale dei playoff dall’Albinoleffe. Confermato anche per la stagione successiva, viene esonerato il 29 novembre 2021. Torna alla Virtus Francavilla nella stagione 2022/2023, portando il club pugliese al 13° posto finale in Serie C, a un solo punto dalla zona playoff. Nel gennaio 2024 viene ingaggiato dalla Carrarese, allora 4ª nel girone B di Serie C, in sostituzione di Alessandro Dal Canto. Chiude il campionato al 3° posto ed elimina ai playoff, nell’ordine, Perugia, Juventus Next Gen e Benevento, prima di superare in finale l’LR Vicenza e conquistare la promozione in Serie B dopo 76 anni di attesa. Confermato anche nella serie cadetta, ottiene la salvezza matematica alla penultima giornata, chiudendo al 12° posto con 45 punti. Nella stagione appena conclusa centra nuovamente la salvezza con due giornate d’anticipo e conclude ancora una volta al 12° posto. Benvenuto Mister!".
IntervistaIl traguardo di Hidalgo: “Orgoglioso di far parte della famiglia del Depor”
Il traguardo di Hidalgo: “Orgoglioso di far parte della famiglia del Depor”
Un’attesa lunga otto anni. Poi la felicità, quella che "prevale su tutto il resto". Otto anni dopo, il Deportivo La Coruña festeggia il ritorno in Liga, e l’allenatore Antonio Hidalgo ci racconta così tutte le sue emozioni: "Il club è tornato dove non se ne sarebbe mai dovuto andare. Sono molto orgoglioso di far parte della famiglia del Depor". Un sentimento "che ti fa sentire davvero forte", un cerchio che si chiude e gli insegnamenti di Iraola. Passo dopo passo, Hidalgo ha imparato "a crescere e ad adattarmi ai club che ho allenato", fino alla prima promozione in Liga da allenatore: "Ci sono tante emozioni insieme: sono stati otto anni lontani dall'élite, il club è tornato dove non se ne sarebbe mai dovuto andare". Alla prima stagione in Galizia, Hidalgo ha costruito un sogno nato dall’umiltà di un gruppo intero: "L'obiettivo era lottare per arrivare tra le prime sei e lo abbiamo fatto per tutto l'anno, ma la possibilità di raggiungere una promozione diretta si è concretizzata solo nelle ultime giornate". IL MOMENTO DECISIVO - Ma c’è un momento che più di altri ha significato promozione. E l’allenatore non ci pensa due volte: "Credo che la partita contro l’Andorra sia stata la chiave. Quel giorno ci siamo resi conto che l'obiettivo era ormai a portata di mano. L’atmosfera che si respirava allo stadio, il modo in cui ci hanno trascinati i i tifosi… è stato un momento davvero importante". Una settimana più tardi, il sogno è realtà: il Deportivo batte il Real Valladolid e torna in Liga. Ma l’istantanea più nitida di questo traguardo, per Hidalgo, è un’altra: "Credo che i giocatori abbiano creato una vera e propria famiglia. Vedere i loro volti allo Zorrilla (centro sportivo del Deportivo, ndr) dopo la partita è stato incredibile, e mi rimane impressa questa loro immagine di felicità dei miei giocatori". "UN SOSTEGNO MAI VISSUTO PRIMA" - Dal campo alla città, la promozione del Deportivo è un sogno che ha unito tutta La Coruña: "Non ho mai vissuto come professionista questo sostegno, e l’abbiamo avuto settimana dopo settimana. Ringrazio i tifosi per il sostegno: in alcuni momenti ho dovuto ascoltare il loro sentimento e capire cosa significasse il Depor". E dopo una sola stagione, lo stesso Hidalgo ha vissuto in prima persona la passione del club spagnolo: "Chi arriva da fuori non potrà mai provare lo stesso sentimento di chi tifa per una squadra fin da piccolo. Ma il Depor è passione, forza, energia. Ti fa sentire parte di qualcosa che è un sentimento davvero grande". LA CRESCITA E GLI INSEGNAMENTI DI IRAOLA - Ma quel sentimento arriva dopo un lungo percorso. Crescita e insegnamenti, soprattutto durante l’avventura all’AEK Larnaca, dove Hidalgo lavora come vice allenatore di Imanol Idiakez prima e Andoni Iraola poi: "Sono molto affezionato a questa esperienza, il club insieme a Xavi Roca (direttore sportivo dell’AEK nel 2016, ndr) mi ha dato la possibilità di muovere i primi passi in questo mondo. Da Imanol ho imparato tante cose positive, da Andoni in particolare l'attenzione ai dettagli, il saper tenere tutto sotto controllo, un approccio quotidiano esigente". Da Larnaca a La Coruña. Dieci anni dopo, il primo vero traguardo. Con una consapevolezza precisa: "Quando si inizia ad allenare da giovani, si pensa che esista un solo modo di fare le cose, ovvero il proprio. Quando passi da un club all'altro e incontri persone diverse, ti rendi conto che bisogna adattarsi ai giocatori, ai club. Si deve capire il più rapidamente possibile cosa provano per la squadra e la città: questo adattamento oggi è fondamentale". IL CERCHIO CHE SI CHIUDE - Quel cerchio aperto nel 2016 sta per chiudersi. E Hidalgo ha già fissato la prossima tappa, lasciando anche uno spiraglio per il futuro: "Il mio sogno si realizzerà quando inizierà il campionato in Liga. Per me è come chiudere un cerchio. Ho giocato in Tercera División, in Segunda, in Segunda B e poi in Primera División. E ora, quando il pallone inizierà a rotolare in Liga, sarà lo stesso: sono stato allenatore in Tercera División, in Segunda B e in Segunda División e ora in Primera. Per me questo significa tantissimo. Era una sfida che mi ero prefissato. Una volta raggiunti gli obiettivi, bisogna puntare a quelli successivi".
IntervistaSoriano (ds Depor): "Il nostro segreto? L'unione. Ora Barça e Real"
Soriano (ds Depor): "Il nostro segreto? L'unione. Ora Barça e Real"
"Il Deportivo è sinonimo di entusiasmo, di emozione. Da quando sono arrivato qui, tre anni fa, ho vissuto costantemente esperienze di enorme intensità. La gente, il calcio, la città ti fanno sentire parte di qualcosa di grande, di bello, e quando poi raggiungi obiettivi importanti, lo è ancora di più". Fernando Soriano misura ogni parola quando deve raccontare cosa rappresenti per lui il Depor. Arrivato a La Coruña nel 2023, è diventato l'uomo delle promozioni: la squadra femminile (che gioca in massima serie), il Fabril (la squadra B) e due volte il Depor maschile. Il successo più fresco è proprio il ritorno in Liga della squadra di Antonio Hidalgo, a distanza di 8 anni dall'ultima volta.  Soriano racconta così i primi tempi in Galizia: "Avevo lasciato l'Ibiza, in seconda divisione. Ero rimasto senza lavoro per un anno e avevo avuto altre offerte finché non è spuntato il Depor. E non ci fu bisogno di pensarci troppo. Qui avevo ex compagni di squadra, amici come Massimo (Benassi, l'AD, ndr) e altri che avevano lavorato con me a Ibiza. La decisione è stata facile e da lì in poi c'è stato tutto ciò che abbiamo vissuto fino a ora". L'UOMO DELLE PROMOZIONI - Soriano racconta le promozioni ottenute con orgoglio e altrettanta umiltà: "È un lavoro duro, non solo mio, ma di tutte le persone che ruotano attorno al club; i giocatori sono quelli più in vista, ma c'è un gruppo magnifico, prima di tutto un gruppo umano e poi dei professionisti incredibili". E sulle difficoltà del mestiere: "Ci sono momenti in cui bisogna prendere decisioni dolorose a livello personale; terminare il rapporto con alcuni giocatori, prendere decisioni sugli allenatori, con i diversi reparti all'interno del club. Sono situazioni che umanamente pesano, ma ricopriamo ruoli in cui le decisioni sono importanti per provare a ottenere i risultati che cerchiamo. E poi tutto viene ripagato dalla gioia che si prova quando si raggiungono i successi". Ma com'è lavorare tutti i giorni in una piazza con così tanto amore per la squadra ma anche con così tante aspettative e pressioni? "Ti rendi conto che devi dare il massimo. Sai quali emozioni si generano attorno a questa squadra e questo ti spinge ad assumerti un impegno, se possibile, ancora maggiore. È così che la vedo io: è la vita. La nostra vita, praticamente giorno dopo giorno, è incentrata sul club, su Abegondo (sede del centro sportivo, ndr) e, nel fine settimana, sul Riazor. È una sensazione costante di dover dare il massimo per cercare di offrire il meglio".  "IL SEGRETO? LA COESIONE" - Alla domanda su quale stato il segreto di questa stagione di successi, Soriano non ha dubbi: "Credo che ci sia stata una grande coesione non solo tra i giocatori, ma anche dentro allo staff, tra lo staff e la società, e un legame incredibile tra la società e i tifosi. Quando queste sinergie sono positive, costruttive e vanno tutte nella stessa direzione, è difficile fermarci. Si crea un legame molto forte che nei momenti difficili permette alla squadra di superarli e in quelli belli di goderseli tutti insieme". In vista della prossima stagione, l'obiettivo è chiaro: "Sappiamo da dove veniamo. Due anni fa eravamo in Primera Rfef, in terza divisione. Ora siamo di nuovo in Primera, una categoria che il Depor, per storia, prestigio e tifoseria, non dovrebbe mai abbandonare. Speriamo di poter giocare in Liga nelle prossime stagioni. Sapendo che sarà molto complicato, con avversari molto tosti, daremo il massimo per provarci. E da lì cercheremo di migliorare ogni anno. Ma sapendo che le aspettative e la competitività che ci aspettano sono davvero alte". LA SFIDA PIÙ ATTESA - Barcellona, Real Madrid, Atletico. Ma c'è una sfida che a La Coruña attendono con ancora più fermento: "Quella con il Celta, visto che si tratta di un derby. Una bella rivalità tra due squadre galiziane in prima divisione".  C'è un momento che, a distanza di anni, Soriano ricorda come il più complicato della sua permanenza al Riazor: "Il primo anno, appena arrivato. Non conoscevo bene la società, la squadra non partì bene, e in quelle situazioni bisogna riuscire a rimanere fedeli alle proprie convinzioni, a ciò che si vede giorno dopo giorno". Pochi dubbi sul momento migliore: "Forse la gara con il Leganés o quella con l'Andorra, quando si è creata quell'unione incredibile con i tifosi. Lì mi sono detto: 'Cavolo, è difficile che l'obiettivo ci sfugga'".
Brasile, Ancelotti: "Non mi aspettavo tanto affetto, le mie aspettative sono state superate"
Brasile, Ancelotti: "Non mi aspettavo tanto affetto, le mie aspettative sono state superate"
Il Brasile farà il suo esordio ai Mondiali nella notte italiana tra sabato e domenica contro il Marocco e a poche ore dal match Carlo Ancelotti è stato intervistato da Sportweek. L'allenatore è il primo straniero a guidare la Nazionale verdeoro al Mondiale e ha analizzato il suo primo periodo sulla panchina del Brasile, oltre a sottolineare le emozioni a poche ore dall'esordio. SENSAZIONI - Il C.T verdeoro si è detto stupito dall'accoglienza che gli hanno riservatoi brasiliani: "Le sensazioni sono molto positive, tutto tranquillo. Bell’ambiente. Stiamo bene,albergo piacevole e ci alleniamo al centro sportivo della Red Bull, nuovissimo. Eccezionale, grande livello. Con il Brasile mi sono trovato subito benissimo. Se devo essere sincero, le mie aspettative, che ovviamente erano già positive, sono state largamente superate". RESPONSABILITÀ - Brasile che ha paragonato al Real Madrid: "Guido la nazionale che vanta il maggior numero di partecipazioni, il Brasile non ha mai saltato un Mondiale. La cosa è molto sentita, mi sembra di essere tornato ai tempi dello sbarco al Real Madrid, nel 2013: lì c'era l'ossessione per la conquista della Décima, che mancava dal 2002 e che portammo al Bernabeu nel 2014. Qui al Brasile c'è grande pressione, che vuol dire anche grande responsabilità e grande ambizione". ACCOGLIENZA - Sul popolo e sulla nazionale verdeoro ha detto: "Non mi aspettavo tanto affetto, davvero. Sono molto amato, o almeno mi sento molto amato e la cosa mi provoca grandissimo piacere. Il Brasile lo vedi nel Carnevale: prima di tutto l’allegria, poi grande energia e voglia di stare insieme, e super organizzazione, perché il Carnevale, soprattutto quello di Rio, è una macchina perfetta nei tempi, nella costruzione dell’evento, nella scenografia. Questo è il Brasile. Aggiungo una nota sull’umiltà, che caratterizza quello che è veramente un bel popolo". FUTURO - Poi su ciò che verrà dopo i Mondiali: "Se vogliamo fare due conti arriverò al Mondiale del 2034 a 75 anni e nel 2038 a 79. Io per carattere vivo sempre il momento: penso poco al passato e poco al futuro. Il presente mi piace e mi diverto, anche se arriveranno giorni di tensione e difficoltà" NEYMAR - D'obbligo una domanda sul giocatore più atteso del Brasile, che sta cercando di recuperare dai problemi fisici per esserci: "Sta recuperando. Ha una gran voglia di farlo. Non so se sarà pronto per la prima partita ma per la seconda sì".  ITALIA E GUARDIOLA - Infine, sull'assenza della nazionale italiana al torneo: "Manca l'Italia ed è triste. Guardiola in panchina? Lo vedrei benissimo, sarebbe un grande colpo, eccome. Intanto però voglio fare un grande in bocca al lupo a Silvio Baldini, che è un mio grande amico. Eravamo insieme al corso di Coverciano"
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