Menu CalciomercatoNews CalcioInterviste e StorieConsapevolezzeCaffè Di Marzio
Contatti Mobile
Inter, Marotta: "Doblete una gioia, dispiace per la Champions. Mercato? A breve un confronto con la società"
Inter, Marotta: "Doblete una gioia, dispiace per la Champions. Mercato? A breve un confronto con la società"
L’Inter alza al cielo la decima Coppa Italia della propria storia e piazza il doblete, piegando la Lazio per 0-2 all’Olimpico al termine di una finale indirizzata già nel primo tempo con i gol di Thuram e Lautaro. La squadra di Chivu completa così una stagione da protagonista, arricchita anche dalla conquista dello scudetto, e alimentando inevitabilmente la sensazione che in casa nerazzurra possa essere appena iniziato un nuovo ciclo vincente. A confermarlo, almeno nelle ambizioni, è stato anche Giuseppe Marotta, apparso raggiante al triplice fischio. Il presidente dell’Inter ha infatti esaltato il percorso della squadra, soffermandosi poi anche sulle prospettive future e sui possibili scenari di mercato. Di seguito le sue dichiarazioni. LE PAROLE DI MAROTTA - Il presidente nerazzurro si è detto molto soddisfatto del percorso della squadra in questa stagione, soffermandosi soprattutto sull'ottimo lavoro svolto da Cristian Chivu: "Siamo contenti, nell'ultimo periodo abbiamo conseguito diversi risultati positivi. La proprietà ci ha dato deleghe molto larghe, credo sia un modello per avvicinarci sempre alla vittoria. Quest'anno nasce dalle ceneri di una sconfitta pesante, bravo Chivu a riportare in carreggiata la squadra. Due trofei importanti, c'è il puntino nero della Champions ma bisogna dare merito anche agli avversari". E proprio sulla possibilità di aprire un ciclo, anche alla luce degli ultimi acquisti arrivati quest'anno alla corte di Chivu: "Abbiamo messo dentro giovani, Sucic a mio avviso oggi è stato il migliore in campo. Continueremo sulla politica di individuare giovani talenti da mettere vicino a giocatori esperti che hanno la cultura della vittoria. Tra poco avremo un confronto con la proprietà, che ci detterà le linee guida". Giuseppe Marotta si sbilancia anche sul mercato, dichiarando come non servano eccessivi cambiamenti in vista della prossima stagione: "Non è il caso di cambiare più di tanto, ci sono degli svincolati ma l'anagrafe crea il destino. Ci sono protagonisti che a un certo punto vengono meno, ma si va avanti e non ci saranno rivoluzioni. Si va avanti con l'inserimento graduale dei giovani".
Lazio, Sarri: "Derby? A mezzogiorno non vengo, ci vengono loro"
Lazio, Sarri: "Derby? A mezzogiorno non vengo, ci vengono loro"
“Noi avevamo preparato la partita cercando di abbassare il livello della pressione nel primo tempo: è difficile tenere la loro aggresività", ha esordito Maurizio Sarri durante l'intervista post partita a Mediaset. L'allenatore biancoceleste è intervenuto dopo la finale di Coppa Italia che ha visto la vittoria dell'Inter, con la Lazio che è uscita sconfitta 2-0 dalla sfida dell'Olimpico: "Abbiamo fatto tutto da soli, gli abbiamo regalato due gol. Abbiamo avuto due occasioni per riaprirla ma non ce l’abbiamo fatta”. IL FUTURO -  Sarri ha risposto alle domande sul suo futuro: “Me ne importa zero. Il problema non è quello: mi dispiace per i ragazzi. Ho visto uno stato d’animo difficile. Abbiamo affrontato un ottimo percorso per arrivare fino qui, abbiamo incontrato una squadra più forte di noi” ROVELLA - L'allenatore toscano ha parlato anche delle condizioni di Rovella: "È stato fermo tutto l’anno, non è in condizione. Io non speravo nei 90 minuti ma nei 120. Patric ha avuto un indurimento del polpaccio e aveva bisogno dlela sostituzione” L'ATTEGGIAMENTO - “La squadra non è stata remissiva. Non li abbiamo presi alti per non farci infilare continuamente. Il secondo tempo è stato più a viso aperto”, così Sarri ha commentato l'attaggiamento della squadra nel corso della partita.  IL DERBY - Per concludere il tema derby, con le polemiche legate all'orario: “Io ho la sensazione che lunedì vengo, domenica a mezzogiorno non vengono, ci vengono loro. Se fossi il Presidente non presenterei nemmeno la squadra. Ci sono una serie di errori clamorosi, ma nessuno ha preso un microfono per chiedere scusa. Ci sono quattro squadre che si giocano una partita da 80-90 milioni. Non è logico giocare alle 12:30". 
Roma-Lazio, la Lega Serie A presenta un ricorso al TAR: ecco quando arriverà l'esito
Roma-Lazio, la Lega Serie A presenta un ricorso al TAR: ecco quando arriverà l'esito
La questione legata al derby della Capitale continua inevitabilmente a far discutere e ad agitare il finale di stagione di Serie A. Nelle ultime ore, infatti, la Lega Serie A ha deciso di presentare ricorso al TAR contro il provvedimento della Prefettura di Roma, che aveva disposto lo spostamento della sfida tra Roma e Lazio da domenica alle 12:30 a lunedì 18 maggio alle ore 20:45. Una decisione che ha inevitabilmente acceso il dibattito, soprattutto per le possibili ripercussioni sul finale di campionato e sulla corsa ai posti europei. Proprio per questo motivo, la Lega ha provato nelle scorse ore a trovare una soluzione alternativa, proponendo di anticipare il derby a domenica 17 maggio alle ore 12:00. Una richiesta che, però, secondo quanto riportato dall’ANSA, è stata ritenuta “non percorribile” e quindi respinta. L'ESITO DEL RICORSO - Al momento, dunque, resta valida la scelta della Prefettura di Roma di disputare il derby nella serata di lunedì. L’esito del ricorso presentato nelle scorse ore dalla Lega Serie A, è atteso entro il pomeriggio di domani, quando potrebbe arrivare la parola definitiva sulla vicenda. LA LOTTA CHAMPIONS - Una questione che ovviamente non riguarda solo Roma e Lazio. Lo spostamento del derby, infatti, avrà ripercussioni anche sull’intero programma della giornata di Serie A, soprattutto per garantire la contemporaneità alle squadre ancora impegnate nella corsa Champions. In quest’ottica, entrano inevitabilmente in gioco anche altre sfide come Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Como-Parma.
Atalanta in Conference e Como in Europa League: la Coppa Italia dell'Inter stravolge la corsa europea
Atalanta in Conference e Como in Europa League: la Coppa Italia dell'Inter stravolge la corsa europea
L’Inter alza al cielo la sua decima Coppa Italia e, oltre ad accaparrarsi il trofeo, cambia anche gli equilibri della corsa europea. All’Olimpico finisce 2-0 per la squadra di Chivu, trascinata da un primo tempo intenso e dalle due reti di Thuram e Lautaro che hanno subito indirizzato la finale. La Lazio ha provato a rientrare in partita nella ripresa, ma i nerazzurri hanno gestito il vantaggio senza particolari rischi, portando a casa la vittoria. LAZIO, NIENTE SPERANZE EUROPA - Per la Lazio, questa sconfitta pesa doppio. Sì perché quella contro i nerazzurri era infatti l’ultima possibilità per agganciare l’Europa attraverso la Coppa Italia. Con un eventuale successo all’Olimpico, i biancocelesti avrebbero conquistato l’accesso diretto alla prossima Europa League, scenario definitivamente sfumato. Il destino europeo della squadra di Sarri, quindi, è ufficialmente chiuso. ATALANTA, ECCO LA CONFERENCE - A beneficiare della serata dell'Olimpico, potrebbe essere soprattutto l’Atalanta, attualmente settima e ormai vicinissima alla qualificazione matematica in Conference League. A due giornate dalla fine del campionato, alla squadra di Palladino manca soltanto un punto per blindare l’obiettivo europeo e approfittare dell’effetto generato dal successo dell’Inter in finale. COMO SI DICE 'EUROPA LEAGUE'? - A sorridere questa sera è anche il Como, sorpresa, e protagonista assoluto di questa stagione di Serie A. Dopo aver conquistato nella scorsa giornata la certezza matematica di partecipare a una competizione europea, con tanto di maglia celebrativa, la squadra di Fabregas vede ora alzarsi ulteriormente l’asticella. Il sesto posto occupato in questo momento garantirebbe infatti almeno l’Europa League, anche se il sogno potrebbe diventare ancora più grande. Con due giornate ancora da giocare, infatti, resta apertissima anche la corsa Champions League. Il Como dal suo canto continua a crederci e molto dipenderà dagli ultimi centottanta minuti. Nella lotta europea restano coinvolte ovviamente anche Milan, Juventus e Roma, tutte racchiuse in pochissimi punti e ancora in piena corsa per un posto tra le prime quattro. 
Lazio sconfitta in finale di Coppa Italia: non scatta l'obbligo di riscatto per Maldini
Lazio sconfitta in finale di Coppa Italia: non scatta l'obbligo di riscatto per Maldini
La Lazio perde la finale di Coppa Italia. La squadra di Sarri è stata battuta 0-2 dall'Inter di Cristian Chivu. Decisivi l'autogol di Marusic e il gol del capitano nerazzurro, Lautaro Martinez. Dietro la sconfitta della squadra biancoceleste c'è però anche un retroscena legato al mercato. Infatti, in caso di vittoria della competizione, sarebbe scattato l'obbligo di riscatto di Daniel Maldini. Il giocatore, attualmente di proprietà dell'Atalanta, era arrivato in prestito durante il mercato invernale. Data la sconfitta contro i nerazzurri, la Lazio ora potrà esercitare il dirittto di riscatto nei confronti del classe 2001.
L'Inter vince la sua decima Coppa Italia: battuta la Lazio 2-0
L'Inter vince la sua decima Coppa Italia: battuta la Lazio 2-0
Sono bastati due gol nel primo tempo all'Inter di Cristian Chivu per conquistare la decima Coppa Italia della propria storia e battere la Lazio di Maurizio Sarri. I nerazzurri hanno sbloccato il match al 13' del primo tempo con l'autogol di Marusic. Il raddoppio, poi, è arrivato al 35' con la rete di Lautaro Martinez.  Dopo la conquista dello scudetto lo scorso 4 maggio i nerazzurri vincono anche la Coppa Italia e firmano il secondo double della propria storia. IL RACCONTO DEI GOL - Sono bastati 13 minuti all'Inter per andare in vanataggio contro la Lazio. Su sviluppi di calcio d'angolo dopo la prima deviazione di Thuram, infatti, è arrivata quella decisiva di Marusic nella propria porta. Ventidue minuti dopo è arrivato il 2-0 degli uomini di Chivu. Dopo aver sfruttato un errore di Tavares, Dumfries ha servito Lautaro Martinez che, a porta quasi vuota, ha raddoppiato. 
Il PSG è campione di Francia per la quattordicesima volta nella sua storia
Il PSG è campione di Francia per la quattordicesima volta nella sua storia
Festeggia ancora il PSG. Il club parigino batte per 0-2 il Lens e si laurea campione di Francia per la quattordicesima volta nella sua storia con una giornata d'anticipo. La squadra di Luis Enrique doveva infatti recuperare il match del 29° turno, e grazie al risultato contro i giallorossi ora può festeggiare il quinto titolo consecutivo. Tra i protagonisti ancora Kvaratskhelia che anche contro il Lens ha trovato il gol che ha sbloccato la gara, a dimostrazione di un rendimento decisamente positivo, non solo nel campionato francese. Si tratta invece del terzo titolo vinto sotto la gestione di Luis Enrique, che nella scorsa stagione aveva guidato i parigini verso la vittoria di uno storico triplete. IL FATTORE LUIS ENRIQUE - Per Luis Enrique arriva invece l’11° trofeo da allenatore del PSG in meno di tre anni. Un rendimento impressionante per l'allenatore spagnolo, capace di conquistare fin qui tre campionati, due Coppe di Francia, tre Supercoppe di Francia, una Champions League, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale. Con il successo in Ligue 1, inoltre, il PSG mette in bacheca il quarto titolo stagionale dopo Supercoppa Europea, Supercoppa di Francia e Coppa Intercontinentale. Adesso, dopo il successo in campionato, i francesi puntano alla Champions League: il prossimo 30 maggio il PSG sfiderà l'Arsenal per provare a conquistare il trofeo per il secondo anno consecutivo.
Il Manchester City vince il recupero: -2 dall'Arsenal a due giornate dalla fine
Il Manchester City vince il recupero: -2 dall'Arsenal a due giornate dalla fine
Sono ancora Arsenal e Manchester City a giocarsi il titolo in Premier League, con i Citizens che si sono riportati -2 grazie alla netta vittoria per 3-0 contro il Crystal Palace, nel recupero della 31esima giornata. Le reti di Semenyo, Marmoush e Savinho hanno permesso al City di avvicinarsi alla squadra di Arteta. I Gunners mantengono il primo posto a due lunghezze dai rivali, quando mancano solo due giornate al termine del campionato. Pesa per il Manchester City il pareggio contro l'Everton per 3-3, mentre il successo dell'Arsenal contro il West Ham (con brivido finale) è stato un passo importante verso la vittoria della Premier League.  Adesso, a due giornate dal termine del campionato, Arsenal e Manchester City sono separate da 2 punti in classifica e hanno lo stesso numero di partite giocate. IL CALENDARIO DELL'ARSENAL- Oltre al campionato, i Gunners saranno anche protagonisti in Champions League, con la finale in programma il prossimo 30 maggio contro il PSG. Prima, però, c'è da chiudere il discorso in Premier nelle ultime due partite di questo campionato. - 37ª giornata: Arsenal-Burnley - 38ª giornata: Crystal Palace-Arsenal IL CALENDARIO DEL MANCHESTER CITY -  La squadra di Guardiola è tornata a -2 dopo la vittoria nel recupero della 31esima giornata. Di seguito il calendario dei Citizens, che dovrà anche giocare la finale di FA Cup contro il Chelsea sabato 16 maggio. - 37ª giornata: Bournemouth-Manchester City - 38ª giornata: Manchester City-Aston Villa COSA SUCCEDE IN CASO DI ARRIVO A PARI PUNTI - Non è ancora da escludere questo scenario e, se dovesse concretizzarsi, ci sarebbero diversi aspetti da considerare. In caso di equilibrio fino all'ultima giornata, per regolamento della Premier League, il titolo si assegnerebbe innanzitutto col criterio della differenza reti. Al momento, l'Arsenal ha una differenza reti di +42, mentre il City di +40, perciò anche questo scenario, al momento, premierebbe i Gunnners.
IntervistaNel mondo di Fusco: “Benitez e Zeman unici, Bielsa un giorno allenerà in A. Matuzalem e Kean i miei colpi più belli, D’Amico è da Milan”
Nel mondo di Fusco: “Benitez e Zeman unici, Bielsa un giorno allenerà in A. Matuzalem e Kean i miei colpi più belli, D’Amico è da Milan”
Chiuso il capitolo-Cesena, Filippo Fusco apre per www.gianlucadimarzio.com il suo album dei ricordi, ma soprattutto delle amicizie. E delle soddisfazioni personali. Sono tanti infatti i rapporti umani, unici, coltivati da un direttore sportivo che ha sempre ispirato grande fiducia in personaggi davvero originali nel mondo del calcio. E molti poco inclini alla confidenza e all'apertura di fiducia. Pensi a Fusco e l'equazione finisce subito con un nome ed un cognome, Zdenek Zeman. Dai tempi di Napoli, Fusco è infatti uno dei pochi che può vantare un rapporto speciale con il boemo che proprio ieri ha festeggiato 81 anni: "L'ho chiamato, anche se non mi ha risposto: so comunque che è uscito dall'ospedale e adesso sta un po' meglio". E poi c'è l'ironia che ha sempre contraddistinto ZZ: "Due anni fa ci siamo sentiti a Capodanno per farci gli auguri. E lui, con il suo solito modo di fare, mi ha risposto: 'Speriamo che non sia l'ultimo'. E la sua nefasta profezia è già stata superata - sorride Filippo. Zeman è un personaggio unico nel mondo del calcio". Fusco parla di lui e la voce ogni tanto si spezza per l'emozione. Il feeeling è sempre stato ispirato da una simbiosi naturale, figlia di una stima reciproca inossidabile. Come quella con Rafa Benitez, un amore a prima vista. "È la persona con la quale mi confronto di più (insieme a Fabio Pecchia) e che mi ha dato e mi trasmette davvero tanto. Un maestro di calcio. Sono onorato della sua stima e di quanto mi voglia bene". E non è un caso che a novembre scorso, Franco Baldini fece il nome di Fusco al  Panathinaikos per farli lavorare di nuovo insieme. Ma lasciare il Cesena in quel momento sarebbe stato poco corretto.  E Bielsa? I due sono stati insieme a Torino proprio qualche giorno fa, Fusco lo ha portato anche a Coverciano per una lezione speciale agli allenatori, su quei banchi dove lui invece insegna ai futuri direttori. Ma verrà mai il Loco ad allenare in serie A? BIELSA - "Bielsa ha il desiderio di venire in Italia. Gli manca non aver allenato da noi, me lo dice spesso quando ci sentiamo. Ha ancora minimo quattro anni secondo me di carriera in panchina, ma i Mondiali ti consumano e credo dopo si prenderà un anno sabbatico, poi valuterà le proposte che avrà", confessa l'ex ds del Cesena, che tante volte cita nelle sue analisi il verbo del CT dell'Uruguay. L'allenatore argentino si è infatti sempre contraddistinto per personalità e scelte. Ha sempre messo l'aspetto umano e la costruzione di un gruppo davanti a tutto, anche ai risultati: "Una volta mi ha chiamato e mi ha chiesto in base a cosa io scelga un allenatore. Sono tanti i parametri: l'aspetto tecnico, la società e gli obiettivi. Ma la cosa più importante è l'unità di valori. Io sono coraggioso e voglio un allenatore coraggioso. Un esempio che posso fare è quello di Ignazio Abate, che avrei voluto al Cesena se Mignani fosse andato a Monza. Era uno dei profili seguiti per l'atteggiamento, e mi colpì soprattutto la scelta di andare via dal Milan dopo la finale di Youth League, perché aveva dimostrato coraggio. Ha confermato alla Juve Stabia le mie sensazioni, bravo davvero!". KEAN E MATUZALEM - Amicizie, ma anche intuizioni, colpi, visioni. "I due giocatori a cui sono più affezionato sono Kean e Matuzalem", ha ammesso Fusco parlando delle operazioni di mercato a cui si è legato di più. "Su Moise, con Pecchia, ci abbiamo creduto prima di tanti: aveva 17 anni, veniva dalla primavera della Juve e gli abbiamo dato la maglia da titolare in A nell'Hellas Verona. Se in quell'anno non si fosse infortunato, secondo me ci saremmo salvati. E Matuzalem lo abbiamo preso dal Brasile a 18 anni: ha fatto molto meno di quanto potesse, ma se Guardiola e Baggio dicono che è uno dei giocatori più forti con cui abbiano mai giocato per me è una grande soddisfazione". TONY D'AMICO - Filippo Fusco è anche talent scout di...dirigenti. Alla Juventus, Paratici gli chiese di far crescere i giovani dirigenti che erano con lui: Claudio Chiellini, Matteo Tognozzi, Marco Ottolini e Giovanni Manna (che aveva lavorato con Zeman a Lugano): "Vederli tutti lavorare ad alti livelli è una soddisfazione incredibile per me.  Anche perché ho sempre cercato di stimolare tutti loro ad assumersi le responsabilità che il nostro ruolo richiede: il coraggio è la prima qualità che deve avere un ds e, soprattutto nelle difficoltà, mantenere lucidità e fermezza". Ma il caso più clamoroso e di attualità riguarda  Tony D'Amico, vincitore dell'Europa League con l'Atalanta, regista di successi importanti in 4 anni a Bergamo e ora in orbita Milan e Roma. A scoprirlo è stato proprio Fusco, che ci racconta come: "È stato mio giocatore al Foggia, poi voleva fare l'allenatore, era il vice di Novelli alla Vigor Lamezia, ma io l'ho convinto a diventare ds. Aveva tutto per farlo: sensibilità, personalità e attenzione". E la svolta per la carriera di D'Amico è arrivata quando Fusco lascia l'Hellas e lui era il suo braccio destro nel club guidato da Setti. "Quando io sono andato via da Verona dissi al presidente che D'Amico avrebbe potuto fare il direttore sportivo, e poi lui è stato bravo e si è guadagnato tutto da sé. La scelta di mandare via Di Francesco e prendere Tudor dopo poche giornate io per esempio non l'avrei mai fatta ma Tony in questo è molto più lucido", svela Fusco. "E poi lui non cerca mai il protagonismo. Secondo me è un profilo giusto anche per le proprietà americane e adesso merita davvero di fare uno step in avanti. Quando si è trattato di passare dal Verona all'Atalanta, ricordo che lo minacciai simpaticamente: 'Se non vai ti do un calcio in c**o'". L'orgoglio per questi rapporti forti e sinceri emerge forte e chiaro, così come la voglia di tornare presto in campo. Con una scrivania davanti, una proprietà che gli affidi un progetto, dove il ds può e deve prendersi le sue responsabilità. "Una delle mie ultime lezioni a Coverciano la intitolo così: è morto il direttore sportivo, viva il direttore sportivo. Il nostro modello italiano è stato infatti replicato ora in tutta Europa, ma adesso a questo ruolo è stata tolta forza. La responsabilità è fondamentale, ma devono darcela. Sempre al servizio del club naturalmente. Loro ci danno la direzione, noi dobbiamo realizzare quella che è la linea della società. E come dice Bielsa: la dicotomia non è giocare bene o giocare male, giocare bene o vincere. È giocare bene, per  vincere". Aspettando il Loco un giorno in Italia e Fusco di nuovo in pista. Magari proprio insieme, in una nuova sfida visionaria della sua carriera.
Ultime notizie di calciomercato
© gianlucadimarzio.com di proprietà di G.D.M. Comunication S.r.l. - P.IVA 08591160968
Direttore responsabile delle testate e amministratore per GDM Comunication Gianluca Di Marzio