D’Uffizi: "Ascoli, con te mi sento a casa. Qui per restituire alla piazza ciò che merita”
Il 12 luglio 2023: un giorno di piena estate come tanti, ma destinato a cambiare per sempre la storia di Simone D’Uffizi. Nelle stesse ore in cui decide di firmare con l’Ascoli, l’attaccante dà una vera sterzata alla sua carriera. Un traguardo non da poco per chi, solo qualche anno prima e da giovanissimo, aveva persino pensato di smettere con il calcio giocato. Oggi, dopo quattro stagioni in bianconero, lo dice senza esitazioni: “Mi sento un ascolano”.
L’impatto con la realtà marchigiana avviene in Serie B, raccogliendo 23 presenze e un totale di 643' giocati. Poi la dolorosa retrocessione in C e il pronto ritorno in cadetteria da protagonista assoluto: “Rispetto a qualche anno fa mi sento maturato, soprattutto grazie alla fiducia dell'allenatore (Francesco Tomei, ndr) e del direttore (Matteo Patti, ndr), racconta a Gianlucadimarzio.com. Cercato dal Pisa, retrocesso dalla Serie A nei mesi scorsi, D’Uffizi ha sempre avuto le idee chiare: “Gli interessamenti delle altre squadre fanno più che piacere. Ma Ascoli per me vuol dire casa. Conosco tutti qui e cerco di ripagare i tifosi con le prestazioni in campo. E poi – aggiunge – tutto il resto lo dice la scritta qui dietro”, dice voltandosi e volgendo lo sguardo allo striscione con l’iconico motto “Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli”.
I bianconeri, tornati in B dopo due stagioni, hanno vissuto un ottimo avvio di campionato: tre vittorie, un pareggio e una sconfitta, per un totale di dieci punti nelle prime cinque partite. “Non ci aspettavamo un inizio simile - spiega D’Uffizi - . Tomei l’anno scorso ci diceva sempre ‘ragazzi, vincere aiuta a vincere’. Una strategia che adotteremo anche quest’anno”. La sosta in corso rappresenta un’opportunità preziosa: “Ci sta dando una mano. Permette anche ai nuovi di ambientarsi, a differenza mia o di altri ragazzi che già conosciamo certe dinamiche”.
Un contesto, quello ascolano, che ha incoronato D’Uffizi con 101 presenze condite da 18 gol e 14 assist, la maggior parte realizzati nella scorsa stagione. Un riscatto importante dopo la ferita del 10 maggio 2024, quando la vittoria contro il Pisa allo stadio Del Duca non bastò a evitare la retrocessione a quota 41 punti: “Fu una stagione particolare”. Da quel giorno sono rimasti in due: lui e Tommaso Milanese. “Siamo rimasti qui perché era giusto ridare alla piazza ciò che meritava. Tomei ci dice sempre: ‘L’anno scorso ci siamo confermati come giocatori di Serie C, quest’anno dovremo essere calciatori da Serie B’. Ed è vero, ha ragione”. Con “Tommy” il legame va ben oltre le 51 partite giocate insieme: “Per me è un fratello maggiore, lo conosco da tanto tempo. È una persona speciale, dentro e fuori dal campo”.
Oggi Simone non è più il ragazzino arrivato ad Ascoli direttamente dalla “sua” Roma; è un calciatore maturo e consapevole dei suoi mezzi. Lo scorso 28 febbraio, nella sfida contro il Carpi vinta 3-0 e impreziosita da un suo gol al 68’, ha indossato anche la fascia da capitano: “Mancava Curado, quindi ho chiesto all’allenatore di indossarla. È stato un motivo d’orgoglio per me”.
UNA STRADA (NON) TRACCIATA - Ricordando il suo percorso, la strada di D’Uffizi non è mai stata spianata. I primi passi li muove nella Breda, una piccola società della Capitale dove inizia a emergere. All’età di 9 anni finisce nei radar della Roma: “Veniva sempre un osservatore giallorosso a vedere le mie partite e diceva a mio papà ‘portalo da noi!’. Ma mio padre diceva di no perché ero ancora troppo piccolo”. A 11 anni, però, si presenta Bruno Conti in persona e la strada verso la Roma si spalanca. L’anno successivo passa alla Lazio con Leonardo Fratangeli, che gli dà anche la fascia da capitano: “Sono ricordi bellissimi”, dice con un pizzico di emozione. Immagini indelebili, nonostante non tutto vada secondo i piani: “Dico che sono state 'due bastonate'. Entrambi i club decisero di farmi andare via perché ero troppo esile”.
Quindi il ritorno a casa: “Tornai alla Breda e onestamente pensai anche di smettere”. Nonostante la giovanissima età, D’Uffizi mette in conto la possibilità di chiudere con il calcio: “A quel punto pensavo solo a giocare per divertirmi, nulla più”. A riaccendere la miccia ci pensano prima la Lodigiani e poi il direttore Patrizio Melfa, che lo porta alla Nuova Florida in Serie D. Il 5 luglio 2021 arriva la svolta con la firma per la Viterbese e l'ingresso tra i professionisti. Club dove sceglie la maglia numero 15, portandosela dietro fino a oggi: “L’ho scelta perché è il giorno in cui sono nato”, il 15 settembre 2004.
CHI MI STA ACCANTO - La famiglia resta un punto di riferimento fondamentale. Quando gli viene mostrato uno dei tanti gol realizzati sotto casa da ragazzino, gli occhi gli si riempiono di emozione: “Da quando sono piccolo, mamma gestisce dei centri estivi e ogni estate ci andavo per giocare a calcio, dalla mattina alla sera. Tutto il giorno lo passavo lì”. Un legame, quello con i suoi cari, che Simone ha scelto di incidersi anche sulla pelle: “I tatuaggi dedicati alla mia famiglia sono tutti sulla gamba sinistra. Un tatuaggio per il calcio? Ci ho pensato - dice ridendo - . Quest’estate mi sono tinto i capelli di biondo per la promozione, ma qualcosa inerente al calcio potrei tatuarmela in futuro”.
Ma torniamo all’inizio, perché Simone si sente un ascolano a tutti gli effetti e i suoi obiettivi sono tutti in funzione del Picchio: “Voglio arrivare più in alto possibile, magari con questa maglia. Chiaramente il sogno nel cassetto è quello di giocare una finale Mondiale o di Champions League, ma ora penso all’Ascoli”. I bianconeri torneranno in campo il 10 ottobre alle 15 allo stadio Druso per sfidare il Südtirol. Il messaggio ai tifosi? “Qualsiasi cosa risulterebbe scontata. Non saprei cosa dirgli nello specifico perché sono uno di loro. Ci vediamo allo stadio”, conclude con un sorriso.