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IntervistaRonaldo Vieira: "La Samp? Quando ne parlo mi cambia la voce. In America ho ritrovato tranquillità"
Ronaldo Vieira: "La Samp? Quando ne parlo mi cambia la voce. In America ho ritrovato tranquillità"
Dall'Inghilterra all'Italia, fino agli Stati Uniti. Ronaldo Vieira ha costruito la sua carriera tra Leeds, Sampdoria, Verona e Torino, prima dell'attuale esperienza in MLS con la maglia dei San Jose Earthquakes. Il centrocampista classe 1998 si è raccontato a Gianlucadimarzio.com, ripercorrendo le tappe del suo percorso tra aneddoti, retroscena e momenti che hanno segnato la sua carriera. Dagli allenatori che più hanno inciso sulla sua crescita ai compagni incontrati negli anni, fino al rapporto con Genova e la Sampdoria. Uno sguardo al passato, ma anche al presente e a ciò che Vieira vuole costruire lontano dal campo. LA NUOVA VITA NEGLI STATI UNITI - Dopo gli anni vissuti in Italia, nel 2025 Vieira sente il bisogno di cambiare completamente ambiente. La scelta ricade sui San Jose Earthquakes e sulla MLS: "Ho fatto questa scelta per me. Dopo tutto quello che era successo l'anno prima dovevo cambiare aria, perché anche mentalmente non stavo bene. L'organizzazione e gli stadi sono fantastici. Avevo bisogno di questa tranquillità e oggi mi sento bene, anche fisicamente. Sono contento della scelta che ho fatto". DAL PORTOGALLO AL LEEDS - Nato in Guinea-Bissau e cresciuto tra Portogallo e Inghilterra, Vieira si abitua fin da piccolo al cambiamento: "Oggi parlo cinque lingue. Vivere in ambienti e culture diverse mi ha fatto crescere e mi ha aiutato anche quando a vent'anni sono andato da solo in Italia". La sua carriera, però, non segue il percorso tradizionale delle academy inglesi. Prima il calcio dilettantistico e il college, poi l'occasione al Leeds: "Ero un ragazzo normale che voleva giocare a calcio e aspettava la sua opportunità. Quando sono entrato nell'academy sapevo di dover lavorare il doppio degli altri. Dopo un anno sono riuscito a debuttare con la prima squadra: sono rimasto in campo solo sette minuti, ma giocare davanti a quello stadio pieno è stato incredibile". L'ARRIVO ALLA SAMPDORIA - Nell'estate del 2018 arriva una chiamata completamente inaspettata. Vieira ha appena comprato casa a Leeds e Marcelo Bielsa gli ha fatto capire di voler puntare su di lui, quando il presidente Andrea Radrizzani gli comunica la necessità di cederlo: "Mi sono spaventato ed ero triste, perché mi sentivo parte del progetto. Sono uscito dallo stadio con la mia famiglia, ho preso la macchina e sono andato a fare un giro da solo per pensare". Poi la proposta della Sampdoria: "Il mio procuratore mi spiegò che non ero obbligato ad accettare. Ci ho pensato e ho detto: 'Se serve anche ad aiutare il Leeds, lo faccio'. Andavo in Serie A, in una squadra importante. Due giorni dopo ero a Genova". GIAMPAOLO, QUAGLIARELLA E GLI ANNI A GENOVA - Il primo impatto con il calcio italiano passa soprattutto da Marco Giampaolo: "Quando sono arrivato non parlavo italiano. Mi diedero subito dei fogli con le parole più importanti che usava il mister. Qualche volta non capivo quello che diceva e lo facevo arrabbiare, ma mi ha sempre trattato come un figlio. Tatticamente mi ha insegnato tantissimo: alcune cose che ho imparato con lui le faccio ancora oggi". In quello spogliatoio incontra anche Fabio Quagliarella: "Era diverso dagli altri. Un attaccante che sentiva dove sarebbe arrivata la palla e aveva la qualità per fare gol. È stato anche un capitano esemplare: non parlava tantissimo, ma bastava guardarlo per capire". IL DERBY DI AUDERO - Genova significa inevitabilmente derby. E quello del 30 aprile 2022 è un ricordo impossibile da cancellare. La Sampdoria è avanti 1-0 quando, nel recupero, il Genoa ha la possibilità di pareggiare su rigore: "Quando l'arbitro ha fischiato mi sono venute le lacrime agli occhi. Ho pensato: 'Non è possibile'. Avevamo giocato come una squadra che non voleva perdere e sapevamo quanto fosse importante quella partita". Poi Audero para il rigore di Criscito: "Quando l'ha parato sono andato a prendere la palla. Mi sono girato e davanti a me vedevo non so quante maglie blucerchiate, perché dalla panchina erano entrati tutti in campo. È una sensazione che non dimenticherò mai". L'ANNO PIÙ DIFFICILE ALLA SAMPDORIA - Se i primi anni a Genova sono pieni di ricordi positivi, l'ultima stagione rappresenta l'altra faccia della medaglia. La Sampdoria retrocede sul campo in Serie C, prima del caso Brescia e dei playout contro la Salernitana: "È stato un anno brutto da tutti i punti di vista, calcistico e personale. Avevamo una squadra, ma qualcosa non funzionava. Ci sono stati tanti cambi di allenatore e noi giocatori avevamo le nostre responsabilità, ma non eravamo gli unici". Un periodo che lascia il segno anche fuori dal campo: "Per tantissimo tempo non sono uscito di casa. Quando ci penso ancora oggi mi cambia la voce. La Sampdoria non doveva neanche essere in Serie B e noi avevamo il compito di riportarla in A. Invece abbiamo fatto peggio". Il rapporto con la tifoseria, però, resta forte: "I tifosi vivono per la Samp. Sono sempre stati presenti, in casa e fuori. Noi come minimo dovevamo sudare per quella maglia. Capisco anche alcuni confronti che ci sono stati: calcisticamente potevano dirci quello che pensavano, perché sapevamo quanto quella squadra significasse per loro. Sono loro che fanno la Sampdoria". VERONA E TORINO, IL RAPPORTO CON JURIC - Nel percorso italiano ci sono anche Verona e Torino, due esperienze accomunate dalla presenza di Ivan Juric e condizionate dagli infortuni: "Juric mi piace molto come allenatore e credo che anche lui mi apprezzasse come giocatore. A Verona avevo iniziato bene, poi mi sono fatto molto male e da lì è diventato complicatissimo recuperare. Mi è dispiaciuto anche per lui, perché mi aveva dato fiducia e non sono riuscito a ripagarla". Il rapporto con l'allenatore croato si rinnova qualche anno più tardi, quando Vieira lo ritrova a Torino: "Mi ha sempre dato quella fiducia. Purtroppo mi sono fatto nuovamente male nella stessa zona, che non avevo mai recuperato bene. I suoi metodi sono duri: a volte gli allenamenti sono più duri delle partite. Però mi ha aiutato tanto". DALL'INGHILTERRA ALLA GUINEA-BISSAU - Il legame con le sue origini passa anche dalle scelte fatte con le Nazionali. Da giovane Vieira decide di rappresentare l'Inghilterra: "Dopo quella stagione mi hanno chiamato e, ti dico la verità, non ci ho pensato due volte. Abitavo lì già da un po' e ho detto subito sì. Se rifarei la stessa scelta oggi? Non lo so, ma in quel momento ho scelto di farlo". Una strada diversa da quella intrapresa dal fratello Romario: "Mio fratello è andato a giocare per la Guinea-Bissau e io ho sempre pensato che magari un giorno sarei andato anche io. È sempre rimasto nella mia mente. Uno sa da dove viene, ma in quel momento ero giovane e volevo provare con l'Inghilterra". Un pensiero diventato realtà: Vieira ha poi scelto di rappresentare proprio la Guinea-Bissau, tornando così a vestire i colori del Paese in cui è nato. CRISTIANO RONALDO, BIELSA E GIAMPAOLO - In tanti anni di carriera Vieira ha affrontato e condiviso lo spogliatoio con grandi giocatori. Tra gli avversari, però, un nome emerge immediatamente: "Cristiano Ronaldo. Quando entri in campo contro di lui capisci che è a un altro livello". Tra gli allenatori, invece, torna ancora una volta su Giampaolo: "Tutti hanno contribuito al giocatore che sono oggi, ma forse direi lui. Una volta arrivai in ritardo a una riunione il giorno prima della partita e mi fece una multa pesantissima. Poi mi disse: 'Lo faccio perché ti voglio bene e devi capire certe cose'. Io pensavo solo che quei soldi non sarebbero più tornati". LA FAMIGLIA E IL PROGETTO PER LA GUINEA-BISSAU - Il legame con le proprie origini va oltre il campo. Insieme al fratello Romario, Vieira sta pensando a un progetto per offrire maggiori possibilità ai giovani della Guinea-Bissau: "È una cosa di cui abbiamo già parlato con alcune persone. Quando sono stato lì con la Nazionale abbiamo visto anche dei terreni dove potremmo fare qualcosa. Ci sono tanti ragazzi con qualità, ma quello che manca è l'opportunità". Un'idea che vuole trasformare in qualcosa di concreto: "Mi piacerebbe farlo insieme a mio fratello. A dicembre andremo lì per vedere alcune cose e capire cosa si può fare". Un'idea che chiude idealmente il cerchio della sua storia. Prima di arrivare al Leeds e costruirsi una carriera tra Inghilterra, Italia e Stati Uniti, Vieira ha dovuto aspettare che qualcuno credesse in lui. Adesso, insieme al fratello Romario, vuole provare a fare lo stesso per i ragazzi della Guinea-Bissau: dare loro quell'opportunità che, da adolescente, ha aspettato a lungo.
Muslera eroe, para tre rigori: Estudiantes in finale di Libertadores. Affronterà il Palmeiras
Muslera eroe, para tre rigori: Estudiantes in finale di Libertadores. Affronterà il Palmeiras
Notte da sogno per l'Estudiantes. Gli argentini vincono ai rigori dopo il doppio 0-0 tra andata e ritorno contro il Flamengo al Maracana e tornano in finale di Copa Libertadores per la prima volta dal 2009. Protagonista indiscusso è Fernando Muslera, ex portiere di Lazio e Galatasaray: l'uruguaiano para ben tre calci di rigore e diventa idolo del club biancorosso. Tra i calciatori ipnotizzati c'è anche Jorginho, oltre a Lucas Paquetà e Bruno Henrique. Il Flamengo non è riuscito a sfruttare la superiorità numerica dovuta all'espulsione di Baltasar Rodriguez a inizio secondo tempo: si spegne dunque il sogno per i rossoneri di vincere la seconda Copa Libertadores consecutiva. FINALE CONTRO IL PALMEIRAS - Chi torna in finale di Copa Libertadores per il secondo anno consecutivo è il Palmeiras, avversario proprio dell'Estudiantes nella sfida in programma per sabato 28 novembre allo stadio Centenario di Montevideo.
Torino, la probabile formazione contro il Monza: confermata la coppia Adams-Simeone
Torino, la probabile formazione contro il Monza: confermata la coppia Adams-Simeone
La Serie A riparte con l'8ª giornata, ad aprire il turno sarà Torino-Monza alle ore 20:45 di venerdì 23 ottobre. Il Torino di Ignazio Abate è alla ricerca della terza vittoria consecutiva dopo i successi ottenuti contro Udinese e Parma. I granata dovrebbero confermare l'undici scelto nella scorsa giornata contro il Parma, dove è arrivata la vittoria per 3-0 firmata Simeone-Adams. Unico ballottaggio nei tre di centrocampo, con Fitz-Jim e Gineitis che si giocano il posto con Braganca, Vlasic e Mandragora. LA PROBABILE FORMAZIONE - Per il Toro si va verso la conferma dell'undici scelto nella precedente giornata contro il Parma. In difesa Abate conferma Perri in porta, con Coco, Ismajli e Comuzzo nella linea difensiva. A centrocampo confermato lo schieramento a cinque con Cacciamani e Belghali sugli esterni. Ballottagio nei tre in mezzo, con Fitz-Jim e Gineitis che insidiano Braganca, Vlasic e Mandragora. In avanti confermati Adams e Simeone. TORINO (3-5-2): Perri; Coco, Ismajli, Comuzzo; Belghali, Mandragora, Braganca, Vlasic, Cacciamani; Adams, Simeone. Allenatore: Ignazio Abate DOVE VEDERE LA PARTITA IN TV E STREAMING - La partita tra Torino e Monza, in programma venerdì 23 ottobre allo Stadio Olimpico Grande Torino, potrà essere seguita in diretta tv su Sky Sport, canale 251, DAZN e in streaming sull'app di DAZN.
IntervistaSibilli riparte dalla "sua" Juve Stabia: "Ho fatto una scelta di cuore"
Sibilli riparte dalla "sua" Juve Stabia: "Ho fatto una scelta di cuore"
Otto mesi lontano dal campo, una squalifica da affrontare e tante domande sul futuro. Giuseppe Sibilli si è lasciato alle spalle uno dei periodi più complicati della sua carriera e ha ritrovato il sorriso con la maglia della Juve Stabia, tornando a esultare per un gol e a sentirsi protagonista. Un ritorno tutt’altro che scontato, costruito attraverso il lavoro quotidiano, il sostegno della famiglia e la voglia di rimettersi in gioco. "Contento della scelta che ho fatto, nella mia testa c'era la voglia di tornare qui visto che anche mio papà (Salvatore Sibilli, ndr) ci ha giocato" racconta l'attaccante a Gianlucadimarzio.com: "L’Avellino e il Cesena si erano interessate a me ma alla fine ho preso questa decisione. La squalifica per calcioscommesse? Purtroppo non sono né il primo né sarò l’ultimo. Questo è un problema e bisogna affrontarlo" Castellammare - infatti - rappresenta per lui molto più di una semplice tappa professionale. È una piazza legata ai ricordi d’infanzia e alla storia familiare, un ambiente nel quale ha ritrovato fiducia, entusiasmo e il piacere di stare in campo. "Il momento è molto positivo. Dopo l’annata che ho passato e ciò che è successo, non mi aspettavo di incidere subito. Mi sono preparato, ho lavorato tanto anche quando sono stato fermo" dice Sibilli. "La forza della Juve Stabia è lo spogliatoio. Quando affrontavo questa squadra, mi chiedevo: ‘Come fanno a raggiungere certi obiettivi? Non è una squadra blasonata, con dei nomi grandi per la categoria’. Ma, stando dentro, ho capito che la vera forza è il gruppo".  Lo scorso 18 ottobre è arrivato il primo gol nella vittoria 3-0 ottenuta contro il Südtirol. Un successo di squadra ottenuto grazie all'intesa di tutti i giocatori. Tra questi, ne citiamo due: Fabio Maistro e Antonio Di Nardo. "Il primo l'ho affrontato diverse volte, abbiamo caratteristiche simili. Con il secondo c'è grande affinità". Il giusto mix di esperienza e gioventù: "Penso anche a Candellone, che è un gran bel giocatore, così come i più giovani del gruppo come Sana Fernandes, Patanè o Sandrucci che secondo me hanno tante qualità". CAPITOLO BARI - Ma facciamo un passo indietro. Perché oggi Sibilli si gode la sua Castellammare. Ma nei mesi scorsi ha vissuto momenti difficili. A partire dalla retrocessione con il Bari: "Devo tanto a questa piazza" dice con un pizzico di emozione. "Ho sentito l’affetto della città di Bari anche durante la squalifica - sulla quale torneremo più tardi - . Non sono stato insultato, anzi: mi hanno supportato". L'attaccante ha chiarito anche la questione contrattuale, sottolineando di aver dato priorità al club pugliese prima di arrivare alla separazione: "Si dicono tante cose, ma la verità la so io. Ho dato priorità al Bari, sempre, ho fatto anche tutto il ritiro con la squadra. Non ho chiesto soldi in più, ma con la retrocessione andavano messe a posto delle cose sul contratto. Poi non abbiamo trovato il giusto accordo". "Non mi è piaciuto il 'teatrino' che si è creato quando ci siamo lasciati, al quale probabilmente ho contribuito anch’io, ma non da solo. Non voglio entrare nei dettagli, ma ho avuto le mie ragioni. Da quando non sono stato convocato contro il Casarano (sfida di Coppa Italia del 5 giugno 2026, ndr) è iniziata una telenovela che, sia per il Bari sia per i suoi tifosi, poteva essere gestita diversamente". LA SQUALIFICA PER CALCIOSCOMMESSE - Bari come squadra e come città. Una realtà che ha creduto in lui e che, come sottolineato in precedenza, l'ha supportato anche nei momenti più difficili. Come quel 2 ottobre del 2025 quando è arrivata la squalifica per 8 mesi a causa del calcioscommesse. Sibilli riflette. Ma è molto onesto con sé stesso. "In quel periodo ho avuto Fabio Caserta come allenatore, mi ha aiutato tanto. Io ho sbagliato, ho commesso un errore. Ma credo che, quando ti comporti bene e fai le cose a modo, metti tutto a posto" dice l'attaccante. Un periodo difficile ma che ha saputo gestire nel modo migliore: "Mio figlio era al primo anno di vita: mi sono dedicato a fare il padre, con l’aiuto della mia famiglia. Ho fatto anche dei percorsi con il terapeuta. Mi reputo fortunato: ho 30 anni, posso giocare ancora per anni". Durante la squalifica, l'attaccante ha riscoperto alcune passioni e imparato a gestire diversamente le critiche, evitando di leggere commenti sui social nei momenti più delicati. "Come passavo il tempo? Sono sempre andato a pesca fin da piccolo, poi ho mollato. Avrò tra le 10 e le 15 canne da pesca a casa. Oppure ho giocato tanto a padel. Ho trovato il tempo per queste cose. Nei primi 5-6 mesi non mi è mancato il calcio". "Quale consiglio posso dare? Non mi sono tolto dai social... ma non leggevo post o commenti su di me. Cercavo di non leggere perché vivi un momento fragile e qualsiasi cosa poteva darti fastidio. Se oggi subisco un insulto lascio correre, prima rispondevo". Il dubbio più grande riguardava il ritorno in campo, ma Sibilli non ha mai pensato di abbandonare il calcio: "Durante questi mesi mi sono fatto tante domande: come tornerò in campo? Come starò? Sono arrivato al ritiro con il Bari, ma non c’era differenza con gli altri. Se ho pensato di smettere? Assolutamente no, questo mai. Non nego che sogno… magari non faccio il Mondiale - dice ridendo - ma qualcosa prima o poi torna. Come dico sempre alla squadra: ci vuole positività". QUEL SAMPDORIA-SALERNITANA - Facciamo un altro passo indietro. Non troppo grande. Ma torniamo al 2025 quando Sibilli vestiva la maglia della Sampdoria e, da protagonista, ha vissuto la sfida playout contro la Salernitana. In particolare la partita di ritorno, terminata 3-0 a tavolino per i blucerchiati in cui, però, Sibilli trova il gol: "Una partita strana. Spero non ricapiti più una situazione simile. Abbiamo avuto questa possibilità, non avevamo nulla da perdere. Abbiamo messo delle regole nello spogliatoio e ci siamo detti: ‘Per noi queste partite si giocheranno’. Non si parlava di quello che si leggeva in giro".  "Siamo arrivati alla partita un po’ più pronti fisicamente e mentalmente rispetto alla Salernitana. Ed è stato bello perché, nonostante un’annata difficile per la Sampdoria e per noi giocatori che abbiamo reso al di sotto del potenziale individuale, siamo riusciti a evitare questa figuraccia". LE LEZIONI DI ALVINI - Tenendo a mente gli insegnamenti di Massimiliano Alvini. L'allenatore oggi guida il Frosinone in Serie A ma, quasi dieci anni fa, dava indicazioni proprio a Sibilli quando entrambi erano nell'Albinoleffe, in Serie C: "Arrivavo dai dilettanti e lui mi ha cambiato - dice l'attaccante - . Prima mi piaceva giocare largo, mentre lui mi diceva: ‘Sei più una seconda punta’. Mi ha insegnato tanto. È una persona simpatica, un grande professionista".  Sibilli ha parlato anche del rapporto speciale tra l'allenatore e Francesco Gelli, suo grande amico, raccontando un aneddoto dal tono scherzoso: "Era stato con lui al Tuttocuoio e ora lavorano insieme a Frosinone. Gli voleva bene come se fosse suo figlio. Siccome si conoscevano da tempo, quando c’era qualcosa che ‘Ciccio’ non faceva bene, si massacravano a parole. Ma poi finiva lì".. FUTURO - Dopo essersi lasciato alle spalle il periodo più difficile, Sibilli guarda avanti con fiducia. La priorità è raggiungere la salvezza con la Juve Stabia, senza sottovalutare le difficoltà della Serie B: "Sono fiducioso per il futuro, ma prima pensiamo alla salvezza. Questa vittoria è stata importante, ma conosciamo bene il campionato: dobbiamo essere attenti. La squadra è pronta, il mister è ambizioso e ci fa giocare bene. Quest'anno sarà difficile anche per via della penalizzazione quindi pensiamo a salvarci, poi si vedrà". A cura di Francesco V. Mastrogiovanni e Davide Balestra
Ultim'oraMilan, Amorim: "Questa non è stata una partita, il rosso e i rigori hanno cambiato tutto"
Milan, Amorim: "Questa non è stata una partita, il rosso e i rigori hanno cambiato tutto"
Il Milan perde 3-0 sul campo del Bournemouth complice anche un avvio di gara disastroso. Al Vitality Stadium i rossoneri partono con il piede sbagliato: due rigori concessi alle Cherries ed espulsione per il capitano Mike Maignan. Kluivert e Tavernier non perdonano e portano subito il Bournemouth sul 2-0. Nella ripresa Adli chiude la pratica con un gol su punizione. "Questa non è stata una partita, il rosso e i rigori hanno cambiato tutto e non abbiamo potuto giocarcela. Non c’è stata partita. Non possiamo subire rigore da quel corner e poi restare in 10", ha esordito così Amorim a Sky Sport al termine del match. LE PAROLE DI AMORIM - I rossoneri restano dunque a quota tre punti dopo altrettante giornate, motivo per cui saranno chiamati ad accelerare già a partire dall'appuntamento interno contro il Ferencvaros. L'allenatore del Milan ha poi proseguito: "Ora dobbiamo recuperare e pensare alla prossima. Oggi abbiamo dovuto correre tanto in inferiorità. La considero una partita negativa sotto ogni aspetto. Ho cercato di mettere i giocatori nella posizione in cui sono a più agio e poi ho cambiato con le sostituzioni". E tornando sull'espulsione del portiere ha commnetato: "Non ho avuto il tempo per parlare con Maignan, ora dobbiamo pensare all’Udinese. Ne riparleremo a casa". Poi, ha concluso: "Queste serate fanno parte del percorso. Se guardi alla storia del Milan, siamo in una posizione diversa, è chiaro. Ho comunque apprezzato l’atteggiamento dei miei giocatori che hanno cercato di aiutarsi a vicenda".
Bournemouth, Di Gregorio: "L'intensità del calcio inglese mi ha stupito. Critiche? Qui sto bene"
Bournemouth, Di Gregorio: "L'intensità del calcio inglese mi ha stupito. Critiche? Qui sto bene"
Esordio in Europa League con vittoria e clean sheet per Michele Di Gregorio, che fino a questo momento era sceso in campo solo una volta nella sua avventura inglese. L'ex portiere della Juventus ha parlato così a Sky dopo il successo per 3-0 contro il Milan: “Giocavamo in casa e sapevamo che sarebbe stata una partita importante contro una squadra di livello. La nostra mentalità però non cambia. Milan zero tiri in porta? Ho sentito un po' di freddo, ma il merito è dei miei compagni" Di Gregorio ha poi parlato di un possibile interessamento da parte del nuovo allenatore del Bologna Raffaele Palladino: "Abbiamo un bel rapporto, ma il fatto che siamo stati assieme a Monza non significa nulla”.  SULLE DIFFERENZE TRA IL CALCIO ITALIANO E QUELLO INGLESE - L'ex portiere bianconero si è soffermato anche sulle differenze tra Italia e Inghilterra: "Qui ogni partita la giochi con le tue idee. C’è un’intensità molto diversa dall’Italia e questo porta a partite aperte contro qualsiasi avversario: puoi perdere e vincere di tanti gol. Per me è stato un cambio importante. Credo che l’intensità sia la cosa che mi ha stupito di più. È pazzesca, così come la grinta e la riagressione”.  SULLE CRITICHE RICEVUTE - Di Gregorio ha concluso parlando delle critiche che gli venivano rivolte in Italia: “Purtroppo vedo che la situazione legata alle critiche non migliora. Sfortunatamente ci sono e noi dobbiamo stare al gioco. Qui non mi manca nulla e fino a questo momento mi sto trovando molto bene”
Atalanta, Sarri: "Abbiamo fatto una partita europea"
Atalanta, Sarri: "Abbiamo fatto una partita europea"
"Abbiamo fatto un errore e ci è costato un gol. Ma i ragazzi hanno fatto un primo tempo a tratti anche di sofferenza, ma abbiamo avuto anche situazioni di superiorità numerica. Siamo stati bene in campo, abbiamo fatto una partita europea. A cinque minuti dalla fine l'ultima cosa che avrei pensato era perdere. Mi dispiace per i miei tifosi" ha esordito Maurizio Sarri a Sky Sport dopo la sconfitta alla Johan Cruiyff Arena contro l'Ajax. Sarri, però, è soddisfatto della prestazione dei suoi giocatori: "Come si esce da questa situazione? Con un risultato. Da stasera però non dobbiamo uscire con sconforto. Mi sembrano più gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi". LE PAROLE DI SARRI - "A questi livelli vanificare situazioni da superiorità numerica diventa pesante. Possiamo migliorare anche nella fase difensiva. Ma ci mancano anche quattro centrali. Poi è chiaro che questa squadra è più offensiva che difensiva" ha concluso Sarri.
Ranking UEFA, la classifica dopo Europa League e Conference: l'Italia perde posizioni
Ranking UEFA, la classifica dopo Europa League e Conference: l'Italia perde posizioni
Tornano le competiizoni europee, quindi torna anche la classifica del Ranking UEFA in attesa di scoprire poi, a fine stagione, quali saranno le nazioni che potranno avere cinque squadre qualificate alla prossima edizione della Champions League. Se nel 2023/2024 era toccato all'Italia, nella passata stagione è stato il turno di Inghilterra e Spagna, grazie agli ottimi risultati ottenuti anche in Europa e Conference League. Ma come funziona questo meccanismo? E quanti punti hanno le altre partecipanti a questa speciale classifica? Di seguito tutti i dettagli. COME FUNZIONA IL RANKING UEFA - I punteggi sono calcolati sommando per ogni nazione i risultati ottenuti nell'arco di una stagione dalle singole squadre qualificate alle coppe europee; i punti, ovviamente, dipendono dall'esito delle singole partite (2 per la vittoria, 1 per il pareggio, più quelli per la fase a eliminazione diretta) e vengono divisi per il numero di partecipanti (che in Italia, in totale, sono 7). Al termine della stagione europea, i campionati che occupano le prime due posizioni del ranking ottengono un posto in più a testa nell'edizione successiva della Champions League. Risultato raggiunto la scorsa stagione, come anticipato, dall'Inghilterra e dalla Spagna. LA CLASSIFICA - Al momento, è questa la top 10 aggiornata del ranking UEFA, che subirà modifiche nel corso della stagione in base ai risultati ottenuti dalle varie squadre in Europa.  1) Inghilterra 7.944 (9/9) 2) Germania 7.285 (7/7) 3) Spagna 7.250 (8/8) 4) Portogallo 7.100 (5/5) 5) Turchia 7.100 (4/5) 6) Belgio 6.800 (5/5) 7) Olanda 6.666 (6/6) 8) Norvegia 6.600 (4/5) 9) Italia 6.500 (7/7) 10) Grecia  6.200 (4/5)
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