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Ti ricordi di...Max Tonetto, dalla Champions alla vita di tutti i giorni: “Il calcio mi manca, ma ho trovato la mia strada”
Ci sono calciatori che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, restano dentro il mondo del calcio. Diventano allenatori, dirigenti, opinionisti. Continuano a vivere di spogliatoi, trasferte e partite, soltanto da una prospettiva diversa. E poi ci sono quelli che, a un certo punto, scelgono di cambiare strada. Lasciano i riflettori, salutano un ambiente che li ha accompagnati per una vita e ricominciano da capo, lontano dai campi e dalle abitudini di sempre. È da questa curiosità che nasce “Ti ricordi di...”, la rubrica dedicata ai protagonisti della Serie A di qualche anno fa: calciatori che hanno attraversato un’altra epoca del nostro calcio e che oggi hanno una vita tutta da scoprire.
Il primo a raccontarsi è Max Tonetto. Una carriera costruita passo dopo passo, partendo dalle categorie minori e arrivando fino alla Champions League, alla Roma di Francesco Totti e Daniele De Rossi, alla Nazionale italiana. Un percorso fatto di sacrifici, infortuni, ripartenze e soddisfazioni, con il punto più alto raggiunto nella Capitale, dove ha vissuto quattro stagioni importanti sotto la guida di Luciano Spalletti. La notte del Bernabeu contro il Real Madrid, l’assist per Rodrigo Taddei e il soprannome “T-Max” sono rimasti nella memoria dei tifosi giallorossi. Dal 2010, però, la sua vita ha preso un’altra direzione. Oggi Tonetto è un imprenditore nel settore del noleggio con conducente e, per conoscere davvero il mestiere, ha scelto anche di mettersi al volante. Nell’intervista ripercorre il passato e racconta il presente, senza nascondere le difficoltà di un cambiamento così profondo.
DALLA GAVETTA ALLA ROMA DI SPALLETTI - Per arrivare in alto, a volte, bisogna imparare a cadere. Max Tonetto lo ha fatto più volte, fin da quando era un ragazzo che cercava di capire fin dove avrebbe potuto spingersi nel calcio: “È stata dura, anche perché non sono nato già imparato. Le categorie e le proprie potenzialità si scoprono strada facendo. Non sai fin dove puoi arrivare, fino a che punto puoi spingerti: provi a dare il massimo, ma magari quel massimo non basta per arrivare così in alto”. La sua è stata una crescita graduale, lontana dalle scorciatoie, tra trasferimenti, sacrifici e la necessità di lasciare casa già a sedici anni.
Uno degli ostacoli più difficili arriva a vent’anni. Dopo una breve esperienza nella Primavera della Reggiana e due campionati di Serie C, Tonetto si rompe il legamento crociato. È il 1995, un periodo in cui gli interventi e i percorsi riabilitativi sono molto diversi da quelli di oggi: “È stato un calvario durato otto mesi. In quei momenti ci pensi centomila volte: se continuerai ancora a giocare, se tornerai come prima, se sarai veloce come prima, se il ginocchio funzionerà bene come prima”. La paura di non farcela c’è, ma diventa anche una lezione: “Ogni volta che cadi, se sei capace di rialzarti e tornare a fare quello che facevi prima con più entusiasmo e più voglia, sicuramente è un tuo punto di forza”.
Anni dopo, nel 2006, arriva la chiamata della Roma. Tonetto ha 31 anni, alle spalle un percorso che lo ha portato a conoscere praticamente tutte le categorie e anche due buone stagioni alla Sampdoria, durante le quali ha giocato anche in una posizione più avanzata, segnando otto gol. È un giocatore ormai maturo, pronto ad affrontare una grande squadra e una piazza esigente come quella giallorossa: “Ero molto più pronto rispetto al passato per affrontare un grande club, uno spogliatoio importante, una piazza difficile e complicata come Roma. È stato il momento giusto per fare quel salto”.
In quello spogliatoio ci sono campioni come Francesco Totti e Daniele De Rossi, ma anche un gruppo di ragazzi capace di alleggerire le giornate con scherzi e battute. Totti, racconta Tonetto, era uno dei protagonisti di quell’atmosfera: “È un ragazzo che ama divertirsi, che ama la battuta. In quegli anni non era così tanto estroverso come lo è da quando ha smesso di giocare. Tutto quello che ha dimostrato lo ha fatto con i fatti e poco con le parole”. Una volta entrato nello spogliatoio, però, Francesco era uno come gli altri: cercava il gruppo, la compagnia e il divertimento.
LA NOTTE DEL BERNABEU E IL RICORDO DI T-MAX - Il ricordo più luminoso di quel ciclo porta inevitabilmente al Santiago Bernabeu. Nel marzo del 2008, la Roma supera il Real Madrid in Champions League e Tonetto serve l’assist per il gol di Taddei. Una prestazione che gli vale anche il soprannome “T-Max”, grazie alle corse continue lungo la fascia: “È stato l’apice di un ciclo di quattro anni sicuramente importante per me e per tutta la squadra. Abbiamo vinto tre trofei, siamo arrivati tre volte secondi, due volte ai quarti di finale di Champions League e una volta agli ottavi. Ci siamo consolidati sul palcoscenico europeo e internazionale”.
La vittoria di Madrid e quella di Lione sono i due momenti che Tonetto individua come gli apici di un percorso in cui la Roma riesce a competere stabilmente ad alto livello: “Vincere in uno stadio del genere, con quella storia e contro una squadra abituata a vivere grandi notti, è sicuramente uno dei ricordi più belli. Quella notte è rimasta indelebile”.
SPALLETTI E IL SOGNO DELLA NAZIONALE - Dietro quella Roma c’è anche la mano di Luciano Spalletti, l’allenatore che lo ha voluto a Roma dopo averlo avuto ad Empoli nel 1997 e che è riuscito a valorizzarne le caratteristiche. Per Tonetto, la qualità più importante di Spalletti era la capacità di leggere le persone prima ancora dei calciatori: “Riesce a capire il valore umano che ha a disposizione nello spogliatoio e a esaltare le qualità dei giocatori, facendoli rendere anche oltre ciò che loro stessi pensano di poter dare. Sa mettere ogni pedina al posto giusto e farla girare al massimo delle proprie possibilità”. Un modo di lavorare che gli ha permesso di tirare fuori il meglio da tanti giocatori, inserendoli in un sistema in cui ognuno poteva rendere al massimo.
La carriera di Tonetto arriva anche alla Nazionale, un traguardo raggiunto nel 2007 a 32 anni, quando l’Italia è Campione del Mondo in carica, in una gara di qualificazione al Mondiale contro le Isole Faroe. La concorrenza nel suo ruolo è altissima: ci sono campioni come Zambrotta e Grosso, protagonisti di una generazione che ha portato gli azzurri sul tetto del mondo: “È stato il coronamento di un sogno, la ciliegina sulla torta. Ero arrivato alla Roma in età avanzata per quanto riguarda il calcio e riuscire ad andare in Nazionale a quell’età è stata una soddisfazione ancora maggiore. Sentire l’inno nazionale dal campo fa venire i brividi”.
DE ROSSI E AQUILANI, GLI EX COMPAGNI DIVENTATI ALLENATORI - In quello spogliatoio Tonetto ha condiviso gli anni migliori della sua carriera con calciatori che, dopo il ritiro, hanno scelto di restare nel calcio e alcuni hanno intrapreso la strada della panchina. Tra questi ci sono De Rossi e Aquilani. Se per il primo Tonetto immaginava già un futuro da allenatore, per il secondo la sorpresa è stata maggiore: “Tra i due, sicuramente De Rossi lo vedevo molto bene sulla panchina e Aquilani non ce lo vedevo proprio. Probabilmente stavano vivendo una maturazione diversa: Alberto era ancora molto ragazzino, mentre Daniele era un pochino più maturo, pur avendo soltanto un anno di differenza”.
Tonetto ricorda entrambi come due giovani di talento straordinario, anche se con percorsi differenti. Aquilani, in particolare, secondo lui non è riuscito a esprimere completamente il proprio potenziale anche a causa degli infortuni: “Quando li ho visti giocare insieme a 22 anni, Alberto lo mettevo al pari di Daniele”. Oggi, guardando le loro carriere da allenatori, ammette che il percorso intrapreso da Aquilani lo ha sorpreso più di quello dell’ex capitano giallorosso.
IL CALCIO DI IERI, QUELLO DI OGGI E IL RITIRO - Il calcio che Tonetto ha conosciuto è cambiato profondamente. A raccontarglielo, oggi, contribuisce anche il figlio Mattia, che gioca in Serie C con il Guidonia. Le differenze sono molte e rendono difficile qualsiasi paragone diretto tra epoche diverse. C’è chi rimpiange un calcio più romantico, ma l’ex terzino invita a riconoscere anche le opportunità che il cambiamento ha portato con sé: “Oggi il calcio è completamente diverso da quello che ho vissuto io. Tanti dicono che era più bello, più romantico, però dobbiamo accettare un’evoluzione che avviene anche a nostro malgrado”. Da una parte, osserva, ci sono possibilità che in passato erano difficili da immaginare: alcuni calciatori riescono a esordire in Nazionale senza aver ancora giocato in Serie A. Dall’altra, però, il crescente spazio riservato ai giocatori stranieri può rendere più complicato per i giovani italiani trovare la strada verso il massimo campionato.
A cambiare le regole del gioco sono stati anche i social network. Tonetto ha concluso la carriera nel 2010, proprio nel periodo in cui il calcio e la comunicazione stavano entrando in una fase nuova: “Ho smesso di giocare quando non c’erano i social. Stiamo già parlando di due mondi completamente diversi, prima e dopo il 2010. Oggi un calciatore attraverso i social può parlare, esprimersi, emergere e farsi vedere, mentre prima tutto questo non esisteva”.
Ma cosa succede quando, dopo vent’anni trascorsi tra allenamenti, partite e spogliatoi, arriva il momento di fermarsi? Per Tonetto il passaggio è stato tutt’altro che semplice: “Si affronta male, perché per venti o venticinque anni sei stato abituato a vivere lo spogliatoio, ad avere degli orari: la tua vita era legata al campionato e alle partite, esisteva solo quello. Poi, da un giorno all’altro, quel mondo finisce”.
Chi rimane nel calcio, magari come allenatore o dirigente, continua a vivere secondo ritmi simili. Chi invece sceglie di uscirne completamente deve ricostruire le proprie abitudini e trovare nuovi equilibri: “Il vuoto si sente, è pesante ritornare a una vita quotidiana normale, ritrovare i tuoi ritmi. È un processo lungo e complicato, ci vogliono anni”.
UNA NUOVA VITA A ROMA: DAI CAMPI AL VOLANTE - Tonetto, però, non ha mai vissuto il ritiro come un motivo per rimanere ancorato al passato. La scelta di cambiare strada nasce da una consapevolezza precisa: dopo aver raggiunto il massimo nel calcio, voleva scoprire qualcosa di nuovo: “La cosa più bella l’ho già fatta e quindi quel mondo lo conosco molto bene. I ruoli di quel mondo li conosco, mentre le altre cose non mi appassionavano, non mi piacevano per un motivo o per l’altro. Ho deciso di voltare pagina e ricominciare da un’altra parte”.
La nuova vita prende forma a Roma, dove alcuni amici erano già inseriti nel settore turistico e del noleggio con conducente. Tonetto comincia a informarsi, studia e consegue la patente necessaria per intraprendere l’attività. Poi, insieme a un amico, acquista una prima licenza e avvia una società. Il progetto cresce e, dopo il primo anno, l’obiettivo è quello di allargare l’attività, aggiungere altre licenze e nuove macchine.
Per conoscere davvero il lavoro, Tonetto ha scelto anche di guidare in prima persona. Un modo per capire le dinamiche del mestiere e conoscere da vicino ciò che significa stare al volante ogni giorno. “Quando dipendi da autisti e da altre persone, la materia la devi conoscere un pochino. Quindi mi sono spinto anche oltre e ho provato il mestiere di autista”. Una scelta che racconta bene il suo approccio: dopo aver imparato a risalire la strada in campo, ha ricominciato da zero anche fuori dal calcio.
I COMPAGNI, GLI ALLENATORI E I RICORDI DA RIVIVERE - Il compagno più difficile da affrontare durante gli allenamenti? La risposta è Rodrigo Taddei, proprio il giocatore che aveva servito nell’indimenticabile notte del Bernabeu: “Era un giocatore che non si fermava mai, sempre in movimento. Si allenava come giocava e, siccome anch’io ero così, era uno che dava particolarmente fastidio in allenamento. Se non stavi al cento per cento anche durante la settimana, rischiavi di fare brutte figure”. E quando gli viene chiesto chi fosse il compagno più forte dal punto di vista tecnico, Tonetto non sceglie un solo nome: “Zvonimir Boban e Francesco Totti”. Due giocatori diversi, ma accomunati da una qualità che li rendeva immediatamente riconoscibili in campo.
Il calciatore più forte affrontato in carriera, invece, è Cristiano Ronaldo. Tonetto ha incrociato più volte il Manchester United e ricorda bene l’impatto del portoghese, allora capace di partire largo per poi accentrarsi e agire anche da attaccante: “Credo che sia stato qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri. Magari in una partita l’ho trovato direttamente davanti a me, mentre nelle altre ha iniziato a fare il centravanti. Però si vedeva che era veramente in un altro mondo. E infatti ha vinto quello che ha vinto e ancora sta giocando”.
Tra gli allenatori che lo hanno fatto sudare di più ci sono diversi nomi importanti: Delio Rossi, Francesco Guidolin, Mircea Lucescu, Carlo Ancelotti, Luciano Spalletti e Alberto Cavasin. Tonetto conserva qualcosa da ognuno di loro e riconosce quanto abbiano contribuito alla sua crescita: “Ho avuto tanti allenatori capaci e bravi. La maggior parte di quelli che ho avuto pretendeva tanto, ti faceva correre e sudare. Da ognuno ho portato a casa qualcosa, con ognuno sono cresciuto un pochino di più”. C’è poi un allenatore che gli sarebbe piaciuto conoscere da vicino: José Mourinho: “Mi incuriosiva molto in quegli anni, ma probabilmente era più un fascino dettato da questa sua mediaticità. Quando lo senti in conferenza stampa, ti incanta per quello che dice”.
Tra i compagni con cui è rimasto più legato dopo il ritiro, Tonetto cita Rodolfo Giorgetti, con cui ha condiviso tre squadre e con il quale continua a sentirsi regolarmente. Ma gli anni trascorsi in tante città e in tanti spogliatoi gli hanno lasciato anche molte altre amicizie: “Quando giro, mi rincontro con tanti amici e tanti ex compagni di squadra”.
I FESTEGGIAMENTI A ROMA E IL SENSO DI APPARTENENZA - Se potesse rivivere un solo momento della sua carriera, Tonetto sceglierebbe uno dei festeggiamenti vissuti a Roma. Non necessariamente una singola partita, ma il momento successivo, quando una vittoria diventa qualcosa da condividere con tutta la città: “Probabilmente sceglierei una delle vittorie che mi sono goduto troppo poco con la città e i tifosi. Quando sei dentro la centrifuga, vivi poco il momento. The show must go on e difficilmente ti fermi a realizzare quello che è successo”.
Vincere a Roma, spiega, non è mai banale. Che si tratti di una Coppa Italia o di una Supercoppa, il peso della storia e le aspettative della piazza rendono quei traguardi ancora più significativi. Proprio per questo, se potesse tornare indietro, si fermerebbe un po’ di più a godersi la festa, senza pensare subito alla partita successiva.
L’ultima domanda riporta Tonetto al cuore della sua esperienza da calciatore: che cosa gli manca di più di quel calcio che oggi sembra non esistere più? La risposta è una parola sola, ripetuta più volte: “L’appartenenza”. Quella che sentiva in ogni squadra, negli spogliatoi e nel rapporto con la città: “Sentivi che c’era qualcosa di importante legato alla storia del club e alla storia di quella città. Te lo facevano respirare tutti, dal magazziniere fino al capitano della squadra. Oggi credo che questo sia un pochino passato di moda”.
È forse questo il filo che unisce tutti i ricordi di Max Tonetto: le categorie percorse per arrivare in alto, le cadute da cui rialzarsi, le notti europee, le persone incontrate e il senso di appartenenza che ha accompagnato ogni tappa della carriera. Oggi il suo campo è diverso e il suo calendario non ruota più intorno al campionato. Ma le storie di quegli anni restano, pronte a essere raccontate ancora. Ed è proprio da qui che parte “Ti ricordi di...”: tornare nella Serie A di ieri attraverso le voci di chi l’ha vissuta, per scoprire non soltanto ciò che è stato, ma anche dove sono arrivati, oggi, i suoi protagonisti.
Ehizibue-Baldanzi, Juve KO a Marassi: l’allievo De Rossi supera il maestro Spalletti
Ehizibue - Baldanzi, impresa Genoa a Marassi. Genoa-Juventus finisce 2-0, l’allievo De Rossi supera il Maestro Spalletti. Al termine di 90 minuti perfetti del Grifone, Juventus sul piano fisico mai capace di contenete il Grifone, e mai capace di rendersi pericolosa, forcing finale con la traversa di Koopmeiners e tiro di Woltemade a parte. Dopo Fiorentina e Venezia, terza vittoria consecutiva in casa per i rossoblu, seconda in soli tre giorni. Nel segno di una continuità ritrovata, e soprattutto conferma di una squadra che dopo la svolta con la Fiorentina non si è fermata nonostante lo stop di Roma.
A firmare l’impresa Kingsley Ehizibue e Tommaso Baldanzi. Primo gol in rossoblu - su assist di Baldanzi - per il numero 3 del Genoa, arrivato a mercato finito da svincolato dopo gli anni di Udine. Out con Roma e Venezia per infortunio, De Rossi lo ha lanciato titolare nella sfida con i bianconeri. La risposta nei sessantanove minuti in campo, con il gol a sbloccare la gara dopo soli dodici minuti di gioco.
GRAZIE A DIO - “Felice per il primo gol col Genoa, abbiamo fatto una bella partita. Se mi aspettavo quando sono arrivato un momento così? Avevo detto che avrei dato il 100%, sono concentrato per dare tutto senza guardare indietro (il riferimento è al mancato arrivo al Genoa dopo le visite mediche nel 2019), se posso segnare ancora meglio. - così Ezhibue dalla sala stampa del Ferraris a fine gara - Dedica? A Dio, perché devo a lui se sono qua, sono grato per quello che mi sta capitando da calciatore”.
RIECCO BALDANZI - A firmare il raddoppio e a chiudere di fatto con un’ora d’anticipo i giochi il primo gol in campionato, dopo quello in Coppa Italia, di Tommaso Baldanzi. Out nelle ultime tre gare con Fiorentina, Roma e Venezia, DDR gli ha riconsegnato una maglia da titolare, con l’aspettativa di ritrovare il Baldanzi voluto fortemente lo scorso gennaio, riconfermato in estate. “Lo abbiamo cercato, lui si è fatto trovare. Stava benissimo anche in allenamento. Partita tutta preparata attorno a lui. - così De Rossi a fine gara - Tommaso è mio figlio, però devo fare l’allenatore e se vedo qualcuno che sta bene forse a farlo rifiatare gli faccio anche bene. Lui, Frendrup, questa è una squadra che ha bisogno di tutti”.
PASSATO E PRESENTE - Ancora De Rossi, a spiegare scelte e aspettative. Aspettative rispettate dalla prova tutta qualità e intensità del numero 4 rossoblu. Sua la giocata, scambio stretto con Ellertsson, per l’assist del gol a spezzare gli equilibri. Alla mezz’ora la conclusione, su azione prolungata di Vitinha, per il gol del definitivo 2-0. Game over anticipato a Marassi, con il Genoa tornato a battere la Juventus a distanza di quattro anni. Ultimo successo nel maggio del 2022 con gol di Criscito, ad aprile scorso l’unico incrocio tra De Rossi e Spalletti, finito 2-0 per la Juventus. Passato, col presente a scrivere una storia diversa.
L'ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO - A Marassi al termine dei 94’ minuti di gioco è l’allievo a superare il maestro: De Rossi batte Spalletti, l’allenatore che più di tutti ne ha segnato la carriera da calciatore. 251 le partite insieme, 30 i gol segnati da De Rossi, in una vita calcistica condivisa a Roma. Ricordi, ai quali stasera l’allenatore romano a dovuto fare spazio, per uno a tinte rossoblu in più.
Juventus, Spalletti: "Chiedo scusa ai tifosi. Rosa risicata, non so se i giocatori possono dare di più"
La Juventus non riesce a ingranare, e cade anche allo Stadio Luigi Ferraris contro il Genoa. Il Grifone fa tutto nel primo tempo: prima Ehizibue, poi Baldanzi, con i bianconeri che incassano un'altra sconfitta dopo lo 0-3 in casa contro la Lazio, con spazio per una gioia a Lecce. Nel post partita, l'allenatore della Juventus Luciano Spalletti ha parlato a DAZN.
PRESTAZIONE - Spalletti è partito dalla prestazione della sua squadra: "Voglio chiedere scusa ai tifosi per la prestazione. Tutto quello che si dice può risultare sbagliato e diventa difficile dirlo, c'è bisogno di tempo per riuscire a mettere a fuoco la situazione". Ha esordito: "Baldanzi ci ha scavato un po' la posizione tra la difesa e il centrocampo, ci abbiamo messo del nostro sui gol che abbiamo preso. Abbiamo avuto due occasioni nel primo tempo, si fa fatica a capire quello che è il ragionamento attuale di quello che è il livello".
COSA MANCA - Su quello che manca alla squadra: "Abbiamo messo poco di tutto, bisogna andare a vedere se in questo momento i giocatori che abbiamo ce l'hanno questo tutto. C'è stata poca lotta, è un tema che dall'inizio dell'anno affrontiamo. C'è da rendersene conto e fare qualcosa di più, ammesso che qualche elemento ce l'abbia qualcosa in più da dare".
Spalletti non ha dubbi, la squadra lo segue: "I calciatori partecipano, sono persone che hanno possibilità di parlarci insieme, chiaro che qualcosa di differente ancora dobbiamo fare. Poi dire che è un po la stessa storia, vero si sono perse tre partite, ma già dopo la prima era così. Poi sono successe delle cose, siamo stati limitati da cose che ci sono successe, andare indietro a riprenderle sarebbe difficile e sbagliato, ora bisogna essere lucidi a livello di testa. Posso essere l'uomo che darà la scossa? Dal mio punto di vista sì, perché so che in questo momento per la situazione che c’e secondo me sarebbe difficile per chiunque. Penso poi di avere qualche vantaggio, perché la conosco questa situazione qui e conosco i miei giocatori, poi si accettano i pensieri di chiunque
AVVICINAMENTO AL NAPOLI - Domenica la Juventus giocherà in casa contro il Napoli: "Vivrò la settimana come sempre, con grande emozione e con grande senso di umanità. Devo tanto a una città che è impossibile non averci qualcosa dentro se ci vinci qualcosa di così importante. Quello che mi preoccupa è che si fa fatica a far capire ai giocatori il passo in avanti che ha fatto il calcio. Bisogna vincere questi duelli in campo aperto, tutti fanno così. Quando si va a tentare di proporlo in allenamento diventa difficile arrivarci. Il numero di calciatori è risicato e non abbiamo dei ricambi logici dal punto di vista dell'equilibrio, questo mi preoccupa. Ora tutte le volte bisogna fare un passo in avanti, si prova a fare qualcosa di differente, bisognerebbe avere del tempo, ma non lo si ha".
Napoli, infortunio per Lobotka a Monza: le prime sensazioni e le sue condizioni
La partita di Stanislav Lobotka è durata poco più di un quarto d'ora, l'unica vera nota stonata in una serata altrimenti perfetta per il Napoli, capace di imporsi per 1-4 all'U-Power Stadium. Al 17' della sfida, con gli azzurri già in vantaggio grazie alla rete di Rasmus Hojlund, il centrocampista slovacco è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco in barella in seguito a un duro scontro con Mangas. Al suo posto, Antonio Conte ha mandato in campo lo scozzese Billy Gilmour.
LE CONDIZIONI - Le prime valutazioni mediche effettuate a caldo hanno evidenziato un trauma contusivo-distorsivo alla caviglia sinistra. Dopo la sostituzione, il giocatore non si è accomodato in panchina ma è rimasto all'interno dello spogliatoio brianzolo, sotto la stretta osservazione dello staff medico azzurro per le primissime cure del caso. Nella giornata di domani, al rientro in Campania, Lobotka si sottoporrà agli esami strumentali in ospedale a Napoli per valutare con esattezza l'entità dell'infortunio e stabilire i relativi tempi di recupero.
Napoli, Landucci: "Prima ci criticavano il corto muso, ora che prendiamo troppi gol"
Il Napoli di Marco Landucci cala il poker al Brianteo: gli azzurri battono il Monza 4-1 grazie alle reti di Hojlund, Politano, Rafa Marín e Kevin De Bruyne. Con Allegri squalificato per due giornate e costretto a saltare anche la sfida contro la Juventus, è il suo vice a commentare il successo nel postpartita.
LE PAROLE DI LANDUCCI - L'allenatore parte proprio dal peso della vittoria, concedendosi anche una riflessione sulle critiche rivolte ad Allegri: "Partita molto importante. In questi giorni facevo una riflessione: una volta dicevano ad Allegri che vinceva di corto muso, oggi ci criticano perché prendiamo troppi gol. Nel secondo tempo la squadra è cresciuta, il gol all’inizio ci ha dato fiducia. Era importante vincere, ora ci prepariamo per la prossima".
Il risultato di Monza non nasconde la necessità di correggere alcuni errori: "Dobbiamo guardare noi stessi, abbiamo battuto il Bodo e fatto una bella partita con la Roma. Non scordiamoci che il nostro centrocampo l’abbiamo da poco tempo. Bisogna evitare dei gol che prendiamo, ma ci stiamo lavorando e siamo molto soddisfatti. Le partite son difficili, anche stasera e lo sapevamo".
Proprio il centrocampo, secondo Landucci, ha un ruolo decisivo nella crescita della squadra, dopo un periodo in cui le assenze hanno condizionato le scelte: "Le partite si vincono a centrocampo, da quando l’abbiamo ritrovato siamo migliorati. Delle volte ci siamo adattati perché non avevamo giocatori. Nel calcio di adesso devi andare forte e una partita dietro l’altra porta problemi".
In chiusura, il vice di Allegri torna sulle discussioni che accompagnano il lavoro dell’allenatore e indica nei risultati la risposta da dare: "Son diversi anni che c’è questo tormentone. L’anno scorso per 7 mesi non parlava nessuno, poi hanno iniziato. Per zittire le critiche bisogna vincere le partite. Ognuno può dire la sua e sta a noi decidere chi ascoltare. Abbiamo voglia di allenare, vogliamo combattere, abbiamo una squadra forte e sono sicuro che con questo spirito faremo bene".
Monza, incontro con l'agente di Varela: sul portoghese club di A e Premier League
L'inizio di stagione di Gustavo Varela non è passato di certo inosservato, e la conferma è arrivata anche grazie al gol segnato al Napoli, valido per il momentaneo 1-1 (match terminato poi 1-4). Il Monza lo sa bene e inizia a programmare il futuro: la scorsa settimana c'è stato infatti un incontro tra il club biancorosso e Hector Peris, CEO di Leaderbrock e agente del giocatore.
Tra le parti ci sono ottimi rapporti e il clima dell'incontro è stato sereno: l'agenzia, inoltre, cura anche gli interessi del centrocampista biancorosso Manga Foe Ondoa, arrivato in estate dal Portogallo. Da parte di Varela c'è grande concentrazione sul Monza ma, come anticipato, i numeri da protagonista (dieci gol e un assist in nove partite tra campionato e Coppa Italia) hanno attirato l'interesse di diversi top club di Serie A e di alcune squadre di Premier League.
Il Benfica - club dal quale è arrivato Varela in estate - ha il diritto di pareggiare le future offerte, oltre ad avere il 20% sulla sua futura rivendita.
Vincent Kompany è stato dimesso dall'ospedale
Vincent Kompany è stato dimesso dall’ospedale. Ad annunciarlo è stato Max Eberl, membro del consiglio direttivo del Bayern Monaco responsabile dell’area sportiva, intervenuto all’ARD a pochi minuti dalla sfida di Coppa di Germania contro il Magdeburg.
Il dirigente ha confermato il miglioramento delle condizioni dell’allenatore e chiarito la causa del malore accusato venerdì scorso: "Abbiamo scoperto di cosa si tratta: è un’irritazione delle meningi che ha provocato l’episodio dello scorso venerdì".
Il ritorno all'Arena di Inzaghi è uno spettacolo: Pisa e Palermo finisce 3-3
Uno spettacolo per il pubblico generalista. Pisa e Palermo pareggiano alla Cetilar Arena per 3-3. Sei reti e spettacolo, nella serata che ha coinciso con il ritorno di Filippo Inzaghi nel luogo in cui a maggio del 2025 ha conquistato una promozione in Serie A che mancava da trentaquattro anni. Alla guida della capolista, "SuperPippo" andava a sfidare i nerazzurri, che hanno l'obiettivo di tornare appunto in massima serie. "La gente si è divertita a vedere una sfida tra due grandi squadre che lotteranno fino alla fine per un grande traguardo. Senza dubbio sono le due squadre più forti del campionato" ha commentato in conferenza al termine della partita.
IL RITORNO DI INZAGHI ALL'ARENA E' UNO SPETTACOLO - Il pubblico di Pisa, dopo l'addio di maggio scorso, ha accolto Inzaghi con l'indifferenza, senza applausi né fischi. Prima della partita, ha avuto luogo la stretta di mano con il patron nerazzurro Knaster. Una gara nella quale il Pisa ha comandato il primo tempo, con Pittarello che ha trovato la doppietta. Una curiosità? Si tratta della seconda doppietta consecutiva del centravanti contro il Palermo, dopo quella realizzata nella scorsa stagione quando indossava la maglia del Catanzaro.
IL PALERMO RIMONTA, BIANCO: "OTTO PUNTI TRA NOI E LORO?"Nella ripresa, Inzaghi opta per due cambi, inserendo Hernani e Vavassori. Dopo qualche minuto nei quali i nerazzurri hanno provato di trovare la terza rete, il Palermo ha rimontato: prima Johnsen, quindi Peda e proprio Vavassori. Alla fine, a fissare il risultato è stato Marras, alla terza rete consecutiva. Alla fine, sono stati gli applausi ad accompagnare le squadre al momento dell'uscita dal campo. Bianco, dopo la partita ha dichiarato: "Otto punti tra noi e loro? Se ci sono vuol dire che sono corretti. Il nostro campionato è iniziato dopo la sosta".
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