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Nations League, le classifiche dei gironi: la Spagna fa 3 su 3
Nations League, le classifiche dei gironi: la Spagna fa 3 su 3
La Nations League 2026/27 prosegue con le sfide della fase a gironi. Nei giorni scorsi si sono affrontate le Nazionali impegnate nelle quattro leghe per le prime due giornate, iniziando a delineare le classifiche dei vari gironi. Come raccontato, già da quest'anno sono state introdotte alcune novità nel format della competizione in vista dei cambiamenti delle qualificazioni agli Europei e ai Mondiali (QUI TUTTE LE NOVITÀ). Nella Lega A (nella quale gioca anche l'Italia) le due migliori terze si salvano, mentre le due peggiori terze e le due migliori quarte affrontano nello spareggio contro le seconde classificate della Lega B. Le due peggiori quarte, invece, retrocedono direttamente in Lega B. L'Italia si trova nel gruppo 1 della Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia. Dopo aver perso all'esordio contro il Belgio, la Nazionale di Mancini ha vinto la prima gara nel girone contro la Turchia, mentre contro la Francia è arrivato un pareggio. La due settimane dedicata alla Nations League si chiuderanno con un'altra sfida contro la squadra di Vincenzo Montella. Di seguito le classifiche dei gironi.  LEGA A GRUPPO 1 1) Francia 7 punti 2) Belgio 6 punti 3) Italia 4 punti  4) Turchia 0 punti GRUPPO 2 1) Grecia 7 punti 2) Olanda 5 punti 3) Germania 4 punti  4) Serbia 0 punti GRUPPO 3 1) Spagna 9 punti  2) Inghilterra 6 punti 3) Croazia 3 punti 4) Cechia 0 punti  GRUPPO 4 1) Portogallo 9 punti  2) Danimarca 3 punti  3) Norvegia 3 punti  4) Galles 3 punti LEGA B GRUPPO 1 1) Svizzera 6 punti  2) Slovenia 4 punti 3) Scozia 4 punti 4) Macedonia del Nord 0 punti GRUPPO 2 1) Irlanda del Nord 7 2) Ungheria 4 punti  3) Ucraina 1 punto 4) Georgia 1 punto GRUPPO 3 1) Austria 7 punti 2) Kosovo 4 punti 3) Irlanda 4 punti  4) Israele 1 punto GRUPPO 4 1) Svezia 7 punti 2) Bosnia-Erzegovina 5 punti 2) Polonia 4 punti 4) Romania 0 punti LEGA C GRUPPO 1 1) Finlandia 7 punti 2) Albania 6 punti 3) Bielorussia 4 punt1 4) San Marino 0 punti GRUPPO 2 1) Montenegro 9 punti 2) Cipro 4 punti 3) Armenia 3 punti 4) Lettonia 1 punto GRUPPO 3 1) Slovacchia 7 punti 2) Moldova 4 punti 3) Isole Faroe 3 punti 4) Kazakistan 1 punti GRUPPO 4 1) Islanda 7 punti 2) Estonia 5 punti 3) Lussemburgo 3 punti 4) Bulgaria 1 punto LEGA D GRUPPO 1 1) Malta 4 punti 2) Gibilterra 2 punti 3) Andorra 1 punto GRUPPO 2 1) Lituania 4 punti 2) Azerbaigian 2 punti  3) Liechtenstein 1 punto
Pjanic: "La Roma può sognare lo scudetto. Juventus? Bisogna ricostruire"
Pjanic: "La Roma può sognare lo scudetto. Juventus? Bisogna ricostruire"
Dal Festival dello Sport di Trento, Miralem Pjanic ha ripercorso alcune delle tappe più importanti della sua carriera. Dalla Roma con Totti e Nainggolan alla Juventus con Cristiano Ronaldo, passando per Messi, Juninho e la finale di Champions League persa a Cardiff. Ma anche il rapporto con la Bosnia, le difficoltà della sua famiglia dopo la guerra e il messaggio ai giovani: "Bisogna credere nei sogni". L'INFAZIA DIFFICILE TRA BOSNIA E LUSSEMBURGO - La storia di Pjanic parte però molto lontano dai grandi stadi europei. La guerra in Bosnia costrinse la sua famiglia a lasciare il Paese e trasferirsi in Lussemburgo: "Siamo andati in Lussemburgo, una seconda casa che ha permesso ai miei genitori di lavorare e rifarsi una seconda vita. Papà lavorava in cantiere, mattina e pomeriggio; mamma faceva la donna delle pulizie dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Papà giocava anche a calcio e io stavo con lui, mi portava ai suoi allenamenti. Avevo un solo giocattolo: il pallone". Il centrocampista ha fatto tutta la trafila delle giovanili con il Lussemburgo, prima di scegliere la Bosnia: "Forse non è stato giusto poi lasciarla e scegliere la Bosnia, ma è stata una scelta di cuore. Mi sono sentito bosniaco, in famiglia siamo bosniaci". LA SPECIALITA' DELLA CASA: LE PUNIZIONI - Per Pjanic, la specialità dei calci piazzati è soprattutto una questione di lavoro: "Per calciare bene le punizioni servono allenamento, allenamento, allenamento. Ognuno ha la sua preparazione: i suoi metri, come mette la palla, la concentrazione. Dipende dal lavoro che fai durante la settimana. Solo l'allenamento ti permette di perfezionare l'esecuzione". La passione per le punizioni nasce anche dall'esempio di Juninho Pernambucano, incontrato al Lione: "Quando ho visto Juninho ho capito l'importanza, in una squadra, di avere un giocatore bravo nei calci piazzati. È stato il primo giocatore a cui volevo assomigliare, in campo ma anche fuori. Mi piacevano la sua leadership, la sua quotidianità, il modo in cui si allenava. Oggi si vedono molti meno gol su punizione, in Italia uno che calcia davvero bene è Dybala".  MESSI, TOTTI E CR7 COME COMPAGNI DI SQUADRA - Una carriera ai massimi livelli gli ha permesso di condividere lo spogliatoio con alcuni dei più grandi giocatori della storia del calcio: Francesco Totti, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Quando gli viene chiesto di scegliere tra i tre, Pjanic mette al primo posto l'argentino: "Al primo posto metterei Leo. Ho fatto un anno con lui e quando ho visto quello che faceva quotidianamente non era spiegabile. Avevi la sensazione che potesse fare davvero quello che voleva. Rendeva tutto semplice". Poi, su Cristiano Ronaldo, conosciuto alla Juventus, ha aggiunto: "La forza mentale di Ronaldo non l'ho rivista in nessun altro.Con Cristiano partivo sempre 1-0, era ossessionato dal gol. Nonostante i trofei vinti, è stato un professionista che voleva competere in modo assurdo. Faceva alzare il livello dei compagni. Anche se sbagliava dieci gol, aveva quella mentalità che gli permetteva di andare avanti ed essere sicuro che avrebbe segnato nell'occasione successiva". E infine Totti, compagno alla Roma: "È stato un sogno giocare con Checco, io ho vissuto solo la fine della sua carriera ma mi è bastato. Il soprannome principe? Per me è un onore che me lo abbia dato lui". LA ROMA DI GASPERINI - Il bosniaco ha esaltato la Roma attuale di Gian Piero Gasperini: "La Roma può sognare lo scudetto. Sono belli da vedere, fa piacere guardarli, giocano bene e se davanti Dybala sta bene, con Malen possono davvero riportare lo scudetto a Roma. È la squadra che merita di più al momento". ALLEGRI - Pjanic ha anche elogiato Massimiliano Allegri, suo allenatore ai tempi della Juventus: "Allegri è stato molto importante. Un allenatore che è riuscito a dare a tutta la squadra compattezza nel modo in cui ci ha messo sul campo. Abbiamo reso facile vincere, oggi si vede che vincere uno scudetto non è facile per nessuno: all’epoca lo sembrava. Lui era l’architetto di tutto, mi fece diventare un giocatore più serio e quadrato nel campo, per me è stato molto importante e oggi siamo amici, gli voglio veramente bene e gli auguro tutto il meglio. Tutti i calciatori di quella squadra possono parlarne soltanto bene, è un ottimo allenatore che riceve critiche ingiustificate. Gran parte del merito di quegli anni è sua". LA FINALE DI CARDIFF -  La notte di Cardiff, una delle più difficili per la carriera di Pjanic: "Io ho ancora in testa il mio tiro parato da Navas . Per come era partita pensavo fosse gol, ha avuto un riflesso incredibile  È stato un sogno stare lì, abbiamo meritato di giocare quella finale. Dominavamo le partite. In finale abbiamo trovato una squadra con più esperienza nel gestire i momenti chiave. Aver perso quella finale è stato un grande dispiacere. Ci credevamo. Prima della partita ci credevo, ero sicuro della nostra forza".  IL MOMENTO ATTUALE DELLA JUVENTUS - Per Pjanic è arrivato il momento di ricostruire alla Juventus: "Penso che sia presto per parlare di scudetto. Se si guarda la scorsa stagione non si può partire con quell’ambizione. L’Inter è favorita per la rosa poi ci sono il Napoli e la Roma. L’obiettivo primario deve essere ricostruire, ma velocemente perché alla Juve si vuole sempre vincere. Si può parlare di rientrare in Champions, sarebbe la cosa più giusta". CHI E' IL NUOVO PJANIC - Infine, l'ex centrocampista, ha individuato il suo possibile erede: "Nuovo Pjanic? Il fratello di Kerim, Emre Alajbegovic, ha 13 anni: ne parleremo tra un paio di anni, vedrete".
Colonia, rottura del crociato per Dallinga in amichevole
Colonia, rottura del crociato per Dallinga in amichevole
Brutte notizie per il Colonia e, parallelamente, per il Bologna. Durante l'amichevole di oggi contro la squadra B, Thijs Dallinga si è gravemente infortunato. Secondo quanto riporta Sky Sport DE, l'attaccante olandese si è rotto il legamento crociato e, di conseguenza, resterà fuori per diverso tempo. Dopo aver iniziato con 2 gol nelle prime 3 gare di Bundesliga tanta sfortuna per Dallinga, che aveva scelto la Germania (in prestito) per rilanciarsi.  
Fiorentina, Ferrari: "Rocco Commisso sarebbe stato l'uomo più felice al mondo. Vogliamo far sognare i tifosi"
Fiorentina, Ferrari: "Rocco Commisso sarebbe stato l'uomo più felice al mondo. Vogliamo far sognare i tifosi"
Tra le tante voci intervenute al Festival dello Sport di Trento c'è anche quella di Alessandro Ferrari, direttore generale della Fiorentina, che insieme a Mateo Pellegrino ha parlato di tanti temi in orbita viola.  CENTENARIO - Sul centenario della Fiorentina, il racconto parte dalle celebrazioni che hanno accompagnato la società negli ultimi mesi e dall'emozione vissuta in città: "Momenti belli ce ne sono stati davvero tanti. Abbiamo iniziato a ricordarlo a luglio e andremo avanti fino a dicembre. La festa in piazza in città è stata unica. Il presidente Commisso è stato travolto dall'affetto. La famiglia Commisso vuole portare avanti il sogno iniziato otto anni fa da Rocco Commisso". I CAMPIONI DEL PASSATO - Uno dei momenti più significativi è stato il ritorno a Firenze di tanti protagonisti della storia viola, accolti nuovamente dall'affetto dei tifosi: "È stato bellissimo rivedere allo stadio i giocatori del passato e rivedere la loro voglia di tornare a Firenze. Per esempio Rui Costa, ci ha ringraziato perché aveva una grande voglia di tornare a Firenze e risentire l'affetto dei tifosi. Giuseppe Commisso ha voluto estendere a tutti l'invito e far sì che fosse un momento di rinascita dal punto di vista sportivo e societario". IL RICORDO DI ROCCO COMMISSO - Il centenario diventa anche l'occasione per ricordare Rocco Commisso: "Rocco ci è mancato tantissimo. Sarebbe stata la persona più felice al mondo per questo centenario. Avrebbe reso molto più semplici diverse cose per la naturalezza con cui affrontava le cose. Suo figlio e sua moglie stanno portando avanti il suo sogno. Purtroppo si è goduto poco Firenze. Rocco si era accorto che mancavano tutte le strutture: giovanili, squadra femminile, dirigenza erano tutti sparsi". Tra le priorità di Commisso c'era anche la crescita del settore giovanile, con un'attenzione diretta ai ragazzi e alle ragazze del club: "Rocco era molto attento a ragazzi e ragazze. Si sedeva sulle tribune del Viola Park a vedere gli allenamenti dei ragazzi e dei bambini. Chiedeva loro se si trovassero bene, se mancasse qualcosa". IL VIOLA PARK E IL FUTURO DELLE STRUTTURE - Il progetto del Viola Park viene indicato come una delle eredità più importanti lasciate da Commisso e Joe Barone, con lo sguardo rivolto anche al futuro dello stadio: "Insieme a Barone hanno realizzato il Viola Park, dove c'è tutto. Hanno voluto dare una casa dove ragazzi e ragazze possono crescere, dare qualcosa che rimarrà sempre a Firenze. Ora speriamo che si possa accelerare o comunque andare avanti anche con il discorso stadio". LE BASI PER IL FUTURO - Guardando invece alla squadra, l'attenzione è sulle caratteristiche dei giocatori e sulla costruzione di un gruppo che possa rappresentare la Fiorentina anche negli anni a venire: "Per noi gli indicatori di base sono l'età, le prospettive e la funzionalità all'interno del nostro gruppo. Servirà tempo per metterli insieme tutti, ma a nostro avviso le basi messe insieme quest'anno ci aiuteranno anche per i prossimi anni". LA SCELTA DI PARATICI - Tra le decisioni condivise dalla proprietà c'è anche quella che ha portato Fabio Paratici alla Fiorentina, inserita in un percorso nel quale le scelte sono state sempre discusse internamente: "Rocco ha partecipato alla scelta di Paratici. Abbiamo sempre condiviso le decisioni. È stato così quando abbiamo fatto il cambio tra Pioli e Vanoli. È stato così quando abbiamo preso Paratici". IL CAMBIO DI ALLENATORE - Il tema delle scelte societarie porta anche al cambio in panchina, spiegato come una decisione necessaria e legata alla volontà di dare continuità e fiducia alla squadra: "Sono state decisioni che dovevano essere prese. Bisogna prendersi delle responsabilità. In quel momento si è pensato di trovare una linea che potesse dare continuità e fiducia ai ragazzi. Lo scorso anno siamo arrivati a questa decisione a novembre ed era già tutto quasi compromesso ed è stato molto complicato arrivare alla salvezza. Quest'anno pensiamo di poter fare un campionato diverso". IL SOGNO DI UN TROFEO - La Fiorentina guarda poi all'obiettivo che manca, dopo essere arrivata più volte a un passo dalla conquista di un trofeo: "Ai trofei ci siamo arrivati vicini con tre finali. Vincere un trofeo è sempre complicato. È un sogno. Vogliamo far sognare la nostra tifoseria, qualcosa a cui pensiamo. Non deve essere un'ossessione, se no diventa un incubo. Ma qualcosa che abbiamo in testa". IL MESSAGGIO PER BOVE - Infine, spazio all'affetto per Edoardo Bove, protagonista di un videomessaggio di saluti e auguri per il centenario e ricordato con parole particolarmente sentite: "È un ragazzo eccezionale. Conservo ancora la lettera che mi ha dato quando è andato via. Ci ha fatto prendere un forte spavento. È un ragazzo speciale a livello di testa, di affetto, di lucidità. Ora ha potuto ritrovare il campo e una vita che è quella che voleva. Gli auguriamo ogni bene e sarà sempre il benvenuto".
Diego López-Burnley, in programma nuovi contatti: le ultime
Diego López-Burnley, in programma nuovi contatti: le ultime
Il Burnley continua a pensare a Diego López per l'area sportiva e, dopo i sondaggi degli scorsi giorni (LEGGI QUI), sono in programma nuovi contatti all'inizio della prossima settimana con l'attuale direttore sportivo del Genoa. López, che non aveva chiuso alla possibilità nonostante apprezzi molto il progetto con De Rossi, sta ora valutando seriamente questa possibilità. I rossoblù, in caso di partenza, vogliono farsi trovare pronti e stanno già iniziando a pensare a chi eventualmente sarebbe chiamato a sostituirlo. Il tutto, però, entrerà nel vivo a partire da lunedì, quando si inizierà veramente a capire se Diego López aprirà definitivamente alla partenza.
Bruno Fernandes: "Ho parlato con Cristiano, sono convinto che tutto andrà per il meglio"
Bruno Fernandes: "Ho parlato con Cristiano, sono convinto che tutto andrà per il meglio"
Nella giornata di oggi, sabato 3 ottobre, si è tenuta la conferenza stampa pre Portogallo-Norvegia. Per i padroni di casa, oltre l'allenatore Jorge Jesus, ha parlato Bruno Fernandes. Il centrocampista del Manchester United ha detto la sua sul caso legato a Cristiano Ronaldo e il suo abbandono. Di seguito le sue dichiarazioni. LE PAROLE DI BRUNO FERNANDES - L'attuale capitano del Portogallo ha dichiarato: "Ho parlato con Cris. Gli ho detto che la cosa più importante, a prescindere da ciò che accadrà, è che lui non smetterà mai di essere il simbolo più grande della nostra nazionale e del nostro Paese, per tutto ciò che ha fatto in Portogallo e nel mondo. Ha un posto riservato non solo tra i più grandi di tutti i tempi, ma anche nel cuore del popolo portoghese. Non possiamo dividere le cose; la nazionale è un'entità unica e tutti i club dovrebbero risolvere i loro problemi a porte chiuse. Credo che andrà così e che tutto si risolverà per il meglio per entrambe le parti".
Jorge Jesus: "Cristiano Ronaldo è un simbolo del Portogallo"
Jorge Jesus: "Cristiano Ronaldo è un simbolo del Portogallo"
Alla vigilia di Portogallo-Norvegia, in programma domenica 4 ottobre alle 20:45, torna a parlare il commissario tecnico della Nazionale portoghese Jorge Jesus dopo gli ultimi giorni caldi. Il tema non può che essere, anche questa volta, il 'caso Ronaldo', che ha lasciato il ritiro in Danimarca prima della gara di Nations League. "L'attenzione deve essere rivolta alla Nazionale, in questo caso la Norvegia, a ciò che dobbiamo fare bene, a ciò che anche i nostri giocatori devono fare bene. Non si tratta di ignorare Cristiano Ronaldo, è un simbolo della Nazionale e del Portogallo. Dopo la partita, ci sarà tutto il tempo per parlarne", ha dichiarato Jesus, rimandando tutto alla prossima settimana. LE PAROLE DI JORGE JESUS - La priorità e la gara contro la Norvegia, per il resto ci sarà tempo. Così Jorge Jesus prosegue: "Dobbiamo rimanere concentrati e so qual è il problema in questo momento. Poi avremo tempo per analizzare cosa succederà qui". Un altro tema è quello ambientale. Che clima troverà a Porto la squadra? Il ct commenta: "Tutto ciò si ricollega anche al tema del sostegno e dell'affetto che i tifosi nutrono per il Paese. Prima ero un tifoso sfegatato e un po' pazzo della nazionale, non mi importava se tifavo per l'allenatore o per i giocatori, guardavo sempre la bandiera. Non voglio essere estraneo a nulla che riguardi la nazionale". LA VITTORIA CONTRO LA DANIMARCA - Infine, sulla vittoria in Danimarca per 4-2 conclude: "La cosa più difficile nella carriera di un allenatore è sempre trovare il modo di garantire che, anche quando non si vince, la vittoria sia sempre a portata di mano, partita dopo partita. Per quanto possa dire che la vittoria in Danimarca mi abbia riempito d'orgoglio, per quello che hanno fatto i giocatori, posso anche dire che, alla fine, ero felicissimo, ma avrei potuto essere più felice".
Gila: "Ho scelto il Milan perché quando ti chiama è difficile dire di no"
Gila: "Ho scelto il Milan perché quando ti chiama è difficile dire di no"
Mario Gila è stato tra gli ospiti del Festival dello Sport di Trento, dove il difensore del Milan ha parlato dell'inizio della sua nuova avventura in rossonero e delle ambizioni della squadra. Tra mercato, nuovi acquisti e obiettivi, Gila ha raccontato anche i motivi che lo hanno spinto a scegliere il club. L'INIZIO AL MILAN - Gila si è detto soddisfatto dei primi mesi in rossonero e del lavoro portato avanti dalla società sul mercato: "Sono molto contento di essere al Milan, è vero che abbiamo fatto un mercato molto importante anche a livello economico. Abbiamo portato pezzi importanti per il progetto, cerco di aiutare la squadra sempre e dare ciò che serve. Sicuramente è stato un buon inizio di stagione". L'arrivo di nuovi giocatori può rappresentare un ulteriore passo avanti per la squadra: "I nuovi acquisti danno un plus alla squadra, l'obiettivo è avere la tranquillità di crescere e dare soddisfazioni ai tifosi". LA SCELTA DEI ROSSONERI - Prima di approdare in rossonero, Gila aveva ricevuto attenzioni anche da altri club, tra cui Napoli, Atalanta e Inter. Alla fine, però, la scelta è ricaduta sul Milan: "C'erano diverse squadre ma ho scelto il Milan perché, come già avevo detto la prima volta che ho visto Milanello, ha una storia importante. Quando ti chiama è difficile dire di no. Magari altri club erano in un momento migliore, ma quello che trovi al Milan non c'è da altre parti". E proprio sulla possibilità di essere stato cercato anche dall'Inter, Gila ha confermato: "Sì". Una scelta dettata anche dalla volontà di contribuire a riportare in alto un club dalla storia importante: "Ho scelto il Milan perché magari non è al livello di Inter e Napoli negli ultimi anni, ma aiutare a vincere una squadra del genere è una soddisfazione più bella rispetto ad altre squadre che stanno già vincendo". AMORIM E IL NUOVO PROGETTO - Gila ha poi parlato del lavoro di Amorim e delle idee trasmesse dal tecnico alla squadra: "Ci trasmette molta grinta, è molto aggressivo sulla pressione. È molto moderno, adatto al calcio che si vede in Europa". Un progetto ancora agli inizi, per il quale il difensore ritiene necessario avere pazienza: "Siamo all'inizio di un progetto e bisogna dare tempo, ma sicuramente i risultati verranno e saranno molto positivi". L'OBIETTIVO CHAMPIONS - Dopo il mancato accesso alla Champions League nella scorsa stagione, Gila ha indicato con chiarezza il principale traguardo del Milan per il nuovo campionato: "Il livello attuale del Milan è dove siamo, l'Europa League. L'anno scorso siamo stati tutto l'anno in zona Champions, ma alla fine per un fattore o per un altro non ci si è arrivati. Ora bisogna lavorare, sappiamo che l'obiettivo principale è la Champions". LA PRESSIONE DEL MILAN - Gila ha analizzato anche il momento della squadra, reduce da un avvio positivo seguito da alcune gare più complicate. I due pareggi ottenuti in trasferta, però, non vengono considerati dal difensore come risultati particolarmente negativi: "Abbiamo iniziato molto bene, poi sono arrivate partite più difficili. Abbiamo pareggiato in due stadi non facili, i risultati non sono così negativi, però alla fine sei nel Milan che ti chiede di vincere tutto, sempre, e tu la pressione la senti alla fine". Una pressione che si riflette anche sull'ambiente nei giorni successivi a una gara senza vittoria: "Se non vinci una partita senti che l'energia nei primi giorni non è positiva. Ma sono fattori che si spiegano perché siamo all'inizio di un nuovo progetto, l'intenzione è giocare un calcio moderno. I risultati arriveranno e non abbiamo nessun dubbio". IL RUOLO DA TERZINO - Tra le novità vissute in questo inizio di stagione c'è anche l'impiego in una posizione diversa da quella abituale. Gila ha spiegato di apprezzare l'opportunità di giocare da terzino, considerandola una possibilità di crescita: "Terzino è una posizione che mi piace e mi stimola, nuove situazioni ti fanno imparare nuove cose, magari sull'uno contro uno. Mi piace perché mi può migliorare come giocatore e posso andare più all'attacco". RAMOS E IL SUO INSERIMENTO - Il difensore spagnolo ha parlato anche di Ramos e dell'importanza del lavoro della squadra per permettergli di esprimere al meglio le proprie qualità: "Ramos? Sappiamo che dobbiamo servirlo, col Portogallo sta facendo benissimo, dobbiamo migliorare come squadra. Molto dipende dal contesto in cui si trova, ci può aiutare moltissimo". SERGIO RAMOS, L'IDOLO DA BAMBINO - Tra i giocatori che hanno rappresentato un punto di riferimento per Gila c'è Sergio Ramos, che il difensore ha raccontato di aver seguito fin da bambino: "Sergio Ramos era il mio idolo da piccolo, ho vissuto da giovane un Ramos molto “spinto”, che vinceva tanto, segnava tanto, mi piacevano la sua cattiveria e leadership, ciò che trasmetteva". NESTA E I DIFENSORI DEL MILAN - Restando in tema di idoli e modelli, Gila ha indicato anche un nome particolarmente legato alla storia rossonera, per un percorso che presenta alcune similitudini con il suo: "Nella storia del Milan a essere sincero la persona a cui mi ispiro di più è Nesta, per il passaggio Lazio-Milan. È un esempio, ho avuto il suo stesso trascorso. Poi Costacurta, Maldini… al tempo i migliori difensori giocavano al Milan". MODRIC E L'ANEDDOTO CON ANCELOTTI - Tra le persone incontrate nel corso della carriera c'è anche Luka Modric, con cui Gila ha condiviso alcuni mesi al Real Madrid senza però scendere in campo insieme. Il difensore ha ricordato soprattutto la capacità del croato di aiutare i compagni e un episodio vissuto durante gli allenamenti: "Modric? Sono stato 3-4 mesi a Madrid con lui, senza giocarci insieme, ma in allenamento si vedeva che era pazzesco. Gli ricordo spesso questo episodio: andavo ad allenarmi, ero molto cattivo, “ignorante”, non pensavo di “prendermi cura” dei giocatori. Un paio di volte ero entrato su Rodrygo, e sentii Modric che si lamentava con Ancelotti dicendo “è sempre lui”, e Ancelotti venne da me a parlarmi. Ti aiuta molto in campo e fuori dal campo vedi la sua umiltà. Da lui si imparano molte cose". SARRI E AMORIM, DUE ALLENATORI DIVERSI - Poi, un confronto tra due allenatori che hanno segnato momenti differenti del suo percorso: Maurizio Sarri e Ruben Amorim. Gila ha raccontato anche le difficoltà iniziali avute con il primo e ciò che ha imparato da quell'esperienza: "Sarri e Amorim? Diversi in tutto. Sarri mi ha insegnato tanto, all’inizio con lui è stato molto difficile e lui lo sa. Lui mi aveva dato l’opportunità, io non l’avevo sfruttata e per un po’ di partite non ho giocato. Ma questa esperienza mi ha aiutato a leggere meglio tutte le situazioni di gioco. Lui è una grande persona, incredibile; nel campo sembra cazzuto, tosto, è molto tradizionale e duro. Lui è molto più tattico di Amorim a cui piace essere più ordinato e aggressivo". LA VICINANZA DI CARDINALE - Gila ha raccontato anche il rapporto con Gerry Cardinale e la sua presenza all'interno del club, sottolineando la volontà del proprietario di mantenere un contatto diretto con la squadra: "Dopo la firma ho sentito Cardinale che voleva vedermi ed era molto contento. Ho visto che vuole essere molto vicino alla squadra, nelle riunioni chiede molto come crediamo che possa aiutarci. Si lascia “retroalimentare”: capire come funziona una squadra è difficile: è molto importante ascoltare le persone con più peso nella squadra, e lui vuole avvicinarsi molto ma senza essere mai irruente. Chiede cosa può fare, si mette da parte, ma si fa vedere e per una squadra è importante: è un qualcosa in più per il senso di appartenenza, ti fa sentire una forza, ti fa dare un qualcosa in più. La sua vicinanza è molto importante e ci farà bene". YAMAL E L'IPOTESI MILAN - Inevitabile anche un passaggio su Lamine Yamal. Il centrale ha risposto con una battuta sull'eventuale arrivo del talento spagnolo in rossonero: "Yamal? Fortissimo e giovanissimo. Lui al Milan? Serve un miracolo di Cardinale…". IL RICORDO DI BARESI - Infine, Gila ha parlato del suo rapporto con la storia del Milan e in particolare con Franco Baresi, ricordando l'impatto avuto dalla scomparsa dell'ex capitano rossonero poco dopo il suo arrivo nel club: "Conoscevo Baresi come giocatore, anche se non essendo in Italia ti rimane più impresso il calcio spagnolo. È stato speciale vedere, due settimane dopo il mio arrivo al Milan, alla sua morte la commozione incredibile nel mondo Milan: non solo chi lo conosceva ma anche i giocatori che conoscevano la sua importanza. E arrivi a sentirla anche tu. In Milan-Venezia lo spettacolo con la sua maglia a centrocampo… vorrei avere un pezzo di ciò che è stato lui e averlo dentro me stesso. Ci dispiace molto, speriamo di fare cose belle e dare qualche soddisfazione anche a lui".
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