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LiveAddio a Evaristo Beccalossi: le reazioni nel mondo del calcio
Il mondo del calcio piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi, storica bandiera dell’Inter. L’ex centrocampista, che avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio, è morto nella notte a Brescia dopo un lungo periodo segnato da gravi problemi di salute. Un talento unico, capace di lasciare un segno profondo nella storia nerazzurra. Il funerale sarà celebrato venerdì 8 maggio alle 13,45 presso la Chiesa Conversione di San Paolo, nella sua Brescia, mentre oggi dalle 12 alle 19 e domani dalle 9 alle 19 sarà allestita la camera ardente presso la clinica Poliambulanza di Brescia. La famiglia ha dato il consenso all’espianto delle cornee. Di seguito i messaggi di cordoglio del mondo del calcio.
IL CORDOGLIO DI GALLIANI - Si aggiunge ai messaggi anche quello dell'ex Amministratore Delegato del Milan Adriano Galliani: "La scomparsa di Evaristo Beccalossi mi addolora profondamente. Indimenticato fuoriclasse nerazzurro, con lui perdo un amico. Il nostro legame risale alla stagione 1985-86 quando giocava nel mio Monza e il suo sinistro fatato e il suo estro purissimo incantavano i brianzoli. Caratteristiche che hanno reso Evaristo protagonista della storia del calcio italiano. Era un talento unico, capace di accendere la fantasia dei tifosi con una sola giocata. Alla sua famiglia rivolgo le mie più sentite condoglianze, nel ricordo di un uomo di sport che ha dato tanto al nostro calcio e alle mie città".
IL CORDOGLIO DELLA FIGC - La FIGC nella nota ufficiale ha ripercorso la carriera dell’ex fantasista, sottolineandone il talento e il percorso nel calcio italiano: cresciuto nel Brescia, fu acquistato dall’Inter nell’estate 1978, con cui collezionò 216 presenze e 37 gol, vincendo lo Scudetto nella stagione 1979/80 e una Coppa Italia due anni dopo. Nel corso della sua carriera ha vestito anche le maglie di Sampdoria, Monza, Barletta, Pordenone e Breno, oltre a quelle delle Nazionali giovanili e olimpica. Il ricordo si è poi spostato anche sul suo impegno dopo il ritiro: Beccalossi ha infatti ricoperto il ruolo di capodelegazione delle Nazionali Under 20 e Under 19, contribuendo alla crescita di molti giovani e festeggiando nel 2023 il titolo europeo Under 19 a Malta. A chiudere il messaggio le parole del presidente Gravina: “Perdiamo una persona vera, un entusiasta del calcio e un riferimento per i giovani. Oltre ad essere stato un grande calciatore, nel suo ruolo di capodelegazione delle Nazionali giovanili azzurre ha contribuito alla crescita di tanti ragazzi, ai quali trasmetteva amore per il nostro sport”.
IL MESSAGGIO DELLA SAMPDORIA - La squadra di Genova rende omaggio alla memoria di Beccalossi con un messaggio sui propri canali social, accompagnato da una foto dell’ex fantasista in maglia blucerchiata. Il club ha scelto poche parole: “Ciao Beck”. Un omaggio per ricordare un giocatore che, nella stagione 1984-86, ha vestito anche la maglia della Sampdoria collezionando 9 presenze. Nei commenti al post è apparso anche un cuore di Roberto Mancini, ulteriore segnale dell’affetto e del ricordo che il mondo del calcio continua a dedicare a Beccalossi.
IL CORDOGLIO DEL MONZA - Il Monza ricorda Beccalossi con un messaggio legato anche al suo passato in maglia biancorossa, ricordandone talento e imprevedibilità: “AC Monza partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, uno dei fantasisti più talentuosi e imprevedibili del calcio italiano, che vestì la maglia biancorossa nella stagione 1985-86, in cui collezionò 15 presenze e 3 gol”. Un ultimo saluto essenziale ma sentito, chiuso da un pensiero diretto e affettuoso: “Ciao Becca”.
IL CORDOGLIO DEL NAPOLI - Tra i messaggi di cordoglio arrivati in queste ore, anche quello del Napoli, che ha voluto omaggiare l'ex calciatore dell'Inter con una nota ufficiale. Il club azzurro si è stretto attorno al mondo del calcio e alla famiglia dell’ex fantasista nerazzurro, ricordandone il valore umano e sportivo. Nel messaggio, la società guidata da Aurelio De Laurentiis ha sottolineato il legame tra diverse figure del calcio italiano: “Il Presidente Aurelio De Laurentiis, il suo storico compagno di squadra e grande amico Lele Oriali, e tutta la SSC Napoli si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, bandiera dell'Inter e icona del calcio italiano negli anni Settanta e Ottanta”.
IL CORDOGLIO DEL LECCO - Il Lecco ha voluto ricordare l'ex fantasista con un messaggio ufficiale sui propri canali social, sottolineando il legame che lo ha unito anche al mondo bluceleste dopo la carriera da calciatore. Nel comunicato si legge: “La Calcio Lecco 1912 si stringe nel cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, presidente della società tra il 2014 e il 2016, che ha rappresentato con orgoglio e passione i colori blucelesti”. Un ricordo che va oltre il campo, legato anche al suo ruolo dirigenziale e alla vicinanza con il club. Infine, il pensiero della società e del presidente: “Il presidente Aniello Aliberti e tutta la società esprimono vicinanza nel dolore ai suoi cari porgendo alla famiglia le più sentite condoglianze”.
IL CORDOGLIO DI BERGOMI - Giuseppe Bergomi ha voluto ricordare Evaristo Beccalossi con parole cariche di affetto ai microfoni di TMW. L’ex capitano dell’Inter, compagno di squadra negli anni nerazzurri, ha sottolineato il legame umano e sportivo che lo univa al fantasista: “Gli abbiamo voluto bene tutti, compagni di squadra e tifosi. Ha fatto innamorare tanta gente del gioco del calcio con il suo modo di giocare e di dribblare”. Bergomi ha poi ricordato non solo il talento, ma anche la persona dietro al calciatore: “Era un ambidestro, ma era una persona gioiosa, che amava il calcio”. Un profilo che andava oltre il campo e che ha lasciato il segno anche dopo il ritiro, come ha evidenziato lo stesso ex difensore: “Da quando ha smesso è sempre stato un ragazzo positivo, che amava il suo sport”. Infine, il saluto più sentito, che riassume il peso della perdita per tutto l’ambiente interista: “I tifosi interisti sono diventati interisti anche per lui. Ciao Becca, ci mancherai”.
IL CORDOGLIO DELL'UNION BRESCIA - Anche l’Union Brescia ha voluto rendere omaggio all'ex trequartista con un messaggio ufficiale, sottolineando il forte legame tra il fantasista e la sua terra d’origine. Un ricordo sentito, che va oltre il campo e abbraccia l’identità di un territorio che in Beccalossi si è sempre riconosciuto. Nel comunicato, il club ha evidenziato il valore umano e tecnico dell’ex numero 10 nerazzurro: “Union Brescia esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi. Figura emblematica del calcio italiano e autentica espressione della brescianità, Beccalossi ha incarnato una visione del gioco fatta di concretezza e, al tempo stesso, di straordinaria sensibilità artistica. Un equilibrio raro, capace di lasciare un segno indelebile dentro e fuori dal campo”. Infine, il pensiero rivolto alla famiglia e agli affetti più cari: “Alla famiglia e a tutti i suoi cari giungano le più sentite condoglianze da parte del Presidente Giuseppe Pasini e di tutto il Club”.
IL CORDOGLIO DELL'INTER - L’Inter ha ricordato Evaristo Beccalossi con una lunga nota ufficiale sul proprio sito, tra emozione e senso di appartenenza: “Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”, hanno scritto i nerazzurri, sottolineando il talento naturale di un giocatore capace di trasformare ogni tocco in spettacolo. Il club ha poi ricordato anche il suo legame duraturo con l’ambiente interista: “Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì”.
Beccalossi è stato uno dei grandi numeri 10 della storia interista, erede di Sandro Mazzola, simbolo di un calcio creativo e fuori dagli schemi. Il suo arrivo dal Brescia nel 1978 segnò l’inizio di un rapporto speciale con San Siro, come raccontato nel comunicato: “La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere”. Un ritratto perfetto della sua genialità, fatta di intuizioni e imprevedibilità. Infine, il saluto del club per un giocatore diventato simbolo della storia nerazzurra: “La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi”.
È morto Evaristo Beccalossi: la bandiera dell'Inter aveva 69 anni
È morto Evaristo Beccalossi, bandiera dell'Inter. Lo storico centrocampista aveva 69 anni ed era ricoverato nella clinica Poliambulanza a Brescia. Da un anno le condizioni di salute erano critiche, a causa di un malore accusato nel 2025 e un lungo periodo di coma. Come riporta ANSA, il decesso è avvenuto nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 maggio.
Beccalossi era una leggenda dell'Inter, in cui ha giocato per 4 anni, dal 1974 al '84, e ha vinto lo scudetto con Eugenio Bersellini nel 1980 e una Coppa Italia nella stagione 1981/1982. Nel suo periodo in nerazzurro, il centrocampista ha segnato 37 gol in 216 presenze, tra cui una doppietta al Milan nel derby dell'ottobre 1979. Dopo l'Inter si è trasferito alla Sampdoria, chiudendo la sua carriera al Pordenone. Beccalossi aveva ricoperto anche il ruolo di capo Delegazione delle giovanili della Nazionale ed era un opinionista televisivo.
IL RICORDO DELL'INTER - L'Inter ha ricordato la sua bandiera con una nota sul proprio sito. "Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone" hanno scritto i nerazzurri. Il club ha ricordato l'importanza dello storico giocatore dentro e fuori dal campo: "Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì".
Beccalossi è stato uno dei grandi numeri 10 dell'Inter, degno erede di Sandro Mazzola: "La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica".
E infine, l'ultimo saluto allo storico centrocampista, diventato un simbolo dei valori dell'Inter: "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi". Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".
Quando l'Ascoli voleva Chivu...Arteta seminava una finale che solo il tempo ha permesso di raggiungere
Il primo pensiero di questa mattina, bevendo il caffè, va sicuramente a Evaristo Beccalossi, al "Becca" che ci ha lasciato in queste ore. Mando un abbraccio fortissimo alla famiglia, alla figlia Nagaja che conosco piuttosto bene. Lui è stato un grandissimo in campo, un numero 10 che oggi manca al calcio italiano. Mio padre mi ha sempre raccontato di doti incredibili di Evaristo Beccalossi e l'ho conosciuto fuori dal calcio giocato, come opinionista televisivo, sui campi ed era sempre di una simpatia naturale, ironico e divertente. Era un grande, in campo e fuori. Mi dispiace moltissimo della sua scomparsa, il risveglio di questa mattina è stato amaro.
La notte di ieri, invece, si era conclusa con la vittoria dell'Arsenal, la prima finalista della Champions League. La riflessione immediata è andata ad Arteta, a quanta fiducia abbia avuto anche senza vincere. Adesso si trova, dopo anni di secondi posti, con la possibilità di vincere la Premier e la Champions League.
LA MENTALITÀ INGLESE - In Inghilterra, nonostante Tottenham e Chelsea si siano lasciate prendere dalla schizofrenia cambiando diversi allenatori, c'è una cultura diversa, ossia quella di dare fiducia e continuità al lavoro dell'allenatore. Lo ha fatto l'Arsenal con Arteta e sta raccogliendo i frutti, come il Liverpool con Arne Slot, in una stagione molto negativa come questa, confermandolo a prescindere nonostante le voci di Xabi Alonso o di altri allenatori che erano lì come ombre. Il Liverpool ha fatto la stessa cosa con Klopp, dopo il primo anno deludente, e con lui ha vinto praticamente tutto.
In Italia non abbiamo ancora questo tipo di cultura e atteggiamento, e speriamo che questi esempi possano invogliare le nostre società - anche nel caso in cui non dovessero centrare risultati - a confermare le guide tecniche. A proposito di questo, sottolineo l'ottimo lavoro fatto dal Parma che ha dato l'opportunità a Cristian Chivu di mettere in vetrina le sue qualità. In Italia, prima del Parma soltanto l'Ascoli di Pulcinelli aveva pensato all'attuale allenatore dell'Inter. L'altra è stata proprio...
Continuiamo il discorso nella puntata di "Caffè Di Marzio".
La quinta meraviglia di Antonelli: così il Venezia è (ri)tornato grande
Filippo Antonelli si conferma come il Direttore Sportivo più vincente del calcio italiano nell'ultimo decennio, avendo appena conquistato la sua quinta promozione in carriera. Il General Manager e Sporting Director del Venezia ha saputo trasformare radicalmente il volto della società arancioneroverde, centrando ben due promozioni storiche nell'arco di soli tre anni di gestione. La sua leadership ha riportato entusiasmo in una piazza che sembrava smarrita, consolidando un primato di longevità e successi che non ha eguali nella storia recente del club.
Sotto la sua guida gestionale, il Venezia è passato velocemente dall'incubo della retrocessione al sogno della massima serie grazie a una visione strategica lungimirante. Antonelli ha dimostrato una capacità fuori dal comune di valorizzazione del capitale umano, costruendo rose competitive attraverso uno scouting d'avanguardia e una gestione minuziosa. Il suo lavoro rappresenta un modello di eccellenza sportiva, capace di unire risultati immediati sul campo a una solidità societaria necessaria per affrontare le sfide della Serie A.
LE 5 MERAVIGLIE - Il palmarès di Filippo Antonelli racconta un’ascesa costante che ha toccato il suo apice tra Monza e Venezia, collezionando cinque promozioni. Il percorso è iniziato con la rinascita del Monza dalla Serie D alla Serie C, per poi compiere il salto in Serie B e raggiungere la storica prima volta in Serie A nel 2022. L'impatto a Venezia, poi, è stato a dir poco miracoloso.
Quando ha preso in mano le redini dell'area sportiva, la squadra occupava l'ultima posizione in classifica. In una scalata senza precedenti, prima ha saputo ricompattare l'ambiente portando il gruppo ai playoff e poi, l'anno successivo, alla promozione diretta in Serie A sotto la guida di Vanoli. Quest'anno l'ultimo atto del capolavoro, consolidando il ritorno nella massima serie. Questo percorso lo ha consacrato ufficialmente come il dirigente più vincente e longevo della storia arancioneroverde, diventando anche l'italiano di maggiore successo degli ultimi anni a livello professionistico.
LA VALORIZZAZIONE DEL TALENTO E LO SCOUTING - Il successo di Antonelli passa inevitabilmente dalla sua capacità di scoprire, rigenerare e patrimonializzare profili tecnici di alto livello, costruendo asset di immenso valore per i club. Una storia di intuizioni che affonda le radici nel periodo al Monza, dove ha scovato e lanciato giocatori come Di Gregorio, Frattesi, Colpani e Carlos Augusto. Questa filosofia prosegue con successo a Venezia: giocatori come Idzes, Nicolussi Caviglia, Doumbia, Fali Candè e Oristanio sono le ultime prove tangibili di una strategia di mercato impeccabile. Quella di Antonelli non è solo gestione sportiva, ma una sistematica opera di valorizzazione che punta sulla qualità e sulla futuribilità, garantendo al club una solidità tecnica ed economica in ogni singola operazione.
UN TEAM DI PROFESSIONISTI: MOLINARO E CAVALLO - Nessuno vince da solo, e Antonelli ha saputo circondarsi di figure di altissimo profilo per strutturare la società. Cristian Molinaro, nel ruolo di Direttore Tecnico, ha portato l'esperienza internazionale necessaria per gestire l'equilibrio dello spogliatoio. Al suo fianco, Antonio Cavallo, Responsabile dell'Area Scouting, ha messo al servizio del club un lunghissimo percorso in Serie A fatto di scoperte fondamentali e valorizzazioni che oggi costituiscono il cuore del patrimonio tecnico del Venezia.
IL TRIBUTO DI STROPPA - "Il primo ringraziamento che mi sento in dovere di fare è al Direttore Sportivo Filippo Antonelli, che è riuscito a ricompattare l'ambiente e a dare un entusiasmo mai visto dopo una retrocessione. Antonelli ha facilitato il mio lavoro in una maniera incredibile, sin dal primo giorno mi sono reso conto che i giocatori erano tanto mentalizzati e che non vedessero l'ora di essere allenati da me. Da subito si è creato un feeling, un rapporto tale che ci ha portato fin qui oggi". Queste parole, pronunciate da Stroppa al termine della partita contro lo Spezia, evidenziano la statura professionale e umana di un dirigente che ha saputo riscrivere le gerarchie del calcio italiano attraverso la competenza e il lavoro quotidiano.
Zampolli: “Italia al Mondiale? Partita aperta, dipende dall’Iran”
L’ipotesi di vedere l’Italia al prossimo Mondiale continua a far discutere. A riaccendere il dibattito è Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e figura molto vicina a Donald Trump, che in un’intervista a La Gazzetta dello Sport ha ribadito la possibilità di un clamoroso ripescaggio.
Il nodo resta legato alla partecipazione dell’Iran al torneo: una situazione ancora da monitorare secondo Zampolli, che lascia aperto ogni scenario nonostante le recenti dichiarazioni della FIFA.
“ITALIA, CI SONO I PRESUPPOSTI” - Zampolli spiega di essersi mosso direttamente con il Presidente FIFA Gianni Infantino: “Con l’appoggio di Trump, ho contattato Infantino perché il regolamento FIFA non è chiarissimo sulla sostituzione di una squadra. Se l’Iran non dovesse partecipare, l’Italia - che ha vinto quattro Mondiali ed è la meglio piazzata tra le escluse nel ranking - avrebbe tutti i requisiti per essere ripescata”.
“LA PARTITA È ANCORA APERTA” - Nonostante le rassicurazioni ufficiali, Zampolli invita alla prudenza: “Il punto è capire cosa hanno in mente gli iraniani. Dicono che parteciperanno, ma bisogna considerare anche il contesto e tutto ciò che riguarda il loro seguito, che negli Stati Uniti non è ben visto. La partita resta aperta”. L’eventuale partecipazione “da ripescati” divide l’opinione pubblica italiana. Zampolli, però, rilancia: “Capisco le perplessità, ma mi chiedo: se l’Italia giocasse il Mondiale, gli italiani davvero rinuncerebbero a seguirla? Oppure tornerebbero a tifare come sanno fare?”.
TRA SPORT E PASSIONI PERSONALI - Poi uno sguardo più personale: “Seguo tanti sport, dal football al tennis, fino alla Formula 1. Preferisco vivere gli eventi dal vivo. Nuoto ogni giorno e ho da poco ottenuto la cintura nera di judo”. E sul calcio italiano: “Da giovane andavo in Curva Nord, sono contento per lo scudetto dell’Inter, ma oggi vivo lo sport soprattutto come uno strumento che unisce e crea opportunità”.
IL RAPPORTO CON TRUMP E LO SPORT - Zampolli ha poi spiegato il suo ruolo all’interno dell’amministrazione americana: “Lavoro con Trump e con Marco Rubio. L’idea di collegare sport e diplomazia nasce dalla volontà di creare opportunità: lo sport è uno strumento globale, capace di aprire molte porte”. E sul possibile ritorno a parlare con Infantino: “Non credo serva fare ulteriore pressione, anche se il tempo stringe”.
Napoli-Bologna, trasferta vietata ai residenti in Emilia-Romagna: la nota
I residenti dell'Emilia-Romagna non potranno acquistare i biglietti per la sfida tra Napoli e Bologna, in programma allo stadio "Maradona" lunedì 11 maggio alle ore 20:45. Secondo quanto riportato dall'ANSA, il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, ha disposto il divieto dopo aver ravvisato profili di alto rischio per l'ordine pubblico. Nella nota si legge: "Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto per l'incontro di calcio "S.S.C.Napoli - Bologna FC 1909", valevole per il campionato nazionale di calcio di serie A 2025/2026, in programma lunedì 11 maggio 2026, allo stadio "D.A. Maradona", il divieto di vendita dei tagliandi ai residenti nella Regione Emilia Romagna".
Nella nota, si legge che il provvedimento è stato adottato su determinazione del Comitato di Analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive dello scorso 29 aprile e su proposta proposta della Questura di Napoli. Gli organi hanno evidenziato i profili di alto rischio per l'ordine e la sicurezza pubblica.
Lukaku è tornato a Napoli: il belga lavoro individuale a Castel Volturno
Romelu Lukaku is back. L'attaccante belga, fermo ai box da diverse settimane, ha fatto ritorno a Napoli. Nella giornata di martedì 5 maggio, il classe 1993 è tonato a lavorare con i compagni al Konami Training Center di Casterl Volturno dopo la riabilitazione in Belgio. Secondo quanto riportato da Massimo Ugolini di Sky Sport, potrebbe esserci presto un incontro con l'allenatore Antonio Conte.
LA SITUAZIONE - Romelu Lukaku è tornato a lavorare individualmente a Castel Volturno a tre giornate dalla fine del campionato. L'obiettivo dichiarato è tornare in campo quanto prima, per arrivare pronto ai Mondiali di Stati Uniti, Canada e Messico che potrebbe giocare col Belgio. Il ritorno a Napoli sembra essere la chiusura di un cerchio. Nelle settimane passate, infatti, l'attaccante aveva deciso di proseguire la riabilitazione post infortunio in Belgio, non rispondendo alla chiamata del Napoli che voleva si svolgesse in Italia. Due settimane fa, le parti hanno avuto un confronto positivo, con una sanzione per il belga. In questa difficile stagione condizionata dagli infortuni, Romelu Lukaku ha giocato soltanto sette spezzoni segnando un gol decisivo nella vittoria contro l'Hellas Verona.
IL COMUNICATO DEL NAPOLI - Il comunicato degli azzurri: "SSC Napoli Training Center- Dopo il pareggio di Como, gli azzurri tornano ad allenarsi in vista del prossimo match di campionato, lunedì alle 20:45 al Maradona contro il Bologna. Il gruppo è stato impegnato in una seduta pomeridiana e ha effettuato una sessione di ripresa. Romelu Lukaku è rientrato al SSC Napoli Training Center e ha svolto un lavoro individuale".
Roma, Gasperini vuole tenere anche Çelik ed El Shaarawy: il punto sui rinnovi
Gian Piero Gasperini vuole contare ancora su Zeki Çelik e Stephan El Shaarawy. L'allenatore della Roma si sta spendendo in prima persona per i rinnovi dei due giocatori, che potevano sembrare ormai sfumati o lontani. In particolare, per l'attaccante esiste ancora la possibilità di non lasciare Roma e vestire per un'altra stagione la maglia giallorossa.
Si attende ci capire i margini di riuscita del tentativo di Gasperini, che vuole contare su Çelik ed El Shaarawy, pedine importanti nella sua prima stagione all'Olimpico. Oltre ai due già citati, l'ex Atalanta vorrebbe trattenere anche Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, sempre se ci saranno le condizioni per la permanenza dei giocatori Roma.
I NUMERI DI CELIK ED EL SHAARAWY - Zeki Çelik è stato, finora, uno dei pilastri della Roma di Gasperini. Arrivato nell'estate del 2022, il turco si è guadagnato sempre più spazio in squadra, diventando imprescindibile nella stagione in corso. Per lui, 1 gol e 2 assist in 31 partite di campionato, oltre ai due passaggi vincenti serviti in 10 partite di Europa League. Stephan El Shaarawy si è confermato, ancora una volta, un sostituto di lusso della Roma. L'attaccante ha servito 3 assist in 18 partite di Serie A e ha segnato anche un gol nella sfida di Europa League contro il Midtjylland. Prestazioni di alto livello, serietà e affidabilità. Per questo motivo, Gasperini si è speso in prima persona per il classe 1992.
ANCHE DYBALA E PELLEGRINI - Gian Piero Gasperini punta a trattenere anche Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini. L'argentino, arrivato a parametro zero nell'estate del 2022, è un calciatore gradito all'ex Atalanta, anche se negli ultimi anni è stato costretto a diversi stop per infortunio. In questa stagione ha giocato 19 partite in Serie A, impreziosite da 2 gol e 3 assist.
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