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Le delusioni della fase a gironi dei Mondiali: dall'Uruguay di Bielsa alla Turchia di Montella
Dopo la conclusione della fase a gironi si può fare un primo bilancio dei Mondiali 2026, individuando le nazionali che hanno maggiormente deluso rispetto alle aspettativa e alle potenzialità della rosa.
La Cechia è uno degli esempi più evidenti in questo senso: arrivata in America con l’ambizione di giocarsi la qualificazione nel Girone A - con Messico, Sudafrica e Corea del Sud - ha terminato invece il torneo all'ultimo posto del proprio gruppo con soltanto un punto conquistato.
LE DELUSIONI DEL GRUPPO A - La nazionale di Schick non è mai riuscita a essere realmente competitiva in questo torneo, con un solo gol segnato in tre partite. Nell’ultimo match della fase a gironi, che avrebbe potuto tenere vive le speranze di qualificazione, è arrivata una pesante sconfitta per 3-0 contro il Messico. La Cechia aveva iniziato i Mondiali nel peggiore dei modi, con una sconfitta contro la Corea del Sud - un’altra delusione di questa prima fase.
Gli asiatici, infatti, erano partiti fortissimi e nella prima partita erano sembrati una squadra frizzante e organizzata, con un gioco intenso e pericoloso e capace di raggiungere agevolmente i sedicesimi. Nelle due gare successive, però, la Corea del Sud ha perso contro il Messico e soprattutto nello scontro diretto contro il Sudafrica, senza riuscire a segnare nemmeno un gol e sprecando quanto di buono fatto contro la Cechia.
TURCHIA - La Turchia era una delle nazionali che suscitavano maggiore curiosità alla vigilia dei mondiali: la rosa a disposizione del CT Vincenzo Montella poteva contare su diversi giocatori di livello internazionale, tra tutti Arda Güler, Calhanoglu e Yildiz. Nelle prime due partite contro Australia e Paraguay, la Turchia è uscita sconfitta senza segnare nemmeno un gol nonostante i 65 tiri complessivi in 180 minuti. La scelta di Montella di puntare su Kerem Aktürkoğlu come centravanti non è stata sicuramente vincente e non ha dato i risultati sperati: l’attaccante, abituato a giocare da esterno nel Fenerbahce, è apparso in difficoltà a ricoprire la zona di campo centrale e ha faticato ad aiutare la squadra risultando anonimo. Certamente ha pesato anche la sfortuna nel non riuscire a trasformare tutta quella mole di gioco. Il problema principale però è stato la mancata capacità di canalizzare il talento della squadra in prestazioni convincenti.
SCOZIA - Il Mondiale della Scozia è terminato con le dimissioni del CT Steve Clark, che aveva rinnovato poco prima della competizione. Clark aveva riportato la Tartan Army alla Coppa del Mondo per la prima volta da Francia 1998, dopo esserci già riuscito con gli Europei: la Scozia si era infatti qualificata a EURO 2020 e 2024. Il lavoro era indirizzato per arrivare preparati agli Europei del 2028, che si giocheranno anche a Glasgow. In questo Mondiale, però, la Scozia si è dimostrata al di sotto delle aspettative. Inserita nel Girone C con Brasile, Marocco e Haiti, l’obiettivo era quello di provare a giocarsi la qualificazione sfruttando anche gli slot delle migliori terze. Il Mondiale era iniziato bene battendo Haiti all’esordio con gol di McGinn. Sono però arrivate le sconfitte nelle altre due gare, con il netto 3-0 contro il Brasile. La partita contro i sudamericani, in cui era fondamentale non subire troppi gol per cercare di difendere un piazzamento tra le migliori terze, ha compromesso definitivamente le possibilità di qualificazione. Complice anche il fatto di non esser risuciti a segnare nelle ultime due gare.
URUGUAY - “Non lascio niente in eredità al calcio uruguaiano”. Le parole di Marcelo Bielsa raccontano bene il fallimento dell'Uruguay, probabilmente la più grande delusione della fase a gironi. Inserita nel Girone H con Spagna, Arabia Saudita e Capo Verde, la nazionale sudamericana partiva da favorita per il passaggio del turno, poteva addirittura pensare di giocarsi la testa del girone contro gli spagnoli nell'ultima giornata. La realtà è stata molto diversa: due pareggi contro Arabia Suadita, Capo Verde e la sconfitta contro i campioni d'Europa. Lo spartiacque del Mondiale uruguaiano è stato gol del pareggio di Hélio Varela. L’Uruguay era riuscito a ribaltare la partita contro la nazionale africana e aveva il match e la qualificazione ai sedicesimi in mano. Poi è arrivato l’errore disastroso di Muslera - non l’unico del Mondiale - su un passaggio sbagliato in impostazione da parte di Olivera. Proprio la gestione del portiere è stata uno dei simboli delle difficoltà di Bielsa. Contro la Spagna il CT avrebbe voluto una squadra aggressiva e coraggiosa, mentre i giocatori avrebbero preferito un atteggiamento più prudente per sfruttare le ripartenze. A rendere ancora più pesante l'eliminazione è arrivata anche la decisione della Federazione di cancellare il volo di rientro, con i giocatori che dovranno rientrare a spese proprie.
Talento, academy e investimenti: così il calcio africano è diventato grande
Sudafrica, Marocco, Costa d'Avorio, Egitto, Ghana, Capo Verde, Senegal. Algeria e Congo. No, non è la Coppa d'Africa, bensì le squadre che hanno tra le loro mani il pass per disputare i sedicesimi di finale del Mondiale. All'appello manca solamente la Tunisia, ma è comunque un risultato storico mai raggiunto prima d'ora, frutto di tanta organizzazione, crescita delle strutture e investimenti.
Un miglioramente netto ed evidente per il movimento calcistico africano. Nel 2018, nessuna delle cinque squadre qualificate riuscì ad andare oltre la fase a gironi: stiamo parlando di Egitto, Marocco, Nigeria, Senegal e la stessa Tunisia. Nel 2022, invece, i primi segnali di crescita: Camerun, Ghana e Tunisia fuori alla fase a gironi, mentre Senegal e Marocco riuscirono a proseguire il loro percorso. Mané e compagni si arresero agli ottavi di fronte a una super Inghilterra, mentre i Leoni dell'Atlante chiusero al quarto posto dopo aver eliminato Spagna e Portogallo.
Ma cosa c'è dietro questa costante crescita? L'ampliamento del Mondiale ha sicuramente inciso, ma il discorso va ben oltre. In Africa si producono talenti ormai da anni, con giocatori sempre più presenti nei principali campionati europei che contribuiscono a potenziare le nazionali. Tra i Paesi più in evolozione c'è sicuramente il Marocco che, tra le altre cose, nel 2030 ospiterà il Mondiale insieme a Spagna e Portogallo. Il calcio marocchino sta vivendo un momento di sviluppo che parte dall'organizzazione fino alla ricerca del talento. A incidere è anche il fatto che nelle nazionali africane ci sono tanti calciatori nati in Europa. Grazie alla crescita di squadre come Marocco, Costa d'Avorio e Senegal, i giovani scelgono di unirsi alla nazionale che sentono più vicina al cuore. C'è meno difficoltà a scegliere una nazionale africana proprio perché si ha la consapevolezza di poter giocare e competere a grandi livelli.
Un ruolo fondamentale lo interpretano anche le academy che negli ultimi anni hanno avuto una crescita importante sotto tutti i punti di vista. In Marocco c'è l’Academie Mohammed VI che accoglie ragazzi dai 12 ai 18 anni e si ispira al Centro federale francese di Clairefontaine. Offre borse di studio complete ai talenti selezionati spesso nelle aree più disagiate del Paese. In Ghana, invece, c'è la rinomata Right to Dream Academy che per l'anno prossimo ha già pianificato la costruzione di un nuovo centro sportivo dove ogni giovane ammesso ha una borsa di studio che copre al 100% costi d’istruzione, assistenza medica, vitto e alloggio. E chi invece non riesce a imporsi nel calcio? Anche per questo c'è la soluzione. I ragazzi che mettono in evidenza la loro passione per lo studio possono essere trasferiti nei migliori college degli Stati Uniti. L’Academy Diambars FC, fondata in Senegal anche da Patrick Vieira, punta sul sostegno finanziario di investitori internazionali, sponsor, fondazioni e ricavi. Insomma, un meccanismo che messo insieme ha portato a risultati importanti sotto tutti i punti di vista. Il movimento calcistico africano non si fermerà qui perché all'orizzonte ci sono ancora tanti obiettivi da realizzare che possono portare solamente a un'ulteriore crescita di tutto il sistema.
DALLE FAVOLE CAPO VERDE E SUDAFRICA FINO ALLE CERTEZZE DI MAROCCO E COSTA D'AVORIO - Non sono di certo mancate le difficoltà durante il percorso di qualificazione delle africane, ma alla fine l'obiettivo è stato raggiunto anche contro il parere dei pronostici. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul passaggio del turno da parte di Capo Verde, ma la squadra di Bubista è andata oltre le aspettatitve portando a casa due pareggi fondamentali contro Spagna e Uruguay. Maseko ha trascinato il suo Sudafrica contro la Corea del Sud, mentre il Congo è riuscito ad avere la meglio contro l'Uzbekistan e a centrare per la prima volta nella storia l'accesso ai sedicesimi di un Mondiale.
Marocco e Costa d'Avorio hanno confermato i loro valori tecnici così come Ghana, Senegal, Egitto e Algeria che, nonostante qualche difficoltà, sono riuscite comunque ad accedere al turno successivo. Adesso si fa sul serio: il Sudafrica se la vedrà contro il Canada, mentre le corazzate Marocco e Costa d'Avorio dovranno superare gli ostacoli Olanda e Norvegia. C'è l'Inghilterra per il Congo, mentre per Egitto e Algeria ecco l'Australia e la Svizzera. E Capo Verde? Si festeggerà ancora, probabilmente anche dopo una possibile eliminazione contro l'Argentina di Messi.
LA PROFEZIA DI SACCHI E PELE' SUL CALCIO AFRICANO - La crescita del calcio africano è ormai ben nota a tutti, ma sapevate che questa profezia era stata già sottolineata da Arrigo Sacchi e Pelè? Nei primi anni '90, entrambi si erano detti certi del successo al Mondiale di una nazionale africana al cambio di secolo. La profezia non si è ancora avverata, ma i presupposti ci sono tutti considerando anche il livello tecnico.
La leggenda brasiliana ha sempre avuto grande stima verso i talenti africani, riconoscendo il miglioramento esponenzialmente una volta approdati nei campionati europei. In Europa c'è ormai un predonominio, in particolare in Ligue 1 e in Pro League belga. Nove nazionali su dieci qualificate. Questo non è un caso, ma il risultato di un lavoro che parte da lontano.
Infantino: "Fase a gironi incredibile. Questo è il Mondiale più seguito dal vivo di sempre"
Siamo arrivati ai sedicesimi di questa edizione del Mondiale e continua a crescere l'entusiasmo. "Che fase a gironi incredibile! 48 nazioni, tra cui quattro squadre al debutto, hanno scritto la storia sul palcoscenico mondiale davanti a oltre 4,6 milioni di tifosi; che hanno riempito gli stadi di 16 città ospitanti, rendendo già questa edizione la Coppa del Mondo FIFA più seguita dal vivo di sempre", ha commentato Gianni Infantino sui propri profili social.
E poi un passaggio anche sui numeri e soprattutto sui grandi protagonisti: "Sono stati battuti numerosi record grazie a campioni del calibro di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, tra gli altri, mentre nuovi eroi sono emersi da tantissime nazioni diverse. Un numero record di gol ha regalato grandi emozioni ai nostri incredibili tifosi, mentre continuiamo a mostrare il potere unificante del calcio. Questa è la Coppa del Mondo FIFA 2026. Ed è lo spettacolo più grande del pianeta!". Questo però è solo l'inizio di questa grande competizione attesa da tantissimi tifosi.
Mondiali 2026, i 5 giocatori che hanno sorpreso di più
Avete presente quando da bambini scartavate un pacchetto di figurine e, tra i soliti campioni, spuntava quel giocatore sconosciuto che poi puntualmente diventava il vostro idolo? Ecco, questo Mondiale 2026 ha fatto esattamente la stessa cosa, regalandoci cinque volti nuovi che hanno stravolto i pronostici e si sono presi i riflettori del pianeta intero. Dagli Stati Uniti al Marocco passando per Olanda, Senegal e arrivando al Messico, ecco i giocatori che ci hanno rubato l'occhio in questa fase a gironi.
AYYOUB BOUADDI, MAROCCO - Mediano classe 2007 che si è preso l'attenzione di tutto il mondo dopo aver giganteggiato nella prima sfida del Mondiale contro il Brasile di Ancelotti. Alto 1,85 m, Bouaddi ha sorpreso tutti con la prestazione contro la Seleção e si è ripetuto anche contro la Scozia. Di proprietà del Lille, arriva da una stagione altrettanto convincente in Ligue 1: 28 partite da titolare, un solo assist, ma sono soprattutto i numeri difensivi a raccontarne il valore. Viaggia a una media di cinque palloni recuperati a partita, vince circa quattro contrasti e recupera sempre almeno un pallone nella trequarti avversaria. Niente male per un classe 2007, alla terza stagione in Ligue 1 ma alla prima da titolarissimo nello scacchiere di Bruno Génésio.
FALORIN BALOGUN, USA - Arrivato in ritardo nel ritiro della Nazionale, non ha accusato minimamente la stanchezza. L'attaccante degli Stati Uniti di Mauricio Pochettino si è guadagnato subito l'attenzione di tutti grazie alla doppietta realizzata all'esordio contro il Paraguay, impreziosita anche da un terzo gol annullato per fuorigioco. Due reti da centravanti vero: la prima con un piattone preciso, quasi un rigore in movimento; la seconda è invece un concentrato di tecnica e freddezza. Lanciato in profondità, si ferma, manda fuori tempo il difensore con una sterzata verso sinistra e scarica un sinistro potentissimo sotto l'incrocio, con il suo piede debole. Per il Paraguay non c'è stato nulla da fare: quella doveva essere la serata di Balogun. Reduce da un'ottima stagione con il Monaco, chiusa con 19 gol in 43 presenze, ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport: "Posso raggiungere Messi, Mbappé e Haaland". E chi siamo noi per contraddirlo.
BRIAN BROBBEY, OLANDA - Doppietta nella goleada rifilata alla Svezia e un altro gol contro la Tunisia. Brian Brobbey si è preso sulle spalle il reparto offensivo dell'Olanda, mostrando una freddezza sotto porta ben oltre le aspettative. Classe 2002, decide di lasciare l'Ajax dopo quattro stagioni da 64 gol e 29 assist per trasferirsi al Sunderland. Alla prima stagione in Premier League trova "solo" 7 reti: non i numeri che ci si aspettava da un attaccante del suo talento, ma abbastanza per contribuire alla storica qualificazione in Europa League, arrivata 53 anni dopo l'ultima volta. Al Mondiale, però, Brobbey sembra aver cambiato marcia.
JULIÀN QUIÑONES, MESSICO - Il primo gol di questo Mondiale porta la sua firma. Nella gara inaugurale contro il Sudafrica gli bastano appena nove minuti per entrare nella storia: recupera palla al limite dell'area avversaria, non guarda nemmeno la porta e lascia partire un destro potente che passa sotto le gambe di Williams. È la scintilla che accende El Tricolor, capace poi di trascinare quell'entusiasmo anche nelle partite successive. Il Messico, infatti, è rimasto imbattuto senza subire neanche un gol contro Corea del Sud e Cechia. E proprio contro i cechi, Quiñones ha deciso di lasciare ancora il segno: tap-in rocambolesco in area e altro gol pesantissimo, confermando di essere uno dei volti copertina di questo avvio di Mondiale. Lasciate sognare El Tri.
ISMAILA SARR, SENEGAL - Di proprietà del Crystal Palace, Ismaila Sarr si è preso i riflettori del Mondiale nella sfida persa contro la Norvegia. Un apparente controsenso che, però, dice tanto della sua prestazione. La doppietta non è bastata a evitare la sconfitta, ma potrebbe rivelarsi fondamentale per il cammino del Senegal: grazie ai suoi gol, infatti, i Leoni della Teranga possono ancora sperare di qualificarsi ai sedicesimi come una delle migliori terze. Ventotto anni, arrivato in Premier League nel 2019 con il Watford e passato a Selhurst Park nell'estate del 2024, Sarr ha vissuto la miglior stagione della sua carriera. Ha chiuso con 21 gol in 43 presenze, contribuendo alla vittoria della Conference League, il primo trofeo europeo nella storia del club londinese. E al Mondiale ha già dimostrato di essere arrivato con la stessa fame.
Il Como insiste per Liberali: la permanenza di Nico Paz non esclude il classe 2007
Il Como continua il lavoro sul mercato e sta insistendo anche per Mattia Liberali. La permanenza di Nico Paz non esclude infatti il suo possibile arrivo. Come vi avevamo raccontato, il club aveva puntato gli occhi sull'ex Milan reduce da un'ottima stagione in Serie B con il Catanzaro. In settimana dovrebbe essere deciso il suo futuro con la squadra di Fabregas che avanza, oltre a diverse squadre molto interessate come il Sassuolo di Aquilani.
Ricordiamo anche che il classe 2007 ha una clausola rescissoria fissata a 6 milioni di euro. Il Milan, quando lo ha ceduto al club calabrese, ha mantenuto su di lui il 50% della futura rivendita.
Canada, la probabile formazione contro il Sudafrica: torna a disposizione Alphonso Davies
Archiviata la fase a girone, i Mondiali entrano nel vivo con i sedicesimi di finale. La prima partita della fase a eliminazione diretta sarà Sudafrica-Canada, in programma domenica 28 giugno alle 21.00 ora italiana.
La squadra allenata da Jesse Marsch ha chiuso il proprio girone al secondo posto in classifica, con 4 punti conquistati alle spalle della Svizzera. Nei canadesi tornerà a disposizione Alphonso Davies, che potrebbe esordire al Mondiale dopo aver saltato le prime tre gare per infortunio. Il terzino sinistro del Bayern potrebbe subentrare a partita in corso, con Laryea al momento favorito per una maglia dal 1' minuto.
LA PROBABILE FORMAZIONE - Marsch conferma il suo 4-4-2 contro il Sudafrica. Davanti a Crepeau, linea difensiva composta da Johnston, De Fougerolles, Cornelius e Laryea. Sugli esterni spazio a Buchanan sulla destra e Ahmed sulla sinistra. In mezzo al campo i favoriti sono Eustaquio e Saliba, indisponibile Konè dopo il brutto infortunio. In attacco ci sarà la coppia composta da David e Larin.
CANADA (4-4-2): Crepeau; Johnston, De Fougerolles, Cornelius, Laryea; Buchanan, Eustaquio, Saliba, Ahmed; David, Larin. Ct. Marsch
DOVE VEDERE LA PARTITA - Il match tra Sudafrica e Canada, in programma al Los Angeles Stadium di Inglewood, domenica 28 giugno alle ore 21.00 italiane, sarà visibile in diretta su Rai 1 e in streaming su Rai play e DAZN.
Portogallo-Croazia a un anno dalla morte di Diogo Jota, il ct Martinez: "Dovremo vincere per lui"
Il Portogallo arriva ai sedicesimi di questo Mondiale, in cui sfiderà la Croazia. Il match è in programma per il 3 luglio, esattamante a un anno dalla morte di Diogo Jota: "Diogo ritorna sempre alla nostra memoria. Sarà come una celebrazione, dovremo giocare e vincere per lui. Potrebbe essere un maggiore stimolo per noi, per vincere la Coppa per lui", ha spiegato il ct Martinez dopo il pareggio con la Colombia.
E poi si torna sul match concluso sullo 0-0 parlando di CR7: "Non paragoniamo giocatori con altri, per noi è una questione personale. Abbiamo informazioni durante le partite, dal vivo. Quello che facciamo è valutare allenamenti, tutto è un'opportunità. Solitamente è al posto giusto nel momento giusto, deve dare posizione e aprire i nostri attacchi. Ha giocato bene novanta minuti".
Iran fuori senza perdere? Zuberbuhler: "Nel 2006 Svizzera fuori agli ottavi senza sconfitta e subire gol. Parai pure il rigore di Sheva"
Tra nostalgia e ricordi, Zuberbühler ha raccontato a gianlucadimarzio.com qualche retroscena sul Mondiale del 2006 vinto dall'Italia: "Quella Coppa del Mondo è stata fantastica, qualcosa di enorme. Quel Mondiale rimarrà sempre nel mio cuore. Quando abbiamo giocato lì, molti tifosi svizzeri sono venuti allo stadio. È stato incredibile. Anche la squadra che avevamo era fantastica, con l’allenatore Köbi Kuhn e il suo staff. È stato straordinario… anche la qualificazione a quel Mondiale era stata incredibile e impressionante. Siamo passati battendo la Turchia ai playoff. Quello che è successo non è stato un bel ricordo (gli scontri e le risse, ndr), ma eravamo molto uniti e avevamo un grande spirito di squadra. Poi il record al Mondiale: non ho subito nessun gol. È bello averlo". La Svizzera ai Mondiali 2006 è stata eliminata senza subire gol. E viene subito in mente questa edizione del Mondiale di quest'anno: l'Iran è stato eliminato dopo tre pareggi, mentre Capo Verde è passato con lo stesso identico record.
Ma torniamo al 2006. 0-0 contro la Francia, vittoria per 2-0 contro il Togo e 2-0 contro la Corea del Sud. Agli ottavi poi 0-0 contro l’Ucraina (la vincente avrebbe affrontato l’Italia). Gli svizzeri hanno poi perso 3-0 ai rigori contro la squadra di Sheva a... Dortmund. 2 vittorie, 2 pareggi e 4 clean sheet però non sono bastati per arrivare ai quarti di finale. Zuberbühler parò il rigore di Shevchenko, appena passato dal Milan al Chelsea qualche settimana prima."Ma sono tornato a casa e ho visto in TV i quarti, le semifinali e la finale… e spesso pensavo: ‘Ma che cavolo sto facendo qui? Perché siamo stati eliminati? Quali errori abbiamo fatto e cosa avrebbe potuto fare meglio la squadra?’ E non ho una risposta… l’unica è che avremmo dovuto essere migliori nei rigori. Ma i rigori sono 50 e 50… anche Baresi e Baggio hanno sbagliato ai Mondiali. Però fa male uscire così senza subire nemmeno un gol", ha continuato l'ex portiere dello Grasshoppers Zurich, Leverkusen, Basel e Fulham.
SETTE PUNTI IN UN GIRONE CON FRANCIA, TOGO E COREA DEL SUD - "È stato fantastico! La prima partita con la Francia è stata difficile per loro visti i problemi iniziali… ma lo 0-0 contro di loro è stato fantastico. Poi contro il Togo è stato altrettanto bello perché giocavano un calcio offensivo e lavoravano duramente. E in Corea del Sud nei media si diceva che ci avrebbero battuti facilmente…anche loro attaccavano ma noi li abbiamo battuti. L’Ucraina però è stata la prima squadra che ci ha preso davvero sul serio e ha studiato le nostre qualità. Il loro allenatore era preparatissimo e ha preparato bene i suoi giocatori. Per questo è finita 0-0 dopo 120 minuti", ha proseguito.
E sulle aspettative sulla Francia, che poi era arrivata in finale: "I tornei sono molto particolari: devi saper cogliere il momento e quando la partita inizia alle 15 devi essere migliore dell’avversario. E non sempre vince la squadra più forte. L’unica cosa che conta è uscire dal girone e poi è solo una partita, una partita, una partita alla volta: per questo devi essere pronto e ben preparato nei grandi tornei".
UN RIGORE DA NON DIMENTICARE - Non manca un ricordo sul rigore parato a Shevchenko: "Nella mia testa pensavo di parare ogni rigore (sorriso, ndr). È stato un momento fantastico, ma poi qualcuno ha segnato un cucchiaio… (silenzio). L’Ucraina è stata furba e alla fine è passata".
E infine ancora un pensiero su Shevchenko, che aveva spezzato il cuore ai tifosi del Milan qualche giorno prima: "Era un giocatore incredibile… l’ho seguito molto e l’ho incontrato spesso nei tornei FIFA. È un grande idolo e una leggenda del calcio mondiale… ha fatto bene anche come allenatore dell’Ucraina. E da giocatore, che carriera straordinaria".
