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Una ragnatela d’oro tiene in vita la missione Messi: il gol tra Mondiale e mercato dell’Araña Alvarez
"Non mi sento il peggiore quando le cose vanno male e non sono il migliore adesso che ho segnato, continuo a essere me stesso". Un ragno a servizio di una pulce, al Mondiale succede anche questo: palla raccolta sull'esterno, destro potente e golazo da urlo che vale la semifinale contro l'Inghilterra: Julián Álvarez, è ufficialmente in mood Mondiale. Ciliegina sulla torta? La percussione con la quale favorisce il 3-1 finale di Lautaro e mette il punto esclamativo su un'estate da sicuro protagonista, dentro e fuori dal campo.
L'attaccante dell'Atletico Madrid, infatti, è l'uomo copertina di quest'inizio di calciomercato: dall'offerta shock del Real rifiutata con ironia dai cugini all'interesse sempre vivo del Barcellona, ricambiato platealmente dal giocatore che, interpellato sull'argomento nelle scorse settimane, ha definito il possibile trasferimento come un "sogno da realizzare".
La sfida all'Inghilterra di Bellingham, così, sembra proprio arrivare nel momento giusto: Julián, dopo le recenti difficoltà e le voci sul suo futuro, può finalmente dimostrare di essere il centravanti ideale per trascinare l'Argentina alla vittoria della sua quarta Coppa Del Mondo. Una missione che, per l'ex River e Manchester City, è già partita nel segno di Leo Messi.
UN SOGNO NEL NOME DI LEO- Il Mondiale 2026 rappresenterà molto probabilmente l'ultima occasione di vedere Lionel Messi impegnato con la nazionale in occasione del suo compleanno. A celebrare la Pulga, lo scorso 24 giugno, ci ha pensato tra gli altri proprio Julián Álvarez, con un messaggio carico d'emozione: "A te che ci hai cambiato la vita, che ci hai fatto vivere momenti indimenticabili e fatto credere che i sogni sono possibili. Il meglio non è stato vederlo ma condividere il sogno con te."
Parole cariche di significato, alle quali si sono aggiunte anche le più recenti dichiarazioni dell'Araña nel post gara con la Svizzera, utili per dedicare al capitano tutti gli sforzi verso il possibile bis Mondiale: per Julián, in altre parole, priorità assoluta al Dieci.
QUALE FUTURO PER JULIÁN ÁLVAREZ?
Julián Álvarez, dopo il Mondiale, deve assolutamente risolvere il rebus legato al suo futuro le 54 reti segnate in 122 partite con l'Atletico Madrid- impreziosite da 31 assist- hanno infatti già consacrato a bomber il centravanti classe 2000 che, specie nella stagione appena conclusa, ha trascinato gli spagnoli in semifinale di Champions con diversi gol pesanti: un gol contro l'Inter ai gironi, tre al Tottenham tra andata e ritorno agli ottavi, uno al Barça ai quarti e uno all'Arsenal durante la semifinale d'andata.
La volontà dell'Araña, adesso, sembra proprio essere quella di sparare le ragnatele per il Barça di Flick, raccogliendo la pesante eredità di Lewandowski nonostante il muro dell'Atletico. Il sogno Mondiale intanto continua, rigorosamente con Julián Álvarez al centro di ogni discorso.
Fiorentina, i convocati per il ritiro: ci sono Atta e Dragusin, confermata l'esclusione di Gosens
La Fiorentina ha ufficializzato la lista dei calciatori convocati per il ritiro estivo. Nell'elenco diramato da Fabio Grosso trovano posto anche i nuovi acquisti Atta, Dragusin e Viery, che avranno così modo di iniziare fin da subito il lavoro agli ordini del nuovo allenatore e di integrarsi con il resto del gruppo.
Come previsto, non figura invece Robin Gosens. L'esterno tedesco, fuori dal progetto tecnico viola, è stato escluso anche dalla lista dei convocati per il ritiro, un'ulteriore conferma della volontà del club di separare le proprie strade da quelle del giocatore in vista della nuova stagione. Di seguito, la lista completa dei convocati del club viola.
I CONVOCATI DI FABIO GROSSO - Atta, Balbo, Beldenti, Brescianini, Christensen, Comuzzo, Dodô, Croci, De Gea, Deli, Dragusin, Egharevba, Fabbian, Fagioli, Fei, Fortini, Gudmundsson, Kean, Lezzerini, Mandragora, Melani, Moreno, Ndour, Perrotti, Piccoli, Pirrò, Ranieri, Sohm, Viery.
Attività individuale: Parisi
Riposo aggiuntivo per impegni con la rappresentativa nazionale: Pongračić
Diogo Leite ha rifiutato una proposta dall'Al Diriyah
Diogo Leite ha rifiutato una proposta del club saudita Al Diriyah. Il difensore centrale portoghese ha deciso di non proseguire le trattative con la società saudita, nonostante avesse ricevuto un'offerta formale. Rimane quindi incerto il futuro di Diogo Leite che valuta un trasferimento all'estero.
Il difensore era un nome caldo anche sul mercato italiano a gennaio. Come vi avevamo raccontato era stato vicino alla Lazio come possibile sostituto di Romagnoli, con il traferimento di quest'ultimo rimandato però era saltata la possibile operazione.
Malvinas, Mano de Dios e Beckham: perché Argentina-Inghilterra non è una partita come le altre
Non esiste un Argentina-Inghilterra qualunque. Non è mai esistita e probabilmente non esisterà mai. Perché quando queste due maglie si ritrovano una di fronte all'altra, il pallone porta con sé molto più di novanta minuti. Porta il peso della storia, della politica, delle ferite mai del tutto rimarginate. Dalle Malvinas alla Mano de Dios, passando per il rigore di David Beckham e arrivando fino all'ultimo tango mondiale di Lionel Messi. Ad Atlanta andrà in scena una semifinale. Ma prima ancora, tornerà una delle rivalità più profonde che il calcio abbia mai conosciuto.
Mercoledì andrà in scena un'altra puntata di una rivalità eterna. Da una parte Lionel Messi, all'ultima corsa mondiale della sua carriera. Dall'altra l'Inghilterra di Jude Bellingham, simbolo di una generazione che sogna di riportare il calcio a casa. Ma prima di parlare di presente bisogna inevitabilmente voltarsi indietro.
DALLE MALVINAS ALLA MANO DE DIOS - Per gli inglesi erano le Falkland. Per gli argentini le Malvinas. Due nomi per le stesse isole, due modi completamente diversi di raccontarne la storia. Nel 1982 Argentina e Regno Unito si affrontarono in una guerra durata poco più di due mesi che lasciò ferite profonde da entrambe le parti (circa 1800 feriti). Da allora ogni sfida calcistica tra le due nazionali ha assunto un significato che va ben oltre il rettangolo verde.
Quattro anni dopo la guerra, ai Mondiali di Messico '86, arrivò la partita destinata a cambiare per sempre questa rivalità. Diego Armando Maradona segnò prima con quella che lui stesso definì la "Mano de Dios", poi realizzò quello che ancora oggi viene considerato da molti il gol più bello della storia dei Mondiali e ricordato come il gol del secolo. Due reti nel giro di quattro minuti accompagnate dalla storica telecronaca di Victor Hugo Morales che ancora oggi fa venire i brividi. Un gol entrato nella leggenda per la furbizia, l'altro per il talento smisurato di uno dei giocatori più forti che il calcio abbia mai visto. Entrambi contro l'Inghilterra.
BECKHAM, LA RIVINCITA E L'ULTIMO INCROCIO - La storia, però, non si è fermata a Maradona. Nel 1998 David Beckham divenne il volto della disfatta inglese con l'espulsione contro l'Argentina negli ottavi di finale. Quattro anni più tardi, nel 2002, arrivò il riscatto: nella fase a gironi del Mondiale 2002 in Corea del Sud e Giappone fu proprio Beckham, su calcio di rigore, a regalare l'1-0 ai Tre Leoni, interrompendo un tabù lungo decenni.
Da allora le due nazionali non si sono più ritrovate sul palcoscenico mondiale. Fino a oggi.
UNA RIVALITÀ CHE NON INVECCHIA MAI - Nel lunfardo, il dialetto popolare di Buenos Aires, e non solo, esiste una parola che spiega meglio di qualsiasi analisi cosa significhi affrontare l'Inghilterra: aguante. È la capacità di stringere i denti, è portarsi addosso il peso della propria storia e continuare a camminare. È giocare anche per chi non c'è più. Per questo Argentina-Inghilterra non sarà mai una semplice semifinale o una semplice partita. Ogni incrocio riapre ferite, ricordi e orgogli che il tempo non è mai riuscito a cancellare: dalle Malvinas alla Mano de Dios, fino a quella rivincita inglese del 2002. Il calendario cambia, i protagonisti anche. La rivalità no.
E forse il modo migliore per raccontarla non è un archivio o un libro di storia, ma un coro. Dopo aver eliminato la Svizzera, lo spogliatoio argentino ha infatti iniziato a cantare: "Per le Malvine, per Diego, per l'ultima di Leo". Tre nomi, tre simboli, un'unica anima. Dall'altra parte l'Inghilterra ha festeggiato sulle note di Wonderwall. Da un lato un coro, dall'altro un pezzo di memoria collettiva. Adesso toccherà al campo scrivere l'ultimo capitolo. Sapendo, però, che tra Argentina e Inghilterra il fischio d'inizio arriva sempre molto prima della partita, ma quello finale non basta mai per chiudere davvero i conti.
Konaté risponde a Yamal: "Non abbiamo paura della Spagna"
Ibrahima Konaté ha risposto alle parole di Lamine Yamal alla vigilia della sfida tra Francia e Spagna: "Può dire quello che vuole. Noi ci prepareremo nel migliore dei modi e alla fine vedremo come andrà". Sale così l'attesa per la semifinale che andrà in scena martedì 14 luglio alle ore 21:00 (italiane).
Il difensore dei Bleus ha anche aggiunto: "Paura della Spagna? No, no, no. Non prestiamo attenzione a quello che si dice: dobbiamo restare umili e non cadere in questa trappola".
Cagliari, su Prati c'è il Racing Santander. Veroli contattato da Cesena e Südtirol
Il Racing Santander ha messo gli occhi su Matteo Prati. Il club spagnolo - fresco di promozione ne LaLiga - ha mostrato interesse per il centrocampista, reduce dal prestito al Torino. In uscita c'è Davide Veroli. Il difensore, che ha giocato la scorsa stagione in prestito a Palermo, è stato contattato dal Cesena. Su di lui c'è anche il Sudtirol.
Prati è rientrato a Cagliari dopo i 6 mesi di prestito al Torino. Con i granata, il centrocampista classe 2003 ha raccolto 13 presenze e 1 assist in campionato, oltre a una partita - contro l'Inter - in Coppa Italia. Anche Veroli è tornato in Sardegna in estate. Il 23enne è reduce dal prestito al Palermo, il terzo in 3 stagioni. Prima della maglia rosanero, infatti, il difensore ha vestito quelle di Catanzaro e Sampdoria in Serie B.
IL MERCATO DEL CAGLIARI - Il mercato del Cagliari sta entrando nel vivo. Come vi abbiamo raccontato, i rossoblù hanno trovato l'accordo di massima con Jacopo Fazzini (LEGGI LA NEWS). Sempre a centrocampo, la dirigenza sta lavorando per regalare a Pisacane un jolly d'esperienza e qualità: Harry Winks.
L'inglese arriva a Cagliari per sostituire Gianluca Gaetano. Nel corso delle settimane vi abbiamo raccontato l'evolversi della trattativa tra i rossoblù e l'Atalanta per il trequartista, che si è ufficialmente unito alla squadra di Sarri (LE IMMAGINI DEL SUO ARRIVO).
Ranking FIFA, la Francia supera l'Argentina in vetta. Italia al 15° posto
Con i Mondiali sempre più vicini alla conclusione, anche il ranking FIFA ha subito diversi cambiamenti nelle ultime settimane. I risultati delle gare, infatti, hanno mosso la classifica in più occasioni dall'inizio del torneo, a cominciare dalla vetta: la Francia ha superato l'Argentina portandosi al primo posto con 1948,97 punti, mentre l'Albiceleste è al momento seconda a quota 1943,47.
Chiude il podio la Spagna, mentre al quarto posto si trova l'Inghilterra: le prime quattro classificate del ranking si sfideranno nelle due semifinali per contendersi l'accesso alla finale del prossimo 19 luglio (QUI il tabellone completo). L'Italia, invece, è scivolata al quindicesimo posto nelle ultime settimane: complici i risultati dei Mondiali, Colombia, Messico e Svizzera hanno scavalcato gli azzurri in classifica.
La Nazionale, che nel frattempo ha annunciato Paolo Maldini come nuovo dt e Leonardo come advisor, ripartirà dagli impegni in Nations League per provare a risalire la classifica.
LA TOP 20 DEL RANKING FIFA
1) Francia - 1948,97 punti
2) Argentina - 1943,47 punti
3) Spagna - 1934,79 punti
4) Inghilterra - 1889,42 punti
5) Brasile - 1804,92 punti
6) Marocco - 1803,99 punti
7) Portogallo - 1787,85 punti
8) Belgio - 1778,36 punti
9) Olanda - 1775,54 punti
10) Messico - 1754,30 punti
11) Colombia - 1739,89 punti
12) Germania - 1726,22 punti
13) Croazia - 1723,05 punti
14) Svizzera - 1710,88 punti
15) Italia - 1704,73 punti
16) Stati Uniti - 1690,33 punti
17) Giappone - 1673,68 punti
18) Senegal - 1653,43 punti
19) Norvegia - 1651,29 punti
20) Uruguay - 1634,70 punti
FIFA, Infantino: "Mondiale a 64 squadre? L'aumento sarebbe fattibile"
"Mondiale a 64 squadre? Un aumento sarebbe fattibile". A parlare è Gianni Infantino, presidente della FIFA, che in un'intervista a "Blue Sport" ha trattato diversi temi tra cui l'ampliamento del numero di nazionali qualificate al Mondiale e la finale del torneo, in programma il prossimo 19 luglio.
Il numero uno della Federcalcio ha esaltato l'edizione del 2026: "È un torneo dei superlativi". Il prossimo Mondiale potrebbe essere a 64 squadre? A riguardo, ha dichiarato: "In linea di principio, un aumento sarebbe fattibile nell’ambito del formato attuale se le prime due squadre di ogni girone si qualificassero semplicemente per gli ottavi di finale".
LA SCOMMESSA - Gianni Infantino è stato promotore dell'allargamento del Mondiale a 48 squadre. Secondo il presidente, la scommessa è stata vincente: "Se sono soddisfatto? Sì, al 100%! È stato un enorme successo con 48 squadre".
E ancora: "Squadre provenienti da ogni continente hanno segnato gol e conquistato almeno un punto. Nove squadre africane su dieci hanno raggiunto la fase a eliminazione diretta. All’ultimo Mondiale c’erano solo cinque squadre africane. Questo dimostra quanto sia importante includere tutte le squadre, per dare loro questa opportunità di partecipare".
IL MONDIALE A 64 SQUADRE - In base alle parole di Infantino, il Mondiale potrebbe cambiare nuovamente format e, alla prossima edizione, potrebbero qualificarsi ben 64 nazionali. "Si tratta sicuramente di una questione che verrà esaminata e discussa nelle commissioni competenti dopo questo Mondiale" ha detto a "Blue Sport".
Infantino ha aggiunto: "Quando si organizza un Mondiale, è importante farlo per il mondo intero — non solo per l’Europa e il Sudamerica, ma effettivamente per tutto il mondo". Il presidente ha sottolineato come ogni nazionale debba coltivare il sogno di qualificarsi alla coppa più importante del calcio. "Se non si dà ai paesi più piccoli la possibilità di partecipare ai Mondiali, non avranno l’incentivo a continuare a migliorare" ha aggiunto.
LA FINALE - Gianni Infantino non ha nascosto il tifo per la sua Svizzera: "Posso tifare la Svizzera da presidente FIFA? Certamente. Bisogna solo assicurarsi di comportarsi in modo corretto. Ma ovviamente, quando gioca la Svizzera, qualcosa si muove dentro di me".
Poi, il discorso si è spostato su Donald Trump, il presidente degli USA. "Siamo in contatto regolarmente. Quasi ogni giorno: è contento e si sta godendo davvero il torneo. Guarda tutte le partite in TV" ha svelato Infantino.
Secondo il programma della finale - in programma il 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, in New Jersey - i due presidenti consegneranno il trofeo al capitano della nazionale vincitrice. A riguardo, Infantino ha dichairato: "Sì, speriamo di consegnare il trofeo insieme durante la finale. È sempre stato questo il programma – ed è così che è sempre stato fatto in passato – che il presidente del Paese che ospita la finale consegni il trofeo insieme al presidente della FIFA".
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