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Fiorentina, si ferma Dodô: infortunio al flessore della coscia destra
Brutte notizie per la Fiorentina in vista del finale di stagione. Dodô si è fermato durante l'allenamento odierno per un fastidio nella parte posteriore della coscia destra. Si attendono ancora comunicazioni ufficiali da parte del club ma ciò che è certo è che le sue condizioni sono e saranno oggetto di esami per valutare l'entità dell'infortunio.
Una notizia di cui la Fiorentina avrebbe fatto decisamente a meno, visto e considerato il momento di forma di Dodô nelle ultime gare. Vanoli, adesso, dovrà essere bravo a sostituirlo se si tratterà di un lungo stop e a non perdere l'entusiasmo che anche oggi non è mancato durante l'allenamento. Al Viola Park, infatti, erano presenti 2000 tifosi per assistere all’allenamento.
LE PROSSIME PARTITE DELLA FIORENTINA - Con o senza Dodô, la Fiorentina si prepara a chiudere la stagione con due obiettivi in particolare. Il primo è la salvezza in Serie A e per raggiungerla la squadra di Vanoli dovrà partire da Verona. Campionato ma non solo, dal momento che i viola si giocano tanto anche in UEFA Conference League, dove sfidano il Crystal Palace ai quarti di finale. In mezzo al doppio confronto con le Eagles, ancora campionato ma questa volta l'avversaria è la Lazio di Maurizio Sarri. In attesa di capire gli svolgimenti in Conference, poi, la Serie A per la Fiorentina si chiuderà con le partite contro Lecce, Sassuolo, Roma, Genoa, Juventus e Atalanta.
Di Lorenzo non seguirà l'Italia in Bosnia. L'agente: "Non può saltare le terapie"
L'Italia insegue il chiaro obiettivo di centrare la qualificazione a un Mondiale per la prima volta dall'edizione in Brasile del 2014. Da lì in poi, come noto, niente Russia 2018 e niente Qatar 2022. Fondamentale, dunque, imporsi martedì 31 marzo a Zenica sulla Bosnia ed Erzegovina di Edin Dzeko, Muharemovic e compagni.
A prendere parte alla spedizione nei Balcani, però, non ci sarà Giovanni Di Lorenzo. Non convocato per i problemi fisici che lo vedono lontano dal campo da fine gennaio, il capitano del Napoli era comunque al fianco dei compagni di Nazionale per rafforzare ancora di più lo spirito di gruppo tanto ricercato da Gennaro Gattuso in avvicinamento a questi due delicati incontri. Come lui, anche Zaccagni e Vicario hanno assistito al match a pochi metri dalla panchina.
TERAPIE - L'agente di Giovanni Di Lorenzo Mario Giuffredi, però, è intervenuto ai microfoni di Stile TV per confermare che il suo assistito non prenderà parte anche alla trasferta contro la Bosnia. La motivazione è da riscontrare nella necessità di proseguire al meglio l'iter riabilitativo per tornare in campo il più presto possibile e nella miglior condizione possibile.
Ecco le sue parole: "Non credo che andrà in Bosnia, perché è sottoposto a terapie per l’infortunio. Ha fatto un grande sacrificio per essere giovedì a Bergamo, è partito il pomeriggio dopo le terapie e la mattina dopo alle 6 è tornato a Napoli". Testimonianza appunto della dedizione e della voglia di esserci per supportare in compagni, ma anche della volontà di tornare in campo con il suo club.
TEMPI DI RECUPERO - Sui tempi di recupero, poi, Giuffredi ha aggiunto: "Oggi non è nelle condizioni di saltare giorni di terapia perché si avvicina il recupero. Sul rientro, la mia speranza è che l’ultima settimana di aprile possa essere quella giusta per rivederlo in campo". Niente da fare, dunque, per il big match valido per il secondo posto contro il Milan che si disputerà a Pasquetta. A seguire, poi, Parma e Lazio, con la speranza di tornare in campo entro il match contro la Cremonese venerdì 24 aprile, per essere a disposizione di Conte per il finale di stagione.
Pitarch ha deciso: niente Marocco, giocherà per la Spagna
"Sono molto contento, sto vivendo il mio sogno, sia con il mio club sia con la Nazionale. Dopotutto lavoro per questo da quando ho iniziato a giocare a calcio, e ho lottato ogni giorno per arrivare fin qui". Così Thiago Pitarch direttamente dal ritiro della nazionale spagnola U19. Il talento classe 2007 del Real Madrid sta vivendo un sogno dopo e l'altro, e il prossimo è lui stesso a svelarlo.
"Il mio sogno ora è debuttare con la Nazionale maggiore e vincere un titolo". La volontà di Pitarch, quindi, è chiara: esordire nella prima squadra della nazionale spagnola. Le speranze del Marocco di vederlo vestire la propria maglia, quindi, sono finite e il countdown per la prima chiamata con la Spagna, invece, è già iniziato.
Italia, Dimarco: "Rispetto tutte le nazionali. Bosnia? Esultanza istintiva, non mancanza di rispetto"
Quella di Federico Dimarco, ripreso in un video poi diventato virale dopo la notizia del passaggio del turno della Bosnia, è stata un'esultanza che ha creato quasi un caso. Se n'è parlato tanto e in Bosnia non l'hanno presa bene. Ora, però il giocatore dell'Inter, è intervenuto in conferenza stampa in avvicinamento per chiarire la propria posizione. Questo, però, solo uno degli argomenti trattati dal terzino sinistro.
Anche l'amicizia con Edin Dzeko e qualche battuta sui temi più caldi che riguardano la sua Inter, il compagno di club e di nazionale Pio Esposito. Rileggi l'intervento di Federico Dimarco nella conferenza stampa di avvicinamento alla finale playoff Bosnia ed Erzegovina-Italia, in programma martedì 31 marzo, match ovviamente valido per l'accesso al Mondiale USA 2026.
LA CONFERENZA STAMPA LIVE - Di seguito tutte le dichiarazioni di Federico Dimarco, che ha voluto anticipare la prima domanda per fare chiarezza proprio sull'episodio che lo ha visto coinvolto al termine dei rigori in Galles-Bosnia. "Rispetto qualsiasi club e soprattutto qualsiasi nazionale. È stata una reazione istintiva, eravamo tra amici e stavamo vedendo dei rigori. Ho sentito anche Dzeko, un amico, gli ho fatto i complimenti. Ripeto, non ho mancato di rispetto a nessuno, siamo tutti persone per bene. Arroganti? C'è poco da esserlo, manchiamo da due Mondiali e non avrebbe alcun senso esserlo. E mi è dispiaciuto, penso sia stato poco rispettoso essere ripreso in quel momento".
L'esterno nerazzurro, poi, ha continuato: "Vogliamo assolutamente la qualificazione al Mondiale, siamo un gruppo che sta bene insieme, dobbiamo essere forti mentalmente, soprattutto. Se siamo forti di testa porteremo a casa il risultato. La testa comanda le gambe, sappiamo che ci attende una sfida contro una squadra molto forte. Affrontiamo una squadra con diversi giocatori del nostro campionato, bisognerà essere bravi sotto ogni punto di vista".
LA BOSNIA E DZEKO - "Difficoltà nei primi tempi? Non so, Bosnia e Irlanda del Nord sono due nazionali forti che ti possono mettere in difficoltà in maniera diversa - ha commentato l'azzurro. La Bosnia ha giocatori più esperti e talenti che stanno facendo bene. Primo e secondo tempo? Non so dare una spiegazione, ogni partita è una gara a sé". Poi sull'ex compagno di squadra, affrontato anche quest'anno in Inter-Fiorentina dell'andata: "Edin è un gran giocatore, per farlo contento gli devi fare assist (ride, ndr). L'ho incontrato in vacanza, abbiamo un grandissimo rapporto e gli faccio l'in bocca al lupo per la partita".
PIO ESPOSITO E L'INTER - Non sono mancate, poi, le considerazioni anche su un compagno di club e di nazionale come Pio Esposito, che dal momento del suo ingresso in campo contro l'Irlanda del Nord ha subito cambiato l'inerzia del match. "Pio è un ragazzo speciale, anche per la sua età è già avanti con la testa. Fai fatica ad arrabbiarti con lui, ci mette sempre itutto in partita e allenamento. Ci sono pochi consigli da dargli, anche perché è inutile mettergli addosso troppa pressione. Inter? In una stagione non si può essere al 100%, alla fine resta quello che dai in campo, se esci senza rimpianti puoi essere contento".
LA NAZIONALE - Federico Dimarco, poi, ha concluso la conferenza stampa di avvicinamento alla sfida tra Bosnia e Italia che si giocherà martedì 31 marzo a Zenica tornando proprio sulla Nazionale: "La cosa migliore dell'altra sera è stata la forza mentale. Dopo il gol sbagliato da Retegui non abbiamo visto i fantasmi, siamo stati sempre sul pezzo".
Kulusevski e l'infortunio: "Vedo la luce, tornerò più forte. Mondiale? Ho buone sensazioni"
Dejan Kulusevski sta per tornare: "Vedo la luce, ora mi sento meglio". La sua è un'assenza lunga, lunghissima, causata da un infortunio alla rotula destra del ginocchio l'11 maggio 2025, che sulla carta avrebbe dovuto richiedere solamente qualche settimana per recuperare. L'ultima partita contro il Crystal Palace, poi un lungo calvario, che pare avviarsi verso la fine.
Lo svedese, ora, ha concesso la prima intervista da tantissimo tempo ai microfoni di Viaplay, direttamente dal ritiro della sua nazionale che, dopo aver sconfitto l'Ucraina con la tripletta di Gyokeres, martedì 31 marzo si giocherà l'accesso al Mondiale contro la Polonia di Lewandowski, Zielinski e Zalewski. "Ho fatto tutto il possibile per essere pronto a giocare, ma non è stato possibile". Di recente, infatti, ha sostenuto un'altra operazione che spera possa essere l'ultima di una lunga serie.
LE PAROLE DI KULUSEVSKI - "Capisco che la gente fosse preoccupata, ma in realtà era per un motivo sbagliato. È stato davvero positivo sottopormi a questo piccolo intervento e riuscire a individuare il problema. Ora dovrebbe essere tutto risolto", ha spiegato l'ex Juve a Viaplay. "Forse a causa di cose che non si verranno a sapere perché, alla fine della giornata, è solo Dio che decide e nessun altro".
E poi ha continuato: "Ora si tratta solo di tornare in campo con calma e costanza. Finalmente vedo la luce. Sono convinto, mi sento meglio. Ho davvero un buon presentimento sulla partita con la Polonia e ai Mondiali tra qualche mese. È così che finiranno il libro e il capitolo. Ne sono convinto".
IL RITORNO IN CAMPO - L'ex Juve e Parma ha le idee chiare e ha voluto anche rispondere alle tante voci sentite durante il periodo lontano dal campo da gioco. "Sento persone che parlano: Sarà lo stesso giocatore quando tornerà? No, non sarò lo stesso giocatore. Sarò molto meglio e molto più forte, più intelligente e migliore per i miei compagni di squadra", ha dichiarato con fermezza e lucidità.
L'obiettivo, prima di tutto, è giocare il Mondiale indossando la maglia della Svezia. "È la forza motrice che ho. È una sfida che finora non ho potuto superare, dato che non sono sano. Ma non è ancora finita ed è ora che inizia la seconda partita". Prima, però, la sfida contro Lewandowski e compagni, sfida da dentro o fuori.
Américo Branco lascia l'Eredivisie: contatti anche in Serie A e B per il ds portoghese
L'Eredivisie è da tempo fucina di nuovi talenti. Tanto tra i giocatori in campo che per le figure dirigenziali come allenatori e direttori sportivi. E proprio in quest'ultima categoria rientra Américo Branco, portoghese classe 1990 che lascerà il Fortuna Sittard dopo un'esperienza quadriennale. Attualmente unico ds straniero di tutto il campionato olandese, è stato protagonista di alcune operazioni interessanti anche in ottica italiana.
Stabilità, nuovi talenti e trasferimenti azzeccati. Questo, in breve, il riassunto di quanto di buono fatto da Branco nella sua esperienza gialloverde. Fra tutti, impossibile non citare l'attuale attaccante della Lazio Tijjani Noslin, che prima di approdare nel nostro campionato ha indossato la maglia del Fortuna Sittard tra il 2021 e il 2024, per poi essere ceduto alla Lazio per tre milioni di euro.
NUOVO CAPITOLO - Dopo quattro stagioni, dunque, terminerà l'esperienza di Américo Branco con il Fortuna Sittard. Le importanti cessioni di Noslin e Fosso, l'ingaggio di talenti come Brittihn e Michut, o il ritorno in campo di Halilovic e Ihattaren. Ora, la voglia e la trepidazione per l'inizio di un nuovo capitolo. Portoghese di nazionalità, il 35enne è stato cercato proprio in Portogallo, ma la sua intenzione non è quella di tornare in patria, bensì quella di proseguire la carriera internazionale.
INGHILTERRA E ITALIA - Negli ultimi tempi, infatti, dall'Inghilterra hanno messo gli occhi su di lui e diversi club si sono già mossi. Allo stesso tempo, però, sono arrivati anche i primi contatti con svariate società di Serie A e Serie B. Il tutto in attesa di capire quale sarà il prossimo passo della sua giovane carriera.
IL COMUNICATO UFFICIALE - Il Fortuna Sittard ha salutato con un "Obrigado" il proprio ds. Di seguito riportiamo le dichiarazioni. "Fortuna Sittard e il direttore tecnico Américo Branco si separeranno al termine della stagione corrente. Questa decisione è stata presa di comune accordo. In questo ruolo ha determinato la direzione della strategia sportiva e ha giocato un ruolo importante nella formazione dell'organizzazione professionistica del calcio, con un forte focus su reclutamento e scouting. Sotto la sua guida, il Fortuna ha raggiunto stabilità sportiva e la squadra è rimasta attiva per diverse stagioni consecutive nella VriendenLoterij Eredivisie. La dirigenza del club esprime la sua apprezzamento per l'impegno e la dedizione di Branco".
LE SUE PAROLE - Nel comunicato del club, vengono riportate anche le parole dello stesso Branco. "Da quando sono arrivato al Fortuna quattro stagioni fa, mi sono adattato rapidamente al calcio olandese e ho assunto presto la responsabilità di ripristinare l'identità del club strutturando un dipartimento calcistico professionale che si allinea al DNA del Fortuna. Sono convinto che lo sviluppo recente del club e il riflesso dei nostri valori in campo siano stati una fonte di orgoglio per tutti i tifosi".
E infine. “Il legame creato tra tutti i coinvolti dentro e intorno al Fortuna è stato di grande importanza, e insieme siamo riusciti a rafforzare il club e a costruire coerenza durante questo periodo. Dopo colloqui con il CEO, il consiglio di sorveglianza e gli azionisti, siamo arrivati alla conclusione che questo è il momento giusto per separarci. Sono molto grato al club per l'apprezzamento che mi è stato dimostrato e rimango completamente dedicato fino alla fine della stagione".
Bosnia-Italia a Zenica con capienza ridotta: solo 500 biglietti per i tifosi azzurri
La finale playoff tra Bosnia Erzegovina e Italia, valida per un posto ai Mondiali, si giocherà in uno stadio con capienza ridotta. A Zenica, infatti, ci saranno solo 9mila spettatori, 4mila in meno rispetto alla capienza massima dello stadio (di 13mila spettatori). Il motivo è una sanzione della UEFA alla Bosnia, per atti di discriminazione avvenuti lo scorso 15 novembre in occasione della partita del girone di qualificazione contro la Romania.
La sanzione consiste in una riduzione del 20% della capienza dell'impianto in occasione della successiva gara in casa (proprio quella contro l'Italia di martedì sera), oltre a una multa di 60mila franchi svizzeri per la federazione bosniaca. Anche per questo, saranno solo 500 i biglietti messi a disposizione dei tifosi azzurri.
IL MOTIVO DELLA SANZIONE - La UEFA, dopo la partita contro la Romania, aveva sanzionato la Federcalcio bosniaca per atti di “𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐨 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐧𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢𝐩𝐥𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐝𝐢𝐨”. Questa la motivazione ufficiale dietro alla riduzione della capienza nella partita contro l'Italia.
A 18 anni senza paura: Alajbegovic sfida l'Italia per un posto tra i grandi
Si può già fare la differenza tra i grandi a soli 18 anni? Per Kerim Alajbegovic la risposta è nei fatti. Fuori dal campo è il ritratto della normalità, tra partite alla play e Fortnite. In campo si trasforma completamente: prova la giocata, non si nasconde mai. “Non mi importa chi ho davanti”, ha raccontato in Austria, con la sicurezza di chi si fida ciecamente dei propri mezzi. E dopo aver permesso alla sua Bosnia di superare il Galles, la prossima sfida di Kerim si chiama Italia.
La storia di Alajbegovic tra i grandi comincia nell’estate 2025, quando il Red Bull Salisburgo lo acquista dal Bayer Leverkusen per circa 2 milioni di euro. Un’operazione che all’inizio sembra una delle tante. Nel giro di pochi mesi, invece, diventa un affare. L’impatto è immediato. Kerim non aspetta e alla prima occasione da titolare segna e serve un assist, presentandosi nel modo più diretto possibile. “È successo tutto molto in fretta”, ha ammesso, riconoscendo quanto il salto tra i professionisti sia stato rapido. In campionato mette insieme circa 20 presenze, 7 reti e 2 assist. Numeri importanti, ma è soprattutto in Europa che lascia il segno: doppietta contro il Basilea, assist contro l’Aston Villa, giocate che iniziano a far girare il suo nome. Il segreto? Rimanere fedele a se stesso, senza snaturarsi mai per adattarsi agli avversari.
Cardiff è stata la sua prova del nove, prima l'assist da corner per Dzeko, complice anche un'uscita sbagliata del portiere gallese Dawson, poi il rigore decisivo della serie. "Sono andato sul dischetto senza troppi pensieri, volevo solo segnare", ha raccontato. A vederlo sembrava quasi facile, ma scegliere di calciare in un momento così delicato è stato l'atto di maturità che ha conquistato definitivamente il suo Paese. Una crescita così evidente non poteva di certo passare inosservata e il Bayer Leverkusen ha deciso di muoversi subito esercitando la recompra e offrendogli un contratto di cinque anni. Un vero e proprio atto di protezione verso uno dei talenti della nuova generazione.
IL PERCORSO - Kerim nasce a Colonia nel 2007 e cresce in una famiglia dove il calcio è sempre stato presente. Suo padre Semin, ex calciatore nelle serie minori tedesche, lo ha guidato fin dai primi passi, insistendo su un dettaglio fondamentale: l’uso di entrambi i piedi. Questa ambidestria oggi lo rende un rebus per i difensori, imprevedibile e difficile da leggere per chi lo affronta. Il percorso passa dal Colonia e poi dal Bayer Leverkusen, che nel 2021 decide di puntare su di lui. Ed è proprio lì che il suo talento prende forma concreta. I numeri nelle giovanili parlano chiaro: 20 gol e 6 assist con l’U17, poi 15 gol e 13 assist con l’U19. Numeri che danno l’idea, ma fino a un certo punto; oltre le statistiche c’è una crescita continua. Il suo modo di stare in campo ha una definizione precisa: “Mi considero un giocatore da strada”, ripete spesso. Uno di quelli che vivono l’uno contro uno, che cercano la giocata, ma che allo stesso tempo non rinunciano a mettersi al servizio della squadra.
COME INTERPRETA IL CAMPO - Descrivere Kerim Alajbegovic con una sola definizione è riduttivo. Parte da sinistra, ma non è un esterno bloccato. Si muove, viene dentro al campo, cambia lato, cerca sempre la giocata. Basta guardare le statistiche: circa 1,8 dribbling riusciti a partita. Ma non è solo una questione di numeri, dietro c’è anche una mentalità chiara, la convinzione di poter affrontare qualsiasi avversario senza timore, cercando sempre la soluzione più incisiva. Allo stesso tempo non è un solista testardo. Partecipa attivamente alla fase difensiva recuperando circa 3,7 palloni a partita, pressa, rientra, resta dentro l’azione. Non si limita ad aspettare la palla: partecipa, rincorre, si sporca il gioco. Non a caso ha più volte sottolineato di voler crescere ancora, soprattutto nella qualità delle scelte negli ultimi metri.
BOSNIA, CRESCITA E AMBIZIONE - Nonostante il passato nelle giovanili tedesche, Kerim non ha mai avuto dubbi sulla nazionale: “Il mio cuore batte per la Bosnia”, ha spiegato. E il debutto è immediato: gol e assist contro San Marino, e diventa così il più giovane marcatore della storia della selezione. Tra le prime esperienze arriva anche una delle serate più intense della sua carriera, a Vienna, nella sfida contro l’Austria. Un’atmosfera da brividi e la sensazione di poter stare a quel livello, senza sfigurare. Poi è arrivato lo spareggio Mondiale contro il Galles. Kerim entra a partita in corso e si prende la responsabilità nel momento più delicato, quello decisivo. Lo vive con una naturalezza sorprendente, quasi come se fosse un gesto già nelle sue corde. Anche nel post partita ha raccontato quel momento senza enfatizzarlo troppo, come se fosse semplicemente parte del gioco. Un dettaglio che dice molto più dei numeri.
DA SIMBOLO A GUIDA: ALAJBEGOVIC SULLE ORME DI DZEKO VERSO LA SFIDA CON L'ITALIA - Nel gruppo, il rapporto con Edin Dzeko racconta bene anche il suo percorso di crescita. Quando Kerim nasceva, nel settembre 2007, il capitano della Bosnia aveva già iniziato a costruire la sua carriera ad alto livello. Un incrocio che racconta in modo chiaro il cambio di generazione: da simbolo a guida, nello stesso spogliatoio. "È una leggenda per noi", ha spiegato, sottolineando anche il lato umano del capitano,“Prima lo guardavo in TV, ora gioco con lui”. L’ambizione non manca. È convinto che la Bosnia possa giocarsela con tutti e non abbia motivo di nascondersi, anche contro avversari di alto livello. E proprio contro l'Italia non vuole abbassare le aspettative, la Bosnia arriva a questa finale dei playoff con entusiasmo e convinzione, spinta anche da un ambiente che, come ha detto, sarà "Lo stadio sarà molto rumoroso, è uno dei più rumorosi d'Europa. Sarà una partita brutale ". Sui suoi compagni che giocano in serie A: "Kolasinac, Edin, Muharemovic: i nostri "italiani" sono molto esperti, conoscono gli avversari, la squadra, questo ci darà sicuramente qualcosa in più". Il Salisburgo aveva provato a blindarlo fino al 2029, ma la crescita è troppo evidente per non essere notata. Il Bayer Leverkusen ha confermato la scelta esercitando la clausola di recompra: contratto di cinque anni e un messaggio semplice, “Welcome back, Kerim”. Non è un ritorno casuale, ma una scelta precisa. E forse è proprio qui il punto: Kerim Alajbegovic fuori dal campo sembra uno come tanti. Ma quando l’arbitro fischia, smette di fare domande e inizia a dare risposte.
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