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Udinese, ecco Alaba: le immagini del suo arrivo a Fagagna | FOTO e VIDEO
David Alaba è arrivato a Fagagna: il difensore centrale austriaco, che nelle scorse ore ha sostenuto le visite mediche a Roma con l'Udinese, è arrivato nel piccolo comune in Friuli-Venezia Giulia in compagnia di Gökhan Inler, responsabile dell'area tecnica dei bianconeri.
L'ex calciatore del Real Madrid e del Bayern Monaco, nell'occasione, ha cenato e ha avuto modo di incontrare anche l'allenatore Kosta Runjaić.
Alaba è reduce dal Mondiale giocato la scorsa estate con la sua Austria. Lo scorso 23 maggio ha invece disputato la sua ultima partita con la maglia del Real Madrid, nella vittoria per 4-2 contro l'Athletic Club
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Il Presidente del Beşiktaş: "L'arrivo di Vlahovic? Avere Italiano è stato un vantaggio per noi"
Il Presidente del Beşiktaş Serdal Adalı è stato intervistato da A Spor e ha parlato della scelta di Vincenzo Italiano come allenatore del club turco.
"Nelle nostre liste c'erano diversi allenatori. Uno di questi era Vincenzo Italiano. Abbiamo contattato i sia il suo procuratore sia il suo avvocato. Quando lo abbiamo chiamato, Italiano non aveva ancora rescisso il contratto con il Bologna. Ci disse che si stava accordando con il Napoli", ha esordito il numero del Beşiktaş.
LA TRATTATIVA CON ITALIANO - Serdal Adalı ha raccontato che, a quel punto, il club aveva iniziato a valutare altre opzioni: "Ci siamo orientati verso un’altra alternativa. Nel frattempo, un nostro colloboratore ci ha informato che c’erano stati dei problemi nella trattativa tra Italiano e il Napoli".
Il Presidente del Beşiktaş ha spiegato come si è sviluppata la trattativa con l'allenatore italiano: "Il direttore sportivo Önder Özen è andato in Italia e poi l'ho raggiunto anch’io. Ci siamo seduti insieme per due giorni: abbiamo parlato con Italiano, trovato l’accordo e lo abbiamo portato con noi. Però eravamo già arrivati a un punto avanzato anche nella trattativa con un altro allenatore. In quei due giorni abbiamo spiegato a Italiano il Beşiktaş, i nostri obiettivi e il progetto. In qualche modo, la fortuna ci ha sorriso. Ringrazio il presidente del Napoli".
L'ARRIVO DI VLAHOVIC - Adalı ha parlato anche dell'acquisto di Dusan Vlahovic, arrivato al Beşiktaş a parametro zero: "Se avessimo dovuto prendere un centravanti, avremmo preso lui e non avremmo cercato nessun altro. Questo ancora prima di parlare con Italiano. Naturalmente, avere Italiano come allenatore è stato un enorme vantaggio per noi. Lui mi ha detto che ci sarebbe potuto volere un po’ di tempo per una questione di costi, ma io gli ho risposto che avrebbe dovuto convincerlo e poi ai soldi ci avrei pensato io".
Il Presidente del club ha infine concluso: "C’è voluto del tempo. Non sono mancate le offerte da parte di diversi club per Dusan e ogni nuova proposta ci faceva slittare di qualche giorno. Attraverso il suo procuratore, la Juventus non si è mai tirata indietro: è rimasta al tavolo fino all’ultimo momento. Ero molto fiducioso che sarebbe arrivato".
Neto torna alla Juventus: la formazione dell'ultima partita in bianconero
Era il 17 maggio 2017 quando Neto giocò la sua ultima partita con la maglia della Juventus. A distanza di quasi 10 anni, il portiere brasiliano indosserà nuovamente la maglia bianconera (QUI la notizia).
L’ultima presenza di Neto fu la finale di Coppa Italia della stagione 2016-17 contro la Lazio, quando la Juventus trionfò per 2-0 sui biancocelesti grazie alle reti di Dani Alves e Bonucci. L’allenatore dei bianconeri era Massimiliano Allegri che, oltre agli 11 titolari, schierò anche Mario Lemina, unico cambio effettuato nel match.
LA FORMAZIONE IN FINALE - Allegri scelse il 4-2-3-1, il modulo di riferimento in quella stagione, nato anche all'intuizione di spostare Mario Mandžukić sull'esterno sinistro. Davanti a Neto c'era la linea difensiva composta da Alex Sandro e Barzagli come terzini, con Chiellini e Bonucci al centro. La mediana a due era formata da Claudio Marchisio e Tomás Rincón. Mandžukić, Dybala e Dani Alves agivano invece alle spalle del Pipita Higuaín.
JUVENTUS (4-2-3-1): Neto; Barzagli, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Marchisio, Rincón; Dani Alves, Dybala, Mandžukić, Higuaín. Allenatore: Massimiliano Allegri.
A disposizione: Buffon, Audero, Benatia, Cuadrado, Mattiello, Lemina 78', Asamoah, Lichtsteiner, Sturaro, Kean, Léris.
LA STAGIONE DI NETO - In quella stagione Neto, vice di Gigi Buffon, collezionò 14 presenze totali. Il brasiliano fu protagonista in Coppa Italia, giocando da titolare tutte e cinque le partite disputate dalla Juventus nella competizione. Neto giocò anche otto partite in campionato, mantenendo la porta inviolata in sei occasioni, e una in Champions League contro la Dinamo Zagabria.
LA STAGIONE DELLA JUVENTUS - La Coppa Italia fu il secondo trofeo conquistato dalla Juventus nella stagione 2016-17, oltre allo Scudetto, il sesto consecutivo e il terzo di Massimiliano Allegri sulla panchina bianconera. La Juve conquistò il tricolore con 91 punti, chiudendo a quattro lunghezze dalla Roma e a cinque dal Napoli. La Juventus arrivò anche in finale di Champions League, per la seconda volta in tre anni. A Cardiff, contro il Real Madrid, i bianconeri uscirono sconfitti per 4-1 e non riuscirono così a conquistare il Triplete.
IntervistaEbnoutalib e la scommessa Perugia. Giugliarelli: "Scartato da 4 squadre, noi ci abbiamo creduto"
L'ascesa di Younes Ebnoutalib ha acceso i riflettori di tutta Europa sull'attaccante dell'Eintracht Francoforte. Culminata con la chiamata di Jürgen Klopp nella Nazionale tedesca per gli impegni di Nations League, la carriera del classe 2003 è sbocciata definitivamente in Bundesliga. Eppure, prima di tornare in patria, le radici professionistiche del gigante di Francoforte affondavano in Italia, nel settore giovanile del Perugia. Jacopo Giugliarelli, attuale ds della Dolomiti Bellunesi e all'epoca responsabile del vivaio umbro, racconta a gianlucadimarzio.com i retroscena di quell'intuizione.
L'INTUIZIONE DELLO SCOUTING E L'INVESTIMENTO - Younes Ebnoutalib è oggi uno dei profili più seguiti del campionato tedesco, acquistato dall'Eintracht per 8 milioni di euro (più 2 di bonus) e blindato fino al 2031. Numeri importanti per un ragazzo che, solo pochi anni fa, faticava a trovare spazio. "Ereditai un modus operandi sullo scouting voluto dal presidente Santopadre e dall'allora ds Roberto Goretti", racconta Giugliarelli. "Seguivamo le serie minori tedesche e ci proposero Younes. Dispiace che in molti abbiano letto la sua storia come un errore del calcio italiano o che la cosa sia stata strumentalizzata. La realtà è l'opposto: l'abbiamo preso da svincolato dalla quarta serie tedesca dopo che era stato scartato a 18 anni da quattro squadre. Abbiamo fatto un investimento proponendogli un contratto da professionista, il primo per la sua carriera, e pagando l'indennizzo FIFA. I primi a credere in lui siamo stati noi".
L'ADATTAMENTO E IL POTENZIALE - Arrivare in Italia per un ragazzo abituato a un contesto diverso non è stato semplice, nonostante il club avesse messo a disposizione convitto, appartamenti per i maggiorenni e un percorso scolastico dedicato. "Il nostro è stato un percorso virtuoso, il Perugia aprì una vera e propria classe per far imparare l'italiano ai ragazzi stranieri", prosegue il dirigente. "Dal punto di vista atletico arrivò già con una cultura sportiva e alimentare importante. La sua grande difficoltà, però, fu che nei tre anni trascorsi in Umbria fu uno dei pochissimi ragazzi a non riuscire a imparare una parola d'italiano, un limite che non ci consentì di farlo rendere al massimo. Per aiutarlo a integrarsi tesserammo anche suo fratello Ilias, buon difensore rimasto un anno e mezzo, che servì per aiutare il suo carattere un po' chiuso".
Il potenziale fisico di Ebnoutalib era già fuori scala. Figlio di un argento olimpico nel Taekwondo, Younes unisce ai suoi 191 centimetri una grande elasticità e picchi di velocità da 35 km/h. Caratteristiche che Giugliarelli aveva subito notato: "Aveva un'eccellenza nella motricità di base, nella corsa e la facilità di calciare in porta con entrambi i piedi. Quell'anno la prima squadra rischiava di retrocedere e si infortunarono i due attaccanti titolari. Ebbi una discussione con l'allenatore e il direttore generale perché sostenevo che sia Younes sia Alessandro Seghetti potessero avere una chance per aiutarci a salvarci". La squadra retrocesse senza il suo esordio, ma l'anno successivo lo stesso Giugliarelli, diventato ds, lo aggregò ai grandi.
LA GERMANIA E IL PROBLEMA DELLE PRIMAVERE IN ITALIA - Oggi Ebnoutalib segna triplette in Bundesliga (memorabile quella all'Union Berlino ad agosto) ed è una delle punte di diamante del nuovo corso tedesco di Klopp. "Vederlo lì ripaga molto più di una vittoria sul campo", ammette con orgoglio Giugliarelli, ricordando come il vivaio umbro abbia sfornato negli anni talenti come Vicario, Politano, Mancini, oltre ai più recenti Angori, Seghetti, Giunti e al classe 2009 Biondini (capitano dell'Italia U17). Infine, una riflessione costruttiva sul sistema calcistico italiano: "Culturalmente dobbiamo migliorare: la cultura del risultato è importante, ma non ad ogni costo. Condivido quanto espresso da Fabio Paratici: non manca il talento in Italia, ma è troppo distante il percorso di accompagnamento verso la prima squadra. Non è possibile che un giovane faccia 100 presenze nel campionato Primavera. Deve essere un campionato di passaggio, 20-30 presenze al massimo, che avvicini i ragazzi al calcio dei grandi".
Inghilterra, Saka e quella semifinale persa contro l'Argentina: "L'uscita dal Mondiale resta una cicatrice"
"Quella cicatrice è ancora lì: pensavamo di farcela, eravamo tutti così uniti e fiduciosi": Bukayo Saka torna a parlare del Mondiale 2026 e della sua Inghilterra che, il 15 luglio, ha perso la semifinale 2-1 contro l'Argentina.
Al vantaggio di Anthony Gordon arrivato al 55' hanno risposto Enzo Fernández all'85' e Lautaro Martínez al 92'. "Vogliamo voltare pagina, il prima possibile," ha detto alla BBC.
L'Inghilterra è attesa dagli impegni di Nations League dove affronterà la Spagna, la Repubblica Ceca e la Croazia: "Stiamo cercando di lasciarci alle spalle la Coppa del Mondo. Ci aspettano delle sfide molto difficili. Dovremo essere concentrati."
L'attaccante dell'Arsenal ha fornito un contributo importante in questo Mondiale: Saka è infatti sceso in campo in sette occasioni fornendo tre assist (nei match contro Croazia, Panama e Messico) e mettendo a segno una tripletta nella finale terzo/quarto posto contro la Francia, vinta 6-4. Nella nuova stagione con la maglia dei Gunners, invece, l'inglese ha già segnato tre gol in sette partite giocate.
Napoli, De Laurentiis: "A Qualiano il nuovo centro sportivo. Stadio Maradona? Andrebbe abbattuto"
"A Qualiano abbiamo trovato 17 ettari e mezzo dove metteremo 10 campi di calcio. E 7500 mq tra uffici e spogliatoi per prima squadra e tutte le giovanili". Aurelio De Laurentiis ha svelato così il luogo dove sorgerà il nuovo centro sportivo del Napoli. Come riportato dall'ANSA, presso la sede dell'Associazione stampa estera, che gli ha consegnato il premio sportivo alla carriera, il presidente azzurro ha annunciato che la squadra saluterà Castel Volturno.
De Laurentiis ha parlato anche del progetto per il nuovo stadio: "Ho una lettera d'intenti di un mese fa firmata con la Q8, a Napoli Est ho progettato uno stadio da 70mila posti e 120 Skybox, più un museo interattivo".
"IL MARADONA ANDREBBE ABBATTUTO" - Sui tempi di costruzione dell'impianto ha aggiunto: "Ci metterei 24 mesi, non chiedo soldi a nessuno. Il Comune dice che paghiamo 900mila euro all'anno, rido. Complessivamente per il Maradona paghiamo oltre 2 milioni all'anno e lo abbiamo in uso solo i giorni delle partite, dovendolo riconsegnare il giorno dopo tutto pulito".
Il Napoli lascerà a breve lo stadio Maradona? De Laurentiis ha le idee chiare sull'impianto: "Il Maradona andrebbe abbattuto per costruire nuove case per la città, il Comune vorrebbe investire 200 milioni per ammodernarlo ma con quella cifra faranno solo una carezza all'impianto".
SU CARDINALE - Tra i temi affrontati c'è anche un retroscena su Gerry Cardinale. De Laurentiis ha raccontato di aver invitato a cena il patron del Milan: "Mi fece un discorso a cui non obiettai altrimenti avrei dovuto prenderlo e buttarlo fuori, mi diceva cose che non stavano in cielo e in terra dal mio punto di vista: è un proprietario che aveva esigenze da finanziere e non da imprenditore vero".
Malagò: "Alla Nazionale ho parlato di fiducia e ottimismo. L'Italia ci guarda"
"Ho detto che siamo sulla stessa barca, non su imbarcazioni diverse. Ho parlato di fiducia, di ottimismo, di consapevolezza. L'Italia ci guarda, più che mai". Parola di Giovanni Malagò, che da Coverciano ha parlato della Nazionale e non solo. Come riportato da Sky Sport, presidente della FIGC ha commentato le voci su un presunto passo indietro della Lega Serie A nei suoi confronti: "Onestamente non è mai venuto meno il supporto. La realtà è dimostrata anche oggi dalle dichiarazioni di Ezio Simonelli". E ancora: "Mi ha fatto piacere leggere cose che sapevo: i presidenti della Serie A li avevo visti e sentiti nei giorni scorsi".
Malagò si è concentrato poi sulla Nazionale italiana, che sta preparando le prime 4 sfide di Nations League. "Ho detto che siamo sulla stessa barca, non su imbarcazioni diverse. Ho parlato di fiducia, di ottimismo, di consapevolezza. L'Italia ci guarda, più che mai" ha sottolineato il presidente della Federcalcio.
I CONVOCATI - Il numero uno della FIGC ha concluso parlando della prima lista di convocati diramata da Mancini dal suo ritorno sulla panchina azzurra: "Sarei un pazzo se dicessi che non mi piace". "C'è qualcosa di consolidato e qualcosa di prospettiva: devi guardare con prospettiva ai prossimi sei anni" ha aggiunto. Infine, Malagò ha commentato l'aspetto multiculturale dell'Italia del presente e del futuro: "È un dato di fatto, mi sembra inequivocabile".
Ronaldo: "Cercano di uccidermi, ma schivo i proiettili. Jorge Jesus la scelta perfetta per il Portogallo"
Cristiano Ronaldo non ha alcuna intenzione di fermarsi. Alla vigilia della sfida di Nations League contro il Galles, il capitano del Portogallo traccia la rotta della sua Nazionale, inaugurando ufficialmente il nuovo ciclo tecnico. Parole da leader, tra il grande traguardo dei mille gol nel mirino, la prosecuzione della carriera oltre i Mondiali del 2026 e la schiettezza nel respingere le critiche.
LE CRITICHE E I "PROIETTILI" - Ronaldo affronta a viso aperto il tema delle polemiche che ciclicamente lo circondano in patria. "Non posso essere onesto al cento per cento, a volte devo essere politicamente corretto", ammette il fuoriclasse portoghese. "Ci sono canali che cercano di uccidermi da anni, ma non hanno alcuna possibilità, nemmeno con un fucile a pompa. E anche in quel caso schivo il proiettile. Ci sono abituato, faccio questo lavoro da vent'anni: so chi sono, so perché i bambini mi vedono come un modello da seguire e i critici ci saranno sempre". Non manca una frecciata sulla questione degli stadi portoghesi: "Al Dragão sono ben accolto e vista la rivalità potevo capirlo. Al Da Luz meno, ma a quanto pare non potremo più giocarci da quanto leggo. In ogni caso, il fatto che una mezza dozzina di persone non mi apprezzi non mi influenza, sento l'affetto del popolo portoghese".
IL FUTURO, IL MONDIALE 2026 E I 1000 GOL - Chi si aspetta una data di scadenza a breve termine rimarrà deluso. CR7 allontana l'ipotesi di un ritiro imminente, confermando la sua centralità nel progetto lusitano anche dopo i Mondiali del 2026: "Rifletto sempre sul mio futuro, ma se mi vedete qui significa che continuerò. Ho parlato con il presidente e il CT: contano su di me e so di poter dare ancora molto, non solo con i gol ma anche fuori dal campo". A proposito di reti, l'obiettivo dei 1000 gol in carriera è dichiarato, ma vissuto con lucidità: "Ci riuscirò, ma non ne faccio un'ossessione, altrimenti le cose non vanno mai come vorremmo. Voglio godermi ogni giorno". Sulla gestione fisica nei prossimi impegni avverte: "Sono sicuro che non giocherò tutti i 90 minuti in queste quattro partite".
LA NUOVA ERA JORGE JESUS E IL RITORNO AD ALVALADE - La sfida contro il Galles segnerà l'esordio di Jorge Jesus sulla panchina del Portogallo, un cambiamento salutato con grande entusiasmo dal capitano. "Colgo l'occasione per ringraziare Roberto Martínez per l'ottimo lavoro svolto, reso molto difficile dai continui attacchi subiti. Ora inizia una nuova era: Jorge Jesus è stata la scelta perfetta. Tattiche diverse, linguaggio diverso, sono sicuro che farà benissimo e resterà a lungo". Una ripartenza che avverrà ad Alvalade, la casa dello Sporting e il luogo dove tutto è iniziato: "Una sensazione speciale, è quasi lì che è iniziata la mia bellissima storia nel calcio. Rappresentare la Nazionale e i colori del mio Paese è sempre come se fosse la prima volta".
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