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Da vice silenzioso alla notte di Parigi: chi è Aaron Danks, l'uomo che guiderà il Bayern contro il PSG
Quando l'arbitro fischierà l'inizio dell'attesissima semifinale di andata di Champions League al Parco dei Principi, gli occhi del mondo non cercheranno la solita stazza imponente di Vincent Kompany a bordo campo. L'allenatore belga, fermato dal giudice sportivo, dovrà accomodarsi in tribuna, lasciando il timone della corazzata bavarese a un uomo che di solito preferisce muoversi lontano dai riflettori, nel chiuso del centro sportivo di Säbener Straße. Il suo nome è Aaron Danks, l'anima tattica e silente dello staff del Bayern Monaco. Quarantadue anni, nato a Birmingham, Danks si prepara a vivere la notte più importante della sua carriera sportiva. Non sarà una semplice comparsa, ma la mente operativa a cui Kompany ha affidato le chiavi della sua squadra nel momento più delicato della stagione.
LA LUNGA GAVETTA: DA BIRMINGHAM AI GIOVANI LEONI INGLESI - La storia di "Danksy", come lo chiamano affettuosamente i giocatori negli spogliatoi, non è quella dell'ex grande fuoriclasse a cui viene immediatamente steso il tappeto rosso. È un percorso fatto di studio incessante e tanto lavoro con i giovani. La sua avventura inizia quasi vent'anni fa nel settore giovanile del Birmingham City, per poi consolidarsi in un decennio fondamentale trascorso nell'Academy del West Bromwich Albion. Lì Aaron impara a plasmare il talento grezzo, un'abilità che non sfugge agli occhi attenti della Football Association. La federazione inglese lo chiama per fare da collante nelle nazionali giovanili: partendo dall'Under 20 fino ad arrivare all'Under 21, Danks lavora a stretto contatto con figure del calibro di Aidy Boothroyd, Paul Simpson e Gareth Southgate. Diventa un maestro nella preparazione analitica delle partite e nell'empatia con i giocatori, gettando le fondamenta per i futuri successi del calcio d'oltremanica.
Il destino incrocia la sua strada con quella di Vincent Kompany nel 2021, quando il belga lo chiama come suo primo assistente sulla panchina dell'Anderlecht. Tra i due scatta una scintilla calcistica immediata: la visione difensiva dell'ex capitano del Manchester City si sposa alla perfezione con le metodologie di allenamento tipicamente britanniche di Danks. Tuttavia, il richiamo della patria è forte e l'anno successivo Aaron torna in Inghilterra per arricchire il suo bagaglio in Premier League. Siede sulla prestigiosa panchina dell'Aston Villa lavorando come vice per Dean Smith, Steven Gerrard e Unai Emery, assaporando persino l'ebbrezza e le pressioni di ricoprire il ruolo di allenatore ad interim. Successivamente passa al Middlesbrough, alla corte di Michael Carrick, dove affina ulteriormente le sue doti di stratega in Championship.
IL RICHIAMO DELLA BAVIERA E LA SFIDA AL PARCO DEI PRINCIPI - Nell'estate del 2024, quando la dirigenza del Bayern Monaco decide di affidarsi a Kompany per aprire un nuovo e ambizioso ciclo, l'allenatore belga non ha il minimo dubbio: esige Danks al suo fianco in Germania. Da quel momento, l'inglese è diventato il responsabile della meticolosa pianificazione quotidiana degli allenamenti. È lui che ogni giorno perfeziona le routine tattiche, ascolta le esigenze dei giocatori e cura in maniera maniacale gli schemi su palla inattiva, la sua vera grande specialità. Il metodo gestionale di Kompany prevede infatti che ogni membro dello staff segua personalmente da vicino un gruppo di atleti, e Danks si è rivelato un pilastro insostituibile in questo approccio psicologico e umano.
Ora, nella bolgia del Paris Saint-Germain, toccherà a lui alzarsi dalla panchina, sfidare la pressione e impartire le indicazioni ai bavaresi. Con la proverbiale flemma britannica che lo contraddistingue da sempre e un lavoro di preparazione minuzioso alle spalle, Danks è pronto a svestire i panni del fidato scudiero per trasformarsi nel regista della serata. Per una notte, il Bayern Monaco parlerà con il suo inconfondibile accento di Birmingham.
Bayern Monaco, la probabile formazione contro il PSG: Musiala dal 1' per Kompany
Il Bayern Monaco si prepara alla semifinale d’andata di Champions League contro il Paris Saint-Germain con l’obiettivo di confermare il proprio status di favorita. La squadra allenata da Vincent Kompany arriva all’appuntamento forte di numeri importanti in Europa e di una striscia di risultati utili che ne certificano la solidità.
Nonostante qualche difficoltà recente, come dimostra la rimonta subita e poi ribaltata nel 4-3 contro il Mainz in campionato, i bavaresi hanno già conquistato il titolo nazionale e possono ora concentrarsi totalmente sulla Champions League. Il Bayern punta a tornare in finale per la prima volta dal 2020, anno in cui proprio contro il PSG conquistò il trofeo.
LA PROBABILE FORMAZIONE - Dal punto di vista delle scelte, Kompany deve fare i conti con l’assenza di Serge Gnabry, fattore che ridisegna l’assetto offensivo. Jamal Musiala si riprende il ruolo di trequartista, agendo alle spalle di Harry Kane. Ai lati del numero 10 spazio a Luis Díaz e Michael Olise, chiamati a garantire qualità e profondità sulle corsie.
In mezzo al campo la coppia sarà formata da Aleksandar Pavlović e Joshua Kimmich, incaricati di dare equilibrio e impostazione alla manovra. In difesa, invece, spazio a una linea a quattro con Josip Stanišić e Konrad Laimer adattati sulle fasce, mentre al centro agiranno Jonathan Tah e Dayot Upamecano. Parte ancora dalla panchina Alphonso Davies. Tra i pali, nessun dubbio: sarà Manuel Neuer a guidare la difesa in una sfida che si preannuncia ad altissima intensità.
BAYERN MONACO (4-2-3-1): Neuer; Stanišić, Tah, Upamecano, Laimer; Pavlović, Kimmich; Olise, Musiala, Díaz; Kane. Allenatore: Vincent Kompany
DOVE VEDERE LA PARTITA - Il match tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, in programma martedì 28 aprile alle 21:00, si giocherà al Parco dei Principi. La partita potrà essere seguita in diretta su Sky Sport.
PSG, la probabile formazione contro il Bayern Monaco
Il Paris Saint-Germain si prepara alla semifinale d’andata di Champions League contro il Bayern Monaco con ambizioni altissime. La squadra di Luis Enrique vuole fare un grande passo in avanti nella corsa alla finale.
I parigini arrivano all’appuntamento in grande forma. Campioni in carica della competizione, hanno raggiunto la terza semifinale consecutiva e vinto otto delle ultime nove partite ufficiali, compreso il netto 3-0 contro l’Angers nell’ultimo turno di campionato. Con la Ligue 1 ormai indirizzata, il PSG può concentrare tutte le energie sulla Champions League, inseguendo anche un traguardo storico: la possibile 100ª vittoria nel tabellone principale della competizione.
LE POSSIBILI SCELTE - Dal punto di vista delle scelte, Luis Enrique sembra avere pochi dubbi. In porta è ormai consolidata la titolarità di Matvey Safonov. In difesa spazio alla linea a quattro con Achraf Hakimi e Nuno Mendes sugli esterni, mentre al centro agiranno Marquinhos e Willian Pacho.
A centrocampo resta aperto un solo ballottaggio: Warren Zaïre-Emery è in vantaggio su Fabián Ruiz per completare il reparto insieme a Vitinha e João Neves. In attacco, invece, prende forma un tridente di grande qualità. Désiré Doué è favorito su Bradley Barcola per una maglia dal primo minuto, affiancando gli intoccabili Khvicha Kvaratskhelia e Ousmane Dembélé.
PSG (4-3-3): Safonov; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes; João Neves, Vitinha, Zaïre-Emery; Doué, Dembélé, Kvaratskhelia. Allenatore: Luis Henrique
DOVE VEDERE LA PARTITA - Il match tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, in programma martedì 28 aprile alle 21:00, si giocherà al Parco dei Principi. La partita potrà essere seguita in diretta su Sky Sport.
Come cambia la regola per le ammonizioni al Mondiale: l'idea della FIFA
Il Mondiale del 2026 è ormai alle porte e, ancora una volta, non vedrà protagonista l’Italia. Nonostante l’assenza "azzurra", si preannuncia comunque una grande manifestazione di sport: un torneo che segna un cambio di passo storico, dato il passaggio da 32 a 48 squadre partecipanti, per un totale di ben 104 partite distribuite tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Ed è proprio questo nuovo formato ad aver spinto la FIFA a riflettere su alcuni aspetti regolamentari, in particolare sul tema delle squalifiche legate ai cartellini gialli. Con più gare in calendario e un percorso più lungo verso le fasi finali del torneo infatti, aumenta inevitabilmente il rischio che giocatori, chiave o non, saltino partite decisive per cumulo di ammonizioni.
L'IDEA DELLA FIFA - L’idea, sarebbe quella di, oltre all’azzeramento dei cartellini già previsto dopo i quarti di finale, inserire una seconda “amnistia” al termine della fase a gironi. In questo modo, si ridurrebbe il numero di partite consecutive in cui un calciatore è esposto al rischio squalifica.
Un giocatore, ad esempio, dovrebbe ricevere due cartellini nelle tre partite del girone, oppure nelle sfide a eliminazione diretta tra sedicesimi, ottavi e quarti, per essere costretto a saltare una gara.
L'anima italiana ma non solo: così il giovane Cagliari ha raggiunto la salvezza
Nel Cagliari che ha ormai tagliato il traguardo della salvezza, c'è un'anima tutta italiana. Non solo l'anima di un allenatore, Pisacane, che quest'anno si è fatto notare non solo per le sue qualità in campo, ma anche per la sua comunicazione generazionale, le sue interviste legate al modo di rapportarsi con i ragazzi, al suo studio costante per cercare di essere in linea con quelle che sono le esigenze della nuova generazione, ma anche e soprattutto per la scelta della proprietà: non solo di puntare su un allenatore che l'anno scorso allenava la Primavera e con ottimi risultati, ma anche quella di costruire proprio un'anima azzurra, un'anima di giocatori nati nel nostro Paese, e meno male.
Nella formazione che ieri ha battuto l'Atalanta, tra titolari e i giocatori che poi sono entrati, tra cui il giocatore che ha deciso la partita, ovvero Borrelli, c'erano ben nove giocatori italiani, giocatori che possono essere anche il futuro magari della nostra Nazionale, come Caprile in porta, come Esposito in attacco, come lo stesso Palestra, che ieri non ha giocato dall'inizio ma è un titolare inamovibile del Cagliari e lo sarà sicuramente anche come protagonista del prossimo calciomercato.
Nove italiani, tutti molto giovani: una scelta precisa da parte del presidente Giulini, del direttore sportivo Guido Angelozzi, uno che di scoprire i talenti se ne intende. Borrelli, il giocatore che ha risolto la partita ieri, è proprio una delle chiavi del mercato di Angelozzi, che è stato bravissimo a prenderlo praticamente a zero, dopo la mancata iscrizione del Brescia, forte di una corsia prioritaria che Angelozzi aveva dai tempi di Frosinone, perché proprio a Frosinone aveva deciso di puntare su Borrelli, attaccante che poi aveva ceduto appunto al Brescia.
Italiani e non solo, perché la copertina della partita di ieri è senegalese, e si chiama Paul Mendy. Continua nella puntata del podcast "Caffè Di Marzio".
L’evoluzione di Cuesta per la salvezza del Parma
“Sono felice, per la città, per i tifosi”. Le parole di Carlos Cuesta raccontano più di un semplice traguardo sportivo. Dentro quella frase c’è un’identità, un modo di essere, prima ancora che di allenare. La salvezza del Parma non è solo un obiettivo raggiunto, ma un percorso condiviso. Un cammino costruito giorno dopo giorno, tra dubbi iniziali e certezze conquistate.
È la storia di un gruppo che ha imparato a conoscersi, a soffrire e a reagire. È il racconto di uno spogliatoio che si è trasformato in una squadra vera. E soprattutto, un successo che nasce dal “noi”, mai dall’“io”. Cuesta non si prende i meriti, li distribuisce. Li diluisce dentro un sistema in cui ogni figura ha avuto un ruolo. E in questo modo, senza rumore, ha costruito qualcosa di profondo e duraturo.
L'AZZARDO DIVENTATO CERTEZZA - Arrivato quasi in punta di piedi, col tipico scetticismo che accompagna le scommesse, Cuesta ha ribaltato ogni previsione. Trent’anni compiuti a luglio e nessuna esperienza da primo allenatore tra i professionisti. Eppure, dietro quell’età anagrafica si nascondeva un bagaglio ricco di studio e sacrificio. Dalle giovanili di Atletico Madrid e Juventus fino all’esperienza con Arteta, ogni tappa ha costruito la sua visione. La scelta della dirigenza, Cherubinii-Pettinà e avallata dal presidente Krause, si è rivelata coraggiosa, ma soprattutto lucida. Cuesta non ha mai cercato alibi, né si è mai nascosto. “È merito di tutte le persone del club… soprattutto i calciatori”. Una dichiarazione che spiega perfettamente la sua leadership silenziosa. Ha messo i giocatori al centro, responsabilizzandoli senza mai esporli. Ha costruito fiducia, mattone dopo mattone, anche nei momenti più complicati. E quando la pressione cresceva, lui restava lì, saldo, coerente con le proprie idee. Un profilo giovane, sì, ma con una maturità che ha fatto la differenza.
IDENTITA', ERRORI E CRESCITA - La stagione non è stata lineare, anzi. Tra sconfitte pesanti e momenti di difficoltà, il Parma ha dovuto affrontare tempeste vere. Atalanta, Juventus, Cremonese, Lazio: ogni caduta lasciava qualcosa. Non solo punti persi, ma insegnamenti preziosi. “Errori: ‘Ne ho fatti mille’”, ha ammesso Cuesta con una sincerità rara. Ed è proprio lì che si vede la statura di un allenatore. Non nella perfezione, ma nella capacità di riconoscere e correggere. Dal punto di vista tattico, il Parma ha saputo trasformarsi. Difesa a tre per dare continuità, poi adattamenti continui in base alle partite. Il 3-5-2 è diventato un punto fermo, soprattutto per ritrovare equilibrio. Ma più dei moduli, ciò che è cresciuto è stata l’identità. Una squadra consapevole, organizzata, pronta a soffrire insieme.
UNA MENTALITA' CHE GUARDA AVANTI - Ci sono risultati che restano impressi e danno valore a un’intera stagione. La vittoria a San Siro contro il Milan, i pareggi contro il Napoli campione: segnali chiari. Il Parma ha saputo sorprendere, spesso lontano da casa, costruendo una salvezza atipica.
Punti pesanti, raccolti con coraggio e lucidità negli scontri diretti. E mentre l’obiettivo si avvicinava, la squadra non ha mai smesso di crederci. La salvezza è arrivata in anticipo, quasi in silenzio, senza proclami. Ma dentro quel risultato c’è un lavoro profondo, continuo, condiviso. Ora però non è tempo di fermarsi. “Adesso dobbiamo continuare a crescere”. Una frase semplice, ma carica di significato. Perché racconta la mentalità di chi non si accontenta. E forse è proprio questa la vittoria più grande di Carlos Cuesta.
D.s. Roma: Giuntoli, D'Amico, Paratici e Manna i nomi per il post Massara
Dopo la fine del rapporto con Claudio Ranieri, la Roma va verso il cambiamento anche per quanto riguarda il ruolo di direttore sportivo. Come già detto nei giorni scorsi, con ogni probabilità non sarà più Frederic Massara. Il successore dovrebbe essere un dirigente italiano, con quattro nomi al momento sulla lista dei giallorossi.
Si tratta di Cristiano Giuntoli, Giovanni Manna,Tony D'Amico e Fabio Paratici. Ciò che è certo è che sarà la proprietà a scegliere il prossimo d.s., pur condividendo la scelta con Gian Pero Gasperini. L'allenatore, infatti, vuole lavorare con un allenatore con cui pensa di condividere una strategia e un percorso anche di mercato.
LA SITUAZIONE - Tra questi quattro nomi, quello più facilmente raggiungibile è quello di Giuntoli, perché ancora libero dopo la fine dell'esperienza con la Juventus. L'ex Napoli, peraltro, chiamò lo stesso Gasperini alla Juve per cercare di portarlo in panchina, salvo poi non continuare in bianconero. Gli altri, invece, sono profili già tutti sotto contratto con altre società e quindi meno semplici: Manna col Napoli, D'Amico con l'Atalanta e Paratici da poco legato alla Fiorentina.
Lazio, Sarri: "Con 5.000 spettatori in uno stadio da 70.000 è deprimente. Motta? Ha qualità importanti"
"Questa partita non era l’ideale dopo quella di mercoledì (vinta contro l'Atalanta, ndr). Abbiamo fatto meglio nel secondo tempo, abbiamo mostrato una reazione di carattere e va bene così" ha esordito Maurizio Sarri nell'intervista concessa a Sky Sport dopo il pareggio per 3-3 contro l'Udinese.
L'allenatore della Lazio ha anche spiegato perché non ha inserito Rovella: "Qualcosa si comincia a vedere, anche se la situazione di tanti giocatori è di post infortunio, senza tanti minuti nelle gambe. Anche questa sera ci siamo presi un po’ di rischi. Mi dispiace per Rovella perché pensavo di metterlo negli ultimi minuti, ma Pellegrini era già ammonito e ha fatto un altro fallo, quindi abbiamo deciso di non rischiare l’espulsione".
LE PAROLE DI SARRI DOPO L'UDINESE - In chiusura, Sarri è tornato a parlare di una cessione fatta in estate, ovvero quella di Mandas al Bournemouth: "Quando è stato ceduto Mandas non ero contento, avevamo due portieri di ottimo livello. Abbiamo avuto la fortuna di trovare questo ragazzo di livello (Motta, ndr), che sta facendo bene. Spero rimanga con i piedi per terra perché non è ancora un portiere fatto, deve migliorare due o tre aspetti in maniera netta. Però parte da qualità importanti".
Dopo il pareggio contro la formazione di Runjaic, Sarri ha rilasciato un'intervista anche a DAZN: "Noi abbiamo approcciato male la partita, come una squadra senza energie mentali e nervose. La squadra era uscita stanca da questa settimana. Siamo stati bravi pian piano a rientrarci dentro e poi abbiamo fatto un secondo tempo a livello energetico decisamente superiore. Dispiace perché tutta la sarabanda finale abbiamo sbagliato il 3-1 a cinque minuti dalla fine: era la palla per chiudere la partita. Però i ragazzi hanno mostrato motivazioni, caratterialmente ci siamo e per il momento va bene così".
Dalla Lazio alla Serie A, Sarri si è focalizzato sui pochi gol segnati nel nostro campionato: "Si fanno tanti discorsi. Il campionato italiano non sarà il più bello del mondo, però dal punto di vista tattico è uno dei più difficili. L'altro aspetto è che gli attaccanti da 30 gol che costano 80-100 milioni in Italia non vengono: è tutto una conseguenza".
LE DICHIARAZIONI DI SARRI SULLO STADIO VUOTO - Sull'assenza dei tifosi e l'atmosfera presente nello stadio: "Questa è una domanda da fare al Presidente. Lui sta sulle sue posizioni e non si fa convincere da nessuno. Non so nemmeno come si possa mettere a posto la situazione. Però, posso dire con grande sincerità che giocare così diventa deprimente. Passa un mese, due o tre: comincia a diventare deprimente. È una situazione non sostenibile nel lungo periodo, non so chi avrà la forza di poterla mettere a posto". E ancora: "Non è che uno si diverte a giocare in uno stadio da 70.000 posti con 5.000 persone. Diventa deprimente, anche se quelli che vengono ci sostengono lo stesso. Ho sentito i ragazzi dopo il riscaldamento e anche loro erano un po' depressi da questa situazione. È chiaro che è una situazione che ci costa punti, quanti non lo sa ma qualcuno ci costa".
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