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Oyarzabal e Unai Simon, gli eroi inattesi. La scelta forte di de la Fuente
Dietro alla vittoria del Mondiale della Spagna, il secondo dopo quello del 2010, resteranno a lungo impresse nella memoria due scelte in particolare del proprio CT. Riguardano il portiere e il centravanti, ruoli nei quali Luis de la Fuente ha preso delle decisioni che hanno fatto discutere, e non poco, tutto il mondo.
Poco più di un mese fa le prime critiche, dopo il pareggio per 0-0 contro Capo Verde all'esordio al Mondiale. Un reparto offensivo non sufficientemente incisivo e un portiere che veniva reputato non all'altezza degli altri due, probabilmente a causa dei risultati differenti ottenuti con i propri club nell'ultima stagione.
MIKEL OYARZABAL, LA PRIMA "SCOMMESSA" VINTA - Forse, anzi sicuramente, definire "scommessa" decidere di schierare in campo un giocatore che solo con la Spagna quest'anno ha segnato 14 gol sarebbe una forzatura. Troppo spesso, però, Mikel Oyarzabal non sembrava abbastanza. 18 gol e 4 assist tra campionato e Copa del Rey con la Real Sociedad nell'ultima stagione non sono certo pochi ma la sensazione era che di fronte a difese di un certo spessore servissero profili diversi.
Il centravanti basco, invece, ha risposto presente segnando 5 gol in 7 partite con tanto di un assist, ma a pesare nel gioco di de la Fuente sono tanto i numeri. Le statistiche non sono altro che la conseguenza di un lavoro senza palla svolto in maniera impeccabile unito a una tecnica che solo i grandi giocatori possiedono. "Un gigante tra i giganti. Finalmente stiamo iniziando a dargli in Spagna il riconoscimento che merita. Mamma mia", così aveva parlato il CT della Roja prima dell'ultima partita dei gironi contro l'Uruguay. Forse da quel momento in poi tutti noi abbiamo iniziato ad aprire gli occhi.
UNAI SIMON E NON RAYA O JOAN GARCIA - La seconda riguarda il portiere, ruolo in cui la Spagna non aveva ancora trovato l'erede di Iker Casillas. Sicuramente sarebbe un'esagerazione considerare Unai Simón al livello di uno portieri più leggendari della storia del calcio, ma dietro alla vittoria della Roja c'è anche questa intuizione di de la Fuente.
Due anni dopo la vittoria dell'Europeo, con Simón tra i pali, tutto il mondo pensava che de la Fuente avrebbe premiato uno tra Joan Garcia e David Raya, grandi protagonisti rispettivamente con Barcellona e Arsenal. Il primo ha vinto di nuovo LaLiga con i blaugrana, il secondo la Premier League con l'Arsenal da assoluto uomo copertina. Nemmeno un minuto in questo Mondiale per entrambi, non senza lo stupore generale. All'età di 29 anni è stato ancora una volta il portiere dell'Athletic Bilbao il titolare.
COSA C'È DIETRO ALLA SCELTA DI DE LA FUENTE - Ma in fondo, perchè sono stati scelti? Dobbiamo ritornare al 2019, quando l'attuale CT della Roja era il selezionatore delle giovanili. Oyarzabal e Unai Simón, infatti, sono stati grandi protagonisti della vittoria dell'Europeo Under 21 del 2019, proprio con de la Fuente in panchina.
È questo il suo modo di lavorare. Da quando siede sulla panchina della Roja, la Spagna ha avuto un rendimento straordinario nei grandi tornei internazionali. La Nations League vinta nel 2023, l'Europeo nel 2024 e ora il secondo Mondiale, rimanendo fedele a un'idea di calcio riconoscibile e un processo nel quale credono tutti. Raccogliere i frutti di un lavoro coltivato nel tempo, il "metodo de la Fuente" entra nella storia del calcio mondiale.
Spagna-Argentina, rissa nel finale: ecco cos'è successo
Si è conclusa dopo 120 minuti la ventitreesima edizione della Coppa del Mondo. La Spagna è riuscita a imporsi sull'Argentina e a conquistare il suo secondo Mondiale doopo la vittoria del 2010.
Dopo il fischio finale c'è stato però un brutto episodio che ha visto protagonisti i giocatori di entrambe le squadre. C'è stata una rissa tra Peredes ed Eric Garcia che ha poi coinvolto anche altri giocatori ed ha portato all'espulsione del centrocampista argentino. Per sedare gli animi è dovuto intervenire il ct Scaloni che in pochi minuti ha ripristinato l'ordine.
Cuore, destino e sacrifici: i protagonisti a sorpresa della Spagna Campione del Mondo
Il fischio finale che ha sancito la vittoria della Spagna ai Mondiali nordamericani del 2026 non ha rappresentato soltanto la conclusione formale del torneo. Ha segnato il culmine di un percorso di trasformazione calcistica e umana. La squadra guidata da Luis de la Fuente ha saputo allontanarsi dai dogmi del passato, superando i limiti del possesso palla per abbracciare una nuova identità, fatta di verticalità, pragmatismo e una tenuta mentale che nelle competizioni precedenti era spesso mancata. Le vittorie di questa portata, tuttavia, non nascono solo sulle lavagne degli allenatori o nelle sedute di video-analisi. Prendono forma attraverso le esperienze, i sacrifici e i legami dei protagonisti.
LE FONDAMENTA DEL SACRIFICIO DI FABIÁN RUIZ - Per comprendere il senso della posizione e l'etica del lavoro di Fabián Ruiz, bisogna allontanarsi dalle luci dei grandi stadi europei e tornare alle strade di Los Palacios y Villafranca, in Andalusia. La sua storia sportiva affonda le radici nei corridoi del Real Betis, ma in una veste del tutto inusuale. Mentre il giovane Fabián rincorreva il pallone nel settore giovanile, sua madre Chari lavorava per la stessa società come addetta alle pulizie degli spogliatoi. La consapevolezza quotidiana di avere la propria madre impegnata a pulire i pavimenti calpestati dai suoi idoli ha costruito nel centrocampista una prospettiva disincantata e una dedizione al lavoro totale.
Questa abnegazione è visibile nello sviluppo di ogni sua partita. Dietro la pulizia del suo tocco mancino si nasconde un giocatore votato al sacrificio collettivo, che ha superato Pedri nelle gerarchie della Roja. Il suo percorso lo ha visto affinare queste qualità in Serie A con la maglia del Napoli, dove sotto la guida di allenatori come Carlo Ancelotti, Gennaro Gattuso e Luciano Spalletti ha imparato a gestire la pressione e a sfruttare il tiro da fuori area. Il successivo trasferimento al Paris Saint-Germain lo ha trasformato nell'equilibratore di una rosa ricca di stelle. Ai Mondiali del 2026, Fabiàn ha messo questa stratificata maturità al servizio della Spagna. E come nelle storie più belle, la cinquantesima partita senza sconfitte con le Furie Rosse arriva proprio nel momento più importante.
IL TEMPISMO E I CONTI CON IL DESTINO DI MIKEL MERINO - Mikel Merino porta lo sport agonistico all'interno del proprio codice genetico. Figlio di una cestista professionista, da cui ha appreso il senso del tempo nello stacco aereo, e di Ángel Merino, storico centrocampista dell'Osasuna, è cresciuto assorbendo le dinamiche e le pressioni del calcio fin dall'infanzia. Il suo cammino in Nazionale ha vissuto un momento di snodo cruciale durante gli Europei del 2024. Segnando il gol decisivo a Stoccarda contro la Germania, ha replicato al millimetro una rete e un'esultanza che suo padre aveva realizzato in quello stesso stadio trentatré anni prima. Quell'episodio ha generato un effetto liberatorio: Merino ha compreso di non essere più soltanto "il figlio di Ángel", diventando un leader pienamente consapevole dei propri mezzi.
Arrivato in Nord America forte dell'esperienza in Premier League con l'Arsenal, dove ha perfezionato l'impatto fisico nei duelli ravvicinati, si è trasformato nell'arma tattica più preziosa a disposizione di Luis de la Fuente. Nelle sfide a eliminazione diretta, quando la tecnica pura del palleggio faticava ad aprire le strette maglie difensive, Merino ha cambiato l'inerzia degli incontri. Contro il Portogallo, in un ottavo di finale spigoloso, il suo ingresso ha garantito i muscoli e l'occupazione dell'area necessari per sbloccare il risultato. Ai quarti, contro il Belgio, ha ripetuto il copione: gettato nella mischia a pochi minuti dalla fine, ha trovato lo spiraglio per firmare il definitivo 2-1 all'85'.
LA PROMESSA DI UNA VITA DI PEDRO PORRO - La spinta che muove Pedro Porro lungo la fascia destra è il risultato di un percorso professionale tortuoso, unito a un fortissimo legame familiare. Nato a Don Benito, ha scalato le gerarchie del calcio continentale passando dal Girona al Manchester City, per poi trovare la consacrazione con le maglie di Sporting CP e Tottenham. Ma il carburante che alimenta le sue inesauribili sovrapposizioni non deriva dai trofei vinti. Nasce dall'affetto viscerale per i nonni, figure che hanno svolto un ruolo genitoriale sostitutivo e fondamentale durante la sua crescita.
La dolorosa scomparsa della nonna ha segnato uno spartiacque nella vita del difensore, trasformando un lutto profondo in determinazione agonistica. Da quel momento, ogni volta che allaccia gli scarpini, Porro scende in campo con l'obiettivo di mantenere una promessa fatta al nonno Antonio. Questo carico emotivo ha trovato il suo naturale compimento nella delicata semifinale del Mondiale contro la Francia. Al 58' minuto, con gli avversari sbilanciati in avanti alla ricerca del pareggio, l'esterno ha colto l'attimo. Si è inserito con i tempi giusti alle spalle della difesa transalpina, ha ricevuto il pallone e ha battuto il portiere in uscita siglando la rete del 2-0. Dopo il gol, la sua attenzione non è andata al pubblico, ma alla telecamera, a cui ha rivolto un segnale preciso e concordato. Era il messaggio per il nonno Antonio, che da casa guardava il nipote mantenere la parola data e chiudere la pratica verso la finale.
LA GIOVENTÙ CHE INGANNA IL TEMPO: PAU CUBARSÍ - Nella grammatica del calcio moderno, il ruolo del difensore centrale richiede generalmente anni di errori e apprendistato prima di poter essere interpretato con autorità ad altissimi livelli. Pau Cubarsí ha riscritto questa regola. Presentatosi alla Coppa del Mondo a soli diciannove anni, ha guidato la linea difensiva della Spagna con la lucidità di un veterano. Entrato a undici anni ne La Masia del Barcellona, non si è lasciato condizionare dalle enormi aspettative o dai precoci paragoni con i grandi del passato. Ha risposto alle attenzioni mediatiche assorbendo i concetti di gioco e applicandoli sul campo, guadagnandosi in pochi mesi la fiducia tecnica di Xavi e l'investitura pubblica di Carles Puyol.
Dopo aver conquistato la medaglia d'oro ai Giochi Olimpici di Parigi, Cubarsí ha affrontato la rassegna iridata come un passaggio naturale della propria carriera. Il Commissario Tecnico gli ha consegnato la regia del reparto arretrato e il ragazzo ha risposto assumendo il totale controllo della prima impostazione. I suoi dati statistici hanno certificato il dominio di un centrocampista prestato alla difesa: dai 93 passaggi completati nella gara contro l'Arabia Saudita agli 85 smistati contro il Belgio, ha costantemente dettato le tempistiche per eludere la pressione.
Spagna in vantaggio ma Vincic annulla il gol: il motivo
Proteste dei giocatori della Spagna. Le furie rosse avevano trovato il gol del vantaggio con Nico Williams al sesto minuto del primo tempo supplementare. La gioia degli spagnoli è durata però solo pochi secondi.
Vincic, arbitro della partita, ha annullato il gol per un pestone di Merino su Otamendi. Risultato dunque che resta sullo 0-0
Argentina in 10: espulso Enzo Fernandez all'ultimo minuto dei regolamentari
Finale di partita incandescente tra Argentina e Spagna. L'Albiceleste è rimasta in 10 uomini dopo l'espulsione di Enzo Fernandez per doppia ammonizione.
Il centrocampista era stato ammonito al minuto 82 per proteste, poi il secondo giallo al 93 per un fallo su Cubarsi. L'Argentina sarà costretta a giocare i tempi supplementari in 10 uomini
Argentina, infortunio per Lisandro Martinez
Infortunio alla coscia per Lisandro Martinez. Il difensore argentino è stato costretto al cambio dopo soli 44 minuti di gioco. Poco prima dell'infortunio, Martinez era stato ammonito per un fallo su una ripartenza della Spagna.
Scaloni costretto dunque a giocarsi una sostituzione a pochi minuti dalla fine del primo tempo.
Klopp conferma la trattativa con la Germania: "Tutto procede nella giusta direzione"
Jurgen Klopp è sempre più vicino a diventare il nuovo commissario tecnico della Germania. L'allenatore tedesco, intervenuto ai microfoni di Magenta TV, ha confermato i contatti con la Federazione, spiegando però che l'accordo non è stato ancora formalizzato: "Non c'è ancora nulla di definitivo. I colloqui ci sono e stanno andando nella direzione giusta. I contratti non devono soltanto essere discussi, ma a un certo punto devono anche essere firmati".
Klopp ha poi chiarito uno degli aspetti principali della trattativa, ovvero la situazione legata al suo rapporto con Red Bull: "Ho trovato un accordo con loro, quindi non c'è più nulla che possa ostacolare la conclusione dell'operazione. Ci sono ancora alcune cose di cui parlare, ci stiamo confrontando con la Federazione e ci sono diverse persone che devono essere informate. Il fatto che siano già uscite tante informazioni dimostra quanto sia avanzata la situazione, anche se non tutte le notizie circolate sono necessariamente corrette".
L'ex allenatore del Liverpool ha infine parlato anche delle tempistiche per l'annuncio ufficiale: "Dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, nella migliore delle ipotesi. Mancano circa sessanta giorni alla prossima partita della Germania e prima o poi una decisione dovrà essere presa. In realtà non è rimasto molto a ostacolare l'accordo: semplicemente non è ancora successo. Oggi i contratti non vengono solo discussi, ma devono anche essere firmati, e noi siamo arrivati a quel punto".
UfficialeInao Oulaï è un nuovo giocatore della Fiorentina: il comunicato del club
La Fiorentina ha ufficializzato l'acquisto di Christ Inao Oulaï. Dopo aver sostenuto le visite mediche nella giornata di sabato 18 luglio e aver definito gli ultimi dettagli dell'operazione, il centrocampista ivoriano è diventato ufficialmente un nuovo giocatore del club viola. Un rinforzo che va ad arricchire il centrocampo a disposizione di Fabio Grosso in vista della prossima stagione.
Oulaï rappresenta un altro tassello del mercato estivo della Fiorentina, tra le società più attive di questa sessione. Il club viola continua così a investire su profili giovani e di prospettiva, proseguendo il lavoro di rafforzamento della rosa dopo gli arrivi già messi a segno nelle scorse settimane. Di seguito la nota del club viola.
IL COMUNICATO DELLA FIORENTINA - "ACF Fiorentina comunica di aver acquistato, a titolo definitivo, i diritti alle prestazioni sportive del calciatore Christ Ravynel Inao Oulai dal Trabzonspor Kulubu. Oulai, nato a Yopougon (Costa D'Avorio) il 6 aprile 2006, nel corso della sua carriera ha vestito, oltre quella del Trabzonspor, anche la maglia del Bastia in Francia. Il nuovo calciatore viola, durante l’ultima stagione in Turchia, ha collezionato 31 presenze tra Campionato e Coppa di Turchia segnando 2 gol e fornendo 4 assist e vincendo la Coppa di Turchia. Oulai, nonostante la giovane età, ha già indossato in 13 occasioni la maglia della Nazionale maggiore della Costa D'Avorio ed è stato uno dei protagonisti con la sua Nazionale durante i Mondiali dove ha disputato da titolare tutte le partite"
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