Chivu: "All'Inter voglio creare qualcosa che duri. Vincere la Champions è il sogno di tutti"
Dopo aver vinto Scudetto e Coppa Italia al suo primo anno da allenatore dell'Inter, Cristian Chivu ha ben chiari quelli che sono adesso i suoi obiettivi: “So dove sono capitato, so qual è la mia responsabilità, so quello che vuol dire avere questa grande responsabilità - ha raccontato alla piattaforma Futnet -. Ma soprattutto so che ho la responsabilità nei confronti dei miei giocatori e voglio creare una cosa che duri, una cosa che lasci qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società. Sto lavorando per quello. Ho mini obiettivi da raggiungere in breve tempo, perché non penso mai troppo a lungo termine, perché è partendo con i piccoli passi che puoi raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti permettono poi di sognare più in grande”.
IL SOGNO CHAMPIONS LEAGUE - Chivu non si è nascosto neanche sul sogno Champions, che ha già vinto da giocatore nell'anno del Triplete nerazzurro: “Vincere la Champions è bellissimo. È il sogno di tutti. C'è una grossa differenza tra una partita di campionato e una di Champions. E non importa se è la fase a gironi o se è un ottavo. C’è una grossa differenza. Per quello che è la motivazione individuale di un giocatore, ma anche per quello che sono le motivazioni di una squadra. È un po' come andare in Nazionale A, anche lì trovi qualcosa dal punto di vista motivazionale di diverso rispetto a quella che è la routine di un campionato di 38 partite giocate ogni domenica, che a un certo punto diventa un automatismo. C’è il rischio che dal punto di vista emozionale ti trasmetta poco, invece la Champions e la Nazionale ti danno sempre qualcosina in più”.
Ma, d'altra parte, l'allenatore assicura: "Non esiste una ricetta che ti dia la certezza che puoi vincere la Champions, non esistono i soldi che ti possono comprare una Champions, non esistono nemmeno idee che te la possano comprare. È una somma di tante cose, durante la stagione arrivi a un certo punto, ma tardi, tipo a marzo, e capisci a che punto sei. Perché oggi dire chi è la favorita, sì, sulla carta è semplice. Ma chi arriverà in fondo, chi ce la farà, non è altrettanto semplice da dire”.
IL PROGETTO FUTNET - L'allenatore, oltre a questa intervista, ha offerto tramite Futnet 200 valutazioni gratuite a giovani che utilizzano questa innovativa piattaforma per essere valutati da professionisti. Questa sportech company, infatti, permette ai giovani dagli 8 anni in su di caricare autonomamente i propri video per ricevere valutazioni e finire anche nel mirino dei club professionistici, che da novembre avranno accesso diretto alla piattaforma: “Per me è uno strumento importantissimo, è una cosa utilissima, è il mondo che viviamo, sfruttare quello che è la tecnologia oggi. Abbiamo tanti giovani che vogliono emergere, che vogliono coltivare quel sogno e cercare di fare di tutto per raggiungerlo. È molto importante perché abbiamo dei giovani che non hanno la possibilità di essere visti, un po' perché non giocano nelle grandi città, nelle grandi squadre e non hanno modo di essere visti. Futnet ti dà proprio la possibilità di essere capito e di essere anche valutato da esperti che hanno una certa esperienza in questo mondo".
Un'opportunità importante non solo per i giovani: “È un'opportunità per tutti, anche per tutti i club, per i genitori stessi, soprattutto per i ragazzi, perché essere valutati, avere uno strumento in più rappresentato da persone capaci di farlo, secondo me aiuta molto. Le società hanno l'obbligo di avere uno strumento del genere a disposizione, perché non puoi essere su tutti i campi d'Italia, a prescindere che si tratti di livello dilettantistico o di livello professionistico. Qui parliamo di ragazzi che vogliono emergere, che coltivano i sogni e che meritano un'opportunità”.
IL CASO ESPOSITO - Parlando del percorso di giovani talenti Chivu ha portato l'esempio di Pio Esposito: “Lui ha avuto il coraggio - nessuno lo racconta - di mollare la Primavera, di andare in un'altra realtà che è la Serie B, in un'altra città dove doveva dimostrare, ripartire da zero. In quel primo anno in Primavera, se non sbaglio, fece 17-18 gol. E la prospettiva era di farne 30 l’anno dopo. Ma ha scelto di andarsene. Lì abbiamo parlato della sua scelta e sono stato felice per lui. Poteva scegliere la strada più comoda, ma ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare. E veramente ha lavorato tanto, perché anche dopo ci sentivamo spesso, mi raccontava un po' quelle che erano le sue difficoltà, quello che era il suo lavoro, la sua ambizione, come si preparava a tutte le avversità che incontrava, affrontando dei difensori di un altro livello rispetto alla Primavera. In Prima Squadra l’ho ritrovato più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi, perché è importante anche questo”.
Rimanendo in tema, quindi, l'allenatore dell'Inter ha detto la sua sulla dispersione del talento in Italia: “Una situazione così drammatica io non la vedo, perché il talento emerge sempre. Poi è una questione anche generazionale, ma anche altri Paesi hanno avuto dei problemi generazionali. Ci sono i cicli. Per me è una questione di cicli, perché il talento fa tanto. Bisogna anche trovare l'equilibrio giusto nel capire cosa dove eravamo forti, cosa dovevamo aggiungere, quanto dovevamo aggiungere. Ma è troppo facile puntare il dito, gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più. No, non è così, queste sono scuse, bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto, siamo noi che abbiamo più esperienza, siamo noi che abbiamo un vissuto importante”.