De Siervo: "Giocare all'estero è lo strumento più efficace per promuovere la Serie A"
"Quando siamo arrivati io e il mio staff, nel 2019, la Lega Calcio Serie A era un’istituzione composta da pochi professionisti con competenze prevalentemente sportive, tutto il resto era delegato a partner esterni. Il cambiamento che abbiamo portato è stata l’internalizzazione di professionalità strategiche, in modo che la Serie A diventasse progressivamente una vera e propria Media Company": a dirlo è Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A che in un'intervista a Rivista Undici ha analizzato il lavoro fatto fino a ora nel corso del suo mandato e rese chiari obiettivi e ambizioni per il futuro prossimo.
Il 57enne ha poi continuato a parlare di un'altra innovazione importante per la Lega: "Con quei soldi che sono stati risparmiati è stato possibile investire nell’International Broadcasting Center di Lissone, che ci consente oggi di curare in ogni singolo dettaglio il prodotto Serie A e che genera evidenti benefici per tutti. Oggi curiamo il processo produttivo e distributivo in tutte le fasi: dal posizionamento delle camere alla colorimetria del manto erboso, dall’utilizzo delle telecamere tradizionali a quello delle ottiche cinematografiche, dal VAR alla Goal Line Technology, dalla Ref Cam al Fuorigioco semi automatico. Tutto questo per poter alzare il livello tecnico ed editoriale delle gare di Serie A posizionandole al livello della Premier League e della Liga".
STADI - Un tema caldo per il calcio italiano è quello legato agli stadi, anche in funzione degli Europei del 2032 che il nostro Paese ospiterà insieme alla Turchia. A proposito della situazione dei vari impianti, De Siervo ha dichiarato: "Abbiamo davanti una data non procrastinabile: nel 2032 ospiteremo i Campionati Europei in Italia. Ci sono impianti fenomenali come il prossimo di Milano, con un investimento superiore a un miliardo di euro, e altri bellissimi progetti come quelli di Lazio e Roma. Anche a Marassi proseguono le discussioni tra i due club, mentre a Firenze siamo in un momento di profonda trasformazione.
Oggi stiamo affrontando la fase peggiore: i nostri club sono ancora legati ai ricavi televisivi, ma nel frattempo stanno crescendo molto gli introiti commerciali e avere stadi moderni e all’avanguardia darebbe una forte spinta in tal senso. Fortunatamente nel calcio stanno entrando manager che arrivano da industrie più evolute, introducendo nel sistema nuove competenze, visioni diverse e progetti ambiziosi".
MILAN-COMO - Dopodiché l'AD della Lega è tornato su una questione che ha tenuto banco per diverse settimane, vale a dire quella inerente alla possibilità di giocare Milan-Como in Australia: "Giocare all’estero è lo strumento più efficace che hanno le leghe sportive per promuovere il campionato e le proprie audience fuori dai confini nazionali. Noi lo facciamo dal 1993 e continueremo a farlo con la Supercoppa, perché FIFA e UEFA hanno accettato che sia questa la finale da giocare all’estero.
Tornando a Milan-Como, il no è arrivato dalla Confederazione asiatica, l’AFC, ma dobbiamo riflettere sul fatto che il sistema è governato da FIFA e UEFA, due enti che hanno una doppia natura: sono enti regolatori, ma al contempo organizzano partite. Sia FIFA che UEFA negli ultimi vent’anni hanno raddoppiato il numero di gare organizzate, e quindi si sono poste come dirette concorrenti delle leghe nazionali, che sono tutte in crisi dal punto di vista dei ricavi".