Parma-Gilardino, ritorno al passato: 21 anni dopo una nuova storia

Parma-Gilardino, ritorno al passato: 21 anni dopo una nuova storiaTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 21:15News Calcio
di Simone Brianti
L'allenatore raccoglie l'eredità di Cuesta e torna in gialloblù dopo gli anni da calciatore: la sua storia, la crescita in panchina e l'idea di gioco dell'ex Pisa

"Certi amori fanno giri immensi e poi... ritornano". Ci sono storie nel calcio che sembrano scritte apposta per tornare al punto di partenza. È il caso di Alberto Gilardino e del Parma, un legame nato più di vent'anni fa e pronto oggi a vivere un nuovo capitolo, questa volta con l'ex attaccante nei panni dell'allenatore. Una città che lo ha visto crescere, una maglia che ha contribuito a consacrarlo e un ricordo rimasto intatto nel tempo: il ritorno al Parma rappresenta per Gilardino una nuova occasione, ma anche un viaggio nel passato, là dove tutto è iniziato.

GILARDINO-PARMA: LA STORIA - Era l'inizio degli anni Duemila quando un giovane Alberto Gilardino arrivava a Parma e iniziava a costruire, partita dopo partita, la propria identità nel calcio dei grandi. Tre stagioni vissute con la maglia crociata, nelle quali l'attaccante ha saputo imporsi progressivamente, trovando continuità, gol e soprattutto la fiducia necessaria per trasformare il talento in una certezza. Sotto la guida di Cesare Prandelli, ha messo insieme 50 reti nelle tre stagioni disputate con gli emiliani, diventando uno dei protagonisti di quella squadra e lasciando un'impronta particolarmente significativa nella storia recente del club. Tra i momenti più importanti c'è sicuramente lo spareggio di Bologna per la permanenza in Serie A: al Dall'Ara è stato proprio un suo gol a risultare decisivo per la salvezza dei gialloblù.

A Parma, però, Gilardino non ha lasciato soltanto numeri e prestazioni. Ha lasciato il ricordo di un ragazzo cresciuto insieme alla squadra, capace di conquistare il pubblico attraverso il proprio rendimento e il forte legame con la maglia. È proprio in quegli anni che nasce anche una delle esultanze più iconiche della sua carriera: quella del violino. Un gesto diventato riconoscibile e che, a Parma, ha assunto un significato ancora più particolare. Il violino richiama infatti il mondo della musica, della lirica e del Teatro Regio, elementi profondamente legati alla tradizione della città e alla figura di Giuseppe Verdi. Un'esultanza nata quasi per caso e diventata, nel tempo, uno dei simboli della carriera di Gilardino.

Le prestazioni con il Parma gli aprono poi le porte di una realtà ancora più importante. Nell'estate del 2005 arriva il trasferimento al Milan per circa 25 milioni di euro, il passaggio che segna una nuova fase della sua carriera. In rossonero arrivano altri gol, grandi palcoscenici e, soprattutto, la consacrazione definitiva culminata nella vittoria del Mondiale con l'Italia nel 2006.

LA GAVETTA DA ALLENATORE - Se da calciatore il percorso verso i massimi livelli è stato rapido, da allenatore Gilardino ha scelto una strada fatta di gavetta, esperienze differenti e crescita progressiva. Il primo passo arriva nel calcio dilettantistico con il Rezzato, esperienza utile per iniziare a confrontarsi con un ruolo completamente nuovo e con le responsabilità della panchina. Successivamente arriva il passaggio in Serie C, prima alla Pro Vercelli e poi al Siena. Sono stagioni importanti per costruire le proprie idee e confrontarsi con realtà nelle quali il risultato e la gestione del gruppo assumono un peso particolare.

La svolta arriva con il Genoa. Gilardino entra nel settore giovanile, guidando la Primavera, prima di essere chiamato alla guida della prima squadra. È il momento che gli permette di misurarsi con il calcio professionistico ai massimi livelli e di conquistare progressivamente la fiducia dell'ambiente. Con il Genoa arriva anche una delle tappe più significative della sua carriera da allenatore: la promozione in Serie A. Un risultato che certifica la crescita dell'allenatore e che viene seguito dalla successiva salvezza conquistata nella massima categoria. Un percorso che gli consente di consolidare la propria esperienza e di confrontarsi con il livello più alto del calcio italiano.

Nel giugno 2025 arriva poi la chiamata del Pisa, appena promosso in Serie A. Un'altra esperienza nel massimo campionato, conclusa il 1° febbraio, prima della nuova opportunità rappresentata dal Parma. Adesso Gilardino si trova davanti a una sfida particolare: tornare là dove da calciatore aveva iniziato a costruire una parte importante della propria storia e farlo questa volta dalla panchina.

I SISTEMI DI GIOCO DELL'ALLENATORE - Dal punto di vista tattico, le esperienze maturate in Serie A hanno mostrato una preferenza abbastanza evidente per la difesa a tre. Il sistema più utilizzato è stato il 3-5-2, anche se nel corso delle sue esperienze Gilardino ha alternato diverse interpretazioni dello stesso impianto, passando dal 3-4-2-1 al 3-4-1-2 in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. La sua idea di calcio, però, non può essere racchiusa esclusivamente in un modulo. L'allenatore ha infatti dimostrato di saper modificare il sistema quando le caratteristiche della rosa o le esigenze della partita lo richiedevano. Guardando anche alle esperienze precedenti alla Serie A, soprattutto con il Genoa in Serie B, non sono mancati il 4-3-3 e il 4-3-1-2.

La capacità di cambiare pelle rappresenta quindi uno degli elementi distintivi del suo percorso in panchina. Il modulo può variare, ma l'identità della squadra rimane riconoscibile: compattezza, ricerca degli spazi e una proposta che tende a essere propositiva, con la volontà di portare più uomini nella metà campo avversaria e sviluppare il gioco in maniera offensiva. L'attenzione alla struttura della squadra si accompagna dunque alla possibilità di adattare gli interpreti all'idea tattica. Non un sistema rigido, ma una base dalla quale partire per valorizzare le caratteristiche dei calciatori e costruire un undici equilibrato. A Parma, dunque, resta da capire quale sarà la versione di Gilardino allenatore. Il passato suggerisce una possibile difesa a tre e una serie di alternative già sperimentate, ma sarà soprattutto la rosa a disposizione a indirizzare le scelte. La certezza, invece, è il significato del ritorno: più di vent'anni dopo, quella storia cominciata con un giovane attaccante e una maglia crociata riparte da una nuova prospettiva, questa volta dalla panchina.