Juventus, Spalletti: "È in atto un cambiamento. Vlahovic si incasina da solo, Yildiz come Kvara"
Oggi Luciano Spalletti rappresenta un elemento indispensabile per la crescita della Juventus. Arrivato a novembre scorso per sostituire Igor Tudor, firmò un contratto fino a fine stagione, senza la certezza di restare anche la stagione successiva. "Cosa mi ha spinto ad accettare? Principalmente la fiducia nella squadra. Poi quella in me stesso e infine la storia del club. L’esperienza ti porta ad accettare e gestire tutto ciò che accade, senza che incida mai oltremodo sulla felicità che provo ogni giorno nel fare questo mestiere stupendo. Qui c’è bellezza, non ho avuto alcuna titubanza o dubbio. Ci ho messo un attimo a volermi confrontare con questo mondo, poi è maturata la possibilità di rinnovare e di iniziare a gettare delle basi per il lavoro che verrà. Vedremo se riusciremo ad andarci a prendere quello che tutti si aspettano", ha dichiarato l'allenatore bianconero in un'intervista a Tuttosport, che ad aprile ha rinnovato fino al 30 giugno 2028.
Nelle ultime gare, non è mancata la presenza di John Elkann allo Stadium per sostenere da vicino la sua Juventus: "Devo dire che Elkann ha una dote in particolare: la semplicità, quella che ti permette di entrare subito in contatto con chi si ha di fronte. Per me è stato un incontro prezioso: capisci subito l’autenticità delle sue conoscenze e delle sue esperienze".
LE PAROLE DI SPALLETTI - Dopo cinque giornate, la Juventus ha totalizzato 10 punti, frutto di 3 vittorie, 1 pareggio e una sconfitta. Sul piano del gioco, come ripetuto più volte dallo stesso Spalletti, c'è ancora tanto lavoro da fare: "È in atto un cambiamento. Lo raccontano i nuovi vertici societari: la proprietà, però, resta la stessa ed è un bene. Ora abbiamo bisogno di maturazione e di tempo, va fatto qualche passo in linea con quello precedente. L’inizio non è stato felicissimo: c’è questa sconfitta col Sassuolo che fa male, ma siamo sulla buona strada. Vedo delle cose corrette per riprendere quel livello, quel ritmo e quel gioco di squadra che l’anno scorso abbiamo fatto vedere per diverso tempo".
Pochi giorni fa, attraverso un comunicato, la Juventus ha annunciato un nuovo aumento di capitale da 250 milioni: "Mi sento ancora più responsabilizzato nella mia professione, c’è un po’ di pressione in più" ha rivelato Spalletti. "Mi sento ancora più responsabilizzato nella mia professione, c’è un po’ di pressione in più. Devi essere disponibile al lavoro, ma mi fa piacere far parte di tutto questo. La proprietà interviene per garantire stabilità al club: la famiglia ha molto a cuore la Juventus".
VLAHOVIC e YILDIZ - Uno dei "casi" principali dell'ultima sessione di calciomercato è stato sicuramente Dusan Vlahovic. Alla fine, il serbo ha scelto la Turchia, più precisamente il Besiktas, con cui ha già realizzato 5 reti in 5 gare: "Per esprimere il 100% del suo valore deve raggiungere la tranquillità. Deve trovare un equilibrio personale, perché si incasina da solo: se gli dai troppo gas e se gliene dai troppo poco. È questione di equilibrio, di temperatura emotiva da trovare".
E su Yildiz: "Mette la cromatura alle giocate, le fa luccicare. Ogni sua giocata è un manufatto di ingegno. È uno che rompe il sistema: non sa neanche lui cosa possa fare. Inizia l’azione, ma non ha un piano prestabilito su che finta mettere in atto. Capita che qualcuno in allenamento legga in anticipo il movimento che lui farà. Ma Kenan passa lo stesso. Anche se lo conosci, non lo freghi: ha la follia nell’inventiva". Insomma, per Spalletti è già paragonabile a qualche campione del presente: "Per me è accostabile a Kvara: ha bisogno solo di giocare un altro po’, ma lo vedo molto simile negli imprevisti che viene a creare. Per come cerca di stare sempre fuori dai tempi di gioco e dalle regole della giocata. Kenan leader? Sì, gli riconoscono lo scettro: è un bravissimo ragazzo, semplicissimo, proprio quello della porta accanto. Ma è leader. Non deve per forza parlare alla squadra. Ho avuto Nestor Sensini all’Udinese: non diceva una parola. Nemmeno salutava a volte. Ma il suo carisma costringeva tutti a seguirlo, era magnetico".