Napoli, De Laurentiis: "L'intervallo è troppo lungo, dovremmo ridiscutere le regole"

Napoli, De Laurentiis: "L'intervallo è troppo lungo, dovremmo ridiscutere le regole"
Oggi alle 20:45News Calcio
di Redazione
Le parole del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, nel corso dell'incontro organizzato da TEHA Club, il club di The European House.

Nella giornata di oggi il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha avuto occasione di parlare all' Hotel Parco dei Principi, nel corso di un incontro organizzato dal Teha Club sul mondo dell'intrattenimento e delle sue nuove opportunità. Durante il suo intervento ha parlato anche del Napoli, citandolo come esempio: "Quando ho comprato il Napoli, non dovevo convincere la gente ad amare quella squadra. Dovevo capire come fosse possibile che una società con un pubblico del genere fosse fallita. E fare in modo che non succedesse più".

PASSIONE E BILANCIO DA FAR COESISTERE - Il presidente ha continuato parlando della passione attorno al Napoli, e dell'esigenza di far quadrare i bilianci: "Quella passione non l’ho creata io. Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare. Perché la passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore. E qui il cinema mi è stato molto utile".

LE PROPOSTE PER CAMBIARE IL REGOLAMENTO - De Laurentiis ha lasciato spazio anche ad alcune proposte per rendere la Serie A più appetibile ai giovani: "Dobbiamo avere il coraggio di discutere il “prodotto calcio” sotto ogni punto di vista. A cominciare dal gioco, dalla durata della partita, dalle interruzioni. Non esistono regole sacre soltanto perché esistono da cent’anni. Se vogliamo riavvicinare i giovanissimi, dobbiamo domandarci che cosa li fa andare via. Prendiamo l’intervallo. Quindici minuti. Ma perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo?".

Infine, De Laurentiis conclude parlando di come le società d'oggi abbiano la possibilità di diventare delle media company: "Le squadre di oggi devono diventare anche media company. Ogni giorno abbiamo storie. Abbiamo calciatori che arrivano da Paesi diversi. Abbiamo allenamenti, viaggi, vittorie, sconfitte. Abbiamo Napoli, una città che ha continuamente qualcosa da raccontare". Ha poi continuato: " Dobbiamo produrre contenuti continuamente. Nel 2004 il mio lavoro era ricostruire un’impresa intorno a una passione che esisteva già. Oggi la sfida è diversa. Dobbiamo continuare a meritare quella passione e contemporaneamente andare a cercare persone che ancora non ci conoscono. Soprattutto le nuove generazioni".