Nazionali e doppi passaporti: come funziona la regola FIFA dello "switch"
Sempre più spesso, nel calcio moderno, si sente parlare di giocatori corteggiati da due Nazionali in virtù del doppio passaporto. Una situazione che le attuali normative FIFA in materia di nazionalità sportiva disciplinano con un principio molto chiaro: compiere l'intera trafila nelle selezioni giovanili di un Paese non vincola in modo definitivo il calciatore. Fino al momento del debutto in una gara ufficiale con la selezione maggiore, il giocatore mantiene intatto il diritto di cambiare federazione, a condizione che possedesse già la seconda cittadinanza durante le sue partite con le giovanili. Di fatto, le presenze accumulate nel vivaio non garantiscono la "blindatura" legale.
Per assicurarsi il talento e battere la concorrenza di altre nazioni, la Federazione che lo ha formato dovrebbe garantirgli l'esordio in una competizione della Nazionale A. Scendere in campo con la selezione maggiore rappresenta, infatti, lo spartiacque normativo necessario per bloccare il profilo del giocatore e legarlo alla propria Nazionale. Se non si concretizza questo passaggio cruciale, il legame sportivo costruito negli anni del settore giovanile resta temporaneo e del tutto reversibile.
APPROFITTARE - Di conseguenza, la Federazione del secondo Paese ha oggi la piena legittimità regolamentare per approfittare della situazione e convocare il giocatore. Sfruttando la mancanza di presenze vincolanti, può offrirgli direttamente un posto in prima squadra: qualora il calciatore decidesse di accettare, gli basterà presentare alla Commissione FIFA la documentazione per il cosiddetto "switch". Una volta approvato il cambio di associazione, il passaggio diventerà effettivo, azzerando di fatto l'investimento tecnico affrontato dalla prima federazione durante il suo percorso di crescita.