Pjanic avvisa l'Italia "A Zenica sarà una bolgia. Dzeko? Risolve le partite da solo"

Pjanic avvisa l'Italia "A Zenica sarà una bolgia. Dzeko? Risolve le partite da solo"
Oggi alle 17:17News Calcio
di Gianluca Di Marzio
L'ex centrocampista a Sky Calcio Unplugged presenta la sfida tra Bosnia e Azzurri, elogia il talento del giovane Alajbegovic e svela il suo nuovo futuro da procuratore

Intervistato a Sky Calcio Unplugged, il podcast interamente targato Sky condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, Miralem Pjanić, 'ex centrocampista di Juventus e Roma, ha raccontato il momento di forma della sua Nazionale in vista dell'attesa sfida contro l'Italia, facendo riferimento al clima infuocato che attenderà gli Azzurri e analizzando le forze in campo da entrambe le parti. E poi un commento sul suo futuro nel mondo del calcio, con uno sguardo rivolto al mercato e ai giocatori che più lo entusiasmano oggi.

Ma non solo. Non sono mancati anche dei riferimenti proprio alla recente vittoria della Bosnia, fondamentale per spazzare via l'immagine appannata delle uscite precedenti: "C'era tanta voglia di riscatto. Penso che, visto che ci sono sempre stati tantissimi giocatori bosniaci che militano o hanno militato in Italia, siano stati tutti contenti di ritrovarsi sul campo in questa bella finale con un morale diverso. C'era bisogno di una scossa e la vittoria ha riportato serenità e fiducia in tutto l'ambiente, che per noi è fondamentale".

SULLA SFIDA CONTRO L'ITALIA E IL CLIMA DI ZENICA - Pjanić si è poi soffermato sulla partita che aspetta le due formazioni e sulle insidie ambientali: "Sarà prima di tutto una bellissima partita tra due squadre che hanno fatto un percorso di qualificazione molto buono. La Bosnia ha finalmente ritrovato autostima. È un gruppo che suda molto, che si sacrifica in campo. L'allenatore ha fatto un grandissimo lavoro psicologico e tattico, e si percepisce un forte senso di appartenenza". La vera minaccia per l'Italia, definita una vera e propria "corazzata", potrebbe però essere il catino di Zenica. Uno stadio che incute timore nonostante le dimensioni ridotte: "I posti sulla carta sono 11.000, ma vi assicuro che quando sei là dentro sembra che ce ne siano 25.000 o 30.000. Lo stadio è un po' vecchio, strutturalmente molto diverso dagli impianti moderni. Le squadre avversarie entrando si sentiranno forse un po' scomode e impaurite; persino lo spogliatoio è molto rustico. C'è tantissima pressione e il pubblico è a ridosso del campo. Non c'è un vero e proprio settore VIP separato e tranquillo, anche le autorità stanno in piedi a cantare. Sarà una vera bolgia, i tifosi faranno un tifo infernale fino al fischio finale". L'Italia, dal canto suo, ha le armi per difendersi: "I giocatori dell'Italia sono tutti di livello top e sono abituati a gestire la pressione di queste partite. Gattuso ha ripreso la squadra in mano in modo eccellente e con il suo staff, dove ci sono figure come Gigi Buffon e Bonucci dietro le quinte, trasmettono un senso di appartenenza e una serietà incredibili".

SUI TALENTI IN CAMPO E DZEKO - Analizzando le individualità, l'ex regista ha elogiato Alajbegović, uno dei prospetti più brillanti del panorama europeo: "Conosco molto bene lui e la sua famiglia. È un ragazzo d'oro che ha fatto la scelta giusta andando a giocare in Austria per svilupparsi e prendere minuti veri in campo. È un talento puro, cristallino, su cui la Nazionale conterà sicuramente per i prossimi 15 anni. Quando riceve palla va subito a puntare l'uomo con personalità, non ha paura di crossare o di provare il tiro". Accanto alla gioventù, c'è però la certezza inossidabile della vecchia guardia, incarnata da Edin Džeko: "Abbiamo diverse individualità che possono fare la differenza, ma Edin rimane il punto di riferimento assoluto. È l'uomo che sblocca la partita nei momenti più difficili, sa tenere la palla per far salire la squadra e sa segnare anche quei gol 'sporchi' che valgono tre punti. Risolve le partite da solo, la sua intelligenza calcistica è intatta nonostante l'avanzare dell'età".

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SUL FUTURO DA PROCURATORE - Infine, Pjanić ha svelato i suoi piani per la seconda vita calcistica, ormai sempre più orientata verso il dietro le quinte: "Ho iniziato a lavorare un po' come procuratore e intermediario. Mi sono calato in quel mondo, studiando e imparando le dinamiche. Per ora vado piano piano, ma stiamo già preparando dei colpi interessanti per il mercato estivo". E sull'occhio da talent scout, non ha dubbi su chi siano i giocatori da ammirare nel calcio di oggi: "Uno che ammiro tanto e con cui ho anche giocato è Pedri. Assomiglia veramente a Iniesta per come gioca. E mi piace moltissimo anche Vitinha, apprezzo molto quello che sta facendo".