Vozinha: "Io candidato al Premio Yashin? In un certo senso è ingiusto"
Qual è la probabilità di diventare calciatore professionista quando si cresce a Mindelo? "Quasi nulla". Parola di Vozinha, portiere arrivato sotto le luci della ribalta grazie alle prestazioni (e non solo) durante il Mondiale 2026 per rappresentare Capo Verde. Oggi numero uno del Colo Colo, la squadra più titolata del Cile, ha rilasciato un'intervista a L'Équipe per raccontare come la sua vita è cambiata e non solo.
"A Capo Verde fare il calciatore è un sogno irrealizzabile, o estremamente lontano. Passavo le giornate per strada, giocando su un campo a due isolati da casa mia con i ragazzi più grandi del quartiere. Tutti vogliono fare carriera ma non ci sono accademie per formare i giovani. Solo allenatori che insegnano le basi del gioco senza grandi mezzi, anche se oggi le infrastrutture sono migliori", ha raccontato Vozinha. E ancora: "Si gioca per passione, a volte senza scarpe, ovunque sia possibile. Tutto rimane a livello amatoriale. Ma Mindelo rappresenta tutto per me. È una città sicura, tranquilla, dove ci si prende cura gli uni degli altri. È l'unico posto dove voglio andare in vacanza".
PREMIO YASHIN - Il Mondiale 2026 ha trasformato Vozinha in una star. "Ho perso la pace e la serenità", ha raccontato di recente in un'intervista all'Observer, spiegando come l'esposizione mediatica lo abbia reso troppo riconoscibile, al punto da voler riavere la vita di prima. Intanto, però, appare tra i 10 candidati finalisti al Trofeo Yashin, premio assegnato al miglior portiere da France Football contestualmente al Pallone D'Oro. "Cosa provo? All'inizio pensavo fosse uno scherzo. Molti dicono che è ingiusto e in un certo senso lo penso anche io", ha detto a L'Équipe.
RISPETTO - Il portiere 40enne ha spiegato: "Lo dico perché ho un enorme rispetto per tuti questi grandi portieri che giocano nelle migliori squadre del mondo. Lo considero principalmente un altro riconoscimento per Capo Verde. Dopo la partita con la Spagna ho visto tutta la mia vita scorrermi davanti agli occhi. Ho pensato ai miei nonni che non ci sono più, a tutta la mia famiglia e a mia madre, che non aveva ottenuto il visto in tempo per viaggiare negli Stati Uniti". Un gesto di umiltà, quello di Vozinha, che mostra rispetto verso i colleghi e ricorda ancora una volta l'impresa di Capo Verde al Mondiale americano.