Dalla D al gol azzurro, la storia di Kayode: "Umile e determinato, così si è preso l'Italia"

Dalla D al gol azzurro, la storia di Kayode: "Umile e determinato, così si è preso l'Italia"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 14:30Interviste e Storie
di Luca Bendoni
Uno lungo percorso che ha portato anche al debutto in azzurro con un gol: Andrea Ritorni ha raccontato a GianlucaDiMarzio.com il percorso di Michael Kayode

“Mi raccomando Mike, sii concentrato e gioca senza paura”, la raccomandazione prima della partita. “Ma uno come lui in realtà non ne ha bisogno: ha un equilibrio mentale unico e raramente sbaglia in occasioni come questa”. Andrea Ritorni è forse la persona che, famiglia a parte, conosce meglio Michael Kayode: da scout, lo ha notato ai tempi del Gozzano e lo ha accompagnato in un bellissimo percorso. Dalla Serie D alla Premier League: in mezzo la Fiorentina, e ora anche la Nazionale. Con gol all’esordio. Il primo, bellissimo passo di una storia – sperano i tifosi – destinata a durare nel tempo.

“L’emozione è forte, ma già da mesi Michael si preparava al debutto in azzurro. Ha sempre lavorato per step e sapeva che questo sarebbe stato il passo successivo”, racconta a GianlucaDiMarzio.com Ritorni, che insieme alla VGA Sport segue da anni la carriera di Kayode. “Certo, debuttare con gol e con una prestazione del genere forse supera ogni aspettativa. Sono molto contento: ci godiamo quel che gli spetta, se lo merita davvero per la grande persona che è”.

UN SOGNO - Il gol alla Turchia è la ciliegina di un percorso fin qui da sogno: “L’ho visto per la prima volta al Gozzano. Giocava a sinistra allora, non a destra come oggi. Aveva sedici anni e già dimostrava di avere qualcosa di speciale. Chiamai la Fiorentina, al direttore Angeloni dissi: ‘Ho un crack tra le mani’. Mi ascoltò e lo prese”.

L’immagine del suo arrivo in viola racconta meglio di tutte la personalità semplice e la maturità di Kayode: “Si presentò al campo con grande umiltà, accompagnato dalla madre. Aveva con sé solo uno zainetto: gli scarpini e poco più, lo stretto necessario”. Nulla di vistoso. Sapeva di doversi guadagnare un posto in Primavera – e poi in Serie A – con il lavoro. E così è stato: “Per anni è arrivato al campo tra i primi ed è andato via per ultimo. Si fermava per lavorare sulla tecnica, voleva diventare completo. Oggi è migliorato tanto: è coraggioso con la palla e ha grande forza in fase difensiva, è difficile saltarlo”.

La Primavera con Aquilani gli ha aperto le porte del mondo viola, poi ha trovato continuità in prima squadra con Italiano: “Per Michael sono stati due grandi maestri, hanno meriti enormi nella sua crescita”. Il periodo più difficile? “I sei mesi in panchina con Palladino”. Solo 124 minuti giocati nelle prime 20 giornate di Serie A. Kayode ha saputo essere paziente, ha approfittato delle chance ricevute in Conference ed è stato ripagato: a gennaio 2025 è arrivata l’offerta del Brentford in Premier League, in prestito con diritto di riscatto: “Il calcio inglese era lo step perfetto per lui, un gioco intenso, fisico. Ha firmato per un club che punta forte sui giovani e, mese dopo mese, si è guadagnato la titolarità e il trasferimento a titolo definitivo”.

NUOVE AVVENTURE - Con il Brentford, Kayode ha fin qui collezionato 63 presenze, 2 gol e 3 assist. Ed è anche diventato uno specialista – tra i migliori al mondo – di una giocata ben precisa, la rimessa laterale. Un’arma in più in un repertorio già ricco. Da un punto di vista tecnico, atletico, e anche caratteriale: “Michael ha personalità da vendere e può crescere ancora. Ha una figlia, Amelie, e vive con grande amore il rapporto con la sua famiglia, una motivazione in più per continuare a impegnarsi e dare il cento percento. Ha dei genitori splendidi che gli hanno trasmesso valori sani”.

Impegno, umiltà, determinazione. Se il gol segnato e quello "favorito" - concluso poi da Frattesi in ribattuta - sono gli highlights più evidenti della sua partita, dall'altra parte c'è "una corsa in pressione dalla sua area fino al portiere avversario, al novantesimo. Dopo una partita di fatica su un campo pesante. Azioni come questa testimoniano la sua forza, fisica e di volontà". La fame di un ragazzo del 2004 che dalla Serie D si è preso la Nazionale. E che ora vuole diventare un punto fermo dell'Italia del presente e di quella che verrà.