Ebnoutalib e la scommessa Perugia. Giugliarelli: "Scartato da 4 squadre, noi ci abbiamo creduto"
L'ascesa di Younes Ebnoutalib ha acceso i riflettori di tutta Europa sull'attaccante dell'Eintracht Francoforte. Culminata con la chiamata di Jürgen Klopp nella Nazionale tedesca per gli impegni di Nations League, la carriera del classe 2003 è sbocciata definitivamente in Bundesliga. Eppure, prima di tornare in patria, le radici professionistiche del gigante di Francoforte affondavano in Italia, nel settore giovanile del Perugia. Jacopo Giugliarelli, attuale ds della Dolomiti Bellunesi e all'epoca responsabile del vivaio umbro, racconta a gianlucadimarzio.com i retroscena di quell'intuizione.
L'INTUIZIONE DELLO SCOUTING E L'INVESTIMENTO - Younes Ebnoutalib è oggi uno dei profili più seguiti del campionato tedesco, acquistato dall'Eintracht per 8 milioni di euro (più 2 di bonus) e blindato fino al 2031. Numeri importanti per un ragazzo che, solo pochi anni fa, faticava a trovare spazio. "Ereditai un modus operandi sullo scouting voluto dal presidente Santopadre e dall'allora ds Roberto Goretti", racconta Giugliarelli. "Seguivamo le serie minori tedesche e ci proposero Younes. Dispiace che in molti abbiano letto la sua storia come un errore del calcio italiano o che la cosa sia stata strumentalizzata. La realtà è l'opposto: l'abbiamo preso da svincolato dalla quarta serie tedesca dopo che era stato scartato a 18 anni da quattro squadre. Abbiamo fatto un investimento proponendogli un contratto da professionista, il primo per la sua carriera, e pagando l'indennizzo FIFA. I primi a credere in lui siamo stati noi".
L'ADATTAMENTO E IL POTENZIALE - Arrivare in Italia per un ragazzo abituato a un contesto diverso non è stato semplice, nonostante il club avesse messo a disposizione convitto, appartamenti per i maggiorenni e un percorso scolastico dedicato. "Il nostro è stato un percorso virtuoso, il Perugia aprì una vera e propria classe per far imparare l'italiano ai ragazzi stranieri", prosegue il dirigente. "Dal punto di vista atletico arrivò già con una cultura sportiva e alimentare importante. La sua grande difficoltà, però, fu che nei tre anni trascorsi in Umbria fu uno dei pochissimi ragazzi a non riuscire a imparare una parola d'italiano, un limite che non ci consentì di farlo rendere al massimo. Per aiutarlo a integrarsi tesserammo anche suo fratello Ilias, buon difensore rimasto un anno e mezzo, che servì per aiutare il suo carattere un po' chiuso".
Il potenziale fisico di Ebnoutalib era già fuori scala. Figlio di un argento olimpico nel Taekwondo, Younes unisce ai suoi 191 centimetri una grande elasticità e picchi di velocità da 35 km/h. Caratteristiche che Giugliarelli aveva subito notato: "Aveva un'eccellenza nella motricità di base, nella corsa e la facilità di calciare in porta con entrambi i piedi. Quell'anno la prima squadra rischiava di retrocedere e si infortunarono i due attaccanti titolari. Ebbi una discussione con l'allenatore e il direttore generale perché sostenevo che sia Younes sia Alessandro Seghetti potessero avere una chance per aiutarci a salvarci". La squadra retrocesse senza il suo esordio, ma l'anno successivo lo stesso Giugliarelli, diventato ds, lo aggregò ai grandi.
LA GERMANIA E IL PROBLEMA DELLE PRIMAVERE IN ITALIA - Oggi Ebnoutalib segna triplette in Bundesliga (memorabile quella all'Union Berlino ad agosto) ed è una delle punte di diamante del nuovo corso tedesco di Klopp. "Vederlo lì ripaga molto più di una vittoria sul campo", ammette con orgoglio Giugliarelli, ricordando come il vivaio umbro abbia sfornato negli anni talenti come Vicario, Politano, Mancini, oltre ai più recenti Angori, Seghetti, Giunti e al classe 2009 Biondini (capitano dell'Italia U17). Infine, una riflessione costruttiva sul sistema calcistico italiano: "Culturalmente dobbiamo migliorare: la cultura del risultato è importante, ma non ad ogni costo. Condivido quanto espresso da Fabio Paratici: non manca il talento in Italia, ma è troppo distante il percorso di accompagnamento verso la prima squadra. Non è possibile che un giovane faccia 100 presenze nel campionato Primavera. Deve essere un campionato di passaggio, 20-30 presenze al massimo, che avvicini i ragazzi al calcio dei grandi".