Messi saluta l’Argentina: la strada verso l’eternità
La storia di Leo Messi con l’Argentina sta volgendo al termine e si completa una delle saghe più prodigiose della storia del calcio e dello sport. Gli oltre 17.000 minuti con la maglia della Selección sono abbastanza per guardare tutti gli episodi dei Simpson, tutta Lost più di tre volte o tutti i film di Harry Potter quasi 15 volte.
Nell’amichevole contro il Benin, Messi scenderà in campo per l’ultima volta con l’Argentina. La gara è in programma nella notte italiana tra martedì 6 e mercoledì 7 ottobre, all'1:00, allo stadio Monumental di Buenos Aires. Una partita destinata a entrare nella storia della Nazionale sudamericana, tanto che la squadra di Scaloni indosserà una maglia speciale proprio per celebrare l’addio del capitano.
POR LA ULTIMA DE LEO - L’ultima grande immagine di Messi con la maglia della Selección è quella dei Mondiali 2026. Sembrava potesse essere la passerella conclusiva della sua carriera, l’ultima occasione per farsi vedere da tutto il mondo, invece la Pulce ha trascinato l’Argentina partita dopo partita: 8 gol e 4 assist, incidendo in ogni gara a eccezione della finale.
In quel Mondiale, Messi ha scritto la storia un’altra volta. Grazie alla doppietta contro l'Austria è diventato il miglior marcatore della storia della competizione, prima di essere superato da Mbappé nel corso dello stesso torneo. Il torneo di Messi - giocato a 39 anni - è stato da fenomeno. L’esito, però, non è stato felice: Messi in lacrime, che volta le spalle alla Spagna mentre alza quella Coppa del Mondo che lui aveva conquistato quattro anni prima. Proprio quella finale persa contro Lamine Yamal - il suo quotato successore - può essere la foto perfetta per riassumere il rapporto di Messi con l’Argentina: una relazione non sempre serena, fatta di tante gioie e altrettanti momenti difficili.
MENO DI UN MINUTO - La prima di Messi con l’Argentina è stata un film horror. ll 17 agosto 2005 al Puskás Stadion di Budapest, durante l’amichevole tra Argentina e Ungheria, l’appena 18enne Leo entrò in campo indossando la maglia numero 18. Era il minuto 64 e il ct José Pekerman sostituì Lisandro López permettendo alla giovane stella del Barcellona di esordire con la Selección. Dopo appena 43 secondi, Messi sferrò una gomitata all’avversario Vilmos Vanczák, che aveva provato a trattenerlo strattonandogli la maglia. L’arbitro tedesco, Markus Merk, senza esitare, mostrò il cartellino rosso al giocatore argentino. C’erano tante aspettative su di lui, ma il suo esordio fu da dimenticare. “Non mi convocheranno mai più in nazionale”, ripeteva Messi spaventato. Da quel giorno ha collezionato più di 200 altre presenze con l’Argentina.
Dopo qualche presenza tra qualificazioni ai Mondiali e amichevoli, trovò anche la prima rete con la Selección contro la Croazia nel marzo 2006. Pekerman lo convocò ai Mondiali del 2006 nonostante un infortunio alla coscia che lo aveva tenuto fuori per 17 partite con il Barcellona nella parte finale della stagione. Nel suo primo Mondiale esordì contro Serbia e Montenegro nella seconda giornata del Gruppo C. Messi entrò dalla panchina e realizzò il primo dei suoi 21 gol ai Mondiali, oltre a servire un assist a Crespo. Prese anche parte alla Copa América 2007 in Venezuela, persa 3-0 in finale contro il Brasile, oltre ai Giochi Olimpici di Pechino nel 2008, dove l'Argentina vinse l'oro olimpico. Messi era sempre più protagonista della Nazionale e la sua fama cresceva in Europa grazie al Barcellona. Se con la maglia blaugrana era sempre decisivo, con l'Argentina iniziavano i primi problemi. Maradona, arrivato sulla panchina dell’Albiceleste nel 2008, lo mise al centro del suo progetto, in quello che sarebbe dovuto essere un passaggio di consegne da Diez a Diez. Quello del 2010, però, fu il suo Mondiale più difficile, l’unico dei sei in cui non riuscì a segnare. In Sudafrica l’Argentina uscì ai quarti contro la Germania. L’anno dopo, con Batista come commissario tecnico, Messi terminò anche la Copa América 2011, giocata proprio in Argentina, senza gol e la Selección venne eliminata ai quarti di finale dall’Uruguay.
LE FINALI PERSE - Nonostante i gol e le giocate da femonemo, qualcosa non funzionava a pieno con la Selección. Mancava vincere anche con la maglia albiceleste per mettere a tacere le critiche. L’occasione si presentò ai Mondiali 2014. L’Argentina, guidata da Alejandro Sabella, era a un passo dal conquistare il titolo in Brasile. A Rio de Janeiro arrivò un’altra delusione, con la finale persa contro la Germania ai supplementari. Messi venne premiato come miglior giocatore del torneo ma, per il dispiacere, non andò a ritirare il premio. La finale dei Mondiali 2014 fu solo il primo capitolo della trilogia: nel 2015 e nel 2016, infatti, seguirono altre due sconfitte. Entrambe in Copa América, entrambe contro il Cile ai rigori. Contando anche quella del 2007, ora erano quattro su quattro le finali perse con l’Argentina.
Dopo l’ennesima delusione, decise di dire basta: “È un momento duro per me e per tutta la squadra. È molto difficile per me continuare così. Finisce la mia esperienza con la Selección. Sono quattro finali, ho fatto il possibile ma non è bastato. Provo una grande tristezza che non credo passerà”. Con queste parole Messi annunciò il suo addio alla Nazionale argentina. Poco più di un mese dopo, però, decise di tornare, convinto anche dal nuovo commissario tecnico Edgardo Bauza e dal suo grande amore per la maglia albiceleste.
SUL TETTO DEL MONDO - Dopo i Mondiali del 2018, conclusi agli ottavi contro la Francia, la panchina delle Albiceleste venne affidata a un altro Lionel, Scaloni. Da quel momento è cambiata anche la storia di Messi con l’Argentina. Nella Copa América 2019 iniziò a crearsi quel gruppo che avrebbe permesso finalmente a Messi di esprimersi ai massimi livelli anche in Nazionale. De Paul, Molina, Lautaro, Paredes, Otamendi, Mac Allister, il Dibu Martinez si misero al suo servizio perché lui per primo aveva capito che erano gli uomini adatti per lasciare il segno anche con la Selección.
La Copa América 2021 fu il vero punto di svolta e il momento in cui Messi riuscì finalmente a prendersi l’Argentina. Dopo anni di delusioni, finali perse e critiche, Messi ottenne il primo grande trofeo con la Selección e riportò il titolo continentale che mancava dal 1993. Proprio a Rio de Janeiro, dove era arrivata la sconfitta più pesante della sua carriera, Messi rivoluzionò la sua storia grazie alla vittoria in finale contro il Brasile. Poi arrivò la Finalissima contro l’Italia campione d’Europa, un ulteriore mattoncino che aumentò la consapevolezza dell’Argentina: la strada era quella giusta.
Ma il momento più importante lo ha vissuto in Qatar. Messi trascinò l’Argentina fino alla finale e, contro la Francia, alzò finalmente quella Coppa del Mondo inseguita per tutta la carriera. Nel 2024 l’Argentina vinse anche un'altra Copa América, la seconda consecutiva conquistata con la Selección. Per Messi fu il 45esimo trofeo di squadra, superando Dani Alves e diventando il giocatore con più titoli vinti nella storia del calcio.
ETERNITÀ - Messi, questa notte, lascerà la Nazionale: quella con il Benin sarà la sua presenza numero 208. In tutto ha segnato 125 gol ma proverà ad aggiornare questo dato per l’ultima volta. È il primatista per reti e presenze con la Selección. Con l’Argentina, invece, la strada è stata tortuosa, in salita. Quel paragone con Maradona pesava.
Poi, finalmente, è riuscito a fare quello che ha sempre fatto: abituarci alla sua incredibile straordinarietà. E anche con l’Argentina è riuscito a trionfare. Più volte. Nonostante l’ultima grande immagine del suo percorso sia la finale dei New York, il suo è stato un percorso dominante e vincente. Dopo una storia così, non serviva un lieto fine. Da domani Messi lascerà la Nazionale, ma questo non significa che farà parte del passato. Da quei 43 secondi a oltre 17.000 minuti. Lionel Andrés Messi Cuccittini è eterno.