L'ex Inter Sukur: "Ho attraversato periodi difficili a causa di circostanze ingiuste. La mia vita resta il calcio"

L'ex Inter Sukur: "Ho attraversato periodi difficili a causa di circostanze ingiuste. La mia vita resta il calcio"
Hakan Sukur
Oggi alle 12:30News Calcio
di Redazione
L'intervista dell'ex calciatore turco Hakan Sukur alla Gazzetta dello Sport che racconta la sua vita dopo le accuse di terrorismo

Hakan Sukur è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport e ha raccontato la sua vita dopo le accuse di terrorismo mosse nei suoi confronti in Turchia per l’opposizione al presidente Recep Tayyip Erdoğan. L'ex Inter e Galatasaray è stato accusato di essere parte del movimento gülenista, considerato dalle autorità turche responsabile del tentato colpo di Stato del 2016.

Tra YouTube, sessioni di coaching individuale e camp estivi, Sukur ha intrapreso una nuova vita negli Stati Uniti dove vive da esule.

LA NUOVA VITA -La mia vita è cambiata molto nel corso degli anni, ho attraversato periodi difficili a causa di circostanze ingiuste”, ha raccontato l’ex calciatore turco. "Tutti i miei beni sono stati congelati. Queste esperienze mi hanno insegnato, però, l’importanza di due parole: resilienza e pazienza”.

Ha anche la parentesi in cui ha gestito una panetteria: “Facevo tutto, perfino le pulizie, ma non era il mio lavoro. La mia vita, anche in queste condizioni, resta pur sempre il pallone”.

IL MONDIALE - Hakan Sukur ha commentato il Mondiale in cui la Turchia è impegnata nel girone con Stati Uniti, Australia e Paraguay: “È sempre un evento speciale per chi ha avuto il privilegio di giocarlo. Il fatto che si disputi qui la rende ancora più emozionante. Lo seguirò con grande attenzione, anche senza andare allo stadio. La Turchia dispone di una generazione talentuosa e con un grande potenziale. Il risultato contro l’Australia è stato inaspettato, ma è un incidente di percorso”.

IL TERZO POSTO NEL 2002 -Rappresentare la Turchia rimane uno dei più grandi onori della mia vita”, ha spiegato Sukur raccontando lo storico terzo posto conquistato dalla nazionale turca ai Mondiali 2002 in Corea del Sud e Giappone. “Ogni atleta sogna il proprio Paese sul palcoscenico più importante e noi abbiamo scritto una grande pagina della storia turca. Naturalmente mi auguro che questa squadra arrivi anche oltre: la mia vicenda personale non cambia l’amore per il mio Paese e quella maglia. Purtroppo, come in altri ambiti, la politica utilizza anche il calcio per i propri interessi e questo condiziona tutto. Ma lo sport appartiene al popolo e le nazionali dovrebbero essere al di sopra degli individui e dei governi, soprattutto quelli non democratici”.

SU MONTELLA - Il turco ha infine concluso sul ct della nazionale, Vincenzo Montella:  “È quasi uno di noi. È caloroso e sincero, con un grande passato. Oltre agli aspetti tattici, ha portato organizzazione, serenità e un senso di famiglia nel gruppo. Credo in lui e nei ragazzi".