Sassuolo, Matic: "Qui sono felice, non ho problemi ad andare avanti"
Un professore del centrocampo, capace di fare ancora la differenza in Serie A nonostante i 37 anni di età. Nemanja Matic è il vero uomo in più del Sassuolo di Fabio Grosso che tanto sta sorprendendo in questo campionato, il leader che mancava a una squadra che lo scorso anno aveva dominato il campionato di Serie B e che ha mantenuto gran parte dei propri calciatori.
Il centrocampista serbo si è raccontato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, spiegando come i neroverdi lo abbiano convinto a tornare in Italia dopo alcune stagioni trascorse in Francia tra Rennes e Lione: "Una bella riunione a Milano con Carnevali e Grosso. Mi hanno spiegato come funziona il club, l'importanza dei giovani. E poi ho visto lo splendido centro sportivo. Quando finirà la stagione, ci parleremo di nuovo. Il Sassuolo sa che se io sono felice non ho problemi ad andare avanti".
ROMA - Matic era arrivato la prima volta in Italia per giocare con la Roma, una squadra rimasta nel suo cuore nonostante l'addio "rumoroso". Dell'esperienza nella Capitale ha dichiarato: "Amo i tifosi giallorossi, e meritano molto di più. Lo stadio è sempre pieno, un club così dovrebbe lottare per il titolo ogni anno. Io andai via solo per la mancanza di rispetto dei dirigenti che non tennero fede alla parola che mi avevano dato. Troppi rinvii al momento di rinnovare, fu una questione di principio".
Ed è poi tornato sulla finale di Europa League persa contro il Siviglia: "Il fallo di mano venti anni fa sicuramente non era rigore, ma oggi li fischiano. Mourinho è un personaggio, mi ha allenato al Chelsea, al Manchester United e alla Roma. In giallorosso era più tranquillo, ha capito che le nuove generazioni sono diverse dalla nostra".
Per concludere, il centrocampista ha analizzato i problemi del calcio italiano: " È rimasto negli anni '90. Il primo problema riguarda le accademie, i settori giovanili in Inghilterra e Francia sono molto più avanti. Ti insegnano a dribblare e sviluppano la tecnica. Un altro tema riguarda la tattica, che è importante ma condizionante. In Italia si usa troppo la difesa a tre e si attacca poco. Serve un progetto innovativo, altrimenti andrà sempre peggio".