Sabatini: "In coma ho visto Madre Teresa. Questa non è una vita che mi piace, devo reagire"

Sabatini: "In coma ho visto Madre Teresa. Questa non è una vita che mi piace, devo reagire"TUTTOmercatoWEB.com
Walter Sabatini
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Oggi alle 11:10News Calcio
di Redazione
Le dichiarazioni di Walter Sabatini al Podcast 'One More Time'. Tra coma, nostalgia e la voglia di rifarsi. "Credo di poter reagire, non posso accettare di finire una vita così grigia"

Walter Sabatini si è raccontato al podcast "One More Time" di Luca Casadei, in una chiacchierata che ha ripercorso umanamente tutti i momenti più difficili e non solo. "Sono quasi morto, in coma ho visto Madre Teresa. Non esco più di casa per non farmi vedere. Di nostalgia non si dovrebbe vivere. Io, invece, vivo di nostalgia, di rammarico e di pentimento". Un racconto intenso, quello di Sabatini, che da casa sua ha voluto rivivere la sua infanzia, l'amore per il calcio e i momenti salienti della sua vita, oltre che della sua carriera sportiva. Dando particolare importante alle sofferenze vissute negli anni, fino ad arrivare alla voglia di continuare a combattere, per non arrendersi mai.

"Quando ho toccato il primo pallone è stata per me una folgorazione", ha iniziato a raccontare Sabatini, partendo proprio dall'inizio. Ma non si può parlare sempre e solo di calcio: "Facevo delle cose orride da bambino, a 8-9 anni, 10. Fumavo i mozziconi e annusavo la benzina dalla moto di mio padre. Mi stordivo con l'odore della benzina ed era una cosa tossica al massimo. E ho continuato a farla fin quando una volta non mi hanno scoperto: ero svenuto sopra la moto. Poi dopo ho dovuto smettere. A 14-15 anni ho cominciato a rubare le sigarette sia da mia madre che da mio padre, 3 o 4. Poi è diventata una cosa irrinunciabile per me. Mi sentivo bene nel far qualcosa di nascosto".

AMORE E NOSTALGIA - "Io non mi sono mai amato, neanche quando pensavo di meritarlo. Mi son piaciuto, ma amato no". Walter Sabatini si è aperto senza filtri, rivelando le sue insicurezze. "Di nostalgia non si dovrebbe vivere. Io, invece, vivo di nostalgia e di rammarico e di pentimento. A volte sento le persone che dicono “io rifarei tutto”. Io, a parte mio figlio, nella mia vita non rifarei niente, neanche le scelte più importanti che ho fatto calcisticamente. Cioè, rifarei tutto ma in maniera diversa, tutto a parte mio figlio", ha raccontato.

IL COMA - Tra le tante disavventure vissute da Sabatini, c'è anche il coma farmacologico di 25 giorni. "Mi è venuto un attacco respiratorio, è arrivato il medico della Roma, che era il mio medico, e ha capito subito che la situazione era grave. Dentro l'ambulanza la dottoressa diceva “non ce la fa, non ce la fa”. Sono stato in ospedale in terapia intensiva, 25 giorni in coma farmacologico. In quei giorni ero altrove. Pensavo di essere morto. Vedevo Madre Teresa di Calcutta, non voleva farsi toccare. Ero certo che gli infermieri mi avrebbero ucciso. Ogni volta che arrivava un infermiere mi veniva un'agitazione. È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, quando ti risvegliano sei un ebete. Ci ho messo 2 mesi a tornare alla lucidità piena".

ATTACCHI DI PANICO - "Le crisi di panico che ho avuto sono state talmente tante. Adesso credo di esserne uscito, soprattutto quando mi succede non perdo il controllo totalmente. Prima era una cosa terrificante", ha raccontato poi Sabatini. "Il coma farmacologico ha fatto nascere in me una forma di paura: generica, paura quasi della vita, paura della vita degli altri, insicurezza".

VOGLIA DI REAGIRE - A seguire, anche un ritorno all'attualità. "Non esco più di casa, sto anche un mese senza uscire. Non mi sento al sicuro, ma soprattutto non mi va di espormi di fronte alla gente. È una cosa che mi devasta. La mia vita è stata tutt'altro. E il ricordo di come ero e di quello che ho fatto mi ferisce, perché poi devo far per forza il confronto. Oggi non è una vita che mi piace, è veramente una vita non mia, di qualcun altro. Credo di poter reagire, credo di continuare a vivere e poi so di dover fare ancora cose belle e importanti. O le faccio in prima persona o per interposta persona, ma le farò. Non posso accettare di finire una vita così grigia. Devo fare qualcosa", ha concluso.