Taremi sui Mondiali: "Sport e politica dovrebbero restare separati, qui non sento cordialità"

Taremi sui Mondiali: "Sport e politica dovrebbero restare separati, qui non sento cordialità"TUTTOmercatoWEB.com
Mehdi Taremi
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sabato 13 giugno 2026, 11:38News Calcio
di Filippo Tezza
L'intervista della Gazzetta dello Sport all'attaccante dell'Iran, che farà il suo esordio al Mondiale contro la Nuova Zelanda martedì 16 giugno alle 03.00 ora italiana

Non è mai solo calcio, lo sa bene Mehdi Taremi che parteciperà ai Mondiali negli Stati Uniti con il suo Iran. L'ex attaccante dell'Inter è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport, purtroppo non parlando solo di campo. Infatti, è inevitabile parlare della situazione in cui si trova il suo Paese e delle difficoltà dietro la partecipazione al Mondiale negli States. 

SPORT E POLITICA - L'attaccante dell'Iran ha innanzitutto separato la questione politica dal campo, pur sottolineando un'accoglienza non cordiale del paese ospitante della competizione: “Non è la mia prima Coppa del Mondo, ma la terza… Si dice sempre che, una volta sceso dall’aereo ed entrato nel Paese ospitante, si dovrebbe percepire un’atmosfera di cordialità e unità. Forse è solo una mia impressione, ma in questo momento non la sento. È ovvio che ci sia molta tensione, ma penso che sport e politica dovrebbero essere sempre separati. Lo sport ha a che fare con il rispetto, la pace, l’unione. La Coppa del Mondo ha un pubblico di non so quanti miliardi di persone e può promuovere questi sentimenti, può spingere un mondo libero dai conflitti, non solo per l’Iran ma per tutti. Aggiungo solo che qualsiasi Paese che accetti di ospitare un Mondiale deve seguire i regolamenti della Fifa e adempiere alle proprie responsabilità come nazione ospitante. È questo che intendo quando dico che la politica va separata e i principi dello sport preservati". 

ORGOGLIO - Nonostante la sitiazione difficile, Taremi ha sottolineato l'orgoglio che sente con la propria nazionale: "Vogliamo trasmettere un messaggio di pace attraverso il nostro gioco e la nostra cultura, che è molto ricca. I media non la mostrano correttamente al mondo. Credo che il nostro popolo sia orgoglioso di noi, semplicemente per essere andati lì e aver giocato in queste circostanze. Adesso, dopo l’orgoglio, dobbiamo dare loro qualche gioia, quindi vincere le partite". 

INTER - Il classe 1992, ora all'Olympiacos, è tornato anche sulla sua esperienza in Italia all'Inter: "Nel calcio non va tutto come vorremmo, gli infortuni fanno parte del gioco e io cerco di guardare avanti piuttosto che indietro. Al di là di quanto abbia segnato, di quanti assist abbia fatto e dei trofei mancati, l’Inter sarà sempre un club speciale per me, per tutto ciò che ho vissuto lì, per i compagni di squadra e per i tifosi. Non ho mai smesso di seguire i nerazzurri e penso che le due coppe vinte quest'anno siano meritate, frutto del grande lavoro dei miei compagni: sono ancora in contatto con molti di loro, li considero amici".