La forza della Spagna e le critiche alla FIFA. Tebas: "Infantino dovrebbe andarsene"

La forza della Spagna e le critiche alla FIFA. Tebas: "Infantino dovrebbe andarsene"
Oggi alle 08:59News Calcio
di Redazione
L'intervista di Javier Tebas, presidente de La Liga, sui punti di forza della Spagna campione del Mondo e sulle critiche alla FIFA e a Gianni Infantino

"Il segreto del calcio spagnolo? Il lavoro comunitario. Dei club, con i loro centri di formazione che negli ultimi anni sono stati potenziati e curati al massimo. Della Liga, una competizione potente, qualificata e sostenibile che ha dato a questa Nazionale 17 dei 26 giocatori convocati. E ovviamente in maniera speciale della federazione che sa scegliere e far crescere il talento nazionale dei nostri club”. Parola di Javier Tebas, presidente de La Liga intervistato dalla Gazzetta dello Sport dopo la vittoria spagnola al Mondiale 2026.

Presente a New York per sostenere la squadra in vista del match contro l'Argentina, Tebas ha poi fatto ritorno in Spagna e ne ha approfittato per trarre un quadro generale sulla situazione. Ma non solo, perché non sono mancate anche le critiche all'organizzazione FIFA e a Gianni Infantino. "Secondo me dovrebbe andarsene, penso che abbia fatto il suo tempo. Però ha l’appoggio del sistema, delle federazioni, non c’è molto altro da aggiungere no? Non c’è un candidato di opposizione, nessuno vuole presentarsi per perdere".

CALCIATORI E ALLENATORE - Javier Tebas, quindi, ha voluto sottolienare i punti di forza del progetto Spagna, che ha portato alla vittoria del Mondiale con calciatori giovanissimi e un commissario tecnico che questi stessi ragazzi li ha visti crescere. "Luis de la Fuente è entrato in federazione nel 2013, è cresciuto facendo crescere ragazzi straordinari, partendo dall’Under 19 e arrivando alla conquista del Mondiale con 10 elementi che aveva nelle giovanili. E in questo suo percorso è stato anche formatore, perché per tre anni è stato professore nel corso da allenatori. Noi, a tutti i livelli, abbiamo persone incredibilmente qualificate che lavorano per il bene del calcio nazionale. Nessun Paese era mai stato campione del mondo con gli uomini e con le donne contemporaneamente”. 

FORMAZIONE E SOSTENIBILITÀ - Tanti i diktat della federazione spagnola, che Tebas ha voluto spiegare. "Dal 2013 la Liga si regge e impone ai suoi club dei limiti salariali molto precisi e rigidi, e la cosa spinge le varie società a potenziare l’aspetto formativo. Lo sviluppo del talento genera qualità sul campo e potenziali entrate in area economica", ha raccontato. "Tutti i club sanno molto bene che questo è il cammino: far arrivare in prima squadra ragazzi della cantera. Abbiamo appena vinto l’Europeo Under 19, e veniamo dalla medaglia Olimpica e dal successo all’Europeo. Non si vince tanto e a ogni età per caso. Tutto parte dal basso. Poi è chiaro, bisogna anche provare a prendere i grandi giocatori ma il successo si costruisce dalla base”.

CRITICHE - "La Fifa sistema le cose come vuole, per ciò che vuole, per i suoi interessi, non certo per il calcio. E quindi se hanno bisogno di 27 minuti di intervallo li fanno. Le pause di idratazione sono una menzogna. Noi in Liga le abbiamo, ma quando fa caldo davvero". A seguire, il presidente de La Liga si è lasciato andare anche a diverse critiche al Mondiale appena concluso e alla gestione della FIFA. Poi anche un accenno al caso Balogun: "La dimostrazione che siamo governati da un’istituzione che fa e decide ciò che vuole quando vuole, seguendo solo i propri interessi senza pensare al resto del calcio. E in tanti casi agisce danneggiando il calcio”.

CAMBIARE LE COSE - Ma per Tebas, anche l'appena citato caso Balogun è solo "la punta dell'iceberg". "È difficile - ha continuato il presidente de La Liga - perché nel sistema ci sono complici attivi, che collaborano con questo tipo di decisioni, e complici passivi, che restano in silenzio, non denunciano e non fanno niente per impedire che certe cose si ripetano". E intanto, è arrivato anche l'annuncio del Mondiale 2030 a 64 squadre. "Noi abbiamo denunciato più volte il tema del calendario. E ora vogliono fare un Mondiale a 64 squadre. Aumentare il numero di nazionali non ha senso. L’industria del calcio non è solo il Mondiale, che è l’evento più importante. Ma non tutto può girare attorno alla Coppa del Mondo. Sono le competizioni nazionali a sostenere questo sport. Stanno distruggendo l’industria del calcio. Non si rendono conto, decidono in maniera irresponsabile".

INFANTINO - A chiudere l'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Tebas ha parlato anche di Infantino. "Penso che abbia fatto il suo tempo", ha dichiarato come già anticipato. Poi la conclusione: "Non dovrebbe restare però lo stato delle cose fa sì che non se ne vada. In questi giorni qui in America ho sentito tanta gente contraria a Infantino, che non è d’accordo con ciò che fa. Lo dicono, però poi non fanno nulla. Non so è peggiore il silenzio o la complicità, perché chi sta zitto è perfettamente cosciente del danno che sta subendo il calcio”.