I verdetti dell'ultimo turno: finale dolce per Como, Roma e Cagliari, per Juve e Milan è tempo di riflessioni

I verdetti dell'ultimo turno: finale dolce per Como, Roma e Cagliari, per Juve e Milan è tempo di riflessioniTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 10:30Caffè Di Marzio
di Gianluca Di Marzio
Dalla storica Champions del Como alle delusioni di Milan e Juventus tra cambi continui e incertezze: il bilancio di una stagione che premia le idee e punisce l’improvvisazione

Il primo caffè dopo il campionato è un caffè dolce, molto dolce per il Como. Per il Como, che ha conquistato una Champions League incredibile, storica, impronosticabile persino a inizio stagione, quando tutti sapevamo che il Como avrebbe investito molto, che aveva idee chiare, che disponeva di un allenatore di alto livello. Un allenatore, tra l’altro, cercato dall’Inter, dal Bayer Leverkusen e dalla Roma, che aveva a lungo corteggiato Cesc Fabregas. Tuttavia, la volontà di Fabregas è sempre stata quella di rimanere, perché consapevole che la società e la proprietà avevano l’intenzione di costruire qualcosa di importante e duraturo.

Lo racconto spesso, e lo ribadisco anche in questa occasione: sette-otto anni fa incontrai il direttore sportivo Ludi, uno degli artefici di questa storica Champions League. Gli chiesi della nuova proprietà arrivata a Como e lui mi disse: “La cosa che mi ha stupito di più è che hanno già impostato una programmazione decennale”. Nel calcio italiano, invece - e lo vediamo nei casi più amari di questo “caffè”, ovvero Milan e Juventus - la programmazione dura tre mesi, sei mesi, al massimo un anno, ed è fortemente legata e influenzata dai risultati, che inevitabilmente modificano visioni e direttive.

Il Como, al contrario, aveva pianificato non tanto di conquistare la Champions League in sette anni, ma sicuramente di arrivare in Serie A, poi in Europa. E, da quello che mi risulta, è in anticipo di due o tre anni rispetto all’idea iniziale. Adesso sarà forse più facile trattenere Nico Paz, e sarà affascinante vedere il Como in Europa, giocarsela a testa alta contro le grandi squadre del calcio internazionale.

Un caffè dolcissimo anche per il Cagliari di Fabio Pisacane, che ieri ha compiuto una delle imprese più sorprendenti della giornata, vincendo a San Siro dopo 29 anni. Una squadra di grande dignità che, nonostante avesse già raggiunto l’obiettivo della salvezza, è andata a vincere a San Siro, eliminando il Milan dalla corsa Champions. Una squadra con tanti giovani - sei italiani nella formazione iniziale - e con un allenatore che ha ottenuto 43 punti alla sua prima stagione in Serie A, la prima della sua carriera da allenatore, considerando che Pisacane guidava la Primavera del Cagliari, che peraltro quest’anno si è salvata al play-out vincendo a Napoli.

Pisacane rientra tra quegli allenatori che meritano una menzione d’onore in questa stagione di Serie A, insieme naturalmente a Chivu e a Fabregas, ma anche a Grosso, Vanoli e D’Aversa: allenatori che, subentrando o iniziando la stagione, hanno dato un contributo significativo alle loro squadre.
Gasperini è poi l’altro allenatore che ha lasciato subito un segno forte, un’impronta netta, in una Roma che torna a conquistare la Champions dopo sette anni.

Continua nella puntata del podcast "Caffè Di Marzio"