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Italia fuori dai Mondiali 2026: le reazioni del giorno dopo

Italia fuori dai Mondiali 2026: le reazioni del giorno dopoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 15:20News Calcio
di Mattia De Pascalis
Le reazioni dei principali personaggi sportivi all'esclusione dell'Italia al Mondiale del 2026 in Usa: da Albertini a Galliani, e non solo

L'Italia non parteciperà a un altro Mondiale di calcio per la terza volta di fila, dopo quelli del 2018 e 2022. Per l'Italia è il giorno delle riflessioni: le reazioni del giorno dopo e le news in attesa del Consiglio federale della prossima settimana annunciato dal presidente della Figc Gabriele Gravina che deciderà i prossimi passi. Da Demetrio Albertini ad Adriano Galliani, passando per Mauro Tassotti, ecco le loro parole.

Demetrio Albertini, oggi presidente del settore tecnico della FIGC, ha esordito parlando immediatamente della partita contro la Bosnia, invitando a non soffermarsi troppo sugli episodi ma a concentrarsi su un quadro più ampio: "Dobbiamo guardare il sistema più ampio, senza soffermarci sul rigore o il rosso non dato". 

LE PAROLE DI TASSOTTI - Anche Mauro Tassotti, oggi collaboratore tecnico del Milan Futuro, è intervenuto a Sky Sport commentando l'esclusione dell'Italia dai prossimi Mondiali, partendo proprio dai ragazzi che allena che sono troppo piccoli per ricordarsi la Nazionale ai Mondiali: "È una brutta giornata per tutto l’ambiente calcio. Proprio oggi parlando con i ragazzi che alleno mi hanno detto che non si ricordano un Mondiale, questi sono gli anni migliori per viverlo e non potranno farlo". E poi sulla partita di ieri, martedì 31 marzo, ha spiegato: "Quando si riduce la qualificazione a una partita può succedere di tutto. Gli errori forse sono stati commessi prima perché non dovevamo arrivare a giocarci tutto in una partita perché poi si basa tutto su tanti episodi. Dopo l’espulsione infatti la partita è cambiata ma l’Italia anche in 11 contro 11 stava facendo fatica".

Tassotti si è anche soffermato su cosa si potrebbe cambiare e migliorare il calcio italiano: "In questo momento lo sport italiano in generale sta vivendo un momento felice ma nel calcio è successo il contrario. Il campionato italiano ora è in un momento di down e dobbiamo fare qualcosa per tornare ad avere un campionato di livello partendo magari dagli stadi: deve diventare un piacere andarci e non un obbligo. Dobbiamo ripartire da queste cose forse. Certe dinamiche però le lascio agli esperti che lo fanno per lavoro".

LE PAROLE DI DEMETRIO ALBERTINI - Albertini ha proseguito: "Ce lo siamo ripetuti troppe volte, in troppi anni: ci sono tante cose positive. E' presto fare valutazioni sulle decisioni da prendere, ma non penso che si possa rispondere a una semplice domanda ma bisogna fare delle analisi. Se vogliamo cercare la verità bisogna essere predisposti ad accettare ciò che ci dà fastidio. Dobbiamo fare un'analisi non superficialmente, ma con obiettivi differenti da quelli che sono stati fino ad adesso". Albertini ha poi spiegato il suo ruolo all'interno della Federcalcio: "Non voglio interpretazioni, voglio essere concreto. Non è una risposta che posso dare adesso, ci sono dei tempi e non sono quelli da rispondere a una domanda del genere".

NUOVO PRESIDENTE FIGC - E su un possibile nuovo presidente della FIGC, si esprime così: "Per le mie esperienze federali di tanti anni dico che non c'è bisogno di un grande nome. Il presidente è il frontman di un movimento, non ci sono solo colpe da attribuire a una persona, è sempre facile nel calcio cercare il colpevole. Bisogna fare un'analisi e capire cosa vogliamo essere al di là di Gravina o Malagò. Serve una rinascita. Penso che ci sia anche una problematica sociale. Ci sono bambini che per altri 4 anni non vedranno un Mondiale con l'Italia, non potranno gioire. Dobbiamo oggettivamente pensare a nomi che possono contribuire a questa rinascita".

L'ELOGIO AD ARRIGO SACCHI - L'ex centrocampista ha chiuso il suo intervento a Sky Sport, parlando dell'ex ct Arrigo Sacchi, elogiandone mentalità e capacità: "Con le sue idee ha fatto fare il salto di qualità al movimento. Ha cambiato uno stile di allenamento, ha portato una mentalità un po' diversa. Si parlava del calcio italiano in una maniera, con quel Milan il calcio italiano ha avuto più rispetto. Ha fatto il primo passo, ha fatto vedere quel qualcosa in più ai giocatori che non riuscivano a vederlo. Nel 2010 chiamai Arrigo dicendogli 'Non ti vorrei come allenatore, ma puoi ancora dare tanto al calcio italiano'."

LE PAROLE DI ADRIANO GALLIANI - Intervenuto anche Adriano Galliani a Sky Sport, ha esordito parlando dell'ex allenatore della Nazionale e del Milan, Arrigo Sacchi: "Ho detto sì ieri pomeriggio, prima della partita, per parlare del grande Arrigo Sacchi, che ha dato tante gioie ai tifosi del Milan e anche a quelli della Nazionale italiana di calcio. Ha rivoluzionato questo sport".

UN PARAGONE TRA PASSATO E PRESENTE - Successivamente, un'analisi sulla differenza tra gli anni gloriosi degli "Azzurri", e oggi: "Certamente è cambiato tutto rispetto agli anni ’90, se pensiamo alle vittorie sia dei club sia della Nazionale. Oggi in Italia solo il 30% dei giocatori è selezionabile per la Nazionale. Una volta vincevamo i Palloni d’Oro con giocatori che giocavano in Serie A".

LA SCONFITTA CONTRO LA BOSNIA - Sulla partita contro la Bosnia: "C’è ovviamente tanta tristezza per la Nazionale, come per tutti gli italiani. Ieri ero in un ristorante pieno di bandierine italiane, quindi la delusione è inevitabile. La mia prima partita è stata Svizzera‑Italia 4‑1 e, in questi settant’anni e più, ho vissuto tante gioie: due Mondiali vinti e le finali del ’70 e del ’94. Ma il calcio è anche questo. Dare la caccia al colpevole lo trovo inutile, quindi mi tiro fuori. Il parere del buon vecchio Galliani non arricchirebbe la questione (ride,ndr)".

IL CALCIO E GLI ALTRI SPORT - Sulla discrepanza con gli altri sport: "Credo che sia tutto ciclico. Quando vinceva il calcio, perdevano gli altri sport. Sono sempre stato convinto che, al di là delle colpe o dei meriti, esista proprio questa ciclicità. Se pensiamo che prima nel tennis non avevamo praticamente nessuno, oggi abbiamo quattro italiani tra i primi venti al mondo. È un mulino che gira".

IL CAMPIONATO ITALIANO - E infine, un focus sulla situazione attuale nel campionato italiano: "Prima al Milan c’erano i Franco Baresi e i Paolo Maldini. Adesso è cambiato tutto. Oggi il campionato italiano non è più un punto d’arrivo, ma spesso un punto di transito. L’analisi dovrebbe essere più approfondita rispetto a quello che ho letto questa mattina. Nel campionato italiano la velocità del giro palla è la più bassa rispetto agli altri campionati".