Sir Alex Ferguson a cuore aperto: "Il nuovo stadio del Manchester United? Ci sarò, di persona o in spirito"
Una leggenda che fa i conti con il tempo che passa. Sir Alex Ferguson, iconico e indimenticabile manager del Manchester United, si è raccontato a cuore aperto nel suo nuovo libro appena uscito, "Games of My Life". Nelle pagine dell'opera, incentrata su 21 partite che hanno segnato la sua straordinaria carriera, l'ottantaquattrenne scozzese si lascia andare a una profonda riflessione sulla propria mortalità, affrontando temi intimi come i gravi problemi di salute superati negli ultimi anni e le prospettive future dei Red Devils.
LA CORSA CONTRO IL TEMPO PER IL NUOVO STADIO - Il pensiero di Ferguson è rivolto in particolare al mastodontico progetto da 2 miliardi di sterline per il nuovo stadio del Manchester United, un impianto da 100.000 posti destinato a sostituire Old Trafford. I tempi di costruzione stimati, che si aggirano tra i quattro e i cinque anni, hanno portato Sir Alex a un'amara ma dolcissima considerazione. "Non sono uno che si sofferma su ciò che il Creatore ha in serbo per me, né ho paura di morire – si legge nel libro – Eppure, ogni tanto, la morte mi passa per la mente. Quando lo United ha annunciato i piani per un favoloso nuovo stadio, mi sono ritrovato a chiedermi se ci sarò per festeggiare la sua apertura".
La speranza dell'ex allenatore scozzese è che i lavori inizino al più presto: "Se ci vorranno cinque anni per completarlo, andrò per i novanta. Tuttavia, so che sarò alla cerimonia in un modo o nell'altro: di persona o in spirito".
IL DRAMMA DEL 2018 E LA PAURA DI ESSERE DIMENTICATO - Nelle pagine di "Games of My Life", Ferguson ripercorre anche il terrore vissuto nel 2018, quando un'emorragia cerebrale lo portò a un passo dalla fine. "Quel giorno, al Salford Royal, altri quattro pazienti subirono un intervento per il mio stesso problema. Solo due di noi sono sopravvissuti per raccontarlo", rivela, sottolineando la gratitudine per il tempestivo intervento dei medici e per l'affetto ricevuto.
Un amore che ha toccato con mano al suo primo ritorno a Old Trafford dopo la malattia: "Sembrava che un'intera comunità mi stesse aprendo il cuore. Ha significato che non ero stato dimenticato, che immagino sia la paura di molti pensionati. So che suona sciocco, visto che il mio nome è su una tribuna, c'è una mia statua e una strada col mio nome, ma quando sei sdraiato da solo in un letto d'ospedale è fin troppo facile pensare che il resto del mondo non abbia mai saputo della tua esistenza".