Francia, Deschamps: "Non deciderò il mio futuro prima del Mondiale"
"La Francia è una delle favorite, non la favorita" così Didier Deschamps in un'intervista alla Gazzetta dello Sport. Per il Ct sarà l'ultimo Mondiale alla guida della Francia, ma potrà contare su una rosa piena di stelle per puntare alla vittoria finale: "La parola favorita però non è un tabù. Questo status mi sembra logico e legittimo, perché dipende da quello che abbiamo realizzato finora, dalla qualità dei giocatori, dalla classifica Fifa, dove siamo tra i primi tre dal 2018. L’importante per il mio staff e i giocatori è di non considerare che tutto sia scontato, o che abbiamo appuntamento per la finale del 19 luglio. Durante il Mondiale ci saranno momenti difficili. L’ambizione è importante, ma ai vertici non c’è pietà per nessuno. Se non dai il massimo, lo paghi subito. Lo abbiamo vissuto all’Europeo con la Svizzera".
Tra i campioni che vanta la Francia di Deschamps c'è sicuramente Mbappé, su cui si è espresso così: "Kylian è sempre stato molto efficace, oggi ancora di più. Da due, tre anni parte da una posizione centrale, ma gli ho sempre dato molta libertà. Poi è sempre importante l’equilibrio. In ogni caso la Francia sarà sempre più forte con Mbappé in campo".
EREDITÀ - Alla fine del ciclo con la Francia, Deschamps non sta pensando ancora al futuro, ma rimane focalizzato sul prossimo - e ultimo - impegno: "Non ha importanza cosa lascerò. Non faccio il Ct a titolo personale, ma sono al servizio della nazionale. Naturalmente qualcosa rimane, ma spetta a me valutare. Io non mi guardo indietro. A me interessa andare il più in alto possibile con la Francia. E c’è un Mondiale da giocare: è l’unica cosa che mi interessa".
Rimpianti? Deschamps non ha dubbi: "No, anche se avrei preferito andassero diversamente le finali dell’Europeo 2016 e del Mondiale in Qatar, nel 2022. Sono stati momenti difficili, dolorosi, ma ce ne sono stati altri più felici. Non mi dico però che avrei potuto fare diversamente, perché non c’è riscontro possibile. Bisogna accettare e andare avanti".
Ha poi continuato: "Qui in Francia mi hanno spesso criticato, dicendo che esprimo un gioco difensivo, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di sfruttare le forze disponibili per mettere in difficoltà l’avversario. E ho sempre dato molta libertà ai miei giocatori. Poi va mantenuto un certo equilibrio, anche se per esempio non ho mai impedito ai terzini di salire".
ANCELOTTI - Una delle possibili contendenti per il titolo è sicuramente il Brasile di Ancelotti, al suo primo Mondiale da Ct, ma non per questo da sottovalutare: "Ho visto che ha già rinnovato fino al 2030. Ci siamo visti a marzo per l’amichevole (vinta 2-1 dalla Francia, ndr). Ho grande rispetto per tutto quello che Carlo ha fatto, ma penso abbia già capito che la vita da ct è diversa da quella di allenatore di club. Ha comunque giocatori forti a disposizione".
RABIOT - Un elemento fondamentale per la Francia sarà Rabiot, attualmente al Milan ma con il futuro incerto. Per Deschamps, però, non rappresenta un problema: "Dirglielo non cambierebbe nulla. Ovvio che prima si chiarisce la situazione, meglio è: ma vale per tutti. Anche per chi magari adesso non è sul mercato e lo sarà dopo. A tutti però dico che una volta iniziato il Mondiale, non si pensa ad altro".
FUTURO - E sul futuro di Deschamp? Ancora niente di definitivo: "So che ci potrebbero essere sollecitazioni, ma non prenderò nessuna decisione prima della fine del Mondiale, perché voglio andare il più lontano possibile con la Francia". E la Serie A potrebbe essere un'opzione per il futuro del Ct francese: "Fa sempre parte dei migliori campionati d’Europa. Poi è chiaro che ai miei tempi l’Italia era la prima scelta e oggi non è più così, rispetto a Inghilterra, Germania o Spagna. I risultati dei club italiani in Europa non sono buoni e non voglio entrare sulla situazione della Nazionale. Ma anche noi francesi abbiamo saltato due Mondiali di fila e io l’ho vissuto da giocatore. Sono triste nel vedere istituzioni come Milan e Juve fuori dalla Champions. Ci saranno certamente delle ragioni. Ma l’Italia resta l’Italia, e ci sono comunque tanti giocatori e allenatori di alto livello in Serie A".