Gravina: "Lascio una Federazione in salute. Non potevo continuare il braccio di ferro"
Si sta per chiudere un'era nella FIGC, con il dimissionario Gabriele Gravina pronto a lasciare la presidenza in vista del voto in programma per il 22 giugno prossimo. Il presidente uscente, a pochi giorni dalla votazione, ha svelato un retroscena riguardo la scelta del post-Spalletti: "Mancini mi chiese di tornare e di riprendere un percorso interrotto. Ma avevo già scelto Gattuso, che per me sarebbe dovuto rimanere dopo la Bosnia. La scelta del ct spetta al mio successore". E su Baldini: "È piaciuto molto agli italiani, ma bisogna valutare le conseguenze di certe scelte. Il suo focus è la qualificazione olimpica, dobbiamo stare attenti a non rovinare un progetto costruito con visione".
Gravina non nasconde l'orgoglio per alcuni importanti risultati durante la sua gestione: "La prima è aver fatto ripartire il calcio dopo il Covid. Ma non posso non citare la vittoria dell'Europeo, la costruzione della filiera giovanile, il piano industriale, il nuovo codice di giustizia, il riconoscimento del professionismo femminile e la divisione paralimpica?". Anche se il presidente uscente non si nasconde: "Dovevo andarmene prima, già a giugno-luglio 2025, una volta constato che ogni tentativo di riforma si sarebbe arenato. Mi fermò l’idea di poter dialogare con le componenti. Temevo poi che mi avrebbero accusato di fuggire dall’ipotesi di non andare ai Mondiali".
PROBLEMI - Gravina ha parlato anche di alcuni dei problemi che affliggono il calcio italiano: "Siamo ultimi in Europa per minutaggio degli Under 21. Aggiungo un dato: il Portogallo, che due anni fa abbiamo battuto 3-0 nella finale Under 17, ha prodotto 14 calciatori con 200 presenze nelle prime squadre. I nostri? Giocano in 8 e appena 83 gare. Siamo campioni del mondo nel disperdere il talento che faticosamente costruiamo". E sul decreto crescita: "Lo abbiamo giustamente criticato perché aveva portato il numero di stranieri dal 60% al 67%, poi è stato abrogato ma il dato è cresciuto al 70%. E la qualità di chi arriva non è più sempre così eccelsa".
Un altro freno, secondo il presidente uscente, è stato aver alzato l'età del campionato Primavera da U19 a U20: "Quella è stata la mazzata. Pensate, nelle competizioni internazionali la tendenza è abbassare l’età per sviluppare il talento".
"LASCIO UNA FEDERAZIONE IN OTTIMA SALUTE" - Verso il voto del 22 giugno, Gravina dichiara: "Lascio una Federazione in ottima salute e con una progettualità avanzata, nonostante le tante aggressioni subite che mortificano non solo il lavoro di una governance con il 98,7% di consensi, ma anche gli 1,4 miliardi di gettito fiscale assicurati dal calcio al Paese".
E sulle tre qualificazioni mancate ai Mondiali: "Continuiamo a pagare un conto salato, anche con la sfortuna. Ma come ha detto il presidente del Coni, Buonfiglio, un risultato sportivo non crea i presupposti per un commissariamento".
BERSAGLIO - Gravina non nasconde di essersi sentito bersaglio di troppi attacchi: "Mi sono dimesso perché non potevo continuare questo braccio di ferro per difendere una posizione personale". Continuerà, invece, il suo impegno da vicepresidente UEFA: "Continuerò a lavorare sulle competizioni, ma anche sulla mutualità e sulla solidarietà di un sistema che rischia di scollarsi".
Infine, non poteva mancare un commento sulla possibile riforma dei campionati: "È una delle soluzioni. Connessa ai meccanismi di promozione e retrocessione. Ogni stagione 9 club passano dai dilettanti ai professionisti. Tra questi, 7 ora rischiano di non avere uno stadio. La B cambia 7 squadre ogni volta, è il 35% dell’organico". In particolare, il presidente uscente ha proposto: "Dalla Serie A e dalla B a 18. E poi dalla creazione di una B2, cioè una zona cuscinetto del professionismo dove potrebbero convergere tutte le seconde squadre. La Lega Pro dovrebbe confluire nei dilettanti e avrei riformato anche quest’ultimo mondo. Con il diritto di veto, però, si può fare ben poco".