Il biennio del 'coraggio': il ritratto del Bologna di Vincenzo Italiano

Il biennio del 'coraggio': il ritratto del Bologna di Vincenzo Italiano
venerdì 29 maggio 2026, 10:30News Calcio
di Mattia De Pascalis
Il racconto del biennio di Vincenzo Italiano a Bologna: dalla storica vittoria in Coppa Italia, al calcio offensivo, passando per un'identità ben precisa.

È arrivata anche l'ufficialità dopo quanto anticipato nei giorni scorsi: Vincenzo Italiano non sarà più l'allenatore del Bologna. La società rossoblù ha infatti comunicato la separazione consensuale con l'allenatore ex Spezia, salutandolo con parole di stima e auguri sinceri per il suo futuro professionale, e non potrebbe essere altrimenti. Una fine che non cancella quanto di buono fatto in questi due anni sotto le Due Torri.

Bologna e Italiano non è stata una storia d'amore a 'prima vista'. Nell'estate del 2024 la piazza era tutt'altro che entusiasta: la memoria collettiva si fermava alle finali europee perse con la Fiorentina, e la diffidenza era abbastanza palpabile. Eppure chi aveva seguito il percorso dell'ex Fiorentina fin dai tempi dello Spezia sapeva già cosa aspettarsi: non un gestore, ma uno che pretende, che trasmette, che in panchina quasi si consuma.

L'EREDITÀ DI THIAGO MOTTA - Italiano raccoglie un'eredità pesantissima: quella di Thiago Motta, artefice della storica prima qualificazione del Bologna in Champions League. Ma lo fa senza due dei protagonisti di quell'impresa: Joshua Zirkzee e Riccardo Calafiori, già partiti quell'estate verso la Premier League — rispettivamente al Manchester United e all'Arsenal — prima ancora che Italiano metta piede a Casteldebole. Le premesse per un anno di 'transizione' ci sono tutte. Ma non va così.

"DOBBIAMO GIOCARE COL COLTELLO TRA I DENTI" - Quella frase, ripetuta dall'allenatore prima delle partite decisive, diventa il manifesto di un biennio. Non solo uno slogan, perché si vede in campo. Il Bologna di Italiano non specula mai, non si accontenta, non abbassa la testa nemmeno quando va sotto. C'è qualcosa nel modo in cui quella squadra reagisce alle avversità — una compattezza, una 'ferocia' — che a tratti, per certi versi - permettete il paragone - richiama quasi la Juve di Conte. L'energia che Italiano sprigiona a bordocampo, con le sue corse lungo l'area tecnica, e le braccia aperte verso la curva, si trasferisce direttamente in campo. I tifosi lo capiscono presto: Italiano sente ogni partita sulla pelle, e la squadra lo segue.

Col tempo poi, inizia a sciogliersi lo scetticismo. La curva adotta Italiano, e riconosce in lui una sorta di fame difficile da simulare. Partite come il 5-0 alla Lazio al Dall'Ara, o il 4-1 al Salisburgo in Europa League — con uno stadio che spinge come raramente si è visto — diventano simboli non solo tattici ma quasi emotivi di questo rapporto tra l'allenatore e la città.

LA COPPA ITALIA - Il 14 maggio 2025, a Roma, il Bologna batte il Milan per 1–0 in finale e conquista la Coppa Italia. Un trofeo che in città manca da cinquant'anni: il momento più alto del biennio, e quello che lega per sempre il nome di Italiano alla storia del club.

Quella sera all'Olimpico sancisce qualcosa di più. Chiude il cerchio di una storia iniziata tra le perplessità e finita nell'abbraccio con la gente. Per una piazza che aspetta un trofeo da mezzo secolo, la Coppa Italia sollevata sotto il cielo di Roma ha un peso specifico diverso. E quel trofeo porta il nome di Vincenzo Italiano.

IL CAMMINO EUROPEO - Nella seconda stagione il Bologna non centra la qualificazione europea in campionato, ma il percorso in Europa League è di tutto rispetto. I rossoblù eliminano la Roma agli ottavi con un complessivo 4-3 nella doppia sfida, ed escono ai quarti contro l'Aston Villa, squadra che avrebbe poi vinto il torneo. Tra le italiane impegnate nelle coppe europee, il Bologna è quella ad arrivare più lontano.

Il tallone d'Achille del biennio, forse, il ritmo delle partite: giocare ogni tre giorni ha, in un modo o nell'altro, pesato sulla tenuta in campionato, rendendo difficile mantenere una certa continuità su tutti i fronti. Ma anche nelle serate più complicate, i rossoblù non hanno mai smesso di provarci.

Italiano lascia Bologna dopo 107 partite, di cui 47 vittorie tra campionato, Coppa Italia e coppe europee. Lascia una città che lo ha imparato ad amare, e un modo di intendere il calcio — aggressivo, "sempre col coltello fra i denti" — che il Dall'Ara difficilmente dimenticherà.