Iran, debutto Mondiale tra fischi durante l'inno e bandiere vietate sugli spalti

Iran, debutto Mondiale tra fischi durante l'inno e bandiere vietate sugli spaltiTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 09:30News Calcio
di Carlo Mignolli
Atmosfera incandescente a Los Angeles per l’esordio dell’Iran ai Mondiali 2026: tra proteste sugli spalti, simboli vietati e divisioni politiche

La partita si è giocata, ma non è stata solo calcio. Al SoFi Stadium di Inglewood, davanti a oltre 70.000 spettatori, Iran e Nuova Zelanda hanno pareggiato 2-2 in un esordio Mondiale carico di tensione. Un risultato che passa quasi in secondo piano rispetto a ciò che è successo sugli spalti, dove politica, identità e protesta si sono intrecciate fin dai primi minuti.

Già prima del fischio d’inizio si respirava un clima particolare, figlio delle tensioni legate ai visti e alla partecipazione dell’Iran negli Stati Uniti. A Los Angeles, sede della più grande comunità di esuli iraniani al mondo, il match si è trasformato in uno specchio delle divisioni profonde che attraversano il Paese.

FISCHI ALL’INNO E BANDIERE DELLA MONARCHIA - Il momento più delicato è arrivato durante l’esecuzione dell’inno iraniano. Dalle tribune sono piovuti fischi sonori, mentre una parte del pubblico provava comunque a seguire le note. In mezzo, un’immagine forte: la presenza massiccia delle bandiere pre-rivoluzione del 1979, con il leone e il sole, simbolo della monarchia Pahlavi. Un segnale politico chiaro, nonostante i regolamenti FIFA ne vietino l’ingresso negli stadi. Il boato e i fischi hanno accompagnato l’inno della Repubblica islamica, riportando alla memoria quanto accaduto nel precedente Mondiale, quando la nazionale iraniana aveva scelto di non cantarlo in segno di protesta.

UNO STADIO DIVISO - Il SoFi Stadium è diventato il teatro di una frattura evidente: da una parte tifosi con simboli di protesta contro il regime di Teheran, dall’altra chi invitava a separare calcio e politica, sostenendo semplicemente la squadra. Fuori dallo stadio, invece, il clima è rimasto più disteso, tra storie incrociate e comunità diverse. Dentro, però, ogni gesto e ogni reazione hanno amplificato il peso di una partita che è andata ben oltre il risultato sportivo.

REZAEIAN: “SIAMO QUI PER IL CALCIO” - Nel post-partita, a provare a riportare il focus sul campo è stato Ramin Rezaeian, autore del gol dell’1-1:
“Siamo qui per rispondere a domande sul calcio. Quindi dovete sapere che la mia gente in Iran è fantastica, è davvero appassionata di tutto. Tutti nel mondo dovrebbero conoscere la mia gente”. Il difensore ha poi aggiunto, rispondendo alle domande sui fischi: “Se c’è qualche problema da affrontare, è affar nostro, non è affar vostro, quindi vi rispettiamo e, se c’è qualcosa da chiarire, lo risolveremo. Non preoccupatevi”.