L’evoluzione di Cuesta per la salvezza del Parma

L’evoluzione di Cuesta per la salvezza del ParmaTUTTOmercatoWEB.com
Carlos Cuesta
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 09:00News Calcio
di Simone Brianti
L’allenatore spagnolo, 30enne, è riuscito a raggiungere l’obiettivo con quattro giornate d’anticipo: i segreti del suo lavoro

“Sono felice, per la città, per i tifosi”. Le parole di Carlos Cuesta raccontano più di un semplice traguardo sportivo. Dentro quella frase c’è un’identità, un modo di essere, prima ancora che di allenare. La salvezza del Parma non è solo un obiettivo raggiunto, ma un percorso condiviso. Un cammino costruito giorno dopo giorno, tra dubbi iniziali e certezze conquistate.

È la storia di un gruppo che ha imparato a conoscersi, a soffrire e a reagire. È il racconto di uno spogliatoio che si è trasformato in una squadra vera. E soprattutto, un successo che nasce dal “noi”, mai dall’“io”. Cuesta non si prende i meriti, li distribuisce. Li diluisce dentro un sistema in cui ogni figura ha avuto un ruolo. E in questo modo, senza rumore, ha costruito qualcosa di profondo e duraturo.

L'AZZARDO DIVENTATO CERTEZZA - Arrivato quasi in punta di piedi, col tipico scetticismo che accompagna le scommesse, Cuesta ha ribaltato ogni previsione. Trent’anni compiuti a luglio e nessuna esperienza da primo allenatore tra i professionisti. Eppure, dietro quell’età anagrafica si nascondeva un bagaglio ricco di studio e sacrificio. Dalle giovanili di Atletico Madrid e Juventus fino all’esperienza con Arteta, ogni tappa ha costruito la sua visione. La scelta della dirigenza, Cherubinii-Pettinà e avallata dal presidente Krause, si è rivelata coraggiosa, ma soprattutto lucida. Cuesta non ha mai cercato alibi, né si è mai nascosto. “È merito di tutte le persone del club… soprattutto i calciatori”. Una dichiarazione che spiega perfettamente la sua leadership silenziosa. Ha messo i giocatori al centro, responsabilizzandoli senza mai esporli. Ha costruito fiducia, mattone dopo mattone, anche nei momenti più complicati. E quando la pressione cresceva, lui restava lì, saldo, coerente con le proprie idee. Un profilo giovane, sì, ma con una maturità che ha fatto la differenza.

IDENTITA', ERRORI E CRESCITA - La stagione non è stata lineare, anzi. Tra sconfitte pesanti e momenti di difficoltà, il Parma ha dovuto affrontare tempeste vere. Atalanta, Juventus, Cremonese, Lazio: ogni caduta lasciava qualcosa. Non solo punti persi, ma insegnamenti preziosi. “Errori: ‘Ne ho fatti mille’”, ha ammesso Cuesta con una sincerità rara. Ed è proprio lì che si vede la statura di un allenatore. Non nella perfezione, ma nella capacità di riconoscere e correggere. Dal punto di vista tattico, il Parma ha saputo trasformarsi. Difesa a tre per dare continuità, poi adattamenti continui in base alle partite. Il 3-5-2 è diventato un punto fermo, soprattutto per ritrovare equilibrio. Ma più dei moduli, ciò che è cresciuto è stata l’identità. Una squadra consapevole, organizzata, pronta a soffrire insieme.

UNA MENTALITA' CHE GUARDA AVANTI - Ci sono risultati che restano impressi e danno valore a un’intera stagione. La vittoria a San Siro contro il Milan, i pareggi contro il Napoli campione: segnali chiari. Il Parma ha saputo sorprendere, spesso lontano da casa, costruendo una salvezza atipica.
Punti pesanti, raccolti con coraggio e lucidità negli scontri diretti. E mentre l’obiettivo si avvicinava, la squadra non ha mai smesso di crederci. La salvezza è arrivata in anticipo, quasi in silenzio, senza proclami. Ma dentro quel risultato c’è un lavoro profondo, continuo, condiviso. Ora però non è tempo di fermarsi. “Adesso dobbiamo continuare a crescere”. Una frase semplice, ma carica di significato. Perché racconta la mentalità di chi non si accontenta. E forse è proprio questa la vittoria più grande di Carlos Cuesta.