Llorente: "Vlahović mi piace, ha tanta cattiveria. La Juve deve lottare per restare in Champions"
Fernando Llorente è uno di quei giocatori che hanno lasciato il segno con eleganza, tra gol pesanti, stadi pieni e notti europee da ricordare. Dalla Spagna all’Italia, passando per alcune delle piazze più importanti d’Europa come Torino, Napoli, Londra e Siviglia. Il suo percorso è fatto di vittorie e momenti che restano nella memoria dei tifosi. A Sky Calcio Unplugged si racconta senza filtri, tra ricordi di campo e retroscena, tra opinioni su calciatori attuali e club unici come l'Athletic Club.
L'intervento di Llorente non poteva non partire da Cesc Fàbregas, con cui ha condiviso tantissime esperienze: "Abbiamo vissuto tante belle cose insieme, abbiamo vinto insieme. È un ragazzo a cui voglio molto bene, sono contento per lui perché sta facendo una grande stagione con il Como. Era un giocatore speciale, molto intelligente in campo. Uno che poteva fare l'allenatore? Sì, certo. Perché alla fine era un giocatore molto intelligente, si vedeva che poteva avere tutto per diventare un grandissimo allenatore. Infatti è da poco tempo che ha iniziato ad allenare e sta già facendo grandi cose. Penso che abbia grandi idee, era difficile prendere una squadra come il Como e farla giocare così bene come sta facendo".
LA JUVENTUS DI SPALLETTI E VLAHOVIC - "Sta migliorando nel gioco, è una squadra che sembrava essere più squadra, ma il problema è che ci sono stati anche dei risultati con decisioni arbitrali contro la Juve nell'ultimo periodo in campionato, e allora bisogna recuperare questi punti perché devono lottare per restare in Champions". Sull'attaccante serbo: "A me piace tantissimo, ha tanta cattiveria. È un giocatore che ha tanti gol. È vero che fuori area magari deve cercare di migliorare delle cose, degli stop, giocare spalle alla porta e può fare ancora meglio, ma secondo me è un attaccante molto completo. Mi è piaciuto tantissimo come ha iniziato questa stagione, peccato che si sia infortunato perché era uno di quelli che stava giocando molto bene".
Non solo campo. Llorente racconta la telefonata più bella mai ricevuta: "Quando la Juve è venuta a prendermi è stato uno dei momento più belli. Era il momento di fare un salto di qualità nella mia carriera, di giocare in una grande squadra e sono stati i miei primi titoli come giocatore di club. Avevo vinto con la Spagna, ma a livello di club non avevo ancora vinto niente".
GUARDIOLA E L'ATHLETIC CLUB - Sull'allenatore spagnolo, Fernando Llorente ha dichiarato: "È vero che è molto strano perché alla fine è un allenatore che ci ha abitato a vincere sempre e a far giocare sempre molto bene le sue squadre. Già quello che è successo l'anno scorso che ha perso la squadra e ha fatto una stagione molto strana, è stato qualcosa di incredibile. È vero che quest'anno sembrava stare meglio anche in Premier League, ma magari questa sconfitta contro il Real Madrid in questo modo non se l'aspettava nessuno. Tutti si aspettavano un Manchester City più forte, anche perché il Real Madrid in campionato on sta giocando benissimo. Sta vincendo senza convincere troppo. Ma invece il Real Madrid ha qualcosa in Champions League, e appena c'è la musica della Champions si trasforma. E nel momento dove mancavano Mbappé, Rodrygo e giocatori molto importanti ha fatto sicuramente la miglior partita di tutta la stagione, in un momento decisivo".
Passando invece al club che lo ha lanciato nel grande calcio: "Quello dell'Athletic Club è un sentimento unico nel mondo. Una squadra che ha dei valori molto importanti, i tifosi sono folli là. Infatti per me è stata molto dura quando sono andato via perché mi hanno fatto di tutto, non l'avevano presa benissimo. Ero un giocatore importante della squadra, in una società che non può prendere giocatori dall'estero e gioca solo con i giocatori baschi. Allora è molto difficile per loro lasciare andare un giocatore così importante. Per me è stato incredibile, una delle cose più importanti che mi siano successe nella vita avere l'opportunità di crescere in una società come quella dell'Athletic Club, che ti insegna dei valori incredibili. Poi io sono andato lì a 11 anni, ho avuto l'opportunità di fare tutto il settore giovanile fino alla prima squadra, è stato un momento indimenticabile per me".
Spagna, poi Italia e l'esperienza in Inghilterra con Swansea e Tottenham. Llorente ha giocato e segnato contro tante squadre, ma qual è il paese in cui trovava il gol con più difficoltà? "Direi in Italia, sì. Perché tatticamente è il campionato più difficile, dove difendono meglio, difendono con più gente dietro. Quando ero alla Juve trovavamo sempre squadre con la difesa a 5 e facevamo tanta fatica a sbloccare la partita. Tante partite le sbloccavamo alla fine, era molto difficile. Invece in Spagna sentivo che potevo fare go in ogni partita, mi sentivo fortissimo a quell'epoca. Poi in Premier ho vissuto un'esperienza bellissima, anche al mio primo anno lì ho fatto tanti gol. Sentivo che avevo più spazio davanti, i difensori facevano più errori difensivi e potevi approfittarne".
LLORENTE RACCONTA BIELSA - "Aneddoti? Tanti. Era un allenatore che ci faceva allenare tantissimo, era molto duro. Facevamo sessioni di 3 ore in campo la mattina e 3 ore in campo la sera. Perché lui faceva tanti esercizi di combinazioni tra 2/3 giocatori, corti ma molto intensi e questi esercizi prima dovevamo vederli al computer. Vedevamo l'esercizio, andavamo e lo facevamo. Erano 25 esercizi, poi andavi a duemila. Facevamo 3 ore di allenamento ogni sessione, era devastante. Un anno così è molto duro fisicamente e mentalmente" ha rivelato l'ex attaccante spagnolo.
"È stato un allenatore che ci faceva vedere tanti video, quella era una cosa che mi piaceva. Video delle partite che facevamo, vedevi tanto ed era un modo per migliorare. Tante volte pensi di fare le cose bene o che giochi in un modo, poi ti vedi in campo e lo vedi in un altro modo. Questo mi piaceva".