Monza, Bianco: “Mi sono ispirato all’Arsenal di Arteta, Serie A meritata"

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Oggi alle 09:32News Calcio
di Redazione
L'allenatore del Monza racconta a La Gazzetta dello Sport la promozione in Serie A tra gestione, pazienza e un gruppo ritrovato dopo un avvio complicato

La promozione del Monza in Serie A porta la firma di Paolo Bianco, che ha raccontato la stagione a La Gazzetta dello Sport. L'allenatore ha guidato la squadra con serenità anche nei momenti più complessi della stagione, un percorso costruito senza eccessi, con la capacità di tenere saldo il gruppo dopo le difficoltà e di trasformare le pressioni in energia positiva. Anche nei passaggi più delicati, come la sconfitta di Mantova che aveva complicato la corsa alla A diretta, il tecnico ha mantenuto lucidità e controllo.

Un traguardo che rappresenta per Bianco un passaggio chiave della carriera, arrivato dopo un lavoro di gestione profonda dello spogliatoio e di costruzione dell’identità della squadra. Dalle scelte tecniche alla valorizzazione del gruppo, fino alla gestione dei momenti di crisi: il Monza ha ritrovato compattezza proprio quando contava di più, arrivando alla promozione attraverso i playoff.

MANTOVA, LA FERITA E LA REAZIONE DEL GRUPPO - La stagione del Monza ha avuto un momento spartiacque nel finale di regular season, quando la sconfitta di Mantova ha spento la possibilità della promozione diretta e ha lasciato spazio a dubbi e pressione. Bianco, però, non ha mai letto quell’episodio come un crollo tecnico o mentale definitivo, ma come un passaggio dentro un campionato che aveva ancora molto da dire. Nel racconto dell'allenatore emerge soprattutto la lettura di quella partita e di ciò che ha lasciato nello spogliatoio: «Se venerdì ho temuto di rivivere le sensazioni di Mantova? No, anche se gli episodi in certe partite fanno la differenza. Speravo di riuscire a fare gol e uno lo meritavamo. Se non avessimo vinto 2-0 all'andata avremmo fatto una partita diversa. Dopo Mantova mi sono fatto tante domande. Non ho capito perché una squadra con tali potenzialità non abbia vinto la partita decisiva. La pressione è caduta tutta sui giocatori e a qualcuno ha fatto comodo, ma abbiamo accettato la sconfitta e nei playoff siamo stati bravissimi».

GESTIONE, IDENTITÀ E LA COSTRUZIONE DEL MONZA DA SERIE A - Il vero lavoro di Bianco si è visto nella gestione quotidiana del gruppo, soprattutto nei momenti più instabili della stagione, quando cambiamenti e tensioni avrebbero potuto compromettere il percorso. Il tecnico ha insistito su pazienza e gestione, fino a ricompattare lo spogliatoio e riportarlo su un livello competitivo alto. «Il primo giorno bellissimo, quelli subito dopo molto complicati. Non c’era più la proprietà che aveva scelto i giocatori, che si sono sentiti spaesati e volevano cambiare squadra. Ho avuto pazienza, li dovevo solo aspettare, dovevano sfogarsi e poi a mercato chiuso si sono messi in riga». Dentro questo percorso c’è anche la sua idea di calcio e di crescita personale, costruita su modelli chiari e su una visione moderna del gioco: «Ho seguito molto l'Arsenal. Burdisso non era d'accordo con me, ma io dicevo che sarebbe andato lontano perché è l'esempio concreto di una squadra che ha equilibrio e che sa fare bene ogni cosa in base ai momenti». E infine il punto più netto della sua gestione, quello legato alla cultura del gruppo e alle scelte interne: «Se un giocatore ha motivazioni diverse, non può fare parte di un gruppo. Abbiamo mandato in gol 20 giocatori, vuol dire che il gruppo c'è: chi non ci sta va a casa».