Monza, Bianco: "Playoff bellissimi, abbiamo sofferto fino alla fine"
Durante l’ultima puntta del podcast Sky Calcio Unplugged è stato intervistato l’allenatore del Monza, Paolo Bianco, fresco di promozione in Serie A dopo la vittoria nei playoff.
“Sono stati dei play-off bellissimi: all'andata a Castellammare abbiamo avuto delle difficoltà. Siamo passati in doppio svantaggio e siamo stati bravi a recuperarla. Nella gara di ritorno abbiamo fatto una bella partita: abbiamo meritato di passare il turno”, ha raccontato partendo dalla semifinale contro la Juve Stabia di Ignazio Abate.
LA FINALE - Bianco ha poi parlato della doppia finale playoff contro il Catanzaro: “In trasferta, al contrario, abbiamo fatto una grandissima prestazione, vincendo 2-0 meritatamente. Al ritorno abbiamo avuto un po' quel classico braccino corto, come il tennista. A volte è difficile entrare nella testa dei ragazzi”.
LA SOFFERENZA - “Nella mia testa speravo che riuscissimo a fare un gol. Abbiamo avuto qualche occasione per farlo e se lo avessimo fatto sarebbe finita in maniera diversa la partita”, ha spiegato l’allenatore dei biancorossi che si è poi concentrato sulla sofferenza della gara dello U-Power Stadium. “Abbiamo dovuto soffrire fino alla fine, anche perché quando sono arrivato a Monza, i monzesi mi dicevano dal primo giorno che a Monza dobbiamo soffrire. Non capivo cosa significasse, adesso l'ho capito”.
L’ABBRACCIO CON AQUILANI - “Il mio è stato un gesto spontaneo. Mi piace mettermi nei panni degli altri e in quel momento, se avessi perso una partita del genere, avrei avuto bisogno di un abbraccio di qualcuno”, così Bianco ha descritto l’abbraccio con Aquilani arrivato alla fine della finale di ritorno play-off. “Siccome stimo Alberto come ragazzo e come allenatore, l'ho fatto in maniera molto spontanea, senza voler dimostrare qualcosa, perché mi metto nei panni degli altri. Gli ho detto che è stato molto bravo, che deve essere orgoglioso del suo lavoro e andare avanti testa alta. C'è stima, io ho apprezzato il lavoro che ha fatto lui, che ha fatto la società, che ha fatto il direttore sportivo del Catanzaro”.
PETAGNA - Nel podcast Paolo Bianco si è espresso sulla grande crescita di Andrea Petagna nel corso della stagione: “Ho conosciuto un ragazzo diverso da quello che mi avevano descritto. Naturalmente all'inizio della stagione non era nei miei piani e del club e con moltissima onestà gliel’ho detto. Lui lo ha accettato e ha sempre lavorato più degli altri senza mai lamentarsi. Chiedeva lavoro in più per rimettersi in forma perché veniva da due anni dove aveva giocato poco”.
L’allenatore ha proseguito: “Mi danno dei meriti sul Petagna di oggi, ma io non ne ho nessuno. Ha fatto tutto lui. Poche volte ho visto un calciatore del livello avere questa voglia e questa motivazione di tornare ad essere un giocatore importante. Oggi fa la differenza e ci fa giocare meglio. Credo che la svolta sia stato suo figlio. E poi un'altra cosa importante: lui mi ha detto che non aveva mai vinto niente e voleva riuscirci. Quella è la motivazione grossa che va oltre tutto quello che circonda questi ragazzi”.
IL GRUPPO - Una promozione che è passata anche dal gruppo, come confermato da Bianco: “Il club, la società e i dirigenti sono stati bravi a portare a Monza giocatori che avevano una motivazione ancora alta. Parlo di quelli che l'anno scorso hanno vinto il campionato (Delli Carri, Ravanelli, Azzi, Thiam e Obiang), che hanno permesso di portare l'energia necessaria che serviva in quel momento. Io sono stato un po' duro all'inizio con qualcuno perché altrimenti non ce l'avremmo fatta. Sono stato duro ma anche paziente. La pazienza di aspettare i giocatori che dal nostro punto di vista sono forti. E poi siamo partiti”.
CASO E CUTRONE - Nel grande percorso del Monza c’è stato anche il contributo di due calciatori arrivati a gennaio: Giuseppe Caso e Patrick Cutrone. “Hanno dato più soluzioni. Hanno portato numeri: gol e assist. Era quello che un po' mancava nella prima parte. Hanno portato anche un'energia diversa in quel momento che serviva, anche per tanti motivi di gestione interna e insieme siamo arrivati all'obiettivo”.
LA SERIE B - “La Serie B è spietata”, ha dichiarato Bianco durante Sky Calcio Unplugged. “Io l'ho fatta 11 anni da calciatore. Questa è la terza esperienza da tecnico in tre posti diversi.Si tratta del campionato più spietato. Puoi partire con delle ambizioni e trovarti in fondo alla classifica. Come lo dimostra anche gli ultimi anni di questa categoria. In A non succede che il Milan, la Juve o l'Inter rischiano di retrocedere. In B può succedere di tutto”.
IL SALTO IN SERIE A - Sul futuro Bianco ha detto: “Dobbiamo ancora ritrovarci con il club per parlare di quello che può essere il prossimo anno.Naturalmente non tutti i ragazzi possono far parte di una squadra che farà la Serie A. Però ci dà tempo per capire. Perché è veramente un cambiamento diverso. L'approccio sarà diverso alle partite. Il nostro livello rispetto a tante squadre è inferiore. Non come quello che abbiamo avuto quest'anno in B”.
LE DIFFICOLTÀ DELLA STAGIONE - L’allenatore ex Modena e Frosinone ha voluto sottolineare le difficoltà presenti in questa stagione, soprattutto nella fasi iniziali: “Anche quest'anno in B noi siamo partiti con delle difficoltà. Perché io vengo scelto da una società e il giorno che metto piede a Monzello mi ritrovo un'altra. Quindi paradossalmente sono stato scelto due volte. Anche nella conoscenza con la nuova proprietà c'è voluto un po' di tempo: è stato un percorso complicato. C'erano tante cose dentro che abbiamo dovuto mettere a posto. La società è stata veramente brava nel dare la possibilità di lavorare”.
IL METODO BIANCO - “Io sono sempre me stesso”, questo è il segreto di Bianco e il modo con cui si relaziona con i suoi calciatori. “A volte all'inizio non paga perché all'inizio ti guardano come uno che viene da un altro pianeta. Poi dopo nel tempo credo che la schiettezza, la sincerità è quello che paga più di tutti. Qualche giocatore mi ha scritto dopo la vittoria dell'altra sera, mi ha lasciato dei messaggi. Per me quelle sono le vittorie di allenatore, quelle che nessuno vede, però che porto con me all'interno per sempre”.
IL PERCORSO - L’importanza del percorso è uno degli aspetti in cui crede maggiormente l’allenatore pugliese, tanto da trovare anche degli aspetti positivi nell’aver dovuto conquistare la Serie A passando dai play-off: “Alla mia squadra, dopo la fine del campionato, ho detto che ero felice di giocarmi in play-off perché sarebbe stata un'esperienza che avrei avuto in futuro. Me li godo perché è qualcosa che non ho mai fatto e quindi se dovesse ricapitarmi è qualcosa che già ho fatto. Proprio per questo il percorso è fondamentale”.
LA METAFORA DI MICHELANGELO - “Ho fatto la metafora di Michelangelo perché quando gli chiedevano cosa lui vedesse in un blocco di marmo lui diceva semplicemente che vedeva già il capolavoro. Questo è un po' quello che penso io della vita”, così Bianco ha commentato la metafora da lui usata per descrivere la sua squadra.
LA CARRIERA DA ALLENATORE - La promozione con il Monza è sicuramente uno dei momenti più importanti del percorso da allenatore Bianco. Nell’intervista ha raccontato quando ha deciso di diventare un allenatore: “Ho scelto di fare allenatore più o meno a 24-25 anni, quando a Treviso arriva un giovanissimo allenatore che è Marco Giampaolo, che mi ha fatto vedere il calcio da un punto di vista diverso a livello tecnico-tattico e in quel momento decido di fare allenatore. Poi volevo smettere il prima possibile di giocare per iniziare ad allenare, ma ho finito a 38 anni perché Eusebio Di Francesco ha insistito affinché facessi l'ultimo anno a Sassuolo in Serie A, anche se ormai non ero più un calciatore che poteva performare in Serie A”.
CON DE ZERBI - Nella carriera del pugliese una tappa preziosa è stata la collaborazione con De Zerbi: “Ho iniziato ad allenare il Lega Pro in Sicilia e per tanti motivi ho avuto delle delusioni, a livello umano specialmente, forse legate anche alla categoria. Roberto De Zerbi mi chiese di fare parte del suo staff e all'inizio ho detto più volte di no, perché non mi vedevo in quelle vesti, Invece, oltre ad essermi trovato benissimo, ho imparato tanto da un allenatore che in alcune cose è il più bravo al mondo”.
ALLA JUVENTUS - Anche il passaggio alla Juventus è stato un ulteriore momento di crescita professionale per Bianco. “ Volevo tornare ad allenare da solo, però non avevo squadra e la Juve mi chiamò: era la terza volta. La prima volta l'ho rifiutata nel primo anno che la Juve ha fatto l'Under 23, perché avevo preso l'impegno con una squadra siciliana, La seconda volta mi chiamò Andrea Pirlo per fargli da supporto, da collaboratore”
Ha poi proseguito sul rapporto con Allegri: “Ti mette talmente al tuo agio che ti fa sentire sempre bene, il mister è unico in questo. Iniziamo questo percorso e alla prima sosta perdiamo a Monza 1-0 e io il giorno dopo dico al mister che volevo andare via. Allegri è stato bravissimo come al solito, convincendomi a stare là quell'anno. Poi a gennaio ho comunicato che avevo finito il percorso a giugno e mi sarei staccato. Non avevo ancora nessuna richiesta però non riuscivo a vedermi più in quel ruolo, avevo voglia di fare qualcosa di diverso”.
POGBA E DI MARIA - Ha infine concluso sui calciatori più forti che l’hanno colpito: “Avendo la fortuna di essere nello staff di Allegri e Roberto De Zerbi vedi i calciatori di quel livello dal vivo. I passaggi sono completamente diversi, sono passaggi di intensità, di forza, di una qualità incredibile. Il calciatore che mi ha impressionato di più è stato Paul Pogba, purtroppo l'abbiamo avuto pochissimo perché si è fatto male. Faceva delle cose per la statura, per la tipologia di calciatore, per le caratteristiche, faceva delle cose che io ho visto fare pochissime. Di Maria vedeva le giocate, quando lui colpiva la palla, un attimo dopo tu dicevi: ma a chi l'ha data? Arrivava in un posto che tu non ti aspettava arrivasse, è qualcosa di diverso”.