Sassuolo, Aquilani: "Berardi è diverso dagli altri, De Zerbi un punto di riferimento"
Dopo una lunga carriera da calciatore e le prime esperienze in panchina, Alberto Aquilani è pronto a vivere la sua prima stagione in Serie A alla guida del Sassuolo. A La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista ha raccontato la propria filosofia calcistica, gli allenatori che lo hanno ispirato e gli obiettivi del nuovo progetto neroverde.
Dal confronto continuo con Roberto De Zerbi agli insegnamenti di Luciano Spalletti e Jorge Jesus, passando per il ruolo di Domenico Berardi e il rapporto speciale con Francesco Totti, Aquilani ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera.
LE IDEE DI GIOCO E GLI INSEGNAMENTI DEI SUOI MAESTRI - Aquilani ha spiegato come non ami etichette legate al proprio calcio: "Il calcio è fatto di tante sfumature. Ogni allenatore ha un metodo e una linea che deve essere riconosciuta dalla squadra. Si tratta di creare un'identità, una condivisione quotidiana e la convinzione che quella sia la strada che porta al risultato". Sui concetti tattici aggiunge: "Conta come occupi il campo, non tanto il modulo. Ci sono principi che dipendono dalle caratteristiche dei giocatori. L'idea è avere il controllo quando si può, ma bisogna anche sapere come difendersi".
Tra gli allenatori che più lo hanno influenzato cita Jorge Jesus e Luciano Spalletti: "Jorge Jesus mi ha acceso la lampadina, mi ha trasmesso il bisogno di approfondire e studiare il calcio. Spalletti, invece, mi ha lanciato e in cinque anni alla Roma si è sempre evoluto, lasciandomi qualcosa ogni volta". Un pensiero anche per Allegri e Benitez: "Al Milan ho visto una gestione di altissimo livello di uno spogliatoio pieno di campioni. Benitez, invece, mi ha fatto comprendere aspetti del ruolo di manager che prima non conoscevo".
IL SASSUOLO, BERARDI E I GIOVANI - Tra i motivi che lo hanno convinto ad accettare il Sassuolo c'è la filosofia del club: "Mi riconosco nei valori di questa società. Qui avevo già giocato e conoscevo lo spessore umano dell'ambiente. Se metto in campo un giovane è perché penso che sia bravo e che possa aiutarmi a ottenere risultati. La valorizzazione è una conseguenza".
Sul gruppo racconta: "Ho trovato una squadra volenterosa e curiosa. Siamo un cantiere aperto e il mercato deve ancora decollare, ma è una situazione normale in questa fase". Parole importanti anche per Berardi: "Ha sposato questo progetto e mi aspetto tanto da lui. Lo considero diverso dagli altri". Mentre su Matic scherza: "Quando ha parlato di Europa stava scherzando, però l'ambizione deve far parte del nostro modo di essere. È un veterano che ha ancora la curiosità di un ragazzino".
IL RAPPORTO CON DE ZERBI, FABREGAS E TOTTI - Durante l'anno di pausa dopo l'esperienza di Pisa, Aquilani ha continuato ad aggiornarsi osservando alcuni colleghi da vicino: "Con De Zerbi mi confronto quasi ogni giorno, è un amico. Sono stato anche da Fabregas perché mi incuriosiva il suo modo di lavorare e volevo vedere le sue idee da vicino".
Infine uno sguardo al passato e al legame con la Roma, e all'incrocio da avversario di Daniele De Rossi: "Con Daniele sono cresciuto, lo stimo come uomo, calciatore e allenatore. È come un fratello". Impossibile non chiudere con Francesco Totti: "Era il mio idolo, poi è diventato compagno di squadra e infine amico. Per me è sempre stato un punto di riferimento. Giocatori come lui ne ho visti davvero pochi".