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Ultim'oraAtalanta, in arrivo un'offerta da 35 milioni più bonus dell'Atletico Madrid per Ederson
Dopo 4 anni insieme, al termine della stagione Ederson potrebbe lasciare l'Atalanta. Sul centrocampista brasiliano è infatti molto forte l'interesse dell'Atletico Madrid, che negli ultimi giorni si è mosso con forza per provare a chiudere il prima possibile l'operazione.
Gli spagnoli hanno già trovato un accordo con l'ex Salernitana sulla base di un contratto quadriennale da 5 milioni di euro a stagione più un bonus di 2 milioni alla firma, e puntano ora a soddisfare le richieste economiche dell'Atalanta. I bergamaschi chiedono 50 milioni per il cartellino del centrocampista, mentre i Colchoneros formalizzeranno a breve un'offerta da 35 milioni di euro più 3 di bonus.
I NUMERI - Anche in questa stagione, così come nelle scorse, Ederson è stato un vero e proprio perno prima per Juric e poi per Palladino. Al netto dei numeri, 2 gol e un assist tra Serie A e Champions League, il brasiliano è risultato tra i principali trascinatori del club nerazzurro sia in campionato che in Europa, giocando pressoché sempre titolare quando disponibile. Un rendimento, il suo, che ha convinto l'Atletico Madrid a investire tanti soldi per acquistarlo: da capire, adesso, se e a che cifra potrà eventualmente chiudersi la trattativa.
Manchester City-Liverpool, le formazioni ufficiali: c'è Haaland, Chiesa in panchina
Manchester City-Liverpool, atto III. Le due grandi del calcio inglese si affrontano per la terza volta in stagione in quello che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio classico britannico. Questa volta però non c'è la Premier League in palio, bensì un posto in semifinale della gloriosa FA Cup: un elemento in più per caricare una rivalità già di per sé carica.
Da entrambi i lati, infatti, c'è una gran voglia di riscatto. I Citizens sono reduci da due finali consecutive nelle passate edizioni e questa volta puntano a vincere la coppa, che manca dal 2023. Allo stesso tempo, con la Champions League ormai andata e la lotta al titolo che pare favorire l'Arsenal, Guardiola si è posto come obiettivo di portare a casa quella che potrebbe essere il suo ultimo trofeo da allenatore del Manchester City.
I Reds invece non superano i quarti addirittura dal 2022, anno in cui vinsero il proprio 8° trofeo, e vogliono spezzare questa sorta di maledizione venutasi a creare nelle ultime stagioni. La sfida di Champions League contro il PSG può aspettare: Slot non vuole assolutamente sottovalutare il City e proprio per questo ha schierato quasi tutti i propri migliori uomini.
LE FORMAZIONI - Ecco dunque le formazioni ufficiali scelte da Guardiola e Slot per la sfida dell'Etihad Stadium.
MANCHESTER CITY (4-2-3-1): Trafford; Nunes, Khusanov, Guehi, O'Reilly; Rodri, Bernardo Silva; Semenyo, Cherki, Doku; Haaland. All. Guardiola
A disposizione: Donnarumma, Reijnders, Ake, Marmoush, Kovacic, Nico, Ait-Nouri, Savinho, Foden.
LIVERPOOL (4-3-3): Mamardashvili; Gomez, Van Dijk, Konate, Kerkez; Szoboszlai, Gravenberch, Jones; Salah, Ekitike, Wirtz. All. Slot
A disposizione: Woodman, Mac Allister, Chiesa, Gakpo, Robertson, Frimpong, Nyoni, Morrison, Ngumoha.
DOVE VEDERE LA PARTITA - La partita tra Manchester City e Liverpool, in programma alle ore 13.45 all'Etihad Stadium e valida per i quarti di finale di FA Cup, sarà visibile su Dazn e su Discovery+.
Milan, 5000 tifosi a Milanello per l’allenamento a porte aperte
Il Milan ha aperto il centro sportivo di Milanello per l'allenamento di oggi, sabato 4 aprile. Sono arrivate circa 4000/5000 persone per sostenere i rossoneri, Curva Sud compresa. Il tifo organizzato rossonero, arrivato in massa con bandiere e uno striscione "Forza ragazzi. Avanti noi", ha intonato diversi cori all'esterno dei campi dove la squadra si allena.
La Curva non potrà infatti seguire la squadra al Maradona, dal momento che la trasferta è stata vietata ai tifosi rossoneri residenti in Lombardia. Il corteo dei tifosi è partito intorno alle 11, e si è diretto verso il cancello d'ingresso del centro sportivo, ma alcune persone sono arrivate a Milanello già parecchi minuti prima.
L'INTCONTRO CON LA SQUADRA ALL'INGRESSO - La squadra, che in un primo momento non sembrava dovesse uscire dai campi per incontrare i tifosi, si è invece diretta - insieme a Massimiliano Allegri e al suo staff - ai cancelli di ingresso. In prima fila capitan Maignan insieme a Leao, recuperato in vista del Napoli, e non solo. I giocatori del Milan hanno iniziato a battere le mani mentre la Curva intonava il coro: "Forza Diavolo Alè".
Un gesto che assume un doppio significato: il primo è quello di vicinanza alla squadra in un momento delicato della stagione. Il secondo, spiegato direttamente dalla Curva Sud attraverso un comunicato, è per mandare un messaggio di disappunto per il divieto imposto ai tifosi rossoneri residenti in Lombardia.
L'ALLENAMENTO - La squadra si è allenata sul campo esterno, quello dove in genere fa il raduno a inizio stagione. Presenti sia Rafael Leao sia Ruben Loftus-Cheek, che indossa una protezione ai denti dopo il brutto infortunio subito contro il Parma. Non solo Allegri e il suo staff a seguire la squadra: anche il ds Igli Tare ha partecipato alla seduta.
Nelle due squadre schierate da Massimiliano Allegri, i rossoneri hanno fatto anche prove di tridente. Da una parte Nkunku e Füllkrug; dall'altra Leao, Gimenez e Pulisic, ovvero il tridente designato a essere titolare a inizio stagione. Assente solamente Matteo Gabbia, che sta ancora recuperando dall'intervento all'ernia inguinale. La partitella sul campo ridotto si è conclusa sul risultato di 1-0: ha segnato Santiago Gimenez.
De Bruyne: "Napoli era la scelta migliore per me, qui sto davvero bene"
"Napoli era la scelta migliore per me, volevo continuare a giocare a grandi livelli e qui c'era la possibilità di farlo": firmato Kevin De Bruyne, uno che per una fetta importante della propria vita è stato l'epicentro di tutti i successi del Manchester City e che da quasi un anno a questa parte fa innamorare i tifosi azzurri. In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport il belga ha fatto un bilancio di questi primi mesi italiani, facendo anche un punto su questo finale di stagione e sul proprio futuro.
"Ho parlato un po' con Lukaku e Mertens prima di scegliere, ma alla fine ho valutato tutte le opzioni. Napoli aveva il progetto migliore per me e per la mia famiglia, io devo cercare di essere felice nel mio lavoro e nella mia vita" ha dichiarato il fantasista, che ha poi parlato di quelle che sono le ambizioni del club campano per questa stagione: "Per lo Scudetto tutto dipende dall'Inter, che ha il destino nelle proprie mani: se le vincerà tutte diventerà campione. Noi possiamo solo dare il massimo per provare a vincere più partite possibile, qualche settimana fa eravamo a -14 e ora siamo a -7. È sempre molto difficile, ma le cose nel calcio cambiano molto in fretta. Dobbiamo però concentrarci sul nostro obiettivo che è entrare nelle prime quattro e tornare in Champions League".
FUTURO - Nel corso dell'intervista De Bruyne si è raccontato a 360°, parlando anche della propria persona: "Penso di essere un buon calciatore, non una persona speciale. Ho le mie qualità come calciatore e come tutti provo a fare il mio lavoro al meglio, ma non mi sento diverso da nessun altro".
Tutto da decidere, invece, per quanto riguarda il futuro calcistico: "Non so se il Napoli sarà la mia ultima squadra, non ci penso adesso. Ho ancora un contratto e qui sto davvero bene. Cerco di godermi il momento ora, credo di poter giocare ancora qualche anno, poi quando il corpo mi dirà di fermarmi lo farò. Ma per ora mi sento bene".
MONDIALE - E per concludere, l'ex Manchester City si è anche proiettato al prossimo Mondiale, a cui sfortunatamente non parteciperà l'Italia: "Penso che il livello in Europa sia sempre più alto. Non è facile vincere ogni partite e anche le piccole nazionali possono costruire una squadra discreta e fare risultati. Certo che non andare al Mondiale per un Paese come l'Italia è una perdita enorme. Se non fai il Mondiale per tre volte di fila forse sei in crisi, ma non conosco i dettagli".
Cosa bisogna aspettarsi, invece, dal Belgio? "Avevamo un gruppo molto speciale nel 2018, ora ci sono tanti giocatori nuovi. Vogliamo giocare un buon calcio e andare il più avanti possibile. Speriamo di fare qualcosa di buono.
Inter, Luis Henrique: “Sto migliorando e mi sento a mio agio”
Luis Henrique ha rilasciato un'intervista al magazine brasiliano "Placar", dove, oltre a raccontare gli inizi della carriera, ha parlato di questo primo anno in Italia. "Iniziamente è stato difficile, ma adesso sto migliorando e mi sento più a mio agio. Mi preoccupava la fase difensiva, dal momento che facevo l'attaccante e non dovevo aiutare troppo dietro. Ora ci lavoro tutti i giorni", ha dichiarato l'esterno brasiliano.
Luis Henrique è arrivato in nerazzurro dal Marsiglia. Sul confronto tra i due Paesi ha ammesso: "L'Italia mi è piaciuta di più, è stato più facile adattarmi sia per il cibo sia per il calore della gente". L'esterno brasiliano ha rivelato di aver patito invece molto il passaggio dal Brasile alla Francia: "Avrei voluto rimanere al Botafogo, ero molto triste i primi giorni. Ma se penso a quel periodo ne sono grato: se fossi rimasto in Brasile ora non sarei all'Inter".
UN RUOLO NUOVO E UN CALCIO DIFFERENTE - Come detto, non tutto è stato facile inizialmente per l'esterno nerazzurro. Luis Henrique ha infatti spiegato come il primo anno sia andato tutto come previsto: "É una fase di adattamento, e credo di essermi trovato bene con gli altri giocatori, che mi hanno accolto in modo positivo". Un compagno che lo ha aiutato?: "Carlos Augusto, che è brasiliano come me".
Il percorso inverso rispetto a Luis Henrique (Brasile-Italia), lo ha fatto Carlo Ancelotti, che del Brasile ora è il commissario tecnico. L'esterno brasiliano sogna la Nazionale: "Rappresentare il Brasile è una grande responsabilità. Sono in un club che mi dà visibilità, e quindi dipende dalle mie prestazioni". Nessuna illusione in vista dei Mondiali 2026: "Essere convocato non sarà semplice, ma penso al prossimo quadriennio e voglio essere pronto".
Castro: “Vogliamo l’Europa League, col Bologna sto da dio”
"Ho un tatuaggio da fare e uno che vorrei fare... La Coppa Italia il primo, l'Europa League il secondo", ha ammesso Santiago Castro, attaccante del Bologna, nell'intervista a La Gazzetta dello Sport. Il centravanti rossoblù non si pone limiti in questa stagione: "Bernardeschi aveva detto di volere la finale di Europa League, e io sono spesso d'accordo con lui. L'ostacolo più grande lo abbiamo superato, e il verbo 'voglio' è un chiodo fisso per me".
In questa stagione il Bologna ha vissuto una stagione di alti e bassi, soprattutto in campionato. Sul periodo di crisi legato ai primi mesi del 2026, il centravanti ha spiegato: "Dopo la finale di Supercoppa è iniziato il periodo no. Ci siamo portati dietro la delusione per un trofeo mancato". E sulle differenze tra le grandi prestazioni in Europa e le difficoltà in A, Castro invece spiega: "Forse è una questione mentale, oltre a un po' di stanchezza".
BOLOGNA, LE PAROLE DI CASTRO - Come detto, dopo l'eliminazione della Roma, il Bologna non vuole porsi limiti. La prossima avversaria sarà però la favorita per la vittoria finale: l'Aston Villa di Unai Emery. "La Roma ti fa giocare e palleggiare; il Villa va diretta, ti colpisce al cuore e ha giocatori veloci. Noi ci siamo, poi si vedrà", ha spiegato il centravanti sulle differenze tra le due squadre.
Il sogno di Castro è partecipare al Mondiale con la sua Argentina: "Ho sempre la nazionale in testa, che ci vogliano due mesi, un anno o dieci". "Tutti sanno che sogno l'Argentina, ed è per questo che dissi di no, pur con il massimo rispetto, a una nazionale come l'Italia". Castro fu infatti chiamato da Spalletti per l'Italia, ma l'attaccante scelse di rifiutare per inseguire la Seleccion.
Dopo due anni a buoni livelli in Serie A e non ancora ventiduenne, il nome di Castro ora inizia a diventare papabile per diverse squadre che vogliono un centravanti nuovo. Con estrema sincerità, l'attaccante argentino ha ammesso: "Col Bologna sto da dio, mi sento in una famiglia. Oggi penso solo a questa famiglia, e non mi va di dire 'resterò ancora tanti anni', facendo la figura di chi parla tanto per... Nel mercato non si sa mai, ma ho rinnovato poco tempo fa".
Tonoli, il difensore che segna come un attaccante: “La Serie A col Modena? Ci crediamo”
C’è chi nasce attaccante e chi, pur partendo da dietro, trova la via del gol con una naturalezza quasi disarmante. Daniel Tonoli è uno di quelli che sorprende, sempre. Classe 2002, cresciuto tra Serie D e Serie C, con una parentesi formativa nelle giovanili dell’Inter e oltre 100 presenze con la Pergolettese, oggi si sta prendendo la scena in Serie B con la maglia del Modena. Cinque gol in campionato - più di tanti attaccanti della squadra - e una sensazione sempre più chiara: il suo nome ha iniziato a circolare anche tra i piani alti del calcio italiano.
Da Clusone, un paese di 8mila abitanti in provincia Bergamo, a Modena, passando per campi difficili e categorie dove si impara prima a resistere che a brillare. Oggi, però, Tonoli è uno dei volti della stagione gialloblù: il Modena di Andrea Sottil è sesto, in piena zona playoff, e sogna la Serie A. E lui, tra gol, inserimenti e duttilità, è diventato uno dei protagonisti più inattesi e decisivi.
IL PREMIO DI MARZIO E LA CRESCITA IN SERIE B - Tra i momenti più significativi di questo periodo è il Premio Gianni Di Marzio, riconoscimento prestigioso che lo consacra tra i giovani emergenti del calcio italiano. Per Tonoli, un momento speciale: «Sicuramente è stata un’emozione bellissima, perché è un premio molto importante che ricorda una figura che ha fatto la storia del calcio italiano. Sono stato davvero felice di essere premiato in un ambiente così prestigioso». Un riconoscimento che arriva nel pieno di una stagione importante, la prima vera in Serie B: «Mi aspettavo un campionato molto più difficile della Serie C, e infatti è così. Devo ringraziare lo staff e i compagni, perché mi hanno integrato benissimo sin dall’inizio». La differenza più grande? L’equilibrio: «Non c’è una partita facile, sono tutte molto combattute, soprattutto adesso nel finale».
IL SEGRETO: GRUPPO, DUTTILITÀ E… GOL - Cinque reti in campionato, dopo le nove segnate lo scorso anno in Serie C: numeri che raccontano di un difensore con il vizio del gol: «Segnare ed essere tra i difensori più prolifici è una bella soddisfazione, ma la cosa più importante è che i gol aiutino la squadra». Merito anche di un ambiente che lo ha fatto crescere rapidamente: «Nel reparto difensivo mi hanno aiutato tantissimo tutti: Adorni, Chichizola, ma anche Gerli, Santoro… imparo molto anche dai più esperti». Nel suo percorso, un ruolo fondamentale lo ha avuto anche Andrea Sottil: «Mi ha aiutato molto. Non è scontato trovare un allenatore che creda così tanto in un giocatore che arriva dalla Serie C». E poi c’è la sua duttilità, una delle armi migliori: «Fin dal ritiro sono stato provato come braccetto e mi sono trovato benissimo. Nel corso degli anni ho ricoperto più ruoli: posso giocare nella difesa a tre, a quattro e anche da quinto se serve».
DALL’INTER ALLA SERIE D: LE TAPPE DELLA CRESCITA - Nel percorso di Tonoli c’è anche una parentesi all’Inter, breve ma significativa:
«Mi ha fatto crescere molto, soprattutto mentalmente. Allenarsi con giocatori importanti e avvicinarsi alla prima squadra ti fa capire cosa significa essere un professionista». Ma è anche la gavetta a fare la differenza, soprattutto in Serie D: «È un campionato sottovalutato ma molto difficile. Ti forma tanto, sia come calciatore che come uomo, perché ti insegna a non mollare mai». Un percorso fatto di sacrifici, che oggi rende ancora più significativo il presente.
MODENA, PLAYOFF E SOGNI DI SERIE A - A Modena Tonoli ha trovato la sua dimensione: «La piazza è fantastica. Ad ogni partita la curva è piena e pronta a sostenerci, mi trovo davvero bene sia con i tifosi che con la città». Intanto iniziano ad arrivare anche le prime voci di mercato dalla Serie A: «È il sogno di ogni giovane. Fa piacere essere accostato a certe squadre, ma adesso penso solo al Modena». Con un obiettivo chiaro: «Mancano poche partite e sono le più importanti. Dobbiamo conquistare i playoff». E poi, senza nascondersi, la Serie A con i canarini?: «Sognare non costa nulla. Noi ci crediamo».
Tragedia in Perù, un morto e 47 feriti al raduno dei tifosi dell’Alianza Lima
Doveva essere una festa di passione e sostegno alla squadra, si è trasformata in tragedia. A Lima, allo Stadio Alejandro Villanueva, una persona ha perso la vita e altre 47 sono rimaste ferite durante un raduno di tifosi della squadra peruviana Alianza Lima.
Il bilancio è stato confermato dal ministro della Salute Juan Carlos Velasco. In un primo momento si era parlato del crollo di una parete nella tribuna sud, nota come “Matute”, ma questa ipotesi è stata successivamente smentita: i vigili del fuoco hanno escluso problemi strutturali all’impianto.
LA DINAMICA DELL'INCIDENTE - Secondo le prime ricostruzioni, il dramma si sarebbe verificato durante un “banderazo”, un raduno organizzato dai tifosi per sostenere la squadra alla vigilia della partita. L’evento, nato come momento di festa, ha visto una grande affluenza di persone che ha portato a una situazione fuori controllo. Lo stesso ministro Velasco ha spiegato che i tifosi si sono “spinti l’uno contro l’altro”, generando una calca che ha avuto conseguenze fatali. Le autorità stanno ora lavorando per chiarire nel dettaglio quanto accaduto e individuare eventuali responsabilità.
LE INDAGINI - Dopo le prime ore di confusione, è stato chiarito che non ci sono stati crolli strutturali: lo stadio è stato ritenuto sicuro dai vigili del fuoco. Resta però aperto il tema della gestione della sicurezza durante eventi di massa come questo. Le indagini sono in corso per comprendere se vi siano state falle nell’organizzazione o nei sistemi di controllo.
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