Simonelli: "Italia out dal Mondiale una grande delusione, bisogna invertire la rotta"
"È stata una grande delusione, non me l'aspettavo proprio. Mi ero approcciato alla sfida con ottimismo, ora - superato lo choc - bisogna rimboccarsi le maniche per riportare l'Italia ai fasti del passato": la mancata qualificazione della Nazionale al prossimo Mondiale non può che aver toccato tutti, e anche il presidente della Serie A Ezio Simonelli ha voluto commentare quanto accaduto nel corso di un'intervista al Corriere della Sera.
Simonelli ha analizzato il complicato momento storico che sta attraversando il movimento calcistico italiano, dichiarando: "Una volta quando la Nazionale rientrava nel Paese senza aver conquistato il titolo veniva fischiato, ora sarebbe stato un successo partecipare alla manifestazione. Questo è il segnale del declino, ora bisogna invertire la rotta. La Serie A è la locomotiva del movimento, vogliamo che ci venga riconosciuto un ruolo centrale e di guida".
ELEZIONI FIGC - Il presidente della Lega Serie A si è anche soffermato sulle prossime elezioni che stabiliranno chi sarà il nuovo presidente della FIGC: "Prematuro sbilanciarsi sui profili, Malagò è senz'altro uomo di grande esperienza ed è il dirigente di maggior autorevolezza che abbiamo in Italia. È ben visto da larga parte del sistema, ma è prematuro investirlo come candidato della A perché è necessario attendere l'input dei club".
È possibile, infatti, che si crei una divisione interna al campionato: "Non nego che c'è chi preferirebbe un ex calciatore per una questione di riconoscibilità all'estero e di conoscenze specifiche delle dinamiche di campo".
NIENTE MONDIALE - Ma quali sono i motivi che hanno portato l'Italia a mancare la qualificazione al Mondiale per la terza volta consecutiva? Secondo Simonelli "è mancato il rinnovo generazionale rispetto ai giocatori che nel 2021 hanno vinto gli Europei. Ora bisogna lavorare sui settori giovanili, partendo dalle scuole calcio. E poi occorre abolire la classifica nei campionati delle squadre dei giovani. Non essere negli Stati Uniti, mercato dove pensavamo di espanderci, comporta un rallentamento sulla vendita dei diritti tv all'estero. Perdere una vetrina del genere significa avere meno introiti, meno risorse per acquistare campioni e meno competitività".
Dopodiché, sulla mancata organizzazione di uno stage intermedio tra le sfide di novembre e i playoff di marzo: "Non ci è stato chiesto di fare uno stage perché la FIGC e Gattuso erano ben consapevoli che non c'erano date a disposizione con il calendario compresso. Vorrei aggiungere che nessuna nazionale che ha fatto gli spareggi ha avuto uno stage".
Per concludere, il presidente della Serie A ha anche fatto un punto sulla situazione arbitrale a seguito delle polemiche degli ultimi mesi: "Dobbiamo elevare il livello. Prima i nostri fischietti erano i più bravi al mondo, mi riferisco a Collina e Rosetti. Ora lo standard qualitativo si è abbassato, ecco perché stiamo pensando al professionismo. Se vogliamo essere credibili, occorre che tutti gli attori in gioco siano professionisti, come in Inghilterra".