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Immobile: "Record di Baggio? Non ci penso. La fiammella è ancora accesa, Euro 2020 l'apice"
Da poco tempo ha lasciato il nostro campionato destinazione Parigi, ma Ciro Immobile è destinato a restare per sempre nei ricordi degli italiani. Non solo per quell'Europeo vinto nel 2021, ma anche per il suo nome scritto ormai su tutti gli almanacchi della Serie A.
Questo perché l'ex attaccante di Bologna e Lazio (tra le altre), oggi attaccante del Paris FC (in Ligue 1), è tra i migliori marcatori di tutti i tempi del campionato italiano. Precisamente fermo all'ottavo posto con 201 gol, vicino a Roberto Baggio (a 205 gol) e Antonio Di Natale (a 209). "Ma guarda io sono sempre del pensiero che bisogna lasciare il ricordo per quello che sono stato e per la storia che ho scritto insieme ai miei compagni alla Lazio. Poi è ovvio i numeri sono importantissimi, ma sono davvero felice di quello che ho fatto. Ora sto vivendo a Parigi un'esperienza importante per me e per la mia famiglia. In questo momento non ci penso", risponde in maniera onesta.
QUEL FUOCO DENTRO - Immobile è rimasto a secco di gol nei suoi sei mesi al Bologna e oggi è alla ricerca del suo primo sigillo in Ligue 1. Alla domanda se "la fiammella" sia ancora accesa a 36 anni, ha risposto sorridente: "Quello sì, altrimenti avrei smesso. Fino a quando c'è la fiammella vado avanti. Quanto ancora? Vediamo, dipende dal fisico e dalla mente".
EURO 2020 - Ciro ha vinto tanti trofei tra Italia, Germania e Turchia, oltre alla Scarpa d'Oro nella stagione 2019-2020 con la Lazio. Ma il momento più alto, per lui, resta Euro 2020: "Per me il top. Il gruppo è stato il segreto, lo stare insieme. Abbiamo passato un mese fantastico, durante il quale oltre agli allenamenti si stava insieme anche fuori dal campo, sempre con il col sorriso". E aggiunge sulla gara più difficile giocata in quel torneo: "Quella contro la Spagna, la più tosta tatticamente".
FUTURO - Con un futuro ancora tutto da scrivere a Parigi, l'attaccante italiano al momento non intende tornare in Serie A: "Qui a Parigi rimarrò fino a giugno e poi tutto l'anno prossimo. Per ora va bene così". Sempre alla ricerca del suo pregio più grande: il gol.
Padova, derby amaro contro il Venezia. Mirabelli: “Fiducia a mister Andreoletti”
Un derby a tinte arancioneroverdi. Al Penzo é troppo ampio il divario tra Venezia e Padova. I 30 tiri totali realizzati dalla squadra di Stroppa sono lo specchio di un match a senso unico. Il Padova prova a resistere, ma deve arrendersi alla capolista della Serie B. Nel primo tempo il muro difensivo biancoscudato regge fino al 41', quando Svoboda trova la rete dagli sviluppi di calcio d'angolo. Poi, dopo 14 secondi dalla ripresa il gol di Doumbia indirizza definitivamente la sentitissima sfida tra rivali.
Il Venezia gioca, si diverte e continua ad attaccare fino a regalare la terza gioia ai propri tifosi con Kike Perez. Il secondo centro stagionale di Capelli nel finale rende meno dolorosa la grigia serata del Padova. É una caduta però che lascia ferite profonde nella squadra di Andreoletti, soprattutto per una classifica che inizia a farsi preoccupante. Il ko nel derby rappresenta la terza sconfitta consecutiva dopo quelle arrivate contro Avellino e Catanzaro.
Il trend negativo ha radici profonde. Nel girone di ritorno sono arrivati appena 9 punti in 12 partite, con 23 reti incassate. Dopo una buona prima fase di stagione, il margine di sicurezza sulla zona calda si è sempre più assottigliato. I play-out, in attesa delle gare di Entella e Bari, distano tre punti. Visto il momento delicato, a fine partita ha parlato in conferenza stampa il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli: "Stiamo vivendo un periodo particolare. Volevamo regalare una gioia ai nostri tifosi e siamo dispiaciuti per la sconfitta. Il primo pensiero va a loro. É una tifoseria che sta crescendo giorno dopo giorno e che ha grande entusiasmo. Sono rammaricato anche per la nostra proprietà. É arrivata da poco e le stiamo facendo vivere un momento poco brillante", ha spiegato il ds.
MIRABELLI: "LA FIDUCIA A MISTER ANDREOLETTI NON È IN DISCUSSIONE" - Mirabelli ha tentato dopo la dolorosa sconfitta del derby di portare calma e tranquillità alla squadra rinnovando la fiducia nel gruppo e nel suo allenatore. "Siamo convinti che questo periodo, speriamo presto, finirà. L'anno scorso abbiamo sudato per arrivare in Serie B, quest'anno dovremo fare lo stesso per rimanerci. Ma sono convinto che riusciremo in questa impresa. Per farlo dovremo essere lucidi per affrontare il finale di campionato al meglio".
Il Padova, dopo aver affrontato nelle ultime due Catanzaro e Venezia, si troverà di fronte il Palermo all'Euganeo e il Frosinone in trasferta. Quattro delle prime cinque della classifica. Dopodiché gli scontri diretti con Empoli, Reggiana, Entella e Pescara, prima dell'ultimo turno al Manuzzi di Cesena. Un calendario difficile. Proprio per questo Mirabelli ha scelto la via della compattezza: "Lasciamo il mister e la squadra lavorare in modo tranquillo. La fiducia in Andreoletti non è in discussione. Crediamo in lui e in questo gruppo. E voglio sottolineare che se non dovessimo raggiungere il traguardo le responsabilità sarebbero tutte mie. Ma abbiamo tutti i mezzi per farcela.", ha concluso il ds. Unità d'intenti per un obiettivo comune: difendere la Serie B fino all'ultimo minuto.
PADOVA: LE RAGIONI DELLA CRISI - Nelle ultime tre uscite contro Avellino, Catanzaro e Venezia, il Padova non è mai stato realmente in partita. Una difficoltà che va oltre il singolo episodio e racconta di una squadra che nell'ultimo periodo si è smarrita. Le ragioni della crisi sono diverse, ma convergono tutte verso un punto preciso: la fragilità della rosa. Gli infortuni hanno inciso in maniera pesante, privando Andreoletti di pedine fondamentali come Sgarbi, Harder, Papu Gomez e Barreca, unite a un Bortolussi non al meglio. Queste assenze hanno messo a nudo i limiti di una rosa poco profonda nelle alternative.
A peggiorare il quadro c’è poi il rendimento interno. I biancoscudati sono ultimi per punti in casa (16) con appena tre vittorie ottenute tra le mura amiche. Un dato che pesa e che suggerisce anche una componente mentale: la gestione della pressione davanti al proprio pubblico è diventata un ostacolo, più che un’arma. Il rientro del Papu Gomez, atteso già dalla prossima sfida, può rappresentare una svolta tecnica e soprattutto emotiva. La gara contro il Palermo sarà uno snodo fondamentale: il Padova vuole ritrovare la sua identità con la consapevolezza di avere ancora il destino nelle proprie mani.
Inter, Lautaro Martinez: "Ho ancora 3 anni di contratto, ma prima o poi tornerò al Racing"
"Sogno di tornare al Racing un giorno". Lautaro Martinez, intervenuto a Radio Racing, non nasconde il suo desiderio di tornare in Argentina al termine della sua esperienza nel calcio europeo. Il capitano dell'Inter ha raccontato: "È un mio desiderio e sto provando a convincere la mia famiglia. Ovviamente da tante cose: familiari, del momento, legate al mio fisico. Però il mio sogno è di tornare a giocare al Racing, almeno per un anno".
Il ritorno può attendere ancora qualche anno: "Ho tre anni di contratto con l'Inter, mi piacerebbe rimanere ancora più tempo nell'élite del calcio perché sto bene e sono giovane. Però prima o poi vorrei venire al Racing".
MILITO - Non poteva mancare un commento sul rapporto con Diego Milito, presidente del Racing e ovviamente legato indissolubilmente ai colori nerazzurri: "Parlo tutte le settimane con lui. È una persona che è sempre stata presente sin dai miei inizi. Ci sentiamo spesso, mi ha scritto quando mi sono fatto male. Abbiamo parlato anche del Racing, che in questo momento non sta andando bene".
Cremonese-Giampaolo, accordo verbale per un anno e mezzo di contratto
Accordo verbale raggiunto tra la Cremonese e Marco Giampaolo, che si prepara a legarsi alla società grigiorossa con un contratto di un anno e mezzo, fino al 30/06/2027.
Gli ultimi dettagli per l'arrivo dell'ex allenatore di Lecce e Torino sulla panchina del club lombardo sono in via di definizione. Per Giampaolo si tratta di un ritorno alla Cremonese. Il classe '67 ha già vissuto un'esperienza da allenatore del club nella stagione 2014/15, con 26 partite in Serie C.
Si attende a questo punto l'annuncio dell'esonero di Davide Nicola. L'allenatore classe '73 si prepara a lasciare la panchina della Cremonese dopo 29 partite in campionato, in cui ha raccolto 24 punti. I grigiorossi si trovano al momento al diciottesimo posto in classifica, reduci dalla sconfitta per 1-4 contro la Fiorentina nell'ultimo turno.
Coppa D'Africa al Marocco, il Senegal annuncia il ricorso. Le reazioni
La decisione della CAF di assegnare la Coppa D'Africa al Marocco, nonostante la vittoria sul campo del Senegal nella finale di Rabat, ha scatenato le reazioni del mondo del calcio. Abdoulaye Seydou Sow, segretario generale della Federazione senegalese, ha annunciato la decisione di fare ricorso a Radiodiffusion Télévision Sénégalaise: "Non ci tireremo indietro. La legge è dalla nostra parte".
Sow ha criticato duramente la sentenza: "Questa decisione è una farsa che non poggia su alcuna base giuridica. Abbiamo avuto l'impressione che la commissione non fosse lì per applicare la legge, ma per eseguire un ordine".
LA REAZIONE DI EVRA - Anche Patrice Evra, ex terzino di Manchester United e Juventus, ha criticato duramente la decisione: "La vittoria al Marocco è una vergogna. Tutti hanno visto che il Senegal ha vinto: la Coppa d'Africa ha perso tutta la sua credibilità, c'è da ridere. Campioni dopo due mesi".
Il francese ha proseguito: "In questo calcio non mi sorprende più niente, per questo ho deciso di guardarlo meno".
"VENITE A PRENDERLO" - Non potevano mancare le reazioni via social dei calciatori del Senegal. Moussa Niakhaté ha pubblicato una foto con in mano il trofeo, accompagnata dal messaggio: "Venite a prenderlo! Sono pazzi!".
El Hadj Malick Diouf ha aggiunto: "Non è quello che mi aspettavo. Questa cosa non porta da nessuna parte".
CAF, altro ribaltone: annullata la multa a Saibari per l'asciugamano rubato a Mendy
Ha del clamoroso quello che sta succedendo attorno all'ultima Coppa d'Africa. Manifestazione vinta sul campo dal Senegal per 1-0 ai tempi supplementari il 18 gennaio ma che la CAF ha deciso di assegnare al Marocco, sancendo la sconfitta a tavolino per i Leoni della Teranga che avevano abbandonato il campo per 15 minuti in segno di protesta per una decisione arbitrale. E da quanto riportato da L'Equipe, questo non è l'unico provvedimento preso dalla Confederazione africana.
Un episodio che aveva caratterizzato la finale dello scorso gennaio era stato il tentativo da parte dei giocatori marocchini di privare Mendy, portiere del Senegal, del suo asciugamano. Prima Hakimi, che spinto dai suoi tifosi aveva deciso di buttare l'asciugamano in questione oltre i cartelloni pubblicitari. Azione non passata inosservata da Diouf, portiere di riserva senegalese, che ha avuto il compito di proteggere il compagno.
Poi, lo stesso tentativo l'avevano tentato prima i raccattapalle, poi il centrocampista Saibari che, una volta sostituito, si era piazzato sulla linea di fondo per evitare che l'asciugamano venisse toccato e passato.
LA DECISIONE DELLA CAF - Al giocatore del PSV Eindhoven Saibari, che era stato multato di circa 86mila euro, è stata annullata l'ammenda e riceverà solo una giornata di squalifica. Resta invece la responsabilità da parte della Federazione marocchina nei confronti dei raccattapalle: la multa inflitta è di circa 43mila euro.
Juventus, Yildiz: "Spalletti un uomo speciale. Paragone con Del Piero? Voglio costruirmi una storia mia"
Stella. La traduzione della parola 'Yildiz' in italiano è proprio questa, un concetto espresso dal numero 10 della Juventus sia in campo - a suon di giocate - che nella sua esultanza dopo i gol. Il futuro del classe 2005, fresco di rinnovo fino al 2030, continuerà a splendere in bianconero: "Non ho mai giocato per il denaro, ma solo per migliorare. Ho sempre pensato che il denaro fosse una conseguenza. Di questa parte del lavoro si occupa la mia famiglia. Io ho detto semplicemente che alla Juve stavo e sto benissimo. Sono qui da quattro anni e tutti mi hanno sempre mostrato grande fiducia, quella che era mancata al Bayern Monaco ad esempio", come raccontato dallo stesso Yildiz al Corriere dello Sport.
Il turco è tornato sull'addio ai bavaresi, nell'estate 2022, prima di iniziare il percorso nel settore giovanile della Juventus: "Tanti problemi al Bayern. Sono stato per 11 anni e non ho mai avvertito la loro fiducia, c'era sempre qualcuno che era meglio di me. È stato facile, direi naturale, andare via".
SPALLETTI E ALLEGRI - Yildiz ha parlato anche del suo rapporto speciale con Luciano Spalletti, ricordando l'esultanza nel match contro il Pisa, quando ha toccato la testa dell'allenatore bianconero: "È un grande tecnico e un uomo speciale, un uomo di emozioni".
Il primo allenatore a dare fiducia al turco è stato Massimiliano Allegri: "Gli devo tanto, tutta questa vita, per come è cominciata. Provo gratitudine anche per Montella che mi ha portato in Nazionale".
DEL PIERO - Yildiz ha parlato anche del paragone con Alex Del Piero: "Io ho appena cominciato mentre lui è una leggenda mondiale, fa parte della storia della Juve e del calcio. Voglio costruirmi una storia tutta mia, lasciare qualcosa di mio. Anche alla Nazionale, dove ci sono giovani di talento come Guler, Semih e Uzun".
Sul tema della posizione in campo, invece, il numero 10 ha espresso una preferenza chiara: "Quella che sento più naturale è partire da sinistra, posso entrare nel campo. Mi piace questa libertà". Come punto di riferimento c'è un altro ex bianconero: "Devo ancora migliorare tanto. Guarda Cristiano Ronaldo a quarant'anni, la cura che mette nel fisico. Non conosce rallentamenti, ha una mentalità fantastica".
RINNOVO - Il classe 2005 è tornato anche sull'argomento rinnovo, gestito dalla sua famiglia: "Hanno fatto tutto i miei genitori. Io penso al mio lavoro, loro al resto".
La Juventus non è mai stata in discussione per Yildiz: "È sempre stato il mio primo pensiero e loro lo sapevano".
Clamoroso: Coppa d'Africa assegnata a tavolino al Marocco
È una decisione clamorosa quella presa dalla CAF (Confederazione Africana) riguardo la finale di Coppa d'Africa. Come spiegato in un comunicato ufficiale, infatti, la Corte d'Appello della CAF stessa ha deciso di applicare l'Articolo 84 del Regolamento, dichiarando il Forfait del Senegal, che aveva abbandonato per 15 minuti il campo come segno di protesta per una decisione arbitrale.
Applicando questa regola, ecco che la Coppa d'Africa viene assegnata con un 3-0 a tavolino al Marocco, che aveva perso ai rigori. Il ricorso della Federazione Marocchina è stato dunque accolto e, pertanto, a oltre due mesi di distanza la Coppa passa a loro.
LA FINALE DI COPPA D'AFRICA - La decisione della CAF è maturata in seguito al ricorso fatto dal Marocco. Il Senegal infatti abbandonò il campo nei minuti finali dopo un rigore assegnato alla nazionale nordafricana, poi sbagliato da Brahim Diaz. Ai rigori finali fu proprio il Senegal a vincere, e ad alzare il trofeo tra le lacrime di Brahim e compagni. Una delusione durata oltre due mesi, e trasformata in gioia dopo il verdetto della CAF, che ha assegnato loro la Coppa.
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