Modesto e Mantova, la ricchezza di essere sé stessi

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© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Ieri alle 22:30Interviste e Storie
di Alvise Gualtieri
Dal suo arrivo, l'allenatore ha risollevato le sorti della squadra conquistando 20 punti. Nell'ultimo match ha battuto 3-0 il Cesena di Ashley Cole.

Presente quell’espressione che associa al nome di qualcuno il proprio destino? Uno dei tanti latinismi rimasti che colorano i discorsi di chiunque. Anche di chi il latino lo conosce solo per essere “morto”. Quel “omen nomen” attribuito al commediografo Plauto? Per cui se ci si atteggia in un certo modo o si ottengono particolari risultati, siano essi positivi o negativi, si crede che sia tutto già prestabilito?

Ecco, prendiamo Francesco Modesto, allenatore del Mantova. Il suo cognome non lascerebbe spazio a interpretazioni. Potrebbe descriversi come fautore di una vita all’insegna della riservatezza. Senza eccessi. Corretto e stimabile, ma scevero da esagerazioni o esaltazioni particolari. Orgoglioso di sé, ma senza dare nell’occhio.

Corretto. E, così, anche nel calcio l'insindacabile verità custodita e veicolata nei “modi di dire” o nelle espressioni colloquiali, si connferma in tutta la sua potenza e divertente essenza. Già, perché quello che Modesto sta costruendo all’ombra della corte dei Gonzaga da quanto subentra a Possanzini è proprio frutto di una intramontabile capacità. Manifestata nell'unico strumento insormontabile: l'umiltà. 

La netta e meritata vittoria per 3-0 contro il Cesena del ciclone mediatico Ashley Cole è solo l’ultima delle dimostrazioni. L’ex allenatore, tra le altre dell’Atalanta Under 23, rileva la guida di Bragantini e compagni a dicembre. Quando il Mantova guarda dal basso verso l’alto quel Cesena che oggi supera con una prova di spessore dal terzultimo posto della classifica della Serie B.

La salvezza? Nulla di più distante in quella fase della stagione. La società lombarda fa le sue scelte. Allontana l’allenatore artefice dell’indimenticabile ritorno nella seconda serie del calcio italiano. Nonché fautore della salvezza proprio in B l’anno seguente. Arriva, dunque, Modesto. Alla sua seconda esperienza in questo campionato dopo quella poco gratificante nella sua Crotone nel 2021-2022. Chiusa con un esonero, un rientro in corsa e una retrocessione inevitabile.

L’ARRIVO A MANTOVA - Nessun timore. Il passato, in fondo, è lì per insegnare. E così Modesto comincia il suo viaggio sulla panchina del Mantova. Studia il capitale umano e tecnico a sua disposizione e lo plasma secondo il suo “credo” calcistico. “Omen nomen”. L’allenatore calabrese non lascia spazio alle distrazioni. Spegne i riflettori della negatività che avvolge l’ambiente mantovano e, con la “modestia” di chi sa di avere le capacità e le risorse lavora senza dare peso a giudizi e avvenimenti contingenti.

Esaltante. Ricco. Fatto di dedizione e attenzione scrupolosa ai dettagli. Quelli essenziali. Che fanno la differenza. Forse, gli unici per cui valga la pena spendersi: i suoi giocatori. Da quel 15 dicembre quando mette piede per la prima volta nella frazione di Borgochiesanuova dove si erge il Sinergy Mantova Center – con più “modestia” Mantovanello -, la squadra biancorossa iscrive a referto 5 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte. Che aiutano a dimenticare la lotta per non retrocedere e a pensare alla battaglia per il miglior piazzamento. Riscoprendo la ferocia sotto porta di capitan Mensah; l’estro di Bragantini, la fantasia e la precisione chirurgica di Marras. La certezza Mancuso. Fino alla gamba di Trimboli e la sicurezza che solo la presenza tra i pali di un esperto Bardi è capace di imprimere a una squadra intera.

LA RICCHEZZA DI ESSERE UMILI - Modesto fa tutto questo in silenzio. Sì, “omen nomen”. Ma, nel calcio, come nella vita, in fondo, serve anche l’audacia e la faccia tosta di volersi bene. Di stimarsi. Di prendersi i meriti che il destino decide di servirci. Questo è il Francesco Modesto di Mantova. Un allenatore che va oltre “sé stesso”. E che sta realizzando qualcosa che merita di essere elogiato. Lì dove la storia non lesina fasti e titoli.

Mantova e Modesto, un umile viaggio nella profondità di chi crede nella ricchezza del suo epilogo. E no. Non è finzione teatrale. Modestia a parte…