Il Dodicesimo – Storie di Tifo. Il tesoro di Nelson: l'eredità del Genoa che dà forza all'anima
A volte nasce come un vero e proprio colpo di fulmine. Altre, si trasmette di generazione in generazione come un’eredità da tramandare. Così la passione per una squadra passa sotto pelle nei corpi degli appassionati e ne diventa componente del DNA. Oggi, nel viaggio alla scoperta delle storie più interessanti del tifo italiano, siamo arrivati nella Genova rossoblù. Quella fortemente influenzata dagli inglesi che, nel 1893, decidono di fondare sulle rive del Mar Ligure il Genoa Cricket and Football Club, la più antica istituzione calcistica d’Italia.
Ci muoviamo in barca e a tenere il timone della nostra nave tra un’onda e l’altra c’è Nelson, ragazzo diciannovenne nato e cresciuto in città da padre genoano e madre nigeriana. “Perché il Genoa? Qui si sentono la passione e l’energia. Ci ho anche provato da piccolo a interessarmi ad altre formazioni, ma la tua squadra rappresenta la città in cui vivi, in cui mangi, in cui dormi. E il Genoa rispecchia al meglio il nostro ambiente”, confida a gianlucadimarzio.com.
GENOA, QUESTIONE DI FAMIGLIA - Nelson porta con sé un bagaglio incredibile fatto di infinite informazioni sul club, aneddoti personali e di quell’essenza che al meglio rappresenta il credo dei tifosi. Elementi che sono per lui vento amico nel mare della vita, che fin dal principio l’ha messo a dura prova. Il genoano nasce infatti con una disabilità motoria dovuta ad alcuni problemi di diabete di sua madre, che gli hanno causato una nascita prematura di due mesi. Poi, nel settembre del 2024 perde il padre all’improvviso per una complicazione cardiaca. Il funerale si è tenuto il 7 settembre, data di nascita del club. Forse un caso, forse un segno del destino. Ciò che è certo è che la sua voglia di solcare i mari è rimasta nitida, forte e coinvolgente, sicuramente condizionata anche dalla sua passione per il calcio.
“È stato mio papà a passarmi l’amore per il Genoa, lui mi ha insegnato cosa vuol dire tifare la squadra della propria città. Andavamo sempre allo stadio assieme, eravamo abbonati nei distinti. E lo sono ancora, cerco di non perdermi nemmeno una partita. Mi piace la continuità, il creare legami. E oggi, modestamente, mi salutano in tanti. Se ci fosse una parola per descrivere questo club sarebbe ‘emozioni’, perché ne regala sia in positivo che in negativo, dalle vittorie inaspettate alle retrocessioni. E la vita ti fa lo stesso effetto, è così”, racconta.
DALL’INGHILTERRA AL TIFO - Il Genoa (e non Genova, guai a sbagliare) è una questione antica. La ‘v’ mancante si deve agli inglesi, che alle 19 del 7 settembre del 1893 hanno fondato il club e che hanno lasciato un legame forte che si vede anche nel tifo. “Quando entri al Ferraris vieni travolto dalla passione dei tifosi, che si vinca o che si perda. Abbiamo perso un derby e siamo scesi in Serie B, ma l’anno dopo abbiamo registrato il record di abbonati. Questo dimostra tanto”, spiega.
I tifosi come vele spiegate che aiutano la navigazione, in qualsiasi momento. “Questa serie si intitola ‘Il Dodicesimo’ e ha molti collegamenti con noi rossoblù – illustra Nelson -. Per esempio, al dodicesimo minuto noi di solito alziamo le sciarpe e cantiamo ‘Genova siamo noi!’. O ancora, la maglia numero dodici è stata ritirata come segno di appartenenza con la tifoseria”.
Le curve si sono poi evolute nel tempo, cercando di interessare sempre più persone. Per esempio, la Sud del Genoa è stata rinominata “Curva Zena” e da qualche tempo si riempie come la storica Curva Nord. “Così è più bello rispetto al passato, quando la gente preferiva andare solo in un settore. Oggi ci sono cori che trascinano entrambe le gradinate ed è ancora più coinvolgente”.
PARTITE, ANEDDOTI E SOCIAL - In casa o in trasferta, Nelson segue il Genoa da quando era un bambino. “L’ultima partita che ho visto allo stadio con mio papà è stata Genoa-Inter, finita 2-2 con gol del pareggio di Messias. La prima volta che sono andato senza di lui è stata invece per un Genoa-Roma, con rete dell’1-1 firmata allo scadere da De Winter. In quel momento ho pensato all’esistenza dei miracoli”.
Tra i suoi pensieri c’è anche l’incontro avuto con Gian Piero Gasperini nella partita di addio al club. Allenatore capace di portare il Genoa fino in Europa League nella stagione 2009-2010, anche grazie a Diego Milito. “Ero piccolo ma ho dei ricordi chiari. Avevamo una squadra molto forte. Ricordo che quando è andato via l’allenatore l’ho salutato fuori dallo stadio e lui mi ha dato un bacino sulla fronte”.
La passione del ragazzo arriva anche oltre lo stadio: da più di un anno è diventato infatti un’icona anche sui social. Tutto inizia da una comparsa in un video su TikTok, nel quale racconta parte della sua storia raggiungendo più di cinque milioni di utenti. Poi, arrivano le registrazioni di storie personali e reazioni post partita sul suo profilo personale. “In quel brutto periodo per me i commenti delle persone online sono diventati una medicina. Il Genoa sa che io posto contenuti, così un giorno mi hanno detto che mi avrebbero filmato mentre salutavo i giocatori dopo un allenamento al centro sportivo. Così sono finito sui loro profili ufficiali: è stata una sensazione incredibile, sono balzato dalla sedia quando l’ho visto”. In quel video con i calciatori, si nota una particolare intesa tra Nelson e uno degli attaccanti, Ekuban: “Ho un suo ‘santino’ in camera. È il classico esempio di calciatore che non fa sempre la differenza ma ci mette la passione, suda la maglia e per questo verrà sempre onorato. Per me è iconico”.
FILOSOFIA, RINUNCE E SOGNI - Una frase scritta anche sui muri dello stadio Ferraris è “Tifi Genoa e vuoi anche vincere…”. Una filosofia precisa, che porta a considerare l’amore per la squadra ancor prima delle vittorie. “Mi ci rivedo in questo. Abbiamo vinto nove scudetti, l’ultimo circa cento anni fa. Finché campo vorrei vedere una vittoria del genere, che significherebbe anche raggiungere la stella. È un mio sogno, oltre al vedere il Genoa giocare in Europa”.
La navigazione assieme a Nelson si conclude con un’ultima domanda, che si rifà alla trama di un famoso libro dal titolo “Se i gatti scomparissero dal mondo”: pur di realizzare un suo sogno, sarebbe disposto a rinunciare per sempre al Genoa? “Accetto solo se posso fare del bene sia per me che per gli altri. Vorrei che tutte le guerre finissero, che i bambini non morissero più. Va bene la passione, ma ci sono questioni più importanti. Anche perché se il mondo scomparisse il mio club non esisterebbe più”.
Arrivati all’ormeggio, la risposta non sorprende nemmeno più. Perché Nelson è un marinaio di calcio, ma soprattutto di vita. Quella che porta tempeste ma che lui sa trasformare in arcobaleni con la sua forza. “Vi ringrazio per l’opportunità e per aver creduto in me, ve ne sono grato”. Questo il nostro tesoro dei mari guardando l’orizzonte, a caccia della prossima storia da raccontare.