Pisacane a Sky Calcio Unplugged: "A 13 anni in coma per 20 giorni. A mio padre devo tutto, il mio futuro è a Cagliari"

Pisacane a Sky Calcio Unplugged: "A 13 anni in coma per 20 giorni. A mio padre devo tutto, il mio futuro è a Cagliari"
Oggi alle 17:24Interviste e Storie
di Gianluca Di Marzio
L'allenatore del Cagliari, Fabio Pisacane, si racconta in una lunga intervista a Sky Calcio Unplugged: il futuro e il rapporto con il padre

Una vittoria storica a San Siro contro il Milan per chiudere una stagione memorabile, culminata con una salvezza che sa di impresa. Fabio Pisacane è l'uomo del momento. Ospite negli studi di Sky Calcio Unplugged, l'allenatore del Cagliari si è raccontato a 360°: dalla genesi della sua carriera in panchina alla gestione di uno spogliatoio giovane, passando per le scelte tattiche, il rapporto con i senatori e un futuro che, nelle sue idee, ha solo tinte rossoblù.

DA WIKIPISA ALLA PANCHINA: L'INTUIZIONE DI GIULINI - Il percorso di Pisacane verso la panchina nasce quasi per caso, in un momento buio della sua carriera da calciatore. Dopo il terzo grave infortunio al ginocchio ai tempi del Lecce, fu il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, a tracciargli la via. "Io mi vedevo direttore sportivo," confessa Pisacane sorridendo. "Nello spogliatoio da calciatore mi chiamavano 'Wikipisa' perché sapevo tutto di tutti, dal giocatore di Serie D a quello di Serie A. Una sera presi un caffè col presidente e gli chiesi in quale veste mi vedesse. Lui mi rispose: 'Fabio, per me devi fare l'allenatore'. Mi ha acceso una lampadina in un momento di cambiamento topico della mia carriera". Una scelta coraggiosa che ha ripagato tutti. E pensare che il suo approccio al ruolo parte prima dagli uomini che dalla tattica. Per comporre il suo staff, sotto consiglio dell'ex compagno Cesare Natali, ha scelto profili di enorme esperienza come Giacomo Murelli e Luca Bucci. La filosofia è chiara: "Vado prima alla ricerca delle persone, perché nei momenti difficili sono le persone che portano punti. Come dico sempre al mio staff, preferisco un soldato al 100% e non un generale al 50%".

Il calcio di Pisacane è fatto di relazioni profonde. Nel corso dell'intervista è intervenuto Marco Borriello, ex compagno proprio in Sardegna, che ne ha esaltato le doti umane. "Marco aveva un'aura intorno che gli ha dato Madre Natura, ma la soffriva," ricorda Pisacane. "Era un professionista esemplare. Io ero il suo 'uccellino' (come Del Piero nella famosa pubblicità, ndr): quando aveva qualche problema o l'umore turbato, cercavo da amico di fargli vedere sempre la cosa giusta". Una capacità di fare gruppo che Pisacane ha condiviso anche con un altro grande protagonista di questa stagione sportiva: Cesc Fàbregas. I due si sono conosciuti durante un torneo negli Stati Uniti e hanno poi frequentato insieme il Master per allenatori: "C'è stata un'empatia forte e reciproca. È un ragazzo che merita ciò che ha ottenuto, quello che ha fatto con il Como è una delle pagine più belle del calcio recente".

NIENTE DIVIETI PER I CELLULARI: COME SI ALLENA LA "GENERAZIONE ALPHA" - Uno dei passaggi più interessanti ha riguardato la gestione dei giovani, soprattutto dopo aver schierato ben nove italiani (di cui sei titolari) nella Scala del Calcio. L'allenatore ha studiato a fondo il modo di comunicare con i ragazzi nati dopo il 2000. "Il pezzo del puzzle più importante è la gestione delle risorse umane," ha spiegato. "Ho capito che con questa generazione la parola o costruisce un ponte o alza un muro. Devi centellinare le parole e capire gli stati d'animo. Essendo nati in un'era tecnologica, a volte per loro le immagini valgono più delle parole". E sui telefoni nello spogliatoio, il tecnico va controcorrente: "Il telefono ci deve stare. Vietarlo oggi può essere un ostacolo, è contro il mio pensiero di quando giocavo, ma bisogna mettersi al livello dei calciatori. Stanno al campo 5-6 ore, vanno in infermeria, in palestra... che fai, glielo vieti ovunque? È riduttivo pensare che togliere il telefono porti dei vantaggi".

Questa empatia si è tradotta in un legame fortissimo con la rosa. Dall'attaccante Sebastiano Esposito, che ha inviato un messaggio vocale in diretta chiamandolo "condottiero", fino alla gestione dei senatori come Yerry Mina. "Con Yerry ho un rapporto autentico. L'ho sostituito a fine primo tempo a Pisa, a Udine l'ho tolto dopo 10 minuti. Il rispetto e la credibilità te li guadagni attraverso queste azioni, e oggi abbiamo un legame grandissimo". Parole al miele anche per la grande rivelazione Marco Palestra: "Sembra il calciatore che ti costruisci alla PlayStation, con '99' in accelerazione. Ha una falcata disarmante, sembra un leopardo. Non si aspettava di giocare titolare, ma a Napoli davanti a 70.000 persone ha mostrato una personalità fuori dal normale. Deve solo mettere dentro ancora un po' di comprensione del gioco".

IL RAPPORTO CON IL PAPÀ E LA "SUA" CAGLIARI - Inevitabile la domanda sul mercato. Il nome di Pisacane è stato accostato a piazze importanti, ma l'allenatore ha voluto blindare il suo futuro in Sardegna: "Nella mia scala dei valori la riconoscenza è fondamentale. Per tutto quello che Cagliari mi ha dato e mi ha visto crescere, faccio fatica a vedermi lontano da qui. Non andrei mai allo scontro con questa società, il mio futuro sarà a Cagliari per provare a fare un campionato ancora più importante".

L'intervista si è chiusa con un momento di commozione. Alla domanda su chi dovesse ringraziare di più per i suoi traguardi, la voce dell'allenatore si è rotta parlando del padre, figura fondamentale nel dramma vissuto a 13 anni, quando la sindrome di Guillain-Barré lo paralizzò in un letto d'ospedale. "Mio padre è l'uomo a cui devo di più. Mi ha fatto mettere dentro resilienza e fame. A 13 anni mi sono trovato paralizzato dalla testa ai piedi in coma per 20 giorni. In quel momento drammatico, lui faceva di tutto e mi diceva che sarei tornato a giocare a calcio, faccio fatica a vedere un futuro senza mio padre. Non ho mai avuto paura di niente in questi ultimi 27 anni, perché dopo la malattia ho dato valore a ogni singolo minuto della mia esistenza, però la cosa che più mi spaventa è svegliarmi domani e sapere di non avercelo più accanto".