Intervista

Lavoro e amicizia, il fisioterapista Bianchi: "Coman si fida ciecamente, Sané il migliore mai visto"

Lavoro e amicizia, il fisioterapista Bianchi: "Coman si fida ciecamente, Sané il migliore mai visto"
Giovanni Bianchi
Oggi alle 09:00Interviste e Storie
di Pietro Selvi
Dall'Italia all'Arabia Saudita, da Luca Toni a Kingsley Coman, ma non solo: il fisioterapista Giovanni Bianchi si racconta a gianlucadimarzio.com

Nel successo dell'Al-Nassr in Saudi Pro League c'è anche una mano italiana: Giovanni Bianchi, fisioterapista arrivato in Arabia Saudita insieme a Kingsley Coman. Dopo le esperienze con Bologna, Palermo, Fiorentina e Bayern Monaco, Giovanni ha accompagnato il francese - classe 1996 - nella sua prima avventura fuori dall'Europa, proprio come farebbe un padre con il proprio figlio: "Ai tempi del Bayern andavo spesso anche a casa sua per via del nostro rapporto. Quando mi ha chiesto di seguirlo, ho accettato anche pensando alla sua serietà".

E non poteva esserci inizio migliore. Il successo in campionato, però, non è arrivato senza ostacoli: "Molti non lo sanno, ma qui in Arabia si gioca come in Europa, e lo stress è maggiore. Anche per le trasferte, le distanze sono maggiori". Ciononostante, Coman è riuscito a portare a termine la stagione più prolifica della sua carriera: 16 reti e 12 assist in 41 presenze complessive. La differenza rispetto all'ultima stagione, però, si trova nel minutaggio: 3172' contro i 1848' disputati nell'ultima stagione in altrettante presenze. E non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di Bianchi: "Coman è speciale: ha bisogno di manutenzione come una macchina di Formula 1. Lo controllo tutti i giorni, prima e dopo tutti gli allenamenti e le partite. Con le trasferte, vado da lui anche di notte, anche se sono le due o le tre, perché devo controllare come sta. Io non voglio entrare nel club (l'Al-Nassr, ndr), però ho una chat in comune con medici e fisioterapisti per monitorare quello che fa e dargli indicazioni".

RAPPORTI - Ma com'è nata questa relazione speciale? "Il rapporto è nato al Bayern Monaco, dove è arrivato a 19 anni. Purtroppo non potevo controllarlo sempre perché avevo anche Ribéry, Robben, Lewandowski, ecc. Poi, con il tempo, è nato un rapporto più stretto. Io sono venuto qui nonostante avessi offerte importanti: mi avrebbero dato il doppio di quello che guadagnavo. Oggi lui si fida ciecamente di me".

Bianchi è arrivato a Monaco nel 2007 "grazie" a Luca Toni: "Ci siamo conosciuti a Palermo, da cui poi si è trasferito alla Fiorentina. Io lo sapevo già sei mesi prima perché mi aveva contattato e mi aveva detto che gli avrebbe fatto piacere se lo avessi seguito. Quindi ho deciso di seguirlo in Germania perché anche lui aveva spesso qualche problema fisico. Si è trovato molto bene, aveva anche meno problemi e mi ha chiesto di andare con lui in Nazionale: ci sentiamo tutt'ora perché lui abita a Modena e io ho la famiglia a Bologna".

CARRIERA - Tutto ciò, però, non era programmato all'inizio della sua carriera da fisioterapista: "Io volevo diventare veterinario. Però, quando giocavo a calcio, vedevo che ero interessato a capire le dinamiche degli infortuni, cosa succedesse in quei momenti. Così, mia sorella mi ha suggerito questa via, e da lì ho iniziato a studiare fisioterapia. All'epoca studiai chinesiologia e aprii uno studio associato a uno studio dentistico". Finché non sono arrivate le prime richieste di alcuni calciatori: "Uno venne da me e risolsi il problema, poi è venuto un altro che aveva fastidi da tempo e li risolsi dopo una settimana. Così, il Dott. Gianni Nanni dell'Isokinetic mi propose di lavorare da esterno con i giocatori del Bologna. Dopo due mesi che avevo iniziato, mi disse che erano tutti contenti e mi volevano anche nelle trasferte".

LIBERTÀ - Bologna, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco. Quattro club, due nazioni, ma sempre con la stessa voglia di dimostrare il proprio valore. Durante la sua carriera, Bianchi ha sempre detto la sua opinione, anche quando l’ambiente, almeno inizialmente, non lo permetteva: "A Bologna ho avuto la fortuna di avere un team che mi lasciava lavorare come credevo, che purtroppo oggi non succede in tutti i club. Soprattutto in Italia, ma anche in tutto il mondo", ha dichiarato. "Dopo, a Palermo, ero il capo, ma mi sono sempre confrontato con tutti. Anche se non avevo un carattere molto accomodante, sono riuscito a far valere la mia opinione sia lì che a Bologna. A Monaco c'è stata la svolta: lì c'era Müller-Wohlfahrt, un luminare che è stato 40 anni al Bayern, e la sua parola era legge. Se lui diceva che il bicchiere nero era bianco, era così. Io sono andato contro di lui tre volte per degli infortuni di Toni e Ribéry. A distanza di mesi mi ha detto 'Il primo anno ti ho odiato, adesso ti amo perché dici quello che pensi'. In questi club è una questione di credibilità: se dimostri di esserlo, allora ti danno ascolto". Molti colleghi di Bianchi, però, non hanno avuto la sua stessa fortuna: "Facevano la guerra, non potevano lavorare così".

RIBÉRY - Se iniziaste a scorrere il profilo Instagram di Bianchi potreste notare un particolare: in tutte le foto che ha con i calciatori, soltanto con uno usa la parola "fratello". E appena sente questa parola, Giovanni non ha dubbi sulla persona in questione: Franck Ribéry. "Aveva un problema al tendine rotuleo da quattro mesi per cui piangeva nello spogliatoio. Si parlava di operazione, così scrissi un programma generale su misura e lo proposi a Müller-Wohlfahrt, che successivamente decise con tutto lo staff di affidarmi il caso di Ribery. Così comunicai tutto a Franck, ma lui mi guardò e mi disse 'Non ce la faccio più'. Quando gli promisi che dopo 20 giorni sarebbe tornato a correre, anche se non completamente guarito, mi disse 'Giuralo su tua figlia'. Così, abbiamo iniziato a lavorare e il 20º giorno iniziò a correre, un mese e mezzo dopo giocò e quasi quattro mesi dopo il dolore era scomparso completamente. Da lì mi disse che voleva lavorare soltanto con me. È una persona di cuore, ma incontrollabile. Quando si arrabbiava, Lahm mi chiedeva di calmarlo perché ero l'unico che poteva riuscirci".

CAMPIONI - Ma quali sono i calciatori più forti fisicamente mai incontrati? "Schweinsteiger, Lahm, Ribéry, Robben, ma anche Lewandowski: è un mostro fisicamente". Tutti nomi importanti ma, allo stesso tempo, pronosticabili. Ce n'è però anche un altro, più difficile da prevedere: "Leroy Sané ha una resistenza superiore a tutti gli altri che ho visto. Ha una qualità maggiore, anche a livello di 'muscolarità', perché non accusava molto la fatica. Però aveva un altro problema (indica la testa, ndr)".

Tanto campioni, ma soprattutto tanti amici. Probabilmente è stato questo il segreto del successo di Giovanni Bianchi: instaurare un rapporto con i calciatori che andasse oltre quello lavorativo. E per riuscirci, c'è una qualità in particolare che fa la differenza: "La lealtà. I giocatori sono molto diffidenti: devi dimostrarti serio e leale anche perché puoi fare 1000 cose bene ma se ne sbagli una perdono la fiducia. A Robben potevo dire 'hai i capelli in testa' e lui mi credeva. Un esempio: giocavamo a Dortmund e Robben rientrò negli spogliatoi lamentando un problema al polpaccio ma per me poteva giocare. Lui, avendo avuto tanti infortuni, aveva paura. Così mi sedetti accanto a lui e gli spiegai la situazione: giocò tutta la partita e vincemmo 1-0 con un suo gol. A fine partita mi disse 'Senza di te non avrei giocato'". L’ennesima dimostrazione di quanto sia importante la testa, oltre che il fisico. Soprattutto ai massimi livelli. E Giovanni Bianchi, in questo senso, si è dimostrato molto più di un fisioterapista: quasi uno psicologo