Favilli: "Basta parlare di infortuni, ora contano i gol. Avellino, mi riprendo tutto"
"Non ho mai capito perché la gente si ricorda di me solo quando sono infortunato, e mai quando segno o faccio un assist”. Andrea Favilli è così: spontaneo, solare, onesto e con quel pizzico di ironia tipico dei toscani. L’attaccante ventottenne, oggi all'Avellino, traccia il bilancio di una delle stagioni più complesse della sua carriera. “Da un punto di vista collettivo, la squadra ha giocato un campionato strepitoso andando oltre le aspettative”, racconta a Gianlucadimarzio.com. “Personalmente, invece, ho sofferto parecchio. Non è stato facile”.
A frenare la corsa della punta pisana sono stati, ancora una volta, gli infortuni. “Mi hanno condizionato molto. Avrei potuto fare di più in Serie A? Sinceramente, me lo chiedo tutti i giorni. Ma ora sono pronto a riprendermela”. La motivazione non gli manca e la si percepisce fin da subito. È la stessa mentalità che l’ha accompagnato fin dal suo arrivo ad Avellino, prima che la sfortuna tornasse a bussare alla sua porta. Ad agosto, infatti, si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico per risolvere il morbo di Haglund.
“Per svariati mesi è stata dura, soprattutto a livello mentale. Quell'infortunio mi condizionava in campo e nella vita di tutti i giorni: persino fare una passeggiata o cenare fuori diventava un peso. Psicologicamente ti massacra, non sei mai libero di testa. Ma poi ti metti al lavoro e aspetti il momento in cui finalmente inizi a stare meglio”. In questo percorso, un ruolo importante l’ha avuto l’allenatore: “Ballardini ha fatto un grande lavoro. Lo avevo già avuto al Genoa (nelle stagioni 2018/19 e 2021/22, ndr) e tra noi c’è sempre stato un rapporto di profondo rispetto e stima reciproca”.
RITIRO? NO, GRAZIE. Il ritorno in campo avviene il 10 gennaio contro la Sampdoria. Un rientro graduale, un passo alla volta: gioca appena 18’ contro la Carrarese e 22’ contro lo Spezia. Tutto sembra andare per il verso giusto, e invece no. “È stata tosta. A fine dicembre ero rientrato stabilmente in gruppo, ma dopo una ventina di giorni ho subito una ricaduta. Quando sei fermo dall'inizio te ne fai una ragione, ma quando riparti e sei costretto a fermarti di nuovo è un colpo durissimo. Siamo dovuti tornare indietro: due mesi di lavoro differenziato prima di rientrare per il finale di stagione”. Nonostante il calvario, il pensiero di mollare non l’ha mai sfiorato: “Non ho mai pensato al ritiro perché sapevo che era un problema superabile. Mi svegliavo ogni mattina con l’unico obiettivo di tornare. Però non nego che questo stop mi ha fatto riflettere sul dopo: ho 29 anni, sono nel pieno della carriera e mi sento giovane, ma ho iniziato a chiedermi cosa farò ‘da grande’, quando avrò smesso”.
Il vero (secondo) debutto arriva ad aprile contro il Catanzaro, dove gioca poco meno di mezz'ora. Seguono poi il gol a Mantova e l'assist contro il Bari, club in cui nella stagione 2024/25 era stato protagonista raccogliendo 22 presenze e 5 gol. “Il mio addio alla Puglia è nato a metà giugno. Stavo discutendo il rinnovo con i biancorossi, ma la trattativa è andata per le lunghe. Così ho scelto di accettare la proposta dell’Avellino, dopo aver parlato con la società e con Biancolino, che era l'allenatore all'epoca. Mi sono preso un paio di giorni per decidere. A Bari sono stato benissimo e abbiamo giocato una buona stagione; lasciare la piazza è stata una decisione sofferta, ma rifarei mille volte la scelta di venire ad Avellino. Sono qui per riprendermi tutto”.
(RI)VOGLIO LA SERIE A. Tornare nella massima serie resta l’obiettivo. Un sogno acciuffato a soli 18 anni, quando Allegri lo fa debuttare in A con la Juventus dopo i gol segnati in Primavera. Il percorso da predestinato, inizialmente, continua ad Ascoli in Serie B, dove Favilli viaggia a medie realizzative molto alte (8 gol in 13 partite nel 2017). Poi, sul più bello, l’episodio che cambia una carriera: il 18 novembre 2017, contro il Parma, arriva la rottura del legamento crociato. “È arrivato nel momento peggiore. Mi ha tolto certezze fisiche e mentali; non ho affrontato quel momento nel modo giusto e non l’ho mai superato davvero. Era tutto così imprevedibile che non volevo crederci”. A distanza di quasi dieci anni, Andrea fa ancora fatica a darsi una spiegazione. Eppure, nel giugno 2018 la Juventus decide di ricomprarlo a titolo definitivo e di inserirlo nella tournée estiva negli Stati Uniti. “Sono partito con mille dubbi in testa. Ho segnato due gol al Bayern Monaco, ma mi sono caricato di troppa pressione. Non stavo bene, erano passati pochi mesi dalla rottura del crociato e non ero più lo stesso Andrea di prima”. Quella stessa estate la Juventus lo gira in prestito al Genoa. “Non mi sentivo bene e non ne sono uscito per anni. Altri ragazzi hanno avuto lo stesso infortunio ma non le mie stesse difficoltà. Io mi sentivo diverso. Avevo fatto la tournée con la Juve, il Genoa mi aveva pagato tanto: si erano create aspettative enormi che non riuscivo a sopportare. Oggi però ho imparato a conviverci: mi interessa solo quello che pensano il mio allenatore, i miei compagni e il presidente”.
Da questa - ritrovata - serenità passa la sua rincorsa alla massima serie: “Ci lavoro ogni giorno. So che se riesco a giocare trenta partite di fila, in Serie A posso tornarci. Non mi manca nulla, ho solo bisogno di continuità. Sono molto autoironico e non mi prendo mai troppo sul serio, ma questo obiettivo lo devo all’Andrea ragazzino che l’ha sempre sognato. Vorrei solo che un giorno la gente tornasse a parlare di me per quello che faccio vedere in campo, e non per il classico discorso del: 'sai, lui era forte, ma quanti infortuni...'. Adesso basta”.
ALLEGRI, ORSOLINI E… GROSSO. Se Favilli è diventato un professionista, il merito va anche a chi ha creduto in lui all'inizio del percorso. Su tutti Fabio Grosso, suo allenatore nella Primavera juventina (“A lui devo tutto, mi ha insegnato a giocare a calcio”), e Massimiliano Allegri, che lo ha lanciato tra i grandi. “Con Max c’era un rapporto scherzoso, io di Pisa e lui di Livorno, lascio immaginare... la battuta era all'ordine del giorno. Ma comunque parlavo poco, ero solo un ragazzino in mezzo a una squadra di fenomeni”.
Tra i tanti campioni incrociati in carriera, il difensore che lo ha messo più in difficoltà è stato Matthijs de Ligt: “Impressionante. Nonostante fosse più giovane di me di due anni, essendo nato nel 1999, aveva una fisicità e una velocità incredibili”. Ma il calcio per Favilli è stato anche una fabbrica di amicizie. “Sento ancora molti ex compagni, ma se devo fare un nome dico Riccardo Orsolini, con cui mi parlo spesso. Abbiamo condiviso tante partite insieme (41, ndr) tra l'Ascoli e la Nazionale tra il 2016 e il 2019. Riccardo è un ragazzo straordinariamente 'alla mano', è rimasto lo stesso di sempre”. Ed è proprio da quella genuinità condivisa con gli amici di sempre che Andrea trae la forza per azzerare il passato e ricominciare a correre.