Inter, senti Cordoba: "Romero sarebbe un bell'innesto. Stones? Colpo alla Marotta"
La leggenda nerazzurra Ivan Cordoba, all'Inter dal 2000 al 2012, è tornato a parlare del club milanese, e in particolare delle nuove ambizioni in vista della prossima stagione.
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Cordoba ha affrontato diversi temi: dalla nuova Inter guidata dall’amico Cristian Chivu alle ambizioni in Champions League, passando per il mercato, il divario economico della Serie A e le difficoltà del calcio italiano nella valorizzazione dei giovani.
LE PAROLE DI CORDOBA - Partendo dalle prospettive della squadra nerazzurra, Cordoba si aspetta un’Inter ancora determinata e costruita per competere ai massimi livelli: "La vedo come sempre. Forte e decisa verso i propri obiettivi. Ero convinto che Cristian potesse diventare un grande allenatore perché aveva le qualità giuste, anche in termini di carisma e leggerezza. Ma un exploit del genere non lo immaginava nessuno, credo".
Secondo il colombiano, la volontà di recuperare competitività in Champions League non porterà l’Inter a trascurare gli obiettivi nazionali: "Non credo proprio. Lo dico per esperienza. Quando indossi quella maglia, punti a vincere tutte le partite e quindi tutte le competizioni. Non scegli mai".
JOHN STONES E ROMERO - Sul mercato, l’ex difensore ha approvato il possibile arrivo di Cristian Romero, nel quale rivede alcune caratteristiche che hanno contraddistinto anche la sua carriera: "Sarebbe un bell’innesto. È il giocatore giusto per rinforzare il reparto. Mi rivedo un po’ in lui dal punto di vista della determinazione e del carattere, anche se Cuti è più fisico' di me. Completerebbe l’organico".
Giudizio altrettanto positivo sull’arrivo a parametro zero di John Stones: "Ecco l’occasione. L’ho detto in tempi non sospetti: è uno dei difensori che mi piacciono di più. Se poi arriva a condizioni vantaggiose, diventa un grande colpo. Un colpo alla Marotta".
IL CALCIO ITALIANO - Allargando il discorso al divario economico accumulato dalla Serie A rispetto agli altri principali campionati europei, Cordoba ha indicato nelle infrastrutture il punto da cui ripartire: "Si parla tanto delle idee. Ma la verità è che tocca ricominciare dalla base. E quando dico base mi riferisco alle strutture: non è possibile che in Italia sia così complicato costruire uno stadio di proprietà. L’impiantistica da sola non basta, ovviamente. Ma attiva un circolo virtuoso di ricavi che generano altri ricavi. Guardate l’Atalanta, che è un esempio".
Il problema, però, non riguarda soltanto gli stadi. Per il colombiano serve anche un cambiamento nella gestione del calcio giovanile: "La mentalità, che già nel calcio giovanile mira al risultato a tutti i costi. I ragazzini sono caricati di pressioni insopportabili da genitori, amici, procuratori. Occorre recuperare la spensieratezza, la voglia di divertirsi. E poi lanciarli, questi giovani. All’estero lo fanno".
Infine, l'ex Inter ha respinto la tesi secondo cui la crisi del calcio italiano dipenderebbe dalla presenza di troppi stranieri, richiamando l’esempio di Pio Esposito: "Ma va. Quando sono arrivato la Serie A era il campionato più ambito, ora è dietro alla Premier e anche a Liga e Bundesliga. Non è un problema di numero di stranieri ma di scarso coraggio nel valorizzare i ragazzi italiani. Guardate Pio Esposito: a 21 anni lo definiamo un giovane. Ma i giocatori forti a 21 anni negli altri Paesi hanno già 100 presenze in prima squadra".