Da scommessa a certezza, ritrovando la strada. Abiuso: "Così sono rinato"
Undici gol e cinque assist in trentasei partite di Serie B: Fabio Abiuso non aveva mai segnato così tanto nel calcio dei grandi. 23 anni, un passato tra Inter, Pergolettese, Modena e Samp. E un futuro ancora da… scolpire: tra i marmi di Carrara, Abiuso è diventato uomo. "La scorsa estate ho lasciato casa, cioè il Modena, a titolo definitivo: non è stato semplice. Venivo da una stagione difficile, un prestito e due soli gol. La Carrarese è stata la scelta perfetta: Calabro ha lavorato su di me come un martello. Sono arrivato spolpato, titubante, e lui mi ha riportato al top. Merito anche dell’ambiente: la politica del club è di dare fiducia ai giovani. Puoi sbagliare anche due o tre partite di fila: non verrai messo in discussione e avrai sempre tempo per riscattarti".
Fiducia e serenità, i segreti del modello Carrarese: "Qui ho conosciuto persone meravigliose. Ho instaurato rapporti bellissimi non solo con la squadra ma anche, personalmente, con molti tifosi, ragazzi della mia età. Ci sono state fasi di stagione non semplici, ma loro ci hanno sempre sostenuto. Con le parole giuste. Ci hanno trasmesso il loro attaccamento alla maglia. Eravamo, e siamo, un tutt’uno: tifo, squadra e società. Tanto è vero che dopo le partite capita di trovarsi, a cena o in giro per la città, anche con i tifosi, a parlare di tutto, non solo del campo".
RIPARTENZA - Un metro e ottantacinque, doti da centravanti completo: i grandi ‘9’ sono spesso tardivi e adesso sembra arrivata l’ora di Abiuso. Dopo un anno di gavetta in Serie C e due in B, si è davvero sbloccato l’attaccante che nel 2022 vinceva da protagonista lo Scudetto Primavera con l’Inter e segnava in Youth League al Real Madrid di Asencio. "Ho lavorato molto mentalmente. Dopo la scorsa stagione tra Modena e Sampdoria ho scelto di non mettermi obiettivi: volevo solo giocare più minuti possibili e lavorare per la squadra. Se ti focalizzi troppo sui gol rischi di mettere da parte il resto e di conseguenza poi non arrivano nemmeno quelli".
L'ANNATA DIFFICILE ALLA SAMP - La Carrarese è stato l’ambiente perfetto per ripartire dopo il prestito alla Sampdoria – 0 gol in 9 partite da subentrato per un totale di appena 95 minuti giocati in sei mesi: "A Genova era una situazione complicata, mi mancava fiducia e in generale il clima era pesante, il momento storico del club non semplice: fai una vittoria e ti sembra che le cose stiano migliorando, ma la domenica dopo arriva un’altra sconfitta. Poi ti guardi attorno, vedi i compagni e lo spogliatoio e ti chiedi come sia possibile. Coda, Sibilli… giocatori fortissimi. E anche il gruppo era unito. Ma quando le annate si mettono male è difficile raddrizzarle, soprattutto in B".
TRA PRESENTE E PASSATO - Se nel prossimo calciomercato Abiuso sarà certamente un nome caldo – "per adesso mi vedo ancora alla Carrarese: ho un contratto lungo e sto molto bene" – nell’estate 2024 c’era stata per lui la possibilità di volare in Belgio. Il Gent, infatti, era fortemente interessato: "Ho saputo che mi volevano, girava questa voce. Ho sempre detto di essere favorevole all’esperienza all’estero, ma il Modena puntava forte su di me e non ha voluto ascoltare offerte".
DIRE 'ADDIO' A CASA - La situazione è cambiata dodici mesi più tardi: "L’anno scorso si è capito che a Modena non avrei trovato più spazio: dopo il prestito, sentivo e speravo che il mio futuro fosse di nuovo lì, ma il calcio ti mette di fronte a delle scelte e, prima o poi, il figlio deve lasciare casa. È stata dura: sono cresciuto lì, con quella maglietta addosso. Ma quando ho capito che non sarei stato protagonista, ho parlato con la società e insieme abbiamo deciso che fosse meglio separarci. Anche loro volevano vedermi felice: la loro fiducia non è mai mancata e l’hanno dimostrato anche quando mi hanno trovato una sistemazione bella come Carrara".
Adesso che è ripartito, Abiuso non vuole più fermarsi. Puntare in alto con un grande obiettivo, questa volta sì, prefissato e dichiarato: "Giocare in Serie A. E’ il sogno di ogni ragazzo e anche il mio, poi nel breve futuro non so cosa aspettarmi".
A cura di Alessandro Neve e Luca Bendoni