Un "Invincible" per il Cesena: la nuova sfida di Ashley Cole
C'è un filo sottile ma resistente che lega le nebbie londinesi al calore passionale della Romagna. Quel filo oggi ha il volto, forse un po' più segnato ma sempre riconoscibile, di Ashley Cole. Il terzino sinistro che ha ridefinito l'interpretazione del ruolo nella storia della Premier League, l'inesauribile cursore di Arsenal e Chelsea, è pronto a sedersi sulla panchina del Cesena. Una scelta che a prima vista potrebbe sembrare un azzardo esotico ma che, a guardare bene il percorso di maturazione dell'uomo prima ancora che dell'allenatore, ha i contorni di un romanzo sportivo scritto con straordinaria lucidità e consapevolezza.
Per Cole, l'Italia non è una terra incognita. Il suo primo incontro ravvicinato con il nostro calcio risale all'estate del 2014, quando sbarcò nella Capitale per indossare la maglia della Roma. Furono due stagioni complesse, vissute in una città che divora i suoi eroi in fretta e non perdona le esitazioni, specialmente a chi arriva con un palmarès ricchissimo. Quel periodo in giallorosso, affrontato al tramonto di una carriera inimitabile sul campo, gli ha però lasciato in eredità molto più di qualche presenza all'Olimpico. Gli ha insegnato a respirare la tattica, a comprendere la pressione viscerale e l'amore totalizzante che solo le piazze italiane sanno trasmettere. Quell'esperienza, metabolizzata nel tempo, rappresenta oggi il bagaglio culturale fondamentale con cui si presenta al Manuzzi, uno stadio che in quanto a passione e appartenenza non ha nulla da invidiare alle grandi città.
Un uomo cambiato nel profondo: la metamorfosi del Cole allenatore
Ma chi è oggi l'Ashley Cole allenatore? Per capirlo fino in fondo, bisogna spogliarlo dei panni del fuoriclasse che ha vinto tutto e osservare il percorso silenzioso e di grande studio intrapreso nel 2019. Partito dal Derby County e dal Chelsea con le giovanili, è passato per Everton e la prima squadra dei Blues come fidato vice di Frank Lampard e poi di Wayne Rooney al Birmingham City fino ad arrivare al trionfo da assistente di Lee Carsley con l'Inghilterra Under 21 e a un passaggio nella nazionale maggiore. Non ha mai cercato la ribalta immediata, preferendo studiare le dinamiche umane dietro le quinte. Come lui stesso ha recentemente confessato, la panchina lo ha cambiato nel profondo. Il calcio gli ha dato moltissimo, e ora avverte l'esigenza di restituire quella ricchezza, cercando di aiutare a sviluppare i talenti per creare i nuovi campioni di domani.
Il vero cambiamento è prettamente interiore. Allontanandosi dalle luci dei riflettori del campo, Cole ha scoperto l'importanza dell'empatia. "Inizi a studiare le persone - si è ritrovato a pensare, intervistato da Chase - ti inizi a domandare se un ragazzo sia arrabbiato, triste o felice in un determinato momento. Allenare mi ha fornito quella sensibilità per leggere gli stati d'animo, una capacità che nel lungo periodo è il vero segreto per rendere i giocatori migliori. Mi ha reso una persona migliore".
L'influenza di Mourinho e Ancelotti
È in questa nuova veste che emerge la sintesi perfetta tra i grandi maestri che hanno plasmato la sua visione calcistica. Cole porta con sé il pragmatismo britannico fuso con due scuole di pensiero diametralmente opposte, eppure complementari se maneggiate con intelligenza. Da una parte c'è l'impronta indelebile di José Mourinho. Dell'allenatore portoghese, Cole ha interiorizzato la disciplina ferrea, la forza mentale, le aspettative altissime e la pretesa di standard impeccabili durante ogni singolo allenamento. È un approccio rigoroso che lo ha aiutato a crescere anche in panchina e che intende riproporre ai suoi giocatori.
Dall'altra parte, però, c'è l'influenza profonda di Carlo Ancelotti, l'uomo che gli ha insegnato a sussurrare ai campioni. Dall'ex Real Madrid (tra le altre), Cole ha imparato l'importanza vitale di conoscere la persona prima ancora del calciatore, di entrare in sintonia con l'uomo che deve dare tutto per la maglia. Le doti comunicative di Ancelotti, la sua capacità di comprendere i segnali di disagio, di capire quando un atleta non gioca bene per motivi che esulano dal campo, sono diventate la bussola per il Cole allenatore, come lui stesso ha rivelato.
Un campione per il Cesena: ecco Ashley Cole
Il Cesena si appresta dunque ad accogliere un allenatore moderno e complesso, che non porta in dote solamente una lavagna tattica aggiornata, ma un profondo spessore umano. Cole arriva in Romagna con l'intenzione di costruire prima un gruppo e poi una squadra, unendo l'esigenza di una disciplina marziale ereditata dallo Special One alla profonda empatia dell'attuale CT del Brasile. L'incursore della fascia sinistra si è fermato, ha imparato a guardare negli occhi i suoi giocatori, e ora è pronto a correre di nuovo, questa volta guidando i suoi ragazzi dal bordo campo del Manuzzi.